Archivio per marzo, 2010

di L’Albatro

IO CREDO che a proposito di queste elezioni ci sia ben poco da commentare. Direi infatti che Aristofane ha già riassunto tutto in modo eccellente nel suo precedente intervento: pochezza dell’opposizione, occupazione delle televisioni da parte di Berlusconi, la crescita della Lega e l’astensionismo. Non intendo quindi riprendere i commenti già fatti per dare ragione punto per punto il mio amico. Piuttosto vorrei cercare di capire cosa possiamo fare per cambiare le cose. Perché così non va proprio.

Sto facendo una gran fatica a scrivere, non riesco a definire l’impressione che ho ricevuto da queste elezioni. Partiamo dalla prima parola al riguardo che mi viene in mente: è senz’altro la parola “arroganza”.

Arroganza: s.f., opinione esagerata dei propri meriti, presunzione; asprezza di modi.

Berlusconi viola una legge dopo l’altra, pare quasi che a casa tenga un album che alla sera sfoglia alla ricerca di qualche legge mancante da infrangere. Anche se ha le proprie predilette. Puntuale infatti tiene un mini-comizio al seggio della scuola elementare in cui va a votare.

Repubblica.it del 28 marzo 2010: “Un mini-comizio al seggio del presidente del Consiglio, che è arrivato alle 11.45 al seggio elettorale numero 502 per votare nella scuola media Dante Alighieri, via Scrosati, a Milano. Al termine delle operazioni di voto, dopo le foto rituali di un numero cospicuo di fotografi e cameramen di varie televisioni, il capo del Governo ha detto: “Se molliamo ci troviamo Di Pietro. Non bisogna mollare. Il clima è preoccupante ed è quello che è stato creato da una campagna elettorale che tutti sanno come si è sviluppata e quali argomenti siano stati messi in campo“.

Repubblica.it del 13 giugno 2004: “[…]Parlare di percentuali, attaccare gli avversari con le urne aperte, è troppo per un centrosinistra già sul piede di guerra per l’ “occupazione” delle tv da parte del premier. Così, per evitare che l’ ultima esternazione approdi sul piccolo schermo, la lista unitaria avverte: «Noi ci atteniamo a questo silenzio e diffidiamo i mezzi di comunicazione dal riportare, in violazione della legge, dichiarazioni o comizi tenuti nei seggi elettorali[…]»“.

Anche il resto dell’articolo è molto interessante. Giù sei anni fa Berlusconi infrange la regola del silenzio stampa e dei 200 metri di distanza dall’ingresso dei seggi elettorali per fare propaganda politica. Inoltre si notava una sua invasione dello spazio televisivo. A quel primo siparietto reagì Fassino, che chiamò l’allora ministro dell’interno Pisanu per “protestare e rappresentargli la gravissima violazione della legge elettorale messa in atto dal presidente del Consiglio“. Polemiche senza seguito.

L’ultima occasione è l’ennesima dimostrazione del vero potere di Berlusconi, che è innegabile. Nemmeno una voce si è levata quando è arrivato puntuale il siparietto elettorale. E’ come se lo si stesse aspettando, e, sinceramente, quando ho saputo che era di nuovo accaduto, nemmeno io ho provato molta sorpresa. Mi sono chiesto però da quanto va avanti questa abitudine, e ho scovato la notizia del 2004. A dir la verità c’è la documentazione di un proto-mini-comizio già nel ’99, ma i fatti più gravi sono proprio questi ultimi avvenuti, e per “ultimi” parliamo di ben sei anni!

