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Troviamo su Il Fatto Quotidiano online un articolo di Giulia Innocenzi (giovane giornalista che abbiamo visto ad Annozero) intitolato “Dopo il bavaglio è l’ora del porcellum“.

E tornato difatti da poco in luce il problema della legge elettorale definita dal suo stesso “genitore” Calderoli come una porcata.

Questo perché il caos ai piani alti del governo sta mandando segnali sempre più forti di disgregazione e instabilità: sempre più spesso sentiamo nominare le elezioni anticipate.

Se non abbiamo un’opposizione solida nel combattere questo stato di cose, almeno noi cittadini non lasciamo il campo: è fondamentale continuare a indignarsi e far sentire la propria voce e discutere, discutere discutere. Potrebbe essere l’occasione giusta per modificare questa legge vergogna una volta per tutte.

Giulia Innocenzi inoltre ci propone di firmare una petizione su avaaz.org, un’organizzazione globale che ha come scopo di “sensibilizzare milioni di persone in tutto il mondo e far contare l’opinione pubblica riguardo a problemi globali quali la povertà, il cambiamneto climatico, i diritti umani e la sicurezza”.

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DOPO IL BAVAGLIO È L’ORA DEL PORCELLUM

di Giulia Innocenzi

Le elezioni anticipate sono sempre più vicine: Fini ci ha detto ieri che il “Pdl è morto” e Berlusconi offeso ha risposto che allora si va a elezioni subito. Maroni ha aggiunto che può organizzare le elezioni anche in due giorni, se serve.

Ma a noi cittadini queste elezioni servono? No! A meno che…

A meno che non riusciamo finalmente a liberarci del Porcellum, la metastasi democratica che ha portato in Parlamento amichetti e signorsì, e che ha dato in mano a Berlusconi – e a tutti gli altri leader di partito – armi di asservimento parlamentare, tanto da fargli dire che i finiani che dovessero “decidere di restare nel gruppo del Pdl, tutti, nessuno escluso, potranno contare sulla nostra amicizia, sulla nostra solidarietà e lealtà, anche nel momento della formazione delle liste elettorali“. Ma dico, possiamo continuare ad accettare questa compravendita dei parlamentari? E’ sostenibile un’agenda parlamentare piena di interessi di cricche e di gruppi influenti di potere, mentre viviamo l’anno record di ore di cassa integrazione e di disoccupazione giovanile? Dobbiamo dire basta alle liste bloccate e ai parlamentari scelti dalle segreterie di partito che di tutto si occupano, fuorché degli interessi dei cittadini!

Lo so, lo so, non abbiamo un’opposizione su cui contare quando c’è da scendere in battaglia. Madelle speranze concrete per cambiare la legge elettorale, invece, ce le abbiamo proprio adesso. Berlusconi ha appena abbandonato il processo breve perché i suoi sondaggisti lo hanno bloccato in tempo: dimostra quindi di essere attento all’opinione pubblica finché sarà così debole. Dal canto suo Fini ha detto che bisogna modificare la legge elettorale, “se con l’uninominale o con le preferenze si vedrà”. Bersani e tutti gli altri il Porcellum non l’hanno votato e lo denunciano da tempo.

Le forze in Parlamento, quindi, ci sono. Ora sta a noi, come per la legge bavaglio – che siamo riusciti ad affossare a suon di petizioni e mobilitazioni di piazza  – a far capire che la modifica della legge elettorale è una priorità per i cittadini e quindi una mossa politica doverosa per chi si appresta a elezioni anticipate. Firmiamo tutti la petizione per riprenderci il diritto di scegliere i nostri Parlamentari e inoltriamola ai nostri amici e conoscenti.

Neanche questi anni di politica buia possono ammazzare il nostro diritto e la nostra speranza a una democrazia normale!

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di Aristofane

Caro Albatro, ho letto con molto interesse il tuo ultimo post, ed immediatamente ho sentito il bisogno di risponderti.

Anch’io, come te, ho compiuto i diciotto anni all’incirca un anno e mezzo fa. E anch’io, come te, ho pensato al voto come un’importante conquista, un modo per entrare nella realtà delle decisioni, per poter finalmente scegliere. Pensavo tutto questo, nonostante fossi consapevole di quanto sia autoreferenziale la classe politica di oggi. Tuttavia credo anche ora che esprimere il proprio voto sia uno dei diritti fondamentali che ci spettano in quanto cittadini, e che, proprio come dici tu, sia anche un dovere che ci permette di definirci tali.

Moltissime persone, forse la maggioranza degli italiani, avvertono, come avvertiamo anche io e te, la politica e coloro che ci chiedono il voto lontani, come immersi in una realtà diversa dalla nostra, fatta di comodità e privilegi vari. Ovviamente questo non vale per tutti i politici; posso dire, per esperienza personale, che ci sono anche tra loro persone che si dannano l’anima e lavorano moltissimo, facendo fino in fondo il proprio dovere (mai fare di tutta l’erba un fascio: si incorre spesso in gravi errori). Questa evidente condizione di vantaggio, ingiusta ed ormai al di là di ogni moderazione, ci ha allontanato dalla politica e continua ad allontanarci da essa, inesorabilmente. Ci porta a considerare la classe dirigente come un insieme indistinto di privilegiati, che pensa a se stessa e basta, senza occuparsi dei problemi reali, delle situazioni che avrebbero bisogno di essere risolte e che sono tantissime. E questo, purtroppo (a parte, ripeto, alcuni casi), è vero. E questo mi porta ad un altro punto del tuo intervento. Tu dici che “si insinua nella nostra mente, e ivi matura, la convinzione che, in fondo, i protagonisti di quel grande teatro politico vogliano unicamente il nostro voto per raggiungere quella posizione di potere, ma per fini ben diversi dal voler davvero fare qualcosa di buono e utile per tutti noi”. Purtroppo questo dubbio è diventato convinzione nella mente della maggioranza degli italiani già da tempo, e lo dimostrano l’astensionismo in costante aumento (spero di essere smentito dalle imminenti elezioni regionali), il voto di rottura, cioè dato a quelle formazioni politiche, siano essi movimenti o partiti, che vanno contro al sistema granitico del potere dei vecchi partiti italiani e, infine, il successo di manifestazioni che contestano il sistema appena citato e cercano di riportare i cittadini in primo piano, di permettere che essi possano tornare ad essere protagonisti delle proprie scelte e padroni del loro futuro (vedi i V-Day organizzati da Beppe Grillo, per esempio). Non è possibile, ovviamente, utilizzare un sistema di democrazia diretta, come si usava nelle poleis greche, ma il popolo, la gente ha il diritto ed il bisogno di sentire vicina la politica, di sapere e vedere che essa si sta occupando di problemi, dei suoi problemi.

Invece, purtroppo, ciò non accade, e basta guardarsi intorno per accorgersene. La politica è chiusa nel suo bozzolo e non accenna a volerne uscire. Sono decenni che vediamo politici utilizzare il loro potere per scopi personali. Il più grande esponente di tutti i tempi di questo atteggiamento è ovviamente Berlusconi, che ha asservito l’intero Stato ai suoi problemi giudiziari ed al profitto delle sue aziende; ma questa tendenza esisteva già da prima, ovviamente, con la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e molti altri. La storia di Tangentopoli ci insegna che spesso gli affari, l’accumulo di denaro e di potere sono il primo scopo dei leader (e ovviamente non solo dei leader) italiani. E la situazione di oggi è assolutamente ai livelli di quel periodo, e forse è addirittura peggiore. E’ il caso di ripeterlo, questo discorso non vale per tutti. Ci sono leader politici e politici “semplici” che fanno il loro dovere fino in fondo, e sono la maggioranza (anche perchè il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati), ma vengono oscurati dagli interessati al potere ed al denaro e dalle loro malefatte.

Credo che questa situazione abbia più cause. Una è sicuramente la legge elettorale che ci ritroviamo, che impedisce di esprimere qualsiasi preferenza e lascia ai partiti l’organizzazione delle liste e, di conseguenza, la decisione di chi verrà eletto, eliminando così ogni meritocrazia ed impedendo agli elettori di manifestare la loro vera intenzione di voto. In secondo luogo, il disinteresse della politica per i problemi reali ed il trasformismo di cui tu, caro Albatro, parlavi nel tuo intervento, derivano, tra le altre cose, dalla sicurezza di non essere mai chiamati a rispondere delle proprie azioni, di non dover rendere conto agli elettori ma soprattutto all’intero popolo italiano di quello che si fa,che si dice e di come si opera. La sensazione che domina la politica è di una sostanziale impunità, proprio a livello politico prima che penale. Il confronto, che tu giustamente rimandi all’espressione di un voto libero e non “utile”, come lo chiamano i gerarchi di  partito, in realtà è finto, fasullo, perchè gli esponenti dei due o tre partiti che ci sono da decenni si spalleggiano e fanno solamente finta di azzuffarsi, mentre dietro le quinte si aiutano e non si mettono gli uni davanti alle responsabilità degli altri. Le dichiarazioni che si sentono ai telegiornali o si leggono sui giornali sono spesso fittizie, visto che ad esse non si accompagnano azioni vere (mi sento di escludere da questo circuito solamente alcuni giornali e trasmissioni, che fanno domande vere, e qualche partito, che non si mette d’accordo ma lotta sempre). Per questo i partiti maggiori richiamano al “voto utile”, per non doversi confrontare con qualcuno che, fuori da giochi e schemi vari, possa ricordare loro promesse non mantenute e via discorrendo. La varietà non è vista come risorsa, ma come fastidioso impedimento.

