Archivio per 23/03/2010

di Aristofane

“Sporco negro”, “negro di merda”, “vai a fare la guerra civile e ad inseguire i caschi di banane”. Questi insulti hanno fatto da colonna sonora alla partita Chelsea-Inter che ho visto mercoledì scorso (andare ogni tanto a vedere una partita con gli amici per passare un momento di relax e divertimento a fine giornata fa parte delle mie debolezze). Il piacere di vedere una buona gara, del bel gioco e di scherzare e commentare con gli amici è stato subito offuscato dalle urla di questi due individui (ragazzi più o meno della mia età). Mi sono chiesto da dove derivi tutta questa rabbia, tutto questo disprezzo per il diverso. Chi abbia insegnato loro che chi non è italiano di pura razza ariana è inferiore, sporco, sbagliato. Perché non riescono a vedere la ricchezza e le opportunità che un mondo multiculturale ci offre? Certo, l’immigrazione, l’integrazione e tutto ciò che è ad esse collegato comportano difficoltà, problemi, sforzi da parte di tutti. Ma perché loro non fanno questi sforzi? Credo che le risposte siano molte: perché è più facile non fare sforzi ed insultare; perché capire gli altri richiede impegno. E soprattutto perché il razzismo è nell’aria, ci circonda e si è fatto istituzione. E’ oramai sdoganato.

Sabato sera ho assistito ad un concerto di The Idan Raichel Project, un gruppo di artisti provenienti da tutto il mondo. E mentre chiudevo gli occhi, lasciandomi cullare dalle note della canzone che trovate nel video qui sotto (il titolo è “Mi’ma’amakim”), ho capito quanto sia fortunato chi quelli sforzi li fa e riesce ad apprezzare il diverso e il nuovo, vedendoli come una possibilità di aprire i suoi orizzonti.

Annunci

Obama’s medical care

Pubblicato: 23/03/2010 da montelfo in Estero, L'Albatro, Politica
Tag:, ,

di L’Albatro

“È fatta: abbiamo i voti”. Il partito democratico americano tira un sospiro di sollievo: esce da un’apnea di ben 17 mesi, il tempo di gestazione della molto discussa riforma del sistema sanitario americano. Le cifre che vengono riportate dai media parlano di 32 milioni di americani che potranno accedere più facilmente all’assistenza sanitaria. Quattro i punti principali della legge: sussidi alle famiglie, rimborsi per le spese mediche degli anziani, polizze obbligatorie al di sopra di una certa fascia di reddito (29 mila dollari per i singoli, 88 mila per le famiglie), fine degli arbitrii delle compagnie assicurative. Quest’ultimo punto è forse il più importante: nel sistema attualmente in vigore la compagnia assicurativa può decidere di revocare l’assicurazione ad una persona che si ammala.

Dopo il sì all’ultimo minuto da parte del gruppo dei democratici antiabortisti (i più critici della parte di Obama rispetto a questa riforma) la legge è stata votata alla Camera, e sarà mandata al Senato che, a meno di un colpo di scena, dovrebbe inviarla al presidente per la firma finale.

I repubblicani speravano di riuscire a trasformare questa riforma in una disfatta per i democratici (il tema sanità è stato una sorta di “portasfortuna”, l’ultima riforma sanitaria risale al 1965 e fino ad ora chiunque vi si fosse cimentato aveva fallito), ma il presidente Barack Obama ne ha approfittato per rilanciare subito l’agenda della Casa Bianca, con le altre riforme, come quella che riguarda le regole della finanza, oppure la riforma ambientale, con la quale il governo cercherà di mettere in atto le direttive internazionali sottoscritte al convegno di Copenaghen (l’ultimo in fatto di emissioni di anidride carbonica, forse più promettente del protocollo di Kyoto…).

Il sistema sanitario americano rimarrà comunque prevalentemente privatistico; si è ben lontani da un’assistenza gratuita e universale: da un certo punto di vista possiamo dirci fortunati ad avere un sistema sanitario come quello italiano, sicuramente imperfetto e pieno zeppo di falle, ma fondamentalmente aperto a chiunque necessiti di soccorso. Nonostante tutto, però, questo può essere considerato un momento storico per i nuovi USA di Barack Obama.