Archivio per aprile, 2010

Oggi pubblichiamo l’articolo di Natobene, un collaboratore del nostro blog che ha recentemente viaggiato ed ha risentito (ma non troppo) della nube provocata dall’eruzione del vulcano islandese. Buona lettura!

di Natobene

Mancavo da due anni: pensieri tra le polveri di un vulcano.


27 aprile 2010

Erano due anni che non andavo all’estero, e mi mancavano questi due anni!

Viaggio breve “di rientro nell’ambiente” (due giorni), senza computer (bagaglio leggero), in programma tanti contatti personali, nuovi e vecchi, finalmente. E la ripresa di un lavoro che conosco e che mi piace.

Scoppia il vulcano… tutti i voli sono fermi, non mi era mai capitato in 26 anni di viaggi all’estero, devo organizzare il mio ritorno, e non è facile, non è per niente facile. Nessuno ti vende un biglietto del treno, “tutto esaurito”, e allora dovrò rientrare in treno (o in macchina, ma è lunga! E costosa!), se ce la faccio.

Il primo pensiero “non ho niente da leggere per passare il tempo” e poi all’improvviso scatta qualcosa, qualcosa di familiare, di antico, di stimolante, e viene fuori il secondo pensiero “però ho da scrivere e da pensare e da guardare e da conoscere e da chiacchierare!” mi mancavano tutte, queste cose!

In questi ultimi due anni, rientrato per lavorare (finalmente) nella terra che mi ospita da 28, le ho quasi perse tutte, proprio tutte! E ci voleva un vulcano per farmene rendere conto…. Senza il vulcano sarebbe stato un “semplice rientro nell’ambiente”, con la gioia di rivedere tanti vecchi amici e colleghi, le carezze di essere riaccolto in quello che è stato una parte importante della mia vita e del mio mondo, lontano da casa, dalla terra che mi ospita  da 28 anni.

E invece bisogna tirarsi su le maniche e tornare, non in aereo (1 ora e 20 minuti di volo più 2 ore dall’aeroporto a casa, nella terra che mi ospita da 28 anni), ma in ….. in cosa? Nessuno ti vende biglietti del treno, le macchine a noleggio sono tutte già andate: potrei prendermi una piccola (quanto piccola lo decide il vulcano) vacanza in questi posti che, dopotutto, mi sono mancati; passeggiate per il centro storico (grande città, capitale d’Europa, centro storico bello, piccolo e passeggiabile, internazionale); ma ho voglia di tornare a casa nella terra che …. 28 anni …..

Che bello! Ho amici in tutta l’Europa, li chiamo dopo tanti mesi e sono lì, mi assistono con internet (non ho il computer con me), mi informano, mi orientano e mi offrono ospitalità a casa loro (loro?).

Su le maniche, si comincia.

Un hotel, un ristorante greco e una buona birra belga (anzi due, mi mancava anche questa!), un dormita e una doccia e poi si parte; alcune telefonate, un treno, un paio di telefonate, due linee di “Métropolitain”, cambio a les Halles (peccato essere solo “sotto” questa stupenda città, che amo, ma devo andare a casa…. terra…. 28 anni…), un assalto ad un treno (senza biglietto, ho saputo che c‘è sciopero), la lunga coda al bar per un tramezzino e una “sanpellegrinò” (con l’accento sulla ò), lo shuttle per l’aeroporto del sud (Saint Exupery che avevo conosciuto ancora come Satolas, di nuovo dopo tanto tempo, dove gli aerei sono fermi, ma ci potrebbero essere macchine a noleggio…), l’assalto ad un altro treno (senza biglietto, ho poi saputo che lo sciopero era quello dei controllori e i biglietti non li hanno controllati, tantomeno fatti).

Le chiacchiere con italiani senza biglietto come me: nonostante sia di corsa ho tempo per pensare e mi rendo conto che se li avessi incontrati in Italia, con loro non avrei scambiato (forse) che pochi convenevoli: li vedi gli italiani all’estero e li tiri fuori, e li etichetti e questi  non sono della “mia etichetta”, per una serie di motivi che sparano, sono evidenti. Eppure ci parlo, ci parlo tanto, anche perché ho (abbiamo) bisogno di rassicurarci che c’è un buon motivo per essere senza biglietto (cavolo, il vulcano!!) e non perché siamo i soliti italiani che ci provano! Ho (abbiamo) bisogno di sapere che ce la faremo ad arrivare a Milano (Italia) e che, arrivati, potremmo darci una mano, se ce ne fosse bisogno, per raggiungere casa, la terra che mi ospita….. Arriva la mia famiglia (arrivano i nostri!) e germoglia un altro pensiero (è la giornata dei pensieri): io voglio tornare da loro, non a casa, ma da loro!

E sono tanto stanco dopo 18 ore di viaggio e di stress, ma sono tanto vivo ed eccitato; sono anche un po’ triste. Perché? Sto rientrando a casa, cosa voglio di più? L’ho fatto con l’aiuto di amici e dei miei, sono riuscito perché posso contare su amicizie e sostegni in giro per l’Europa e sulla mia famiglia. E perché sono un viaggiatore  “con la V maiuscola”, dopo tanti viaggi.

