Archivio per dicembre, 2010

Il nuovo anno

Pubblicato: 31/12/2010 da Martino Ferrari in Montelfo

Ultimo giorno dell’anno. Ne sono successe di cose. Nella nostra vita e in quella del nostro paese. Alcune belle, altre meno. Ma è sempre così, no? Altrimenti, la vita non varrebbe probabilmente la pena di essere vissuta. Non ci resta che augurare a tutti voi internauti un buon principio. Speriamo che questo 2011 sia foriero di novità positive per tutti!! Auguri!!

 

Aristofane e L’Albatro

Fine dell’anno all’insegna del pessimismo per Ernesto Galli della Loggia, editorialista del Corriere della Sera. Di seguito il suo pezzo pubblicato sul giornale oggi. Un articolo (finalmente) in gran parte condivisibile. Buona lettura.

Non vanno bene le cose per l’Italia. Prima che ce lo dicano le statistiche – comunicandoci per esempio un dato lugubre: che nel 2010 il reddito pro capite degli italiani sarà in termini reali inferiore a quello del 2000 – ce lo dice una sensazione che ormai sta dentro ciascuno di noi e ogni giorno si rafforza.

Basta che ci guardiamo intorno per scorgere un panorama sconfortante: abbiamo un sistema d’istruzione dal rendimento assai basso; una burocrazia sia centrale che locale pletorica e inefficientissima; una giustizia tardigrada e approssimativa; una delinquenza organizzata che altrove non ha eguali; le nostre grandi città, con le periferie tra le più brutte del mondo, sono largamente invivibili e quasi sempre prive di trasporti urbani moderni (metropolitane); la rete stradale e autostradale è largamente inadeguata e quella ferroviaria, appena ci si allontana dall’Alta velocità, è da Terzo mondo; la rete degli acquedotti è un colabrodo; il nostro paesaggio è sconvolto da frane e alluvioni rovinose ad ogni pioggia intensa, mentre musei, siti archeologici e biblioteche versano in condizioni semplicemente penose. Per finire, tutto ciò che è pubblico, dai concorsi agli appalti, è preda di una corruzione capillare e indomabile. C’è poi la nostra condizione economica: abbiamo contemporaneamente le tasse e l’evasione fiscale fra le più alte d’Europa, mentre gli operai italiani ricevono salari ben più bassi della media dell’area-euro; il nostro sistema pensionistico è fra i più costosi d’Europa malgrado le numerose riforme già fatte e siamo strangolati da un debito pubblico il pagamento dei cui interessi c’impedisce d’intraprendere qualunque politica di sviluppo. Ancora: nessuno dall’estero viene a fare nuovi investimenti in Italia, ma gruppi stranieri mettono gli occhi (e sempre più spesso le mani) su quanto resta di meglio del nostro apparato economico-produttivo; nel frattempo il processo di deindustrializzazione non si arresta e la disoccupazione, specie giovanile, resta assai alta.

Nessuno di questi mali ha un’origine recente, lo sappiamo bene. Non paghiamo cioè per errori di oggi o di ieri: o almeno non solo per quelli. È piuttosto un intero passato, il nostro passato, che ci sta presentando il conto. Oggi cominciamo a capire, infatti, che qualche tempo fa – quando? nel ’92-’93? un decennio dopo con l’adozione dell’euro? – si è chiuso un lungo capitolo della nostra storia. Nel quale siamo diventati sì una società moderna (qualunque cosa significhi questa parola), ma pagando prezzi sempre più elevati, accendendo ipoteche sempre più rischiose sul futuro, chiudendo gli occhi davanti ad ogni problema, rinviando ed eludendo. Prezzi, stratagemmi, rinvii, che negli Anni 70-80 hanno cominciato a trasformarsi in quel cappio al collo che oggi sta lentamente strangolando il Paese.

Lo sappiamo che le cose stanno così. Ce ne accorgiamo ogni giorno che l’Italia perde colpi, non ha alcuna idea di sé e del suo futuro. Ma ci limitiamo a pensarlo tra noi e noi, a confidarcelo nelle conversazioni private. Avvertiamo con chiarezza che avremmo bisogno di bilanci sinceri e impietosi fatti in pubblico, di un grande esame di coscienza, di poterci specchiare finalmente e collettivamente nella verità. Che ci servirebbero terapie radicali. Invece sulla scena italiana continua a non accadere nulla di tutto ciò.

