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di L’Albatro

Dai dati che Michele Serra riporta nella sua rubrica “L’amaca” su laRepubblica, emerge un punto di vista differente e obiettivo riguardo ai risultati delle elezioni regionali appena trascorse.

La Lega su scala nazionale avrebbe ottenuto il 12% dei voti, e sappiamo che il suo elettorato è concentrato in appena un terzo del paese (difatti rimango sempre stupito quando questa riceve voti al Sud). Ora, fermo restando che la matematica non è fantasia, dodici su cento non costituisce maggioranza, e se vediamo che il PdL ha ottenuto il 30%, su scala nazionale il partito di Berlusconi e quello di Bossi messi assieme non raggiungono la maggioranza assoluta, ma al massimo un 42%.

Se consideriamo il Pd assieme all’IdV raggiungiamo il 33%: due partiti di opposizione che assieme superano la percentuale del partito di maggioranza (relativa, grazie al Porcellum) attualmente al governo.

Consideriamo il dato dell’astensionismo. Il Pd non è riuscito a convincere gli indecisi, i quali, di fronte ad un governo di annunci e promesse poco chiare ma roboanti, e un’opposizione pigolante, hanno deciso di stare a casa.

Link diretto ad un documento pdf contenente una scansione di un articolo di laRepubblica di martedì 30.03.10: “Astensionismo record, uno su tre non ha votato”.

Su repubblica.it c’è questo articolo, sempre sull’astensionismo, firmato Alberto D’Argenio.

“Un buon politologo [suggerirebbe] di domandarsi in quale altra democrazia al mondo un partito che ha il 12 per cento, per giunta concentrato in un solo terzo del territorio nazionale, verrebbe considerato padrone incontrastato della Nazione.” (Michele Serra)

L’unica paura che potremmo avere è che per la codardia di Berlusconi e della sua corte, interessata soltanto a mantenere intatti gli interessi del sultano, la Lega davvero ottenga più peso, in barba a quanto detto sopra ma soprattutto per il designarsi sempre maggiore di uno spettacolo osceno: un partito secessionista che mette sotto scacco il governo nazionale di cui è alleato, governo che per reggersi nella sua già fasulla immagine deve lasciare fare…

Passando all’opposizione, ho avuto un tuffo al cuore quando nei giorni successivi al risultato-sconfitta, il Pd non solo non ha avuto nemmeno un barlume di esame di coscienza, ma ha provato a interpretare i dati in modo positivo (della serie, “poteva andare peggio”) e ha anche aperto la strada al dialogo sulle riforme.

Questa è coerenza? Come si può indicare una strada credibile se si scende a patti, prostrandosi così facilmente con l’avversario fino a poche ore prima fortemente contrastato? Perché l’opposizione non sa indicare una propria priorità di riforme e poi battersi per questa? Perché non sa lanciare messaggi credibili, anche eclatanti? Perché hanno tutti paura?

All’ultima domanda vorrei proporre una risposta, forse un po’ generale, ma che mi piacerebbe completare con una discussione. Anche i personaggi dell’opposizione stanno seduti in Parlamento, hanno cariche di potere, visibilità e possibilità, conoscenze. Fare il sacrificio di rinunciare a tutto questo è davvero coraggioso, non solo per il  bagaglio di potere qua sopra descritto, ma anche “mentalmente parlando“.

Se mancano le idee si va poco lontano, la coerenza non è una  salda stretta delle proprie convinzioni, ma è amarle a tal punto da volerle rinnovare e migliorare sempre.

Berlusconi e i suoi lasciano passare del tempo sperando che si metta tutto a posto da solo, con interventi tampone e grandi maschere mediatiche a coprire la scarsa attività per il Paese.

L’opposizione lascia passare del tempo sperando che Berlusconi imploda, limitandosi il più delle volte ad analizzare sconfitte e insulti che le vengono rivolti: guardando sempre indietro non si accorge dei pali su cui va a zuccare, pali che ci sono sempre stati e che aveva ad ha deciso di ignorare (leggi “peso dei vecchi leader”, “poco coraggio”, “proteste senza proposte”, “eccessiva cautela”, …).