È questa la forza di Berlusconi: in questo caso (ah, come in molti altri!) infrange la legge una prima volta, poi una seconda (2006, al seggio con la madre) e il gioco nelle occasioni successive è fatto! Il pensiero inconscio non è più “aspettiamo due giorni di silenzio per poi sapere il risultato e i commenti”, ma “chissà se anche questa volta Silvio dirà qualcosa al seggio, o fuori”. Mi pare che sotto a questo si celi una specie di morbosa ammirazione, verso chi è potente e in virtù di questo può permettersi di infrangere qualche regolina. Bene, si può anche dire che questo è nel DNA italiano, l’ammirare e imitare la furberia, ma non stiamo discutendo attorno ad una regola da niente: quest’uomo, Presidente del Consiglio, ha violato la legge elettorale del nostro Stato. Sono lui e la sua Banda Bassotti a infrangere le regole che assicurano lo svolgimento sicuro di tutte quelle operazioni necessarie per la realizzazione, nel voto, della Democrazia; sono queste operazioni rendono possibile la “legittimazione popolare”, tanto sbandierata da questi politici nella propria perenne autoassoluzione…e non i sondaggi.
Se invece accade che degli abruzzesi, la domenica del voto (come fanno ogni domenica, da un mese a questa parte), vogliono spalare le macerie dalla loro città ancora deserta e pericolante, vengono loro sequestrate le carriole, in quanto stanno violando la legge sul silenzio elettorale. Cliccare per credere. Manifestazione (?!?) non autorizzata.

È questa la forza di Berlusconi: abituare il popolo a continue dichiarazioni plateali, repentinamente smentite; creare confusione nella testa dei cittadini, ipnotizzati; abituare la gente alla normalità nell’infrangere una regola, marchiando invece come illecita e pregiudiziale la protesta per l’infrazione. Lui è ricco, ed è meglio ammirarlo da bravi sudditi che protestare…anzi, CHI SI OPPONE E’ UN GIUDA E LO DOVRAI SCHIACCIARE!
Per il sedicente popolo bue dell’amore (che nobile sentimento così infangato!) i giuda sono Santoro, Travaglio, Luttazzi, Bersani,…chiunque dia fastidio al premier, in parole povere. Da qui partono gli insulti, spesso paradossali, come un “Santoro fascista” o un “Di Pietro mafioso”.

Il problema è quindi questo: come possiamo fare per rompere questo circolo di autoassoluzione continua, e accettata passivamente dai più?

DOCUMENTANDOCI. I fatti non si contraddicono.
INFORMANDOCI. Chi conosce non viene battuto su argomenti che gli sono oscuri.
INFORMANDO. Tenere le informazioni ben organizzate unicamente per noi è inutile.
CHIEDENDOCI SEMPRE PERCHÉ.
ARRABBIANDOCI, anche per le più piccole cose, perché si è sorvolato su troppe questioni.

Come Berlusconi ha preso l’occasione dall’esito di queste elezioni per rilanciare le riforme (che molto probabilmente cadranno in prescrizione), dobbiamo prendere l’occasione per dare una svegliata all’opposizione. O chi per lei. Per “svegliata” si intenda anche un cambio radicale del personale, licenziamento per pigolii molesti (leggi PD e Bersani). Riusciremo a trovare qualcuno in grado di confrontarsi con queste persone, senza scendere al loro livello di arroganza?

È ora di dire basta.

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)

Schede annullate

Pubblicato: 31/03/2010 da montelfo in Informazione, L'Albatro
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Vorrei segnalare una galleria fotografica apparsa su repubblica.it, che raccoglie alcune foto di schede annullate delle recenti elezioni…una simpatica nota!

Galleria: Battute, insulti e anatemi: le schede annullate

L’Albatro

di Aristofane

Le ragioni della vittoria del centrodestra sono molteplici. E’ impossibile sviscerare a pieno la questione, ma vorrei accennare quelle secondo me più importanti.

Della pochezza di parte dell’opposizione ho già parlato nell’intervento precedente. Sono convinto che fino a quando il partito democratico non si deciderà a porsi come valida alternativa a Berlusconi ed al berlusconismo, non riuscirà mai a recuperare quella parte dell’elettorato che ha perso e a suscitare di nuovo l’interesse delle persone. E’ questa la sfida che il partito di Bersani deve lanciare a se stesso e vincere: opporsi al centrodestra, proponendo una politica pulita, libera da compromessi, accordi sottobanco e ricatti. Ed invece continua a restare sulla stessa lunghezza d’onda del monarca, a strizzare l’occhio, a “dialogare”, a “cercare riforme condivise”. Il modello che si deve offrire deve essere diametralmente opposto, fresco, nuovo. E per fare ciò è essenziale liberarsi della zavorra di alcuni grandi vecchi, a partire da D’Alema, continuando con Fassino, Latorre, Violante e lo stesso Bersani.