Chi dovrebbe parlare resta in silenzio. Resta in silenzio il discorso pubblico della società italiana su se stessa, consegnato ad una miseria che diviene ogni giorno meno sopportabile. Ma soprattutto resta in silenzio la politica, divisa tra lo sciropposo ottimismo di Berlusconi, il suo patetico «ghe pensi mi» da un lato, e la vacuità dei suoi oppositori dall’altro. Bersani, La Russa, Bossi, Fini, Bondi, Vendola, Verdini, Di Pietro, Casini, e chi più ne ha più ne metta credono di parlare al Paese con le loro dichiarazioni, le loro interviste, i loro attacchi a questo o a quello, i loro progetti di alleanze, di controalleanze e di governi: non sanno che in realtà se ne stanno guadagnando solo un disprezzo crescente, ne stanno solo accrescendo la distanza dal loro traballante palcoscenico. Sempre più, infatti, la loro produzione quotidiana di parole suona eguale a se stessa: ripetitiva, irreale, ridicola. Mai una volta che uno di essi proponga al Paese una soluzione concreta per qualche problema concreto: chessò, come eliminare la spazzatura a Napoli, come attrarre investimenti esteri in Italia, come finire la Salerno-Reggio Calabria prima del 3000, come iniziare a risanare il debito pubblico. Mai: anche se a loro scusante va detto che nel solcare quotidianamente l’oceano del nulla sono aiutati da un sistema dell’informazione anch’esso perlopiù perduto dietro la chiacchiera, il «retroscena», il titolo orribilmente confidenziale su «Tonino» o «Gianfri», il mortifero articolo di «costume».

Nelle pagine e pagine dedicate dai giornali alla politica diventa sempre più difficile distinguere il vero dal falso, scorgere qualche spicchio di realtà tra i fumi dell’aria fritta. È così che alla fine siamo condannati a questo necessario, disperato, qualunquismo. Agli italiani non sta restando altro. Disperato perché frutto dell’attesa vana che finalmente da dove può e deve, cioè dalla politica, venga una parola di verità sul nostro oggi e sul nostro ieri. Una parola che non ci esorti – e a che cosa poi? A credere in un ennesimo partito, in un’ennesima combinazione governativa? – ma che ci sfidi: ricordandoci gli errori che abbiamo tutti commesso, i sacrifici che sono ora necessari, le speranze che ancora possiamo avere. Per l’Italia è forse iniziata una corsa contro il tempo, ma non è affatto sicuro che ce ne resti ancora molto.

24 dicembre

Pubblicato: 24/12/2010 da Martino Ferrari in Aristofane, L'Albatro, Montelfo, Pensieri

Oggi è la vigilia di Natale. La prima che passiamo insieme su questo blog. Quando si avvicina questo periodo dell’anno, nonostante sia d’accordo sul fatto che anche questa bellissima festa è stata commercializzata e resa un business, non posso fare a meno di provare qualcosa di particolare. Non sono i regali, non è il fatto che “si è tutti più buoni” (cosa ovviamente falsa). Non è nulla di tutto ciò. Ma sento dentro una bella sensazione, nonostante le mille cose a cui pensare e da preparare. Forse è l’occasione di passare del tempo con la mia famiglia. Tra università, studio, lavoro, impegni di tutti, durante l’anno ci si vede poco, non si riesce a condividere tutto quello che si vorrebbe. Quando si può stare un po’ insieme, si superano le liti quotidiane, i problemi di sempre, le discussioni. Forse è questo. Non lo so. Fatto sta che, vi sembrerò ingenuo, ma il Natale mi piace e mi trasmette sempre qualcosa. Spero che sia così anche per voi, che ognuno a suo modo sappia trovare in questi giorni un po’ di serenità e di riposo, necessari in un mondo frenetico e superficiale. Magari questi giorni non saranno esattamente come li vorremmo. Magari preferiremmo più vacanza o più neve o più buone notizie o meno parenti. Ma credo che sia importante vedere il lato positivo e godersi il momento. E dopo ci ritroveremo qui, pronti ancora a discutere, parlare e lottare. Come sempre.

Buon Natale a tutti.

