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Marco Travaglio si chiedeva ieri su Il Fatto Quotidiano come sia davvero la situazione del caso elezioni anticipate. Davvero si avrebbe un trionfo sicuro del PdL?

IO VOTO ZINGARETTI

di Marco Travaglio

(da Il Fatto Quotidiano, 22/08/2010)

Ma chi l’ha detto che, se si vota, rivince il Cainano? Ora che i sondaggi danno il Pdl senza Fini al 28% (-10 sulle elezioni del 2008), la Lega al 12 (+ 2) e Fini al 6 (prim’ancora che fondi il partito), i leader del Pd potrebbero riattivare per un attimo le loro attività cerebrali, senza esagerare s’intende, e porsi una domanda semplice semplice: che senso ha seguitare a blaterare di governi tecnici, balneari, istituzionali, “di responsabilità” e altre ammucchiate politichesi? Che senso ha mostrarsi atterriti e tremebondi all’ipotesi di votare, dando l’impressione di aver già perso e di voler cacciare B. con manovre di palazzo, a tavolino, “a prescindere” dagli elettori? Un conto è la legittimità costituzionale di un governo diverso, che è fuori discussione: il fatto stesso che Cicchitto e Schifani dicano che non si può è la miglior prova che si può. Un altro conto però è l’opportunità di farlo. Certo, se in Parlamento esistesse una maggioranza pronta a rifare la legge elettorale per restituire il voto ai cittadini e a risolvere il conflitto d’interessi per levare tv e giornali a B., varrebbe la pena provarci. Ma siccome quella maggioranza non esiste, è inutile parlarne. Tanto poi, un giorno o l’altro, a votare bisognerà pur andarci. E allora tanto vale andarci in primavera (prima i tempi tecnici non lo consentono) costringendo B. a spiegare agli elettori il catastrofico flop della maggioranza più ampia della storia repubblicana, evaporata nel breve volgere di due anni. Rinviare tutto di un anno o più significherebbe invece regalargli una formidabile arma propagandistica e consentirgli di parlare non dei suoi fiaschi, ma dei “ribaltonisti” che volevano sovvertire la volontà popolare. Era da tempo che B. non se la passava così male. A parte le condizioni fisiche, impietosamente immortalate dalle immagini dell’altroieri quando s’è presentato a Palazzo Grazioli in tuta da benzinaio proferendo frasi sconnesse in spagnolo maccheronico (“estamos a la cabeza de la civilizaciòn”), sono le condizioni politiche che vanno a picco. Cacciando Fini e i finiani senza pallottoliere ha perso la maggioranza alla Camera e ora, se lo molla pure Pisanu, anche al Senato. Il linciaggio mediatico contro Fini e famiglia s’è rivelato un mezzo boomerang: il presidente della Camera è ancora in piedi e non ha perso nessun fedelissimo, nemmeno i morbidoni alla Moffa (nomen omen). Il vertice domiciliare con la servitù ha partorito un documento di 13 pagine che si può riassumere in tre parole: “Salvatemi dai processi”. Sai che novità. Se a dicembre la Consulta gli boccia il legittimo impedimento, a gennaio torna imputato e a primavera potrebbe essere condannato per Mills e per Mediaset. Ovvio che, per batterlo alle elezioni, questo Pd a encefalogramma piatto non basta. Ma chi l’ha detto che il Pd debba restare così? Dipende dagli elettori di tutto il centrosinistra: solo loro possono costringerlo a cambiare, prepensionando il museo delle cere che lo dirige. Per questo, su ilfattoquotidiano.it, abbiamo lanciato le primarie online, che in tempo di vacanze hanno già raccolto 20 mila risposte in tre giorni. Proviamo per un attimo a immaginare se, al posto di Bersani, ci fosse Nicola Zingaretti. Ha 45 anni, governa bene la Provincia di Roma, dove ha vinto le elezioni mentre Rutelli le perdeva, non è chiacchierato, non ha scandali né scheletri nell’armadio, ha una bella faccia pulita e normale, è pure il fratello del commissario Montalbano (il che non guasta), non s’è mai visto a Porta a Porta, ha ottimi rapporti con Vendola e parla un linguaggio che piace ai dipietristi. Intervistato da IoDonna, alla domanda “La qualità che preferisce in un uomo?”, ha risposto “L’onestà”. “E in una donna?”. “L’onestà”. Poi ha mandato a quel paese Chiamparino sulla batracomiomachia pro o contro l’invito a Cota alla festa del Pd: “Basta con la subalternità culturale alla destra, basta dare corda al Pdl o alla Lega in cambio di qualche spazietto su giornali e tv”. C’è chi, con molto meno, potrebbe perfino vincere le elezioni.