Inoltre, l’occupazione militare della televisione ad opera di Berlusconi, soprattutto negli ultimi giorni, con interventi ed interviste fiume a tutti i telegiornali ed a molte trasmissioni è poi stata, alla fine dei conti, funzionale agli scopi del sovrano catodico. Il mancato rispetto delle leggi sul silenzio elettorale, insieme all’ormai consueto monopolio assoluto della televisione, ha sortito l’effetto che è suo proprio, ovvero ha ipnotizzato il telespettatore.

L’exploit della Lega è,a mio parere, dovuto ad una politica demagogica di demonizzazione degli immigrati. Non viene proposto qualcosa di concreto, ma si fa semplicemente leva, come peraltro fa Berlusconi, sui bassi istinti della gente.

Accanto a queste, vi sono molte altre ragioni. Ma dobbiamo ricordare un’altra cosa, fondamentale: il fortissimo astensionismo, il grande rifiuto di una buona parte di italiani di votare ancora una volta per il meno peggio o per qualcuno che non si occupi di loro o non li rappresenti. Questo è un enorme problema, che la politica italiana deve affrontare e del quale si deve preoccupare. La politica, anche se dirlo può sembrare banale, deve essere vicina alla gente, ascoltarla, aiutarla, per tornare ad entusiasmarla.

Come ha detto una persona che stimo molto, la politica che entusiasma è una politica come quella di Obama: di chi conosce i problemi dei suoi cittadini, si impegna a risolverli e mette in gioco il suo prestigio, il suo consenso, il suo potere e se stesso per raggiungere l’obiettivo più importante: il benessere del suo Paese.

di Aristofane

(comunicazione di servizio: questo intervento vuole essere un riepilogo relativamente imparziale dei risultati delle elezioni regionali del 29/30 marzo, i commenti seguiranno a breve)

Una disfatta del centrosinistra. Questo è stato il risultato delle elezioni regionali che si sono appena concluse (qualsiasi cosa dicano gli uomini di partito). L’Italia rinnova la sua cartina politica, dando grande spazio al verde Lega. Dando un’occhiata ai dati definitivi, infatti, risulta chiaro come, ancora una volta, il PD sia stato incapace di vincere.
Analizziamo la situazione.

Il centro sinistra ha conservato Liguria e Puglia (con la bella vittoria di Vendola), oltre alle regioni “rosse” (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata), ottenendo in queste ultime vittorie anche schiaccianti.
Ma allo stesso tempo è stato sconfitto pesantemente in Lombardia e Veneto ed ha perso malamente Calabria e Campania. Lazio e Piemonte sono state teatro di lotte all’ultimo voto, risoltesi poi a favore rispettivamente della Polverini e di Cota. La situazione è quindi ora di 7 regioni in mano al centrosinistra e 6 al centrodestra, a fronte dell’11 a 2 precedente.

Di nuovo, il partito democratico ha mostrato la sua debolezza, commettendo molti errori in diverse regioni, per esempio candidando in Calabria di nuovo Loiero, vecchio arnese ormai scaduto e proponendo (ed imponendo) in Campania De Luca, personaggio già condannato anni fa, che ha mostrato di che pasta è fatto attaccando Grillo, Travaglio, padre Alex Zanotelli e sposando la causa degli inceneritori. Il partito di Bersani ha inoltre pagato una politica nazionale fatta di pigolii in risposta alle urla degli avversari, di prese di posizione timide e di aperture continue verso Berlusconi.