Aristofane

 

La vigila è qui. Sono qua sul divano, accanto all’albero illuminato. Il fuoco scricchiola nella stufa, appena accesa. Tra poco si inizierà a preparare pranzo, cena, pranzo di Natale e forse anche qualcosa per Santo Stefano. Forse questo festival gastronomico è diretta conseguenza di avere una nonna emiliana…

Sebbene un mese fa mi fossi arrovellato sul Natale imminente (e sebbene ad alcuni fossi sembrato un po’ troppo critico), e in questo momento la mia idea non si scosti troppo dal Feliz Navidad di trenta giorni addietro, ora sono abbastanza rilassato. Spero che lo siate anche voi, è forse il momento migliore per recuperare energie preziose per gennaio: esami, lavori nuovi, nuovi progetti, concorsi, lotte, politica. Alla fine il Natale, spogliato dell’ipocrisia, è un buon periodo, forse basta viverlo in modo semplice, scaricando i tiranti di questa “società” per comprare e non solo…

Basta, buon Natale cari naviganti.

L’Albatro

Da qualche giorno sui più diffusi quotidiano nazionali (Corriere, Repubblica), ma in generale su tutti i quotidiani nazionali (meno il Fatto) appaiono delle pubblicità formate da grossi scacchi neri e bianchi. Al loro interno, frasi sull’energia nucleare. Nero è contro, bianco è pro. Sottile gioco psicologico. Il Forum nucleare italiano chiede la nostra opinione, ma in realtà ci suggerisce, in maniera subdola, quale dovrebbe essere (il presidente del Forum è Chicco Testa,quello che voleva spaccare la faccia a Tozzi).

Le pubblicità (più spot come quello del video soprastante che appariranno su Mediaset, Sky, La7, Rai e in stazioni, aeroporti, web, cinema) è la parte principale della massiccia campagna che Enel sta portando avanti per promuovere il nucleare nel nostro Paese, stanziando circa 20 milioni di euro per l’operazione. Vorremmo sapere anche chi paga, quanti finanziamenti provengono da enti pubblici e statali.

Ma è la prima volta che assistiamo ad una campagna pro atomo di queste dimensioni. Oggi, con Sette (allegato del Corriere), c’era in regalo un dvd con la seguente didascalia: “Alessandro Cecchi Paone ci accompagna alla scoperta dell’energia nucleare […] per farci conoscere da vicino una tecnologia sicura, rispettosa dell’ambiente, capace di ridurre la dipendenza energetica dall’estero e rilanciare lo sviluppo del nostro Paese”. San Nucleare insomma, meno male che c’è. Non si capisce perchè non l’abbiamo ancora adottato.

Forse perchè tutto questo non è vero. Prendiamo le frasi della pubblicità del Forum prima citata, quella che appare sui giornali: “”Ci spaventano i residui radioattivi, ma non i miliardi di tonnellate di CO2 che immettiamo nell’atmosfera… pensiamo che il nucleare sia costoso però non pensiamo a quanto potrebbe farci risparmiare sulla bolletta… la tecnologia a rischio zero non esiste ma forse non sappiamo che gli scienziati ci garantiscono altissimi livelli di sicurezza… ci preoccupiamo per il futuro dei nostri figli ma non del fatto che tra 50 anni non potranno più contare solo sull’energia da combustibili fossili“.

Vediamo un po’: il nucleare ha bisogno dell’uranio, che è presente in quantità scarsissime, costa sempre di più e forse finirà prima del petrolio; le scorie radioattive rimangono per sempre (e non esiste posto al mondo dove possano essere definitivamente stoccate, visto che a contatto con l’acqua esplodono e non c’è posto sulla terra dove l’acqua non arrivi mai, secondo quanto dicono autorevoli studi), mentre la CO2 è evitabile, puntando sulle energie rinnovabili; nessuna assicurazione al mondo assicura una centrale nucleare, visto che i livelli di sicurezza non sono altissimi. per niente; costruire una centrale costa miliardi e altri miliardi ci vogliono dopo venti o trent’anni per chiuderla. E chi paga? Provate ad indovinare.

La verità è che ci sono enormi interessi dietro all’energia nucleare. Soldi, soldi, sono sempre loro il motivo. Se ne sbattono di malattie, rischi e costi e del referendum che gli italiani hanno fatto nel 1987 e con il quale si sono espressi contro l’energia nucleare. Questa storia deve finire, perchè questa campagna è propaganda, non informazione. Qualsiasi giornale o tv si presti ad accogliere la pubblicità è complice, vende la sua dignità e credibilità per denaro. E’ ora di finirla.

Dopo Natale, pubblicheremo un articolo nel quale smentiremo le bugie che Umberto Veronesi, altro volto che si è prestato agli spot pro nucleare, rifila agli italiani. Intanto date un’occhiata al decalogo antinucleare di Greenpeace.

Stay tuned.

Ecco a voi le allucinanti e deliranti parole di due giovani conduttori di Radio Padania sulle manifestazioni studentesche. Ricordiamo che la radio è quella di uno dei partiti che governa l’Italia. E sentiamo questi cerebrolesi invitare i poliziotti a “picchiare duro e spaccare un po’ di ossa a quei bastardi”.

Cliccate qui per sentire le parole di Radio Padania.


(nella foto: donna a Kabul)

di Massimo Fini (da il Fatto Quotidiano del 18/12/2010)

Un’ottantina di celebrità del mondo dello spettacolo, della letteratura, della politica ha firmato sul Times un appello, inviato formalmente all’ayatollah Alì Kamenei e al presidente iraniano Ahmadinejad, intitolato “liberate Ashtiani”, più universalmente nota come Sakineh. È una bella compagnia. Ci sono il premio Nobel per la Letteratura V.S. Naipaul, gli attori Robert Redford, Juliette Binoche, Robert De Niro, Colin Firth, il cantante Sting, il leader dei laburisti britannici Ed Miliband, l’ex ministro degli Esteri francese Kouchner, la vedova di Harold Pinter Antonia Fraser e naturalmente l’immancabile Bernard-Henry Lévy che si è auto eletto campione dei “diritti umani”.

Nell’appello si sottolinea, fra le altre cose, che Sakineh, data a priori per innocente, è in carcere da cinque anni, mentre l’uomo accusato dell’omicidio del marito di lei, dato, chissà perché, per sicuro colpevole, è libero. Costoro che si rivolgono alle autorità iraniane non conoscono nemmeno la legge islamica per la quale il verdetto definitivo spetta ai parenti della vittima il cui perdono, se c’è, annulla la pena. E poiché il parente più vicino alla vittima, oltre al figlio, era la moglie, Sakineh appunto, è ovvio che abbia perdonato l’amante che gli ha fatto il favore di uccidere il marito diventato, per entrambi, ingombrante.

Mi piacerebbe che tutte queste “anime belle” lanciassero anche un altro appello: “Liberate l’Afghanistan”. Liberatelo, egregio signor Bernard-Henry Lévy, egregio signor Redford, egregio signor Miliband, dalle truppe straniere che lo occupano e che appartengono alle nazioni di cui voi siete così illustri esponenti. In Afghanistan, con un calcolo al ribasso, sono state 60 mila le vittime civili della guerra. Secondo un rapporto dell’Onu del 2009 “la maggioranza delle vittime civili è stata causata dai bombardamenti della Nato”. Ma anche le altre non ci sarebbero se la presenza delle truppe occupanti non provocasse la reazione degli insorti che, di fronte a un esercito invisibile che combatte con i droni, i Dardo e i Predator, aerei senza equipaggio ma dotati di missili micidiali, teleguidati da Nellis nel Nevada e da una base segreta in Inghilterra, o con gli irraggiungibili B52 che bombardano da diecimila metri di altezza, sono costretti ad accompagnare le classiche azioni di guerriglia con attacchi di tipo terroristico estranei, fino al 2006, alla pratica afghana e talebana.

Gli americani bombardano a tappeto i villaggi alla ricerca di talebani. Ma poiché tutti gli uomini validi sono a combattere, nei villaggi ci sono solo vecchi, donne e bambini (in Afghanistan il 40% dei ricoverati in ospedale sono bambini al di sotto dei 14 anni). Il numero delle donne uccise in Afghanistan è quindi altissimo. E non sono donne che hanno somministrato al marito una pesante dose di sonnifero perché l’amante potesse ucciderlo con sette scariche elettriche. La loro sola colpa è di essere donne afghane e di vivere in un Paese in cui qualcuno, venuto da lontano, i Bernard-Henry Lévy, i Miliband, i Kouchner, i Redford, i Robert De Niro, ha deciso di imporre loro di liberarsi dal burqa e, più in generale, di piegare una popolazione che nella   stragrande maggioranza non ne vuol sapere ai costumi, agli usi, alle istituzioni, alle leggi degli occidentali.

Questo massacro di donne non vi dice nulla “anime belle”? Queste donne innocenti non hanno diritto al vostro interesse? No, per voi il simbolo della libertà rimane Sakineh, un’adultera assassina. Le donne, spesso incinte, spesso spose nel giorno delle nozze, massacrate a decine di migliaia dai vostri bombardieri, in nome della libertà s’intende, sono solo dei semplici, inevitabili, “effetti collaterali”. Liberate Sakineh! Sporcaccioni.