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Quando nell’ottobre del 2010 andammo a votare per la costituzione delle Comunità di Valle, ci fu logicamente una campagna elettorale, nella quale pressoché tutti i partiti spingevano i loro candidati per questa nuova istituzione politica.

Ora che con il referendum proposto con le firme raccolte dalla Lega Nord Trentino siamo richiamati ai seggi per confermare o sopprimere le Comunità, chiaramente sono stati posizionati i pannelli per i cartelloni elettorali.

Il giorno di Pasqua, quando tornando a casa ho notato i suddetti pannelli, e ho visto che c’era soltanto un solo tipo di cartellone: bianchi e verdi, quelli della Lega, propositrice del  referendum. Naturalmente spingono per il SÌ, per abolire le Comunità.

Al momento scrivo dall’aula studio dell’Università di Modena, e domani quando andrò a casa, ad Arco, ho come l’impressione che non ci saranno molti più cartelloni di quanti ne ho visti qualche giorno fa. E dire che il referendum è stato indetto da Lorenzo Dellai addirittura il 10 marzo, un mese fa.

Chi aveva spinto per la creazione delle Comunità di Valle ora dovrebbe forse parteggiare per mantenerle, argomentando sulla loro utilità e sui risultati ottenuti finora.

Leggiamo sul sito del Partito Democratico Trentino il documento approvato dall’Assemblea il 27 febbraio, pubblicato il primo marzo 2012 (quando non era ancora stato indetto il referendum):

 “Il 24 ottobre del 2010 gli elettori trentini, con l’eccezione della città di Trento, furono chiamati alle urne per eleggere le assemblee delle nuove Comunità di valle. Soltanto il 44,47% degli elettori parteciparono al voto, a fronte di centinaia di candidati e all’impegno di tutte le forze politiche.

Le ragioni di questa limitata partecipazione furono individuate nella scarsa conoscenza della nuova riforma istituzionale, nella consolidata tendenza all’astensionismo elettorale e nella crescente sfiducia verso la politica in generale.
Nel mese di aprile di quest’anno gli elettori saranno chiamati a partecipare alla consultazione referendaria promossa dalla Lega nord e avente per oggetto l’abrogazione delle Comunità appena insediate. Gli elettori che si erano appena recati alle urne per far nascere le Comunità di Valle ci dovrebbero tornare per decretarne la fine prematura o per ribadirne l’importanza e dunque la continuità. Anche gli elettori della città di Trento, che non erano stati chiamati alle urne nell’ottobre del 2010, si troverebbero ad esprimersi su una istituzione che non possono conoscere essendo la stessa coincidente con il comune di Trento.

Non è mai accaduto che si traesse un bilancio a così breve termine dalla nascita di un ente e, infatti, l’obiettivo della Lega è di giocare in anticipo prima che i cittadini possano formarsi una opinione a riguardo, giocando sulla disinformazione e appellandosi alla riduzione dei costi della politica.”

Fermiamoci un momento. In grassetto ho evidenziato le parti che intendo commentare, e ciò varrà anche per i prossimi brani che riporterò.

Il documento si apre con la scarsa affluenza al voto nel 2010 per le Comunità. Bassa affluenza determinata dalla “scarsa conoscenza della nuova riforma”, dal'”astensionismo elettorale” e dalla “sfiducia verso la politica”. Nemmeno li sfiora l’idea che a tantissimi trentini questa nuova istituzione proprio non andasse e non vada giù. Per questo siamo andati in pochi a votare: vi confido che la mia scheda è finita tra quelle nulle. [Anzi, ero bloccato a Modena, ma sarebbe andata fra le nulle!]

Ma ora, chi vuole sopprimerle farà la figura di quello che non le ha capite. Figuriamoci poi gli abitanti di Trento che “si troverebbero ad esprimersi su una istituzione che non possono conoscere essendo la stessa coincidente con il comune di Trento.”

Per cui, tutti ai ripari: le Comunità così malvolute, ma lo stesso istituite, ora rischiano di sparire.

“La scelta di un referendum abrogativo piuttosto che consultivo o propositivo, e l’assenza di una proposta alternativa, esprimono una volontà distruttivaIl referendum è quindi una iniziativa strumentale e sbagliata.”