L’IdV esce da queste elezioni confermando sostanzialmente i risultati delle europee del 2009, attestandosi come un alleato importante. In alcune regioni (Liguria, Basilicata, Umbria, Lazio) il partito di Di Pietro ha ottenuto ottimi risultati, giungendo anche al 10%.

Dall’altra parte, il PdL perde voti, e si attesta su un 26,7% ben lontano dagli standard del partito berlusconiano degli anni precedenti. Berlusconi dovrà ora fare i conti con una Lega sempre più forte, che in Veneto, Lombardia e Piemonte ha ottenuto risultati incredibili. Bossi, consapevole del peso del suo partito, pretenderà un ruolo di peso nelle decisioni del governo, spingendo sull’acceleratore per quanto riguarda i temi del federalismo e dell’immigrazione. Il sultano (o sulnano) avrà delle belle gatte da pelare.

Una grande sorpresa, infine, sono stati i risultati delle Liste a 5 Stelle promosse da Beppe Grillo. Clamoroso è stato il 7% di Giuseppe Favia in Emilia Romagna, che si aggiunge ai buoni esiti delle votazioni in Piemonte, Lombardia, Veneto e Campania. Questa è stata la miglior risposta a chi pensava al voto per il Movimento come un semplice voto di protesta. L’ottimo risultato ottenuto a queste elezioni dà il via a qualcosa di nuovo, che può, col tempo, proporsi come alternativa e pungolare le altre forze politiche a fare del loro meglio.

di L’Albatro

Caro Aristofane,
sono immensamente felice che il mio precedente post ti abbia spinto a scrivere un così lungo intervento!

Nel dubbio che tu abbia avuto l’impressione che io abbia “fatto di tutta l’erba un fascio”, vorrei chiarire che nel precedente intervento ho volontariamente voluto esprimermi in maniera generale. Questo perché speravo di dare il via ad una discussione, e se hai sentito l’impulso di scrivere subito direi che ci sono riuscito!
In secondo luogo, ho deciso di partire dalle impressioni, perché mi sembra l’unico punto di partenza possibile: come abbiamo dichiarato nel post di apertura di questo nostro spazio digitale, ciò a cui miriamo è la possibilità di chiarire le nostre idee, mediante il confronto e i contributi multipli della discussione. Ho messo sul tavolo molte idee e argomenti che mi sono reso conto di avere chiari…ma non troppo! Penso che siano in molti ad avere in testa questo groviglio intricato di avvenimenti e contrasti, e mi piacerebbe trovare dieci, cento, mille persone che rispondano come hai fatto te! Perciò in questo intervento potrò abbracciare soltanto una parte degli argomenti che abbiamo introdotto…

Dunque, un’altra cosa che mi interessa moltissimo nel discutere è provare a far emergere una qualche strategia, un modo di pensare e agire che possa essere condiviso e attuato da molti per riuscire a riprenderci l’autonomia che ci spetta e che ci rende la dignità di essere uomini, persone. Possiamo anche sentirci “uniti”, ma se non troviamo qualche punto in comune non potremmo mai essere una forza coesa e incisiva. Dall’altra parte abbiamo un muro apparentemente inviolabile, una destra al governo che è sempre più avulsa dalla realtà, con un’idea orripilante di cosa è democrazia, di cosa è essere cittadino. Due idee che, rispettivamente, si confondono in modo pericoloso con dittatura e sudditanza.