Si cerca un punto da cui ripartire. Voltiamo la testa e affrontiamo i pali…

di L’Albatro

Il ministro dell’Interno Maroni, in un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato un po’ di cosette che meritano menzione.
“Berlusconi sa che se vuole davvero fare la grande riforma non può che affidarsi alla Lega, noi siamo leali” – cioè se Berlusconi volesse fare le riforme per conto suo, la Lega si metterebbe di traverso. E’ ormai sempre più palese e chiaro che chi comanda davvero nel governo italiano della XVI Legislatura è la Lega Nord, un partito secessionista. Secondo Maroni le riforme da attuare subito sono l’istituzione del Senato federale e la modifica del Titolo Quinto della Costituzione, che definisce le regioni e le provincie. E’ riportato qua sotto, nella sua prima parte, l’articolo 114.

TITOLO V

LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI
Art. 114

La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.

I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.

Nelle visioni del ministro, “il sistema di competenze concorrenti tra Stato e Regioni ha creato un guazzabuglio con conflitti continui davanti alla Corte Costituzionale”. In parole povere si sono scontrati contro un muro costituzionale che garantisce l’autonomia delle regioni: il decreto “interpretativo”, legge ad partitum per riammettere il PdL alle elezioni regionali del Lazio e della Lombardia, non ha avuto effetto perché le elezioni regionali sono di competenza, guarda un po’, regionale, e il governo non può in alcun modo interferire con i governi locali.

La costituzione del Senato federale è naturalmente orientata al totem legista del federalismo. Trovo assurdo che uno Stato che vuole essere così fiero di sé stesso sia governato da una forza ambigua che vuole smembrarlo, non celebrare e 150 anni di storia unitaria: gli U.S.A. sono il grande esempio di federalismo, ma non dimentichiamo la dimensione degli States. Inoltre la loro storia contempla un certo periodo di divisione, seguito dall’unione federalista. Noi stiamo andando al contrario!

Secondo Maroni si deve attuare subito la riduzione dei parlamentari, subito. Sarebbe anche ora, anche se ricordo che Berlusconi in campagna elettorale aveva promesso meno ministri, che sono poi lievitati! Questa riforma è nelle idee del ministro destinata alla regia della Lega: “Ci vuole qualcuno che coordini e la regia deve essere la Lega. Del resto noi siamo il vero motore e dunque il soggetto giusto” – Attenzione! Sono loro il vero motore. E il governo non sarebbe sotto controllo?

Infine il ministro ribadisce la richiesta della separazione delle carriere per la magistratura, oltre che l’eliminazione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Su questo ultimo punto confesso una momentanea ignoranza, per cui invoco il mio compagno Aristofane, che ci illumini con i suoi studi giuridici!

(Fonte: articolo da reuters.it)

di Aristofane

Archiviato l’argomento “elezioni regionali”, stabiliti dei punti fermi quali quelli di cui si è scritto negli scorsi interventi e accertato che la maggioranza degli italiani non si rende pienamente conto (soprattutto a causa del regime mediatico) di come, con Berlusconi, l’Italia sia diventata un paese nel quale cultura, studio, impegno, merito, legalità, rispetto delle regole, Costituzione, divisione dei poteri, onestà, educazione, leggi, istituzioni, ricerca, energia pulita, ecologia e società multietnica sono disprezzati, derisi e guardati quasi con sospetto, sostituiti da arrivismo, valore assoluto dell’apparenza e della bellezza, impunità, evasione fiscale, disprezzo delle regole e di qualunque limite, maleducazione, esagerazione; stabilito questo, non dimentichiamoci che sta accadendo moltissimo altro in Italia e nel mondo. Accenniamo rapidamente i principali eventi, alcuni dei quali verranno ripresi con interventi più approfonditi nei prossimi giorni.

Il direttore del TG1, Augusto Minzolini, ha sollevato quattro giornalisti (Tiziana Ferrario, Piero Damosso, Massimo De Strobel e Paolo di Giannantonio), tra i più influenti del suo tg, dall’incarico di conduzione. Guarda caso proprio quelli che non avevano firmato il documento a favore del direttore dopo le accuse che quest’ultimo aveva subito dopo la falsa notizia dell’assoluzione di Berlusconi nel caso Mills (in relatà il Banana era stato prescritto). La vendetta è un piatto che va consumato freddo (ma nemmeno troppo).

Napolitano rinvia alle camere la legge sul lavoro. Che sia un pretesto per poi firmare l’imminente porcata contro le intercettazioni?

La Gelmini elimina la Resistenza dai programmi del liceo.

49 senatori del PD chiedono a Bersani un cambio di passo, dopo la sconfitta alle elezioni, consci di non poter competere con un partito in queste condizioni (mentre sul web si chiedono le dimissioni dei vertici democratici).