È perché mi rendo conto che faccio fatica a sentirla come “casa” e la sento (oggi di più e più chiaramente) come “la terra che mi ospita da 28 anni”. La terra che mi ospita da 28 anni, che per tanti anni ho desiderato vivere e frequentare da vicino.

Perché negli ultimi due anni in cui l’ho vissuta da dentro e in cui l’ho frequentata da vicino, ogni giorno, mi ha peggiorato; mi ha tolto, invece che darmi, mi ha impoverito dentro, maltrattato e abbruttito: e ci voleva un vulcano-chissà-dove-con-un-nome-impossibile per farmene rendere conto, per farmi sentire di nuovo bene, per farmi apprezzare e per fare apprezzare ciò che faccio solo per quello ne risulta e non per incomprensibili, ameni, poveri, mediocri, politici criteri di valutazione, senza criterio.

Altro pensiero: la globalizzazione non l’abbiamo inventata noi uomini moderni, questo pianeta è globale anche senza i cavi e le onde radio che lo avvolgono a gomitolo, le polveri viaggiano a velocità più lenta rispetto ai segnali radio, ma arrivano.

Scendo dalla macchina a duecento metri da casa, sono i più lunghi, a quell’ora (le 3 e mezza dopo mezzanotte) ma mi fanno pensare ad un’altra cosa: c’è quiete, c’è tepore di primavera, c’è profumo di essenze mediterranee (e ne siamo lontani, dal mediterraneo), c’è aria di casa, buona. Peccato davvero: è una terra bellissima e profumata  quella che mi ha ospitato per 28 anni (se ti tieni un po’ alla larga dal cemento che nel frattempo gli hanno colato sopra); ma la mia strada è crescere attraverso le sfide, le mie capacità, la mia voglia di migliorare e di creare e far crescere i rapporti umani.

E allora, in quel momento, mi sale da dentro il timore che sempre sarà “la terra che mi ha ospitato”.

Non la mia casa.

Voi due di questo blog siete giovani, leggo di come avete la voglia di crescere migliorandovi e coltivando i rapporti umani: temo (spero!) che per farlo dovrete uscire da questa terra. Magari non per sempre, magari riuscirete a cambiare qualcosa anche qui, ma per farlo credo che vi serva la voglia e il coraggio di uscire da questa terra, spero lo abbiate! Il meglio è là fuori; purtroppo e per fortuna!

Parlo anche dell’Italia.

Quando si torna si vede tutto più chiaro e diverso: a me ci sono voluti due anni di astinenza…..

Un ultimo pensiero tra i tanti.

Mi sono rimesso a scrivere alla mia età, e di getto, senza appunti né note; perché ho lasciato a casa il computer, perché è scoppiato un vulcano, perché non avevo niente da leggere, perché ho ricominciato a coltivare buoni rapporti umani, perché ho avuto tempo di pensare…. perché uno di voi me l’ha chiesto e me ne avete fatto tornare la voglia: grazie!

Anche questo mi ha arricchito, finalmente, dopo due anni di astinenza…..

Natobene (ευγενοσ)

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di Aristofane

(Franco Battiato – Inneres Auge)

Come spesso accade, Franco Battiato centra in pieno il punto. “La linea orizzontale ci spinge verso la materia”. Non voglio passare per filosofo o atteggiarmi a illuminato, ma, volgendo il nostro sguardo intorno, è chiaro che la materia,il denaro,il fisico,tutto ciò che si può toccare è diventato l’unico vero valore. La linea orizzontale è quella che politici e imprenditori senza scrupoli propongono alla gente, che rimane ai loro piedi in attesa che una briciola della loro fortuna giunga anche a loro. L’apparenza è quello che conta. E l’apparenza si può sempre comprare.
“Che cosa possono le leggi dove regna soltanto il denaro? La giustizia non è altro che una pubblica merce”.
La potenza di questa frase sta nella sua semplicità ed evidenza. Il mercimonio che si fa di regole e leggi, di moralità e giustizia, è ormai qualcosa a cui siamo abituati, purtroppo. E rischiamo di assuefarci a tal punto da rimanere a guardare, inebetiti da anni di stravolgimenti della realtà.

La linea verticale spinge invece verso lo spirito. Ed è proprio la linea verticale che può salvarci. Che fine ha fatto il mondo intangibile delle nostre convinzioni, della nostra cultura e della nostra capacità di pensare? Vogliamo appaltarlo a un manipolo di truffatori oppure vogliamo batterci civilmente per i nostri diritti e la nostra autentica libertà, ovvero quella di sapere attraverso una libera informazione, capire tramite una cultura di base fornita dalla scuola ed agire con i mezzi che la Costituzione ci fornisce?
A ben guardare, sono proprio informazione, scuola e Costituzione che sono messi sotto attacco. La linea verticale fatica a spiccare il volo.

Ma il tutto è più della somma delle sue parti. Noi siamo più dell’insieme delle nostre membra. Siamo mente, cervello, emozioni, razionalità, cuore, idee. E tutti insieme siamo più di quello a cui alcuni personaggi vorrebbero ridurci. E tutti insieme possiamo cambiare le cose. Tutti insieme siamo più della somma di alcuni individui. Siamo Tante gocce di pioggia che si uniscono in un temporale, che spazza via lo sporco e la polvere.

di L’Albatro

Noemi Letizia si è rifatta. Ha pensato bene di volumizzare un po’ i seni, gonfiare le labbra e rimodellare il naso. