Archivio per la categoria ‘Musica’

Immagine condivisa su Facebook dalla pagina "Gridate la Verità".

Immagine condivisa su Facebook dalla pagina “Gridate la Verità“. La trovate a questo link.

Cari amici scandalizzati dall’invito a Sanremo di Rufus Wainwright, Satana lo avete nella testa.

Satana non è lui, Satana è la tv pubblica che non fa pensare, Satana è un festival morente dove le idee diverse non sono ammesse, Satana sono le persone che devono demonizzare chiunque non la pensi come loro.

Non vi ho mai visto protestare contro serie tv violente o farcite di sesso. Dall’altra parte non ho mai visto degli atei o non credenti lanciare petizioni per rimuovere l’Angelus della domenica mattina su Rai1.

Saranno anche soldi vostri, ma sono anche miei e di chi come me vorrebbe poter sentire e vedere della buona musica per una volta sulla Rai. Poi possiamo anche discutere del fatto che a voi non vada bene. Ma se le vostre posizioni vi spingono sempre di più fuori dal mondo per il fatto che non sapete argomentarle, per me sono solo problemi vostri. Isolatevi pure. E quando sarete nell’aldilà, in paradiso, o dove più vi piace pensare che andrete, spiegatelo al Grande Amore che vi attende di là, come mai avete passato la vita a spargere acrimonia e lanciare strali, invece che convivere con tutti, e non solo con le vostre sicure comunità, perché avete avuto paura.

Pubblichiamo con orgoglio la prima intervista della nostra collaboratrice WhatseraMe! L’intervistato è un giovane artista di strada di Milano, buona lettura!

***

In questi tempi moderni gli artisti di strada sono una rarità tale da andare ben oltre la nostra immaginazione. Di quelli che lo fanno perché alla sera non hanno un piatto caldo ce ne sono fin troppi; ma gli artisti veri, musicisti, giocolieri, clown cantastorie, beh, appartengono solo ai film o a epoche fin troppo lontane, quando la radio e la televisione non tenevano occupati i nostri cervelli.

Era piacevole notare il contrasto tra la monotonia cupa delle prime città e la magia che sgorgava da quelle macchie di colore che volevano solo poter strappare un sorriso ai passanti.

Questo era il potere dell’arte per loro: donare la loro fantasia e la loro creatività a quei poveracci che non l’avevano. Credo sia un’opera di bene fuori da ogni concezione, che può appartenere solo a persone davvero fortunate.

Così, passeggiando per una via nel centro di Milano, mi fermo ad osservare un ragazzo, probabilmente un mio coetaneo, un po’ troppo elegantemente curato per i tre senzatetto attorno e un po’ troppo convinto di quello che fa per essere uno che elemosina qualche euro. Chitarra in mano, dita congelate dal freddo, capelli che seguono il vento, cappotto nero, jeans e Clarks beige.

Un personaggio davvero curioso e bizzarro. O più semplicemente un artista di strada. Sì, quegli artisti di strada che cercano di cambiarti la giornata.

Rimango scioccata, non posso credere che un ventenne possa avere la forza di sedersi lì per terra e donare la sua ricchezza più grande.

Senza un minimo scrupolo, mi presento, gli dico che mi piacerebbe da matti scrivere un pezzo su di lui e lo tento con un caffè caldo.

Hermes apparentemente è un ragazzo come tanti altri, con una piccola tendenza alla tricotillomania; studia lettere moderne all’Università degli Studi di Milano e se non fosse per qualche professore inconsapevolmente poco adatto all’insegnamento, frequenterebbe molto più volentieri. Ma non si può avere tutto dalla vita.

Dunque, un po’ per gioco, un po’ per un’inconsapevole passione, è sempre stato attratto dalla musica e dal suono della chitarra, e sarebbe stato proprio questo che lo avrebbe fatto avvicinare, nel lontano 2007, a un gruppo di ragazzi, suonatori già da tempo, che non persero tempo a spronarlo. Dopodiché risolse il problema materiale dello strumento semplicemente cambiando le corde a una vecchia chitarra di suo zio: «Non ti so dire se sono portato o se sono un gran maestro, ma mi aiuta ad affrontare la vita, ad andare avanti e a rifugiarmi in qualche luogo sicuro. Quando mi capita qualcosa di brutto, quando sono in una situazione che non riesco a superare, prendo la mia chitarra e mi metto a suonare.»

Ma allora perché sostituire al caldo garage e alla compagnia degli amici, il gelo e la più completa solitudine?

Ha provato a suonare con un gruppo di amici, ma le cover rock e metal non erano per lui. Ha preferito allontanarsi, abbandonare il gruppo, vendere la sua Ibanez gialla «molto di moda, molto appariscente» e comprarsi un’acustica. Gironzolando per Milano, poi, si è divertito ad ascoltare le storie di altri artisti di strada, le loro avventure e le loro favole tormentate, con la speranza di comprenderne l’origine. Così preso da una curiosità che andava contro ogni regola, ha deciso di raccontare le sue avventure, le sue favole tormentate.

«Dopo quest’esperienza, ho paragonato anche la sensazione di stare su un palco: è ugualmente bello, però per strada vedi le persone direttamente, non dall’alto verso il basso, ma ti mischi con loro e sei parte, della società, senza sentirti inferiore o superiore. Anzi, io sono per terra, vedo le persone da una diversa angolazione e quindi sono lì con loro.»

Lo spettacolo più emozionante che gli si para davanti sono i bambini. Spinti dalla stessa curiosità che ha spinto Hermes a essere un artista di strada, si avvicinano senza timore e, tenendo per mano la mamma, il papà o la nonna, gli donano qualche soldino. Hermes può solo ricambiare con una canzone, una semplice melodia, spezzando così la loro monotonia: «Il futuro sta nei bambini che hanno coraggio di sorridere, di giocare e soprattutto di osare.»

Per loro non vuole essere né un maestro, né un fratello maggiore. Vuol essere solo un amico, un compagno di “emozioni”; a lui basterebbe solamente poter strappare loro un sorriso; poterli distrarre da una strada grigia, priva di sensazioni. Vuole essere la melodia che rende piacevole la permanenza in una stanza completamente buia, nera. « Così anche per i sentimenti e gli animi delle persone: se un animo è nero e ci metti un pianoforte di sottofondo, questo animo cambia non c’è niente da fare.»

«Cosa vuol dire essere artista di strada secondo te?»

«L’artista di strada come lo faccio io, significa essere capaci di andare oltre a quello che è il normale, la capacità di farsi guardare male da qualcuno e farsi sorridere da qualcun altro, facendo tesoro di entrambe le esperienze.»

Per tutta la chiacchierata ho pensato di essere tornata indietro nel tempo, in quei quartieri bohémien di fine Ottocento, dove l’arte contava davvero qualcosa o così almeno sembrava.

Ma uscendo da quel bar, sentendo il freddo pungente sul viso, mi rendo conto che sono qui e adesso. Insieme a un artista di strada, insieme a un fabbricante di sogni.

Ecco a voi il testo e il video di “Tempi bui”, canzone dei Ministri, gruppo italiano poco conosciuto. Il testo mi sembra molto significativo. Riflette in pieno i nostri tempi. Effettivamente, tempi bui.

Veramente vivo in tempi bui
E non è per rovinarti il pranzo
Che ti dico arriva la marea
E tu la scambi per entusiasmo
Veramente vivo in tempi bui
E non ho nulla di cui preoccuparmi
Perchè sono diventato buio anch’io
Ma di notte sono uguale agli altri

E mi cambierò nome
Ora che i nomi non valgono niente
Non funzionano più
Da quando non funziona più la gente
Mi cambierò nome
Ora che i nomi non cambiano niente
Non funzionano più
Da quando non funziona più la gente

I tedeschi sono andati via
Come faremo ora a liberarci?
Non possiamo neanche uccidere il re
Perchè si dice siamo noi i bersagli
Veramente vivo in tempi bui
Riuscivi solo a chiedermi per quanto
E ora son diventato buio anch’io
Che cos’hai tu da brillare tanto

E mi cambierò nome
Per passar le dogane e gli inverni
Andrò sempre più giù
Dove non serve tenere gli occhi aperti

E mi cambierò nome
Ora che i nomi non valgono niente
Non funzionano più
Da quando non funziona più la gente
E mi cambierò nome
Ora che i nomi non cambiano niente
Non funzionano più
Da quando non funziona più la gente

E mi cambierò nome
E mi cambierò nome
E mi cambierò nome
E mi cambierò nome

 


Su repubblica.it è stato aperto uno spazio dedicato agli italiani all’estero. Invitando questi connazionali a condividere via mail ciò che si dice “di noi”, “del nostro Paese”, all’estero, in neanche due giorni sono già giunte tantissime testimonianze, tutte raccolte in questa pagina: L’Italia vista da fuori, i messaggi dei lettori.

Sono moltissimi, io sono arrivato a leggerne solo alcuni, ma vorrei segnalarvene uno in particolare: cercate “all’Ikea di Barcellona”.

Non so se è il senso di impotenza. Perché se già nel Paese che ha la maggior “densità” di arte e cultura è difficile studiare e lavorare, andando all’estero, oltre al fatto non trascurabile di essere lontani da casa, risulta ancora più arduo vivere e farsi rispettare: i buffoni d’Europa, gli zimbelli del continente, la repubblica delle Banane.

Mentre scrivo con i Baustelle in sottofondo saltano nella mente questi versi, prepotenti:

“No, ci salveremo disprezzando la realtà

e questo mucchio di coglioni sparirà

e ne denaro e ne passione servirà

gentili ascoltatori siamo nullità”

(Baustelle – I mistici dell’Occidente, da “I mistici dell’Occidente”, 2010)

Sembra proprio l’unica soluzione: dare l’attenzione che si meritano queste vicende, queste persone, smontarle con i fatti, le notizie, le domande scomode, senza urlare ma con l’occhio serio e la mente fredda. Gentili ascoltatori, siamo nullità finché stiamo comunque fermi, finché ci indignamo e basta, finché non teniamo sempre alta la guardia e l’attenzione ai particolari, ai principi e ai valori che non sono morti, andati, perduti, ma sono solo in uno stand-by forzato e imbambolato.

Dieci!

Pubblicato: 16/01/2011 da lalbatro in L'Albatro, Musica
Tag:, ,

Vorrei segnalarvi una curiosità musicale: Rockol, noto sito musicale, ha pubblicato una serie di classifiche, risultato del referendum celebrativo chiamato Dieci!.

Interrogando i propri lettori e i frequentatori della catena FNAC, hanno raccolto 100.070 voti, con i quali hanno stilato degli elenchi-classifica, per chiudere e fare il punto su questo primo decennio del terzo millennio. In campo musicale, principalmente: leggiamo per esempio che secondo i votanti, il miglior gruppo italiano del decennio sono Elio e le Storie Tese, oppure che Lady Gaga è il secondo più grande bluff del decennio.

L’esilarante canzone di Roberto Benigni a “Vieni via con me” di lunedì 8 ottobre.

Reduce dal Woodstock 5 Stelle, non sono ancora in grado di scrivere un post intero e compiuto, la stanchezza e l’eccitazione hanno la meglio. A breve (forse già oggi ma molto più probabilmente domani) verrà pubblicato un post sulla manifestazione di Cesena, svoltasi sabato e domenica. Saranno le impressioni mie e di Cassandra, nuova collaboratrice del blog, anche lei presente al Woodstock. Per ora pubblico l’intervento di ieri di Grillo, scritto appena Woodstock è finita. Buona lettura!!