Un ulteriore causa di questa logora e logorante situazione è sicuramente la mancanza di un’informazione che si possa definire tale. Come ho letto in un interessante post di Alessandro Gilioli su Piovonorane.it , “in Italia il problema non è parlare – sui nostri blog, nei giornali d’opposizione, alle radio – ma la quasi impossibilità di farsi sentire dalla pancia molle del Paese, che è poi quella che decide le elezioni”. L’informazione libera è silenziata, relegata solo ad alcuni giornali e trasmissioni (osteggiate e oggetto di continui attacchi) ed i giornalisti sono sempre più servi del padrone, pronti a vendersi e timorosi di fare una domanda anche solo lontanamente scomoda. Sui giornali le notizie ancora si trovano, ma è la televisione il vero problema. Il 70 % degli italiani si forma un’opinione guardando i tg e le trasmissioni di approfondimento, che sono per i trequarti nelle mani di una sola persona, che ordina (e anzi, spesso non ha più bisogno di ordinarlo, in quanto ormai si procede col pilota automatico) la distorsione della realtà e la messa al bando delle notizie scomode. Per fortuna oggi abbiamo Internet, una fondamentale scappatoia alla mordacchia del potere. Un’informazione libera è fondamentale per avere una democrazia pulita, sana e funzionante, in quanto la stampa deve essere il cane da guardia del potere, pungolarlo a fare di meglio, criticarlo e spronarlo. Siamo sempre allo stesso punto: il potere politico non vuole controlli e responsabilità.

Infine, rimane la più grande, complessa e profonda delle cause, che è possibile solo accennare, in quanto meriterebbe una disamina molto approfondita. L’illegalità è ormai diffusa in modo endemico nel nostro paese, a tutti i livelli. Proprio come certa politica non vuole controlli nè responsabilità, nemmeno le persone “semplici” li vogliono. Siamo un paese in cui l’evasione fiscale raggiunge livelli incredibili, e spesso chi rispetta le regole fino in fondo e si comporta onestamente viene deriso e scavalcato da chi delle regole se ne infischia. Il problema è anche culturale quindi, ed è profondo e radicato nella popolazione. Si può trovare testimonianza di ciò guardando all’inchiesta di Mani Pulite: fino a che l’indagine si occupava e si rivolgeva alle alte sfere, tutti sostenevano l’operato dei giudici; quando invece i magistrati hanno iniziato a scendere di livello fino ad investire persone comuni, il sostegno si è incrinato, perché ognuno (chi ovviamente ne aveva motivo) temeva di rimanere invischiato nell’inchiesta.

Non ci si indigna più proprio per questi stessi motivi: l’informazione non fa capire del tutto cosa succede e l’illegalità, oltre ad essere presente ad ogni livello, si è fatta sistema con la presa del potere di alcuni politici.

Quindi, qual è la morale di tutta la lunga storia che ho scritto? Che sono tutti uguali e quindi non vale la pena interessarsi, farsi sentire e votare? Assolutamente no. Innanzitutto ci tengo a specificare, di nuovo, che sia tra i giornalisti che tra i politici ci sono tantissime persone per bene, che non si vendono e fanno il loro lavoro seriamente, con impegno e costanza. Purtroppo spesso queste persone vengono oscurate da chi svolge il loro stesso lavoro in modo disonesto e scorretto.

Comprendere la realtà è fondamentale, fondamentale per far valere i nostri diritti. E la situazione in cui siamo non deve scoraggiarci e renderci disinteressati verso la politica. Al contrario, deve spingerci ad andare a votare, ad interessarci ancora di più, per lottare, manifestare le nostre idee e cambiare le cose, non lasciando che l’inerzia ci porti via la capacità di farci valere.

La libertà che abbiamo è frutto di secoli di lotte e di battaglie. Non dobbiamo farla scivolare via, sprecandola, ma afferrarla e utilizzarla, beandocene.

(Leggi perchè questo intervento è intitolato “Cavalieri”)

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)