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Oggi pubblichiamo il contributo di Coventry Quinn, tifoso del Milan di vecchia data e amante del calcio, inteso come gioco e passione, non come macchina per fare soldi. Questo è l’elogio di un milanista alla vittoria dell’Inter di Mourinho.


CALCIO : FORMAZIONI E MUSICA

di Coventry Quinn

Grazie alla vittoria dell’Inter in Champions League, in questi giorni sono ritornati sui giornali i ricordi della grande Inter degli anni sessanta.

Ero bambino quando recitavamo a memoria quella formazione: 1964, 1965 (Sarti, Burgnich, Facchetti ….).

In quegli anni, e per tutti gli anni ottanta, esisteva nelle squadre di calcio la cosiddetta formazione tipo: 11 giocatori, con relativi numeri, da 1 a 11, dal portiere all’ala sinistra.

Noi ragazzini (credo anche gli adulti), recitavamo le formazioni quasi senza pensare, come fosse una musica.

Per me, la passione era nata un paio di anni prima, con il Milan di Rivera e Altafini. Ricordi? Wembley 1963, prima Coppa dei Campioni vinta da una squadra italiana, dopo il dominio di Real Madrid (Di Stefano, Puskas, Gento) e Benfica.

Il Milan era chiamato a confrontarsi con i vincitori delle due ultime edizioni: contro il Benfica di Eusebio, si vinse con due gol di Altafini.

Prima di Sarti, Burgnich, Facchetti, per me ci furono Ghezzi, David, Trebbi (pausa nell’incedere della voce); Benitez, Maldini, Trapattoni (altra pausa); Mora, Sani, Altafini (mezza pausa); Rivera, Pivatelli. Ricordo la mossa di Rocco, che sostituì l’ala sinistra titolare, Barison, con Pivatelli.

Altri tempi: le squadre entravano in campo con i numeri da 1 a 11, e questi entravano nella memoria, nei cuori, nei ricordi dei tifosi. Le formazioni erano lette con una particolare inflessione della voce, dei toni, con le giuste pause, per rimarcare i ruoli: portiere, terzino destro e terzino sinistro (pausa); mediano destro, centromediano e mediano sinistro (pausa); ala destra, mezzala destra e centravanti (pausa). Gran finale con il classico numero dieci e con l’ala sinistra.

Dunque: Sarti, Burgnich, Facchetti (pausa); Bedin, Guarneri, Picchi (pausa); Jair, Mazzola, Peirò (pausa); Suarez, Corso.

Quell’Inter aveva in quell’anno perduto uno scudetto a favore del Bologna (1964), ultimo di quella città, vinto da una grande squadra. Musica anche in questo caso: lo spartito terminava con: Perani, Bulgarelli, Nielsen (pausa); Haller, Pascutti.

V’era qualcosa in più, che si faceva ricordare, che oggi manca. Oggi si vede il portiere con il numero 30 e il centravanti con il numero 16; la mezzala con il numero 88 e i difensori centrali con i numeri 45 e 19….. Una volta no: ruoli chiari, formazione chiara, da 1 a 11 (e se un giocatore si infortunava, finiva la partita all’ala sinistra, quasi fermo, chissà perchè). In quegli anni, tutti gli appassionati di calcio conoscevano la formazione del Brasile due volte campione del mondo: Gilmar, Dialma Santos, Nilton Santos (pausa); Zito, Bellini, Orlando (Zito, Mauro, Zozimo, nel mondiale precedente, in Svezia 1958, ancora oggi lo ricordo, quasi automaticamente); e poi il gran finale: Garrincha, Didì, Vavà (pausa); Pelè, Zagalo. Non sembra una canzone?

E quando nel 1966 l’Inghilterra vinse in casa il suo mondiale, chi non ricorda il reparto avanzato che battè la Germania? Ball, Hunt, Bobby Charlton (proprio così, con nome e cognome), Hurst, Peters. Ti ricordi, vecchio tifoso? Non la recitavi così anche tu? Ripeti: Banks, Cohen, Wilson (pausa); Stiles, Jackie Charlton, Moore (pausa); Ball, Hunt, Bobby Charlton (pausa), Hurst, Peters.

E tu, che hai visto qualche anno dopo il Cagliari vincere il suo scudetto, non hai mai sentito il telecronista finire la formazione, semplicemente, ovviamente, come fosse naturale: Domenghini, Nenè, Gori (pausa); Greatti, Riva?

Per non dire dell’Italia 1982. Bandiere sventolanti e bagni nelle fontane per: Zoff, Gentile, Cabrini (pausa); Oriali, Collovati, Scirea (pausa); Conti, Tardelli, Rossi (pausa); Antognoni, Graziani.

E la Juventus dominatrice degli anni settanta? Non occorre essere suoi tifosi per ricordare: Causio, Tardelli, Boninsegna (pausa), Benetti, Bettega O qualche anno dopo: … Tardelli, Rossi, Platini, Boniek.

Per me, milanista, è stata musica sentire e vedere, nel 1968/69, dall’1 all’11: Cudicini, Anquilletti, Schnellinger (pausa); Rosato, Malatrasi, Trapattoni (pausa); Hamrin, Lodetti, Sormani (pausa); Rivera, Prati. E qualche anno dopo, gioire per Galli, Tassotti, Maldini (pausa); Ancelotti, Costacurta, Baresi (pausa); Donadoni, Rijkard, Van Basten (pausa), Gullit, Evani.

L’augurio – data la grande vittoria dell’Inter di Mourinho – è che si ricordi, recitandola a memoria, anche tra qualche anno, questa ottima formazione: dopo Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso recitare Julio Cesar, Maicon, Chivu (pausa); Zanetti, Samuel, Lucio (pausa); Pandev, Cambiasso, Milito (pausa); Sneijder (numero 10!), Eto’o (ripeti, tifoso: Pandev, Cambiasso, Milito (pausa); Sneijder, Eto’o).