Cota, il nuovo presidente leghista del Piemonte, annuncia di voler bloccare la distribuzione della pillola abortiva, affermando di “essere per la difesa della vita”. Proprio come il suo capo Bossi con i fucili spianati contro terroni (come li chiamano loro) ed extracomunitari; o quello che voleva “eliminare i bambini degli extracomunitari”. Indovinate di che partito era.

La Russia è nel terrore a causa degli attentati kamikaze di questi giorni disseminati sul suo territorio. Gli attacchi sono stati rivendicati da Doku Umarov, leader dell’Emirato del Caucaso del Nord. Il terrorista ceceno è il più ricercato tra i ribelli al governo russo. L’obiettivo è cacciare la presenza russa e realizzare un emirato islamico nei territori di Daghestan, Cecenia, Circassia, Kabardino-Balkaria.

E’ stato sospeso per la terza volta Gioacchino Genchi, vicequestore di Polizia, in servizio da 23 anni. In passato ha lavorato con Giovanni Falcone e poi per cercare di scoprire, in mezzo a depistaggi di ogni genere, chi aveva ucciso proprio Falcone e Paolo Borsellino. Per anni ha lavorato in aspettativa sindacale privatamente; l’anno scorso è rientrato nei ranghi della Polizia, ma subito dopo è bastato un avviso di garanzia e una perquisizione realizzata dagli uomini del Ros e disposta dal Procuratore Achille Toro di Roma (procuratore aggiunto, ora dimissionario perché beccato a combinarne di cotte e di crude nello scandalo della protezione civile) perchè Genchi fosse sospeso dal servizio. Quello che gli veniva imputato era prima l’esistenza di un archivio illegale pieno di milioni di intercettazioni (inesistente), poi la risposta, su Facebook, ad un giornalista (Gianluigi Nuzzi) che gli aveva a sua volta scritto cose molto gravi su Facebook. Infine gli interventi al congresso di Italia dei Valori e ad un altro in Friuli. In ogni suo intervento aveva dato fastidio ai poteri forti (di diversi schieramenti) e promesso o fatto rivelazioni, complete di nomi, sull’effettivo svolgimento delle stragi di mafia e di altri misteri d’Italia e sulle loro cause. Forse per questo i comportamenti descritti sono stati ritenuti “gravemente lesivi del prestigio e dell’onore delle istituzioni” dal direttore generale della polizia Manganelli.
Intanto, alcuni tra i responsabili delle torture di Bolzaneto e della Diaz a Genova, durante il penultimo G8, sono stati mantenuti in servizio ed addirittura fatti avanzare di grado, nonostante i loro comportamenti da macellai (uno ha strappato la mano di un manifestante, un altro preso a calci in faccia un ragazzo di quindici anni). Costoro non hanno una condotta “lesiva del prestigio ecc.”? I tutori della legge non dovrebbero essere i primi a rispettarla? (Rimango ovviamente convinto che la stragrande maggioranza dei componenti delle forze dell’ordine faccia a pieno e con coscienza il suo lavoro).
(La parte in corsivo è tratta da questo video di Marco Travaglio, fonte della notizia)

di Aristofane

Le ragioni della vittoria del centrodestra sono molteplici. E’ impossibile sviscerare a pieno la questione, ma vorrei accennare quelle secondo me più importanti.

Della pochezza di parte dell’opposizione ho già parlato nell’intervento precedente. Sono convinto che fino a quando il partito democratico non si deciderà a porsi come valida alternativa a Berlusconi ed al berlusconismo, non riuscirà mai a recuperare quella parte dell’elettorato che ha perso e a suscitare di nuovo l’interesse delle persone. E’ questa la sfida che il partito di Bersani deve lanciare a se stesso e vincere: opporsi al centrodestra, proponendo una politica pulita, libera da compromessi, accordi sottobanco e ricatti. Ed invece continua a restare sulla stessa lunghezza d’onda del monarca, a strizzare l’occhio, a “dialogare”, a “cercare riforme condivise”. Il modello che si deve offrire deve essere diametralmente opposto, fresco, nuovo. E per fare ciò è essenziale liberarsi della zavorra di alcuni grandi vecchi, a partire da D’Alema, continuando con Fassino, Latorre, Violante e lo stesso Bersani.

Inoltre, l’occupazione militare della televisione ad opera di Berlusconi, soprattutto negli ultimi giorni, con interventi ed interviste fiume a tutti i telegiornali ed a molte trasmissioni è poi stata, alla fine dei conti, funzionale agli scopi del sovrano catodico. Il mancato rispetto delle leggi sul silenzio elettorale, insieme all’ormai consueto monopolio assoluto della televisione, ha sortito l’effetto che è suo proprio, ovvero ha ipnotizzato il telespettatore.