Trovo che ci sia gente (tanta, troppa) che ragiona per assoluti comodi e taglienti: ti danno dell’esagerato se parli di regime… Farsi sentire con paroline e frasi sussurrate non è farsi sentire (cosa che vedo fare da parte del Pd e di altri partiti dell’opposizione). E’ sicuramente più incisivo utilizzare termini forti e talvolta pesanti, soprattutto per dichiarare che la direzione che si è presa come Paese non è, a nostro parere, quella giusta ma anzi totalmente sbagliata. Io penso che andando avanti in questo modo l’Italia sarà sempre più affossata nella propria dittatura morbida, e sempre più felice di esserlo! Una meravigliosa agonia!
Per convincere gli ottusi e prudenti oltre ogni limite sembra che ci debbano essere le camicie nere che fanno il passo dell’oca per le strade…eh, sennò non è dittatura!
Questo è il risultato del pensare in modo superficiale, cioè guardare e giudicare sempre e soltanto dall’aspetto esteriore delle vicende, evitando la solita (vitale) domanda: PERCHE’?
Si fanno passare le scenette, le gaffe, gli imbarazzi che crea il nostro premier come delle cose simpatiche e sporadiche…da questo siamo arrivati alle giustificazioni che i cagnolini di partito e i dipendenti danno degli scatti d’ira del loro capo: presentano Silvio come il maschio italiano, pieno di passione e capace di incazzarsi, e quando va troppo oltre nell’insultare e denigrare chi non la pensa come lui, anche qua, è soltanto un impeto del momento.

Andiamo ad un altro punto del tuo intervento:
“Non è possibile, ovviamente, utilizzare un sistema di democrazia diretta, come si usava nelle poleis greche, ma il popolo, la gente ha il diritto ed il bisogno di sentire vicina la politica, di sapere e vedere che essa si sta occupando di problemi, dei suoi problemi.” (Dal precedente post di Aristofane)

Lasciando fuori dalla porta ogni tipo di scoramento (“siamo in pochi, non ce la faremo mai”), andiamo diretti al punto: come fare capire alla gente che questa politica la sta sfruttando, che sta calpestando i suoi diritti, ma soprattutto le coscienze?
Smascherando i finti problemi “risolti” e mettendo in evidenza quelli fondamentali e non risolti! Che fine ha fatto il contratto con gli italiani? Quel documento firmato in pompa magna nel bianco studio di Vespa, documento con il quale Berlusconi ha dichiarato che non si sarebbe più candidato se al termine del suo mandato non fossero stati risolti quattro dei cinque punti del contratto? Chi mai ha alzato la mano a chiedere se erano stati rispettati? Andiamo a ripescarlo, tanto per curiosità. Perché le parole non pesano più. Maledizione, se dichiaro qualcosa davanti a milioni di persone che rappresento non posso contraddirmi di lì a poco!

Questo avviene però, e la sua base sta nell’imbonimento che ci propinano le fonti di “informazione”: è terribile pensare che la maggior parte della popolazione elabori le proprie opinioni utilizzando come unica fonte la televisione. E poi la tv non porta voti! Non è solo il telegiornale la causa di questo degrado mentale, ma a questo si affiancano gli opinionisti, i programmi di varietà, i talk show, e soprattutto il gran miscuglio con cui tutto questo viene proposto. Ora, non voglio demonizzare tutte le trasmissioni, e mi rendo conto che leggendo qua sopra verrebbe da pensare che detesto indistintamente la televisione. Non è così. Pongo piuttosto l’attenzione sul gran casino che regna in televisione. In mezzo al caos risulta ben difficile distinguere ciò che è buono e ciò che non lo è. La televisione, generalista per garantire la varietà dei contenuti e quindi cercare di accontentare la più ampia parte di pubblico, stanca la mente. E una mente stanca non capisce, va in risparmio energetico e smette di ragionare.

Sembra non ci sia una soluzione di continuità tra i programmi, la pubblicità inserita in ogni dove, le notizie riportate dai telegiornali secondo criteri e scalette marziane…io non sono un gran utilizzatore del piccolo schermo ma quando mi capita di spenderci del tempo mi sento alquanto spaesato. Guardo solo pochi programmi volutamente, anche perché scorrendo l’elenco dei palinsesti non trovo alcunché di mio gradimento. Ho provato a guardare trasmissioni come il Grande Fratello, le varie Fattorie e Isole, i programmi di gossip e “notizie” come Verissimo, i programmi “comici” come Colorado…e non ce la facevo.
Sono forse anormale?

Per ora mi fermo, tempo e spazio ne abbiamo, no?