Strumentale e sbagliato. Dal punto di vista del PD e quest’iniziativa è strumentale, eccome! Ne sono convinto anche io, distante mille miglia dalle posizioni della Lega Nord. Su questo punto infatti sono d’accordo: la Lega ha promosso questa consultazione per trarne dei vantaggi in termini elettorali. Quale partito non agisce in questa maniera?

A me sembra comunque un’occasione di cui approfittare per esprimersi su un tema che interessa tutti in Trentino.

“Ciò premesso il Partito Democratico del Trentino ribadisce:

1) la riforma istituzionale che ha creato le Comunità è una riforma importante per l’Autonomia e necessaria sia per superare un centralismo provinciale che impedisce la crescita responsabile e partecipata di tutta la Comunità provinciale, sia per riorganizzare l’esercizio della pubblica amministrazione e dei pubblici servizi contenendone i costi e migliorandone l’efficacia;

Punto 1: creare una nuova istituzione a metà tra Comuni e Provincia non vedo come dovrebbe contenere i costi. Inoltre l’espressione “centralismo provinciale” ricorda in modo sinistro certe espressioni legiste…

2) le Comunità di valle non sono i Comprensori e non rispondono solo ad una esigenza di gestione associata dei servizi e ad un contenimento dei costi che oggi sono elevati anche per la ridotta dimensione di tanti Comuni; le Comunità rispondono alla esigenza di autogoverno responsabile e partecipato per ambiti territoriali omogenei quali le valli; è uno sguardo al futuro che ridistribuisce il potere della provincia e rende protagoniste le comunità locali;

Punto 2: se i costi sono elevati per l’abbondanza in numero di Comuni, ai quali spettano quindi tante piccole frazioni di territorio da amministrare, non sarebbe più logico ridurre il loro numero condensandoli e affidando loro quindi aree di competenza maggiori? In questo modo non servirebbero le Comunità di Valle, avremmo delle entità molto simili per dimensione, ma il numero di istituzioni sarebbe molto ridotto. Il sospetto è che in questo modo si avrebbero meno posti di comando disponibili.

3) la riforma va comunicata e condivisa sia attraverso la buona amministrazione che le Comunità devono esprimere, sia attraverso un’azione informativa e di confronto che deve vedere, accanto alla Provincia e agli amministratori, protagoniste le forze politiche della coalizione di centrosinistra autonomista, e questo a prescindere dal referendum;

Punto 3: la riforma va “comunicata”, soltanto adesso che è in discussione?

4) il 2012 è un anno decisivo per l’attuazione della riforma e per la piena funzionalità delle Comunità: ci attendiamo scelte chiare da parte della Provincia, un maggior trasferimento di competenze provinciali , l’assegnazione delle risorse umane e finanziarie necessarie e un superamento dei conflitti tra enti locali;

Punto 4: il 2012 è un anno decisivo e “ci attendiamo scelte chiare da parte della Provincia”; quindi le scelte fondamentali (questo è un anno decisivo, no?) non sono ancora state prese? Tanto tempo ce n’è, un’anno e mezzo è già passato e d’altronde il PD non è alla guida in Trentino…

5) la legge va valutata nella sua fase attuativa e migliorata laddove si riscontrano errori di impostazione, carenze e contraddizioni, in una logica evolutiva della riforma, ivi compresa la modifica della composizione e della elezione delle assemblee delle Comunità;

Punto 5: questa mi sembra una proposta, per migliorare la legislazione che definisce le Comunità; è il momento che mi sembra sbagliato! “Potremmo forse aver sbagliato qualcosa nello scrivere la legge, ma intanto lasciamo che restino le Comunità di Valle” – mi ricorda il dibattito nazionale di qualche tempo fa per “migliorare” la legge elettorale, migliorare il Porcellum di Calderoli.

6) il PD chiede alla maggioranza uno sforzo straordinario per accelerare l’attuazione della riforma, pur con la flessibilità necessaria affinché si trovino le soluzioni migliori nella gestione associata dei servizi; chiede inoltre di valutare quegli aspetti della riforma che vanno modificati al fine non solo di superare la diffidenza nei confronti delle Comunità ma soprattutto di vincere la sfida dell’autogoverno responsabile di ogni Comunità;

Punto 6: sforzo straordinario? Di nuovo, soltanto ora che è in discussione?

7) il referendum va inquadrato per quello che è,  una consultazione sbagliata nei modi, nei tempi e nei contenuti; una iniziativa strumentale e distruttiva di un partito che dopo aver condiviso il governo Berlusconi semina mine sul terreno della ricostruzione del Paese e anche su quello della tenuta della Autonomia;

8) il Partito Democratico non difende l’esistente ma costruisce il futuro e per questo è impegnato nello sviluppo di una riforma importante per l’Autonomia, una riforma il cui futuro non dipenderà dalla consultazione referendaria bensì dalla condivisione che l’intera Comunità trentina saprà esprimere;

9) il PD e la coalizione di centrosinistra autonomista che governa il Trentino sostengono in modo unitario la Comunità di valle e dicono NO al referendum , un NO che proprio per la strumentalità e l’inopportunità della consultazione si può esprimere astenendosi dal voto, o scegliendo il NO alla abrogazione delle Comunità.

Punto 9: bene, chi nel 2010 ha sostenuto la creazione delle Comunità, oggi ne conferma l’appoggio; d’altronde, che figura ci farebbe ora ad essere contro? Questa è quindi la posizione del PD Trentino rispetto al referendum abrogativo per le Comunità di Valle. Il PD Trentino parteggia per il “NO”, un “NO” che si può esprimere astenendosi dal voto o barrando il NO sulla scheda. Aspettate.

Uno dei grandi problemi in Italia è l’astensionismo, il popolo che non si sente più vicino ai propri rappresentanti e quindi si disinteressa della gestione del proprio Paese.

In questo documento abbiamo letto per ben due volte il concetto di “volontà distruttiva“. Chi propone il referendum ha una volontà distruttiva. Bene, io penso che non ci sia nulla di peggiore di un partito che denunciando la sfiducia verso le istituzioni proponga di non andare a votare, di stare a casa. Io penso che non ci sia volontà più distruttiva del consigliare ai cittadini di stare a casa quando c’è un referendum da andare a votare. Questi signori forse dimenticano che il modo democratico per contrastare un referendum ritenuto sbagliato c’è la casella del NO. Sì, è vero, hanno consigliato di barrare il NO, ma questa opzione viene inesorabilmente dopo la proposta di astenersi. È scritto, punto 9, andate a rivedere.

Infine io penso che la posizione del PD sia chiara: le Comunità di Valle vanno mantenute. Ma il punto su cui si basa questo sostegno non sono i vantaggiche questa istituzione porta e porterà, descritti in modo vago. È contrapporsi alla Lega, contrapporsi a Berlusconi, sempre e in ogni occasione. E non perché “le nostre idee sono migliori”. Anche perché in questo documento non le vedo. Vedo invece una certa quantità di quello che, con un brutto neologismo i giornalisti chiamano “politichese“: le Comunità sono uno “sguardo al futuro” che “rende protagoniste le comunità locali”.

Quale ruolo migliore per un cittadino elettore di quello di non votare?

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di Aristofane

Quello di oggi è un post che riguarda il Trentino. Precisamente la scuola trentina e la sua presunta eccellenza. Il pezzo è scritto da Chinonrisica, docente di diritto ed economia negli istituti superiori trentini da molti anni. Segue un articolo tratto dal “Corriere del Trentino” di oggi, che racconta la conferenza che Margherita Hack ha tenuto al Museo di Scienze Naturali, durante la quale ha toccato anche il tema della scuola ed il difficile rapporto tra la Costituzione e l’autonomia trentina, che, forse, si sta espandendo in campi che non le competono.

SCUOLA TRENTINA

di Chinonrisica

Bisognerebbe chiedersi come mai in Trentino si stia realizzando una riforma scolastica che supera in arbitrarietà, tagli all’organico (doppi rispetto al nazionale) e orribile creatività quella proposta da Maristella Gelmini. Anche qui una donna, l’assessore all’istruzione Marta Dalmaso (PD), catalizza le ire dei docenti per l’opera occulta di un uomo (Lorenzo Dellai API- UPT).

La giunta trentina, violando lo statuto di autonomia e la Costituzione (va ricordato che la Provincia di Trento, così come le Regioni in Italia, ha in base all’Art.117 della Costituzione Italiana, competenza primaria in materia di Formazione Professionale e competenza secondaria in materia di Istruzione) agendo con delibere estive e notturne, patteggiando con la presidente della Commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea (PdL), attraverso l’onorevole De Torre (PD) è riuscita a cancellare, con un atto di giunta, un corso di studi statale (gli istituti professionali) spostando l’utenza verso i corsi professionali provinciali, con personale docente assunto senza vincoli di graduatorie, in piena libertà, da dirigenti scolastici nominati dallo stesso esecutivo provinciale.

Anche i punteggi assegnati ai docenti precari premiano l’insegnamento sul territorio provinciale e dal prossimo anno scolastico si studierà storia locale. In scuole in cui il tedesco resta obbligatorio.

Lega Nord? No, perché questa è la terra del centrosinistra autonomista che, mentre protesta in piazza contro il ministro Gelmini, tratta nei palazzi romani con i suoi sottosegretari e realizza tagli di organico peggiori di quelli nazionali (16,5% contro il 7% nazionale). La protesta ha infiammato il freddo Trentino. Ha indignato alcuni esponenti politici (di opposizione! Una realtà invertita rispetto a quella romana!), ha provocato manifestazioni studentesche e sedute straordinarie di Consigli Provinciali e Comunali.

Nel silenzio dei media, nell’indifferenza un po’ omertosa (Bersani, investito del problema alla festa della neve del PD, si è dichiarato disinteressato alla faccenda) dei partiti nazionali: perché si creda ancora alla favola dell’isola felice del centrosinistra nel Nord Est delle Libertà.

Il tema è tecnico e forse interessa poco. Ma il futuro degli studenti trentini non è meno importante di quello degli altri,e i docenti (precari e non) sono più penalizzati che altrove.

Che almeno non si celebri il trionfo del modello trentino!

MARGHERITA HACK A TRENTO (dal Corriere del Trentino di sabato 8 maggio 2010)

(clicca sull’immagine per ingrandire)


di L’Albatro

Caro Aristofane,
sono immensamente felice che il mio precedente post ti abbia spinto a scrivere un così lungo intervento!

Nel dubbio che tu abbia avuto l’impressione che io abbia “fatto di tutta l’erba un fascio”, vorrei chiarire che nel precedente intervento ho volontariamente voluto esprimermi in maniera generale. Questo perché speravo di dare il via ad una discussione, e se hai sentito l’impulso di scrivere subito direi che ci sono riuscito!
In secondo luogo, ho deciso di partire dalle impressioni, perché mi sembra l’unico punto di partenza possibile: come abbiamo dichiarato nel post di apertura di questo nostro spazio digitale, ciò a cui miriamo è la possibilità di chiarire le nostre idee, mediante il confronto e i contributi multipli della discussione. Ho messo sul tavolo molte idee e argomenti che mi sono reso conto di avere chiari…ma non troppo! Penso che siano in molti ad avere in testa questo groviglio intricato di avvenimenti e contrasti, e mi piacerebbe trovare dieci, cento, mille persone che rispondano come hai fatto te! Perciò in questo intervento potrò abbracciare soltanto una parte degli argomenti che abbiamo introdotto…

Dunque, un’altra cosa che mi interessa moltissimo nel discutere è provare a far emergere una qualche strategia, un modo di pensare e agire che possa essere condiviso e attuato da molti per riuscire a riprenderci l’autonomia che ci spetta e che ci rende la dignità di essere uomini, persone. Possiamo anche sentirci “uniti”, ma se non troviamo qualche punto in comune non potremmo mai essere una forza coesa e incisiva. Dall’altra parte abbiamo un muro apparentemente inviolabile, una destra al governo che è sempre più avulsa dalla realtà, con un’idea orripilante di cosa è democrazia, di cosa è essere cittadino. Due idee che, rispettivamente, si confondono in modo pericoloso con dittatura e sudditanza.

Trovo che ci sia gente (tanta, troppa) che ragiona per assoluti comodi e taglienti: ti danno dell’esagerato se parli di regime… Farsi sentire con paroline e frasi sussurrate non è farsi sentire (cosa che vedo fare da parte del Pd e di altri partiti dell’opposizione). E’ sicuramente più incisivo utilizzare termini forti e talvolta pesanti, soprattutto per dichiarare che la direzione che si è presa come Paese non è, a nostro parere, quella giusta ma anzi totalmente sbagliata. Io penso che andando avanti in questo modo l’Italia sarà sempre più affossata nella propria dittatura morbida, e sempre più felice di esserlo! Una meravigliosa agonia!
Per convincere gli ottusi e prudenti oltre ogni limite sembra che ci debbano essere le camicie nere che fanno il passo dell’oca per le strade…eh, sennò non è dittatura!
Questo è il risultato del pensare in modo superficiale, cioè guardare e giudicare sempre e soltanto dall’aspetto esteriore delle vicende, evitando la solita (vitale) domanda: PERCHE’?
Si fanno passare le scenette, le gaffe, gli imbarazzi che crea il nostro premier come delle cose simpatiche e sporadiche…da questo siamo arrivati alle giustificazioni che i cagnolini di partito e i dipendenti danno degli scatti d’ira del loro capo: presentano Silvio come il maschio italiano, pieno di passione e capace di incazzarsi, e quando va troppo oltre nell’insultare e denigrare chi non la pensa come lui, anche qua, è soltanto un impeto del momento.

Andiamo ad un altro punto del tuo intervento:
“Non è possibile, ovviamente, utilizzare un sistema di democrazia diretta, come si usava nelle poleis greche, ma il popolo, la gente ha il diritto ed il bisogno di sentire vicina la politica, di sapere e vedere che essa si sta occupando di problemi, dei suoi problemi.” (Dal precedente post di Aristofane)

Lasciando fuori dalla porta ogni tipo di scoramento (“siamo in pochi, non ce la faremo mai”), andiamo diretti al punto: come fare capire alla gente che questa politica la sta sfruttando, che sta calpestando i suoi diritti, ma soprattutto le coscienze?
Smascherando i finti problemi “risolti” e mettendo in evidenza quelli fondamentali e non risolti! Che fine ha fatto il contratto con gli italiani? Quel documento firmato in pompa magna nel bianco studio di Vespa, documento con il quale Berlusconi ha dichiarato che non si sarebbe più candidato se al termine del suo mandato non fossero stati risolti quattro dei cinque punti del contratto? Chi mai ha alzato la mano a chiedere se erano stati rispettati? Andiamo a ripescarlo, tanto per curiosità. Perché le parole non pesano più. Maledizione, se dichiaro qualcosa davanti a milioni di persone che rappresento non posso contraddirmi di lì a poco!

Questo avviene però, e la sua base sta nell’imbonimento che ci propinano le fonti di “informazione”: è terribile pensare che la maggior parte della popolazione elabori le proprie opinioni utilizzando come unica fonte la televisione. E poi la tv non porta voti! Non è solo il telegiornale la causa di questo degrado mentale, ma a questo si affiancano gli opinionisti, i programmi di varietà, i talk show, e soprattutto il gran miscuglio con cui tutto questo viene proposto. Ora, non voglio demonizzare tutte le trasmissioni, e mi rendo conto che leggendo qua sopra verrebbe da pensare che detesto indistintamente la televisione. Non è così. Pongo piuttosto l’attenzione sul gran casino che regna in televisione. In mezzo al caos risulta ben difficile distinguere ciò che è buono e ciò che non lo è. La televisione, generalista per garantire la varietà dei contenuti e quindi cercare di accontentare la più ampia parte di pubblico, stanca la mente. E una mente stanca non capisce, va in risparmio energetico e smette di ragionare.

Sembra non ci sia una soluzione di continuità tra i programmi, la pubblicità inserita in ogni dove, le notizie riportate dai telegiornali secondo criteri e scalette marziane…io non sono un gran utilizzatore del piccolo schermo ma quando mi capita di spenderci del tempo mi sento alquanto spaesato. Guardo solo pochi programmi volutamente, anche perché scorrendo l’elenco dei palinsesti non trovo alcunché di mio gradimento. Ho provato a guardare trasmissioni come il Grande Fratello, le varie Fattorie e Isole, i programmi di gossip e “notizie” come Verissimo, i programmi “comici” come Colorado…e non ce la facevo.
Sono forse anormale?

Per ora mi fermo, tempo e spazio ne abbiamo, no?

P.S.: la seconda parte di Pensieri antiitaliani arriverà, si sviluppa in modo autonomo da questa discussione…anche se molti argomenti saranno comuni!

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)