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di Aristofane

La legge bavaglio ha ottenuto la fiducia al Senato. Il governo Berlusconi ha posto la trentaquattresima fiducia su un suo provvedimento. Un record. Ma è questa la volontà del re: decidere da solo, fregandosene della Costituzione, eliminando la discussione in Parlamento, silenziando le minoranze.

Ma, in questo caso, speriamo che la legge passi nella sua versione peggiore. Così potremo vedere se Napolitano firmerà questa ennesima porcata (come è probabile, visto che ha contribuito a redigerla) e verrà ancora una volta meno al suo ruolo di difensore della Costituzione e rappresentante della Repubblica. E poi assisteremo ad un’altra figuraccia del governo di fronte alla Corte Costituzionale o alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che sicuramente inceneriranno la legge dopo il ricorso di qualche gudice, giornalista o semplice cittadino.

La disobbedienza civile annunciata da tanti giornalisti ed intellettuali è l’unica reazione possibile. A questo link potete trovare numerosi articoli sul tema, firmati da Saviano, Padellaro, Rodotà, De Magistris, Flores d’Arcais, Travaglio, Giulietti, Barbacetto, Ingroia e molti altri. Sono tutti impazziti, vaneggiano parlando di regime e di violazione dei diritti fondamentali, di impossibilità di svolgere le indagini? Non credo che nessuno, in buona fede, possa dirlo.

Intanto, come sempre, il PD annuncia opposizione strenua e feroce per poi lasciare da soli i senatori dell’IdV ad occupare per una notte l’aula del Senato. Come sempre il partito di Bersani, nel momento più importante, miagola e non fa vera opposizione. E si lamenta perchè perde autorevolezza ed elettori. Forse dovrebbe chiedersi qual è il motivo.

Quindi, avanti, che approvino questa legge bavaglio, salva-criminali, ammazza indagini. Assestino un altro colpo alla democrazia. Ci allontanino dalla libertà. Noi cittadini ci faremo sentire, come già stiamo facendo, ognuno con le armi che ha. Sicuri che, prima o poi, anche questo schifo di regime strisciante, ipocrita e criminale finirà. E noi giovani, in quel momento, noi persone oneste, perbene, volenterose, che abbiamo sopportato e faticato, guarderemo chi prima comandava cadere, e rideremo della loro inevitabile sconfitta.

(Leggi tutti gli articoli di giornalisti ed intellettuali contro la legge bavaglio e guarda il video di Camilleri, Beha, Colombo e tanti altri)

di L’Albatro

IO CREDO che a proposito di queste elezioni ci sia ben poco da commentare. Direi infatti che Aristofane ha già riassunto tutto in modo eccellente nel suo precedente intervento: pochezza dell’opposizione, occupazione delle televisioni da parte di Berlusconi, la crescita della Lega e l’astensionismo. Non intendo quindi riprendere i commenti già fatti per dare ragione punto per punto il mio amico. Piuttosto vorrei cercare di capire cosa possiamo fare per cambiare le cose. Perché così non va proprio.

Sto facendo una gran fatica a scrivere, non riesco a definire l’impressione che ho ricevuto da queste elezioni. Partiamo dalla prima parola al riguardo che mi viene in mente: è senz’altro la parola “arroganza”.

Arroganza: s.f., opinione esagerata dei propri meriti, presunzione; asprezza di modi.

Berlusconi viola una legge dopo l’altra, pare quasi che a casa tenga un album che alla sera sfoglia alla ricerca di qualche legge mancante da infrangere. Anche se ha le proprie predilette. Puntuale infatti tiene un mini-comizio al seggio della scuola elementare in cui va a votare.

Repubblica.it del 28 marzo 2010: “Un mini-comizio al seggio del presidente del Consiglio, che è arrivato alle 11.45 al seggio elettorale numero 502 per votare nella scuola media Dante Alighieri, via Scrosati, a Milano. Al termine delle operazioni di voto, dopo le foto rituali di un numero cospicuo di fotografi e cameramen di varie televisioni, il capo del Governo ha detto: “Se molliamo ci troviamo Di Pietro. Non bisogna mollare. Il clima è preoccupante ed è quello che è stato creato da una campagna elettorale che tutti sanno come si è sviluppata e quali argomenti siano stati messi in campo“.

Repubblica.it del 13 giugno 2004: “[…]Parlare di percentuali, attaccare gli avversari con le urne aperte, è troppo per un centrosinistra già sul piede di guerra per l’ “occupazione” delle tv da parte del premier. Così, per evitare che l’ ultima esternazione approdi sul piccolo schermo, la lista unitaria avverte: «Noi ci atteniamo a questo silenzio e diffidiamo i mezzi di comunicazione dal riportare, in violazione della legge, dichiarazioni o comizi tenuti nei seggi elettorali[…]»“.