Siamo vivi, vivi! Siamo usciti dalle catacombe. Siamo sopra e oltre. Sopra al nulla della politica, oltre questa civiltà basata sul denaro e sul consumismo. Sopra e oltre. Io ci credo, voi ci credete. La Rete ci ha unito. Possiamo cambiare la società, il mondo solo se lo vogliamo. Cosa abbiamo da perdere? Ognuno vale uno. Chiunque di voi può fare la differenza, essere un leader. Ognuno è un leader se riesce a trasformare i suoi sogni in realtà. Oggi, qui, ci sono migliaia di ragazze e di ragazzi. Siete l’avanguardia di una Nuova Italia, un posto più bello di questo, onesto, più leggero, senza odi, senza mafie. Voi avete il vostro destino nelle mani, non fatevi comprare, non perdetevi dietro a falsi valori. Quando vi ricorderete di Woodstock, magari tra trent’anni, e vi domanderete cosa avete fatto per voi e per gli altri, che cosa vi risponderete? Cosa direte ai vostri figli? Potrete guardarvi allo specchio?
Noi siamo vivi in un Paese di morti, di vecchi che occupano ogni spazio e si credono eterni, che si nutrono di potere e si sono fottuti la vita. Noi non siamo in vendita, non siamo merce, non crediamo a una società basata sul profitto, sul PIL. Vogliamo tutto perché non abbiamo più niente. Non l’aria pulita, non l’acqua pubblica, non una scuola di eccellenza, neppure la sicurezza di un lavoro e quando lavoriamo la sicurezza di non morire sul lavoro. Gli operai di oggi sono al fronte, sono loro i partigiani che combattono per dare da mangiare ai loro figli e muoiono come topi nelle cisterne.
L’Italia non è una democrazia, il cittadino non è rappresentato in Parlamento, non può votare il proprio candidato. Il Parlamento è eletto dalla mafia, dalla massoneria, dai vertici dei partiti, non dai cittadini. Sei persone decidono per tutto il Paese. L’Italia è un sistema capitalistico/mafioso con le pezze al culo, basato sul debito pubblico e sulle concessioni dello Stato. Ogni italiano è indebitato per 30.000 euro.Il debito aumenta di 100 miliardi di euro all’anno, stiamo andando verso il default. Quando i soldi contaminano la politica, la politica diventa merda, si fa politica per i soldi, non per servizio civile, come dovrebbe essere. Il MoVimento 5 Stelle non vuole i soldi, vuole poter volare alto, far volare le sue idee. Non ha ideologie, ma idee. I partiti prendono un miliardo di euro di finanziamenti elettorali nonostante un referendum che li abbia proibiti, nessuno si scandalizza, passano tutti all’incasso.
L’equazione è semplice senza soldi spariscono i partiti, sono fatti di soldi, di niente. Che dignità può avere un parlamentare che matura la pensione dopo due a anni e mezzo di fronte a milioni di persone che la pensione non la vedranno mai, che moriranno prima di andarci, che devono maturare 40 anni di contributi?
Ci sono voluti tre anni perché la proposta di legge Parlamento Pulito venisse discussa alla Commissione del Senato. Tre anni, trentasei mesi, più di mille giorni perché quattro senatori muovessero il culo per ascoltare 350.000 cittadini che al rimo Vday di Bologna chiedevano delle cose semplici, scontate in un Paese appena normale: nomina diretta del candidato, due legislature, nessuno condannato in via definitiva. Ci hanno definiti populisti, demagoghi, qualunquisti, violenti, volgari solo perché volevamo riaffermare il principio di democrazia in questo Paese. I partiti sono morti, zombie che camminano, strutture del passato, costruzioni artificiali. Sono diventati barriere tra le persone e lo Stato. Lo Stato siamo noi, non i partiti. E’ finito il tempo della delega in bianco. Il cittadino deve entrare nelle istituzioni come servizio civile per un periodo limitato e poi tornare alla propria attività. Non esiste il politico di professione, esistono i mantenuti a vita di professione come Chiamparino, Fassino, D’Alema, come Maroni, Bossi e tutta la sua grande famiglia, come Andreotti, il prescritto per mafia che ha detto di Ambrosoli, uno dei pochi eroi di questo Paese, “Se l’è cercata!”.