P.S.: la seconda parte di Pensieri antiitaliani arriverà, si sviluppa in modo autonomo da questa discussione…anche se molti argomenti saranno comuni!

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)

di Aristofane

Il mio intervento di ieri si intitolava “Cavalieri”, ed ora mi sembra doveroso spiegare il motivo. Il titolo è lo stesso di una famosa commedia del 424 a.C., scritta dal mio omonimo, Aristofane. Essa è un potente attacco rivolto allo stratego Cleone, uomo molto influente nell’Atene di quel tempo, successore di Pericle e personaggio politico di primo piano della città greca. Aristofane lo disprezza, in quanto egli è un uomo corrotto ed un demagogo.

Nella commedia, il servo Paflagone  (caricatura dello stesso Cleone) irretisce il suo padrone Popolo (che rappresenta la popolazione ateniese) adulandolo ed asservendolo a sé con abili raggiri. Gli altri due servi vengono avveriti da un oracolo che il solo modo di sbarazzarsi di Paflagone è quello di contrapporgli un personaggio ancora più spregevole, che essi individuano nel Salsicciaio, un individuo bieco e privo di qualità. Egli, convinto dai servi, combatte Paflagone in un duello di bassezze, che vince, aiutato dai cavalieri (che rappresentano i mercanti, nuova classe emergente ad Atene).

Il messaggio che Aristofane vuole inviarci è chiaro: il popolo si fa raggirare dai demagoghi, da chi cioè gli promette e gli fa credere qualsiasi cosa. L’unico modo di liberarsi da questi individui è sostituirli con qualcuno di ancora peggiore, determinando quella catastrofe dalla quale potrà nascere un nuovo assetto politico.

L’attualità dell’opera aristofanea è, come spesso accade per le grandi opere greche (e non solo), sorprendente. La forza e la comicità delle parole, il loro potere caustico e tagliente ci consegnano questa commedia come nuova, dopo oltre duemila anni. Sono i classici ad essere sempre attuali o è l’uomo che è sempre lo stesso?


di Aristofane

Caro Albatro, ho letto con molto interesse il tuo ultimo post, ed immediatamente ho sentito il bisogno di risponderti.

Anch’io, come te, ho compiuto i diciotto anni all’incirca un anno e mezzo fa. E anch’io, come te, ho pensato al voto come un’importante conquista, un modo per entrare nella realtà delle decisioni, per poter finalmente scegliere. Pensavo tutto questo, nonostante fossi consapevole di quanto sia autoreferenziale la classe politica di oggi. Tuttavia credo anche ora che esprimere il proprio voto sia uno dei diritti fondamentali che ci spettano in quanto cittadini, e che, proprio come dici tu, sia anche un dovere che ci permette di definirci tali.

Moltissime persone, forse la maggioranza degli italiani, avvertono, come avvertiamo anche io e te, la politica e coloro che ci chiedono il voto lontani, come immersi in una realtà diversa dalla nostra, fatta di comodità e privilegi vari. Ovviamente questo non vale per tutti i politici; posso dire, per esperienza personale, che ci sono anche tra loro persone che si dannano l’anima e lavorano moltissimo, facendo fino in fondo il proprio dovere (mai fare di tutta l’erba un fascio: si incorre spesso in gravi errori). Questa evidente condizione di vantaggio, ingiusta ed ormai al di là di ogni moderazione, ci ha allontanato dalla politica e continua ad allontanarci da essa, inesorabilmente. Ci porta a considerare la classe dirigente come un insieme indistinto di privilegiati, che pensa a se stessa e basta, senza occuparsi dei problemi reali, delle situazioni che avrebbero bisogno di essere risolte e che sono tantissime. E questo, purtroppo (a parte, ripeto, alcuni casi), è vero. E questo mi porta ad un altro punto del tuo intervento. Tu dici che “si insinua nella nostra mente, e ivi matura, la convinzione che, in fondo, i protagonisti di quel grande teatro politico vogliano unicamente il nostro voto per raggiungere quella posizione di potere, ma per fini ben diversi dal voler davvero fare qualcosa di buono e utile per tutti noi”. Purtroppo questo dubbio è diventato convinzione nella mente della maggioranza degli italiani già da tempo, e lo dimostrano l’astensionismo in costante aumento (spero di essere smentito dalle imminenti elezioni regionali), il voto di rottura, cioè dato a quelle formazioni politiche, siano essi movimenti o partiti, che vanno contro al sistema granitico del potere dei vecchi partiti italiani e, infine, il successo di manifestazioni che contestano il sistema appena citato e cercano di riportare i cittadini in primo piano, di permettere che essi possano tornare ad essere protagonisti delle proprie scelte e padroni del loro futuro (vedi i V-Day organizzati da Beppe Grillo, per esempio). Non è possibile, ovviamente, utilizzare un sistema di democrazia diretta, come si usava nelle poleis greche, ma il popolo, la gente ha il diritto ed il bisogno di sentire vicina la politica, di sapere e vedere che essa si sta occupando di problemi, dei suoi problemi.

Invece, purtroppo, ciò non accade, e basta guardarsi intorno per accorgersene. La politica è chiusa nel suo bozzolo e non accenna a volerne uscire. Sono decenni che vediamo politici utilizzare il loro potere per scopi personali. Il più grande esponente di tutti i tempi di questo atteggiamento è ovviamente Berlusconi, che ha asservito l’intero Stato ai suoi problemi giudiziari ed al profitto delle sue aziende; ma questa tendenza esisteva già da prima, ovviamente, con la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e molti altri. La storia di Tangentopoli ci insegna che spesso gli affari, l’accumulo di denaro e di potere sono il primo scopo dei leader (e ovviamente non solo dei leader) italiani. E la situazione di oggi è assolutamente ai livelli di quel periodo, e forse è addirittura peggiore. E’ il caso di ripeterlo, questo discorso non vale per tutti. Ci sono leader politici e politici “semplici” che fanno il loro dovere fino in fondo, e sono la maggioranza (anche perchè il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati), ma vengono oscurati dagli interessati al potere ed al denaro e dalle loro malefatte.

Credo che questa situazione abbia più cause. Una è sicuramente la legge elettorale che ci ritroviamo, che impedisce di esprimere qualsiasi preferenza e lascia ai partiti l’organizzazione delle liste e, di conseguenza, la decisione di chi verrà eletto, eliminando così ogni meritocrazia ed impedendo agli elettori di manifestare la loro vera intenzione di voto. In secondo luogo, il disinteresse della politica per i problemi reali ed il trasformismo di cui tu, caro Albatro, parlavi nel tuo intervento, derivano, tra le altre cose, dalla sicurezza di non essere mai chiamati a rispondere delle proprie azioni, di non dover rendere conto agli elettori ma soprattutto all’intero popolo italiano di quello che si fa,che si dice e di come si opera. La sensazione che domina la politica è di una sostanziale impunità, proprio a livello politico prima che penale. Il confronto, che tu giustamente rimandi all’espressione di un voto libero e non “utile”, come lo chiamano i gerarchi di  partito, in realtà è finto, fasullo, perchè gli esponenti dei due o tre partiti che ci sono da decenni si spalleggiano e fanno solamente finta di azzuffarsi, mentre dietro le quinte si aiutano e non si mettono gli uni davanti alle responsabilità degli altri. Le dichiarazioni che si sentono ai telegiornali o si leggono sui giornali sono spesso fittizie, visto che ad esse non si accompagnano azioni vere (mi sento di escludere da questo circuito solamente alcuni giornali e trasmissioni, che fanno domande vere, e qualche partito, che non si mette d’accordo ma lotta sempre). Per questo i partiti maggiori richiamano al “voto utile”, per non doversi confrontare con qualcuno che, fuori da giochi e schemi vari, possa ricordare loro promesse non mantenute e via discorrendo. La varietà non è vista come risorsa, ma come fastidioso impedimento.