Anche il resto dell’articolo è molto interessante. Giù sei anni fa Berlusconi infrange la regola del silenzio stampa e dei 200 metri di distanza dall’ingresso dei seggi elettorali per fare propaganda politica. Inoltre si notava una sua invasione dello spazio televisivo. A quel primo siparietto reagì Fassino, che chiamò l’allora ministro dell’interno Pisanu per “protestare e rappresentargli la gravissima violazione della legge elettorale messa in atto dal presidente del Consiglio“. Polemiche senza seguito.

L’ultima occasione è l’ennesima dimostrazione del vero potere di Berlusconi, che è innegabile. Nemmeno una voce si è levata quando è arrivato puntuale il siparietto elettorale. E’ come se lo si stesse aspettando, e, sinceramente, quando ho saputo che era di nuovo accaduto, nemmeno io ho provato molta sorpresa. Mi sono chiesto però da quanto va avanti questa abitudine, e ho scovato la notizia del 2004. A dir la verità c’è la documentazione di un proto-mini-comizio già nel ’99, ma i fatti più gravi sono proprio questi ultimi avvenuti, e per “ultimi” parliamo di ben sei anni!

È questa la forza di Berlusconi: in questo caso (ah, come in molti altri!) infrange la legge una prima volta, poi una seconda (2006, al seggio con la madre) e il gioco nelle occasioni successive è fatto! Il pensiero inconscio non è più “aspettiamo due giorni di silenzio per poi sapere il risultato e i commenti”, ma “chissà se anche questa volta Silvio dirà qualcosa al seggio, o fuori”. Mi pare che sotto a questo si celi una specie di morbosa ammirazione, verso chi è potente e in virtù di questo può permettersi di infrangere qualche regolina. Bene, si può anche dire che questo è nel DNA italiano, l’ammirare e imitare la furberia, ma non stiamo discutendo attorno ad una regola da niente: quest’uomo, Presidente del Consiglio, ha violato la legge elettorale del nostro Stato. Sono lui e la sua Banda Bassotti a infrangere le regole che assicurano lo svolgimento sicuro di tutte quelle operazioni necessarie per la realizzazione, nel voto, della Democrazia; sono queste operazioni rendono possibile la “legittimazione popolare”, tanto sbandierata da questi politici nella propria perenne autoassoluzione…e non i sondaggi.
Se invece accade che degli abruzzesi, la domenica del voto (come fanno ogni domenica, da un mese a questa parte), vogliono spalare le macerie dalla loro città ancora deserta e pericolante, vengono loro sequestrate le carriole, in quanto stanno violando la legge sul silenzio elettorale. Cliccare per credere. Manifestazione (?!?) non autorizzata.

È questa la forza di Berlusconi: abituare il popolo a continue dichiarazioni plateali, repentinamente smentite; creare confusione nella testa dei cittadini, ipnotizzati; abituare la gente alla normalità nell’infrangere una regola, marchiando invece come illecita e pregiudiziale la protesta per l’infrazione. Lui è ricco, ed è meglio ammirarlo da bravi sudditi che protestare…anzi, CHI SI OPPONE E’ UN GIUDA E LO DOVRAI SCHIACCIARE!
Per il sedicente popolo bue dell’amore (che nobile sentimento così infangato!) i giuda sono Santoro, Travaglio, Luttazzi, Bersani,…chiunque dia fastidio al premier, in parole povere. Da qui partono gli insulti, spesso paradossali, come un “Santoro fascista” o un “Di Pietro mafioso”.

Il problema è quindi questo: come possiamo fare per rompere questo circolo di autoassoluzione continua, e accettata passivamente dai più?

DOCUMENTANDOCI. I fatti non si contraddicono.
INFORMANDOCI. Chi conosce non viene battuto su argomenti che gli sono oscuri.
INFORMANDO. Tenere le informazioni ben organizzate unicamente per noi è inutile.
CHIEDENDOCI SEMPRE PERCHÉ.
ARRABBIANDOCI, anche per le più piccole cose, perché si è sorvolato su troppe questioni.

Come Berlusconi ha preso l’occasione dall’esito di queste elezioni per rilanciare le riforme (che molto probabilmente cadranno in prescrizione), dobbiamo prendere l’occasione per dare una svegliata all’opposizione. O chi per lei. Per “svegliata” si intenda anche un cambio radicale del personale, licenziamento per pigolii molesti (leggi PD e Bersani). Riusciremo a trovare qualcuno in grado di confrontarsi con queste persone, senza scendere al loro livello di arroganza?

È ora di dire basta.

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)