L’exploit della Lega è,a mio parere, dovuto ad una politica demagogica di demonizzazione degli immigrati. Non viene proposto qualcosa di concreto, ma si fa semplicemente leva, come peraltro fa Berlusconi, sui bassi istinti della gente.

Accanto a queste, vi sono molte altre ragioni. Ma dobbiamo ricordare un’altra cosa, fondamentale: il fortissimo astensionismo, il grande rifiuto di una buona parte di italiani di votare ancora una volta per il meno peggio o per qualcuno che non si occupi di loro o non li rappresenti. Questo è un enorme problema, che la politica italiana deve affrontare e del quale si deve preoccupare. La politica, anche se dirlo può sembrare banale, deve essere vicina alla gente, ascoltarla, aiutarla, per tornare ad entusiasmarla.

Come ha detto una persona che stimo molto, la politica che entusiasma è una politica come quella di Obama: di chi conosce i problemi dei suoi cittadini, si impegna a risolverli e mette in gioco il suo prestigio, il suo consenso, il suo potere e se stesso per raggiungere l’obiettivo più importante: il benessere del suo Paese.

di Aristofane

(comunicazione di servizio: questo intervento vuole essere un riepilogo relativamente imparziale dei risultati delle elezioni regionali del 29/30 marzo, i commenti seguiranno a breve)

Una disfatta del centrosinistra. Questo è stato il risultato delle elezioni regionali che si sono appena concluse (qualsiasi cosa dicano gli uomini di partito). L’Italia rinnova la sua cartina politica, dando grande spazio al verde Lega. Dando un’occhiata ai dati definitivi, infatti, risulta chiaro come, ancora una volta, il PD sia stato incapace di vincere.
Analizziamo la situazione.

Il centro sinistra ha conservato Liguria e Puglia (con la bella vittoria di Vendola), oltre alle regioni “rosse” (Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata), ottenendo in queste ultime vittorie anche schiaccianti.
Ma allo stesso tempo è stato sconfitto pesantemente in Lombardia e Veneto ed ha perso malamente Calabria e Campania. Lazio e Piemonte sono state teatro di lotte all’ultimo voto, risoltesi poi a favore rispettivamente della Polverini e di Cota. La situazione è quindi ora di 7 regioni in mano al centrosinistra e 6 al centrodestra, a fronte dell’11 a 2 precedente.

Di nuovo, il partito democratico ha mostrato la sua debolezza, commettendo molti errori in diverse regioni, per esempio candidando in Calabria di nuovo Loiero, vecchio arnese ormai scaduto e proponendo (ed imponendo) in Campania De Luca, personaggio già condannato anni fa, che ha mostrato di che pasta è fatto attaccando Grillo, Travaglio, padre Alex Zanotelli e sposando la causa degli inceneritori. Il partito di Bersani ha inoltre pagato una politica nazionale fatta di pigolii in risposta alle urla degli avversari, di prese di posizione timide e di aperture continue verso Berlusconi.

L’IdV esce da queste elezioni confermando sostanzialmente i risultati delle europee del 2009, attestandosi come un alleato importante. In alcune regioni (Liguria, Basilicata, Umbria, Lazio) il partito di Di Pietro ha ottenuto ottimi risultati, giungendo anche al 10%.

Dall’altra parte, il PdL perde voti, e si attesta su un 26,7% ben lontano dagli standard del partito berlusconiano degli anni precedenti. Berlusconi dovrà ora fare i conti con una Lega sempre più forte, che in Veneto, Lombardia e Piemonte ha ottenuto risultati incredibili. Bossi, consapevole del peso del suo partito, pretenderà un ruolo di peso nelle decisioni del governo, spingendo sull’acceleratore per quanto riguarda i temi del federalismo e dell’immigrazione. Il sultano (o sulnano) avrà delle belle gatte da pelare.

Una grande sorpresa, infine, sono stati i risultati delle Liste a 5 Stelle promosse da Beppe Grillo. Clamoroso è stato il 7% di Giuseppe Favia in Emilia Romagna, che si aggiunge ai buoni esiti delle votazioni in Piemonte, Lombardia, Veneto e Campania. Questa è stata la miglior risposta a chi pensava al voto per il Movimento come un semplice voto di protesta. L’ottimo risultato ottenuto a queste elezioni dà il via a qualcosa di nuovo, che può, col tempo, proporsi come alternativa e pungolare le altre forze politiche a fare del loro meglio.