Noi siamo vivi e loro sono morti, in decomposizione, se li tocchiamo moriremo anche noi. Parlano di alleanze, di percentuali, di schieramenti, ma in realtà parlano sempre e soltanto di una cosa: come conservare il loro potere. Il MoVimento 5 Stelle farà alleanze, anche una al mese, una alla settimana, ma solo con i cittadini, con i movimenti per l’acqua pubblica, per una libera informazione non finanziata dallo Stato, contro la TAV in Val di Susa, contro le centrali nucleari, contro la base americana di Dal Molin. L’Italia ripudia la guerra e spende più per armamenti che per opere di pace. Persino Bono degli U2 ci ha mandato a fanculo, non manteniamo le promesse di aiuti umanitari e spendiamo 15 miliardi di euro per 131 caccia bombardieri dagli Stati Uniti, finanziamo la più grande industria bellica del mondo e chiudiamo le scuole.
Il MoVimento 5 Stelle ha preso mezzo milione di voti senza finanziamenti, senza media, giornali, televisioni, ogni voto è costato solo 8 centesimi al MoVimento, nulla ai cittadini, grazie alla Rete, al passaparola. La Rete è anticapitalista, la politica si fa con le idee, non con il capitale.
Il portale del Movimento 5 Stelle è il luogo di incontro, di creazione delle idee, della condivisione delle proposte. Chiunque non sia già iscritto a un partito può iscriversi gratis. Gli iscritti potranno creare una lista civica, proporre un candidato e in futuro modificare il programma in stile Wikipedia, collegarsi in una rete sociale come in Facebook, scambiarsi esperienze. Gli iscritti al MoVimento 5 Stelle sono circa 100.000. 100.000 persone informate e motivate possono trasformare il Paese. Noi siamo “Altri” non esistiamo nei sondaggi, ma siamo gli unici ad avere un Programma creato in Rete, questo Programma va stampato, diffuso, discusso. Il MoVimento coincide con le sue proposte, con le sua azioni civili, con il suo Programma. Chi dice che facciamo proteste e non proposte è in malafede o un imbecille inconsapevole.
“Ora che il governo della Repubblica è caduto nelle mani di pochi prepotenti … ma chi, chi se è un uomo, può ammettere che essi sprofondino nelle ricchezze, che sperperino nel costruire sul mare e nel livellare i monti e che a molti manchi il necessario per vivere? Che costruiscano case e case l’una appresso all’altra e che molti non abbiano un tetto per la propria famiglia? Per noi la miseria in casa, i debiti, triste l’oggi e incerto il domani. Che abbiamo, insomma, se non l’infelicità del vivere?”
Non l’ho detto io, non è l’Italia di oggi, sono le parole di Catilina pronunciate nel 64 prima di Cristo a Roma. L’Italia non è cambiata in duemila anni, per questo può cambiare oggi, solo i pazzi credono nell’impossibile e noi siamo i pazzi della democrazia. Il MoVimento 5 Stelle è nato il giorno di San Francesco, 4 ottobre del 2009, Francesco era chiamato il pazzo di Dio, noi siamo i pazzi della democrazia. Crediamo sia possibile un mondo basato sull’equità sociale, sulla solidarietà, sul rispetto dell’altro, sul diritto alla felicità, in cui chiunque può volare.
Vogliamo tutto e lo vogliamo subito. Cosa abbiamo da perdere? Perché non crederci? Perché non lottare per il nostro futuro? Non abbiamo altro. Non abbiamo scelta.
Ognuno deve impegnarsi, ognuno conta uno.
Sopra e avanti.