Un ulteriore causa di questa logora e logorante situazione è sicuramente la mancanza di un’informazione che si possa definire tale. Come ho letto in un interessante post di Alessandro Gilioli su Piovonorane.it , “in Italia il problema non è parlare – sui nostri blog, nei giornali d’opposizione, alle radio – ma la quasi impossibilità di farsi sentire dalla pancia molle del Paese, che è poi quella che decide le elezioni”. L’informazione libera è silenziata, relegata solo ad alcuni giornali e trasmissioni (osteggiate e oggetto di continui attacchi) ed i giornalisti sono sempre più servi del padrone, pronti a vendersi e timorosi di fare una domanda anche solo lontanamente scomoda. Sui giornali le notizie ancora si trovano, ma è la televisione il vero problema. Il 70 % degli italiani si forma un’opinione guardando i tg e le trasmissioni di approfondimento, che sono per i trequarti nelle mani di una sola persona, che ordina (e anzi, spesso non ha più bisogno di ordinarlo, in quanto ormai si procede col pilota automatico) la distorsione della realtà e la messa al bando delle notizie scomode. Per fortuna oggi abbiamo Internet, una fondamentale scappatoia alla mordacchia del potere. Un’informazione libera è fondamentale per avere una democrazia pulita, sana e funzionante, in quanto la stampa deve essere il cane da guardia del potere, pungolarlo a fare di meglio, criticarlo e spronarlo. Siamo sempre allo stesso punto: il potere politico non vuole controlli e responsabilità.

Infine, rimane la più grande, complessa e profonda delle cause, che è possibile solo accennare, in quanto meriterebbe una disamina molto approfondita. L’illegalità è ormai diffusa in modo endemico nel nostro paese, a tutti i livelli. Proprio come certa politica non vuole controlli nè responsabilità, nemmeno le persone “semplici” li vogliono. Siamo un paese in cui l’evasione fiscale raggiunge livelli incredibili, e spesso chi rispetta le regole fino in fondo e si comporta onestamente viene deriso e scavalcato da chi delle regole se ne infischia. Il problema è anche culturale quindi, ed è profondo e radicato nella popolazione. Si può trovare testimonianza di ciò guardando all’inchiesta di Mani Pulite: fino a che l’indagine si occupava e si rivolgeva alle alte sfere, tutti sostenevano l’operato dei giudici; quando invece i magistrati hanno iniziato a scendere di livello fino ad investire persone comuni, il sostegno si è incrinato, perché ognuno (chi ovviamente ne aveva motivo) temeva di rimanere invischiato nell’inchiesta.

Non ci si indigna più proprio per questi stessi motivi: l’informazione non fa capire del tutto cosa succede e l’illegalità, oltre ad essere presente ad ogni livello, si è fatta sistema con la presa del potere di alcuni politici.

Quindi, qual è la morale di tutta la lunga storia che ho scritto? Che sono tutti uguali e quindi non vale la pena interessarsi, farsi sentire e votare? Assolutamente no. Innanzitutto ci tengo a specificare, di nuovo, che sia tra i giornalisti che tra i politici ci sono tantissime persone per bene, che non si vendono e fanno il loro lavoro seriamente, con impegno e costanza. Purtroppo spesso queste persone vengono oscurate da chi svolge il loro stesso lavoro in modo disonesto e scorretto.

Comprendere la realtà è fondamentale, fondamentale per far valere i nostri diritti. E la situazione in cui siamo non deve scoraggiarci e renderci disinteressati verso la politica. Al contrario, deve spingerci ad andare a votare, ad interessarci ancora di più, per lottare, manifestare le nostre idee e cambiare le cose, non lasciando che l’inerzia ci porti via la capacità di farci valere.

La libertà che abbiamo è frutto di secoli di lotte e di battaglie. Non dobbiamo farla scivolare via, sprecandola, ma afferrarla e utilizzarla, beandocene.

(Leggi perchè questo intervento è intitolato “Cavalieri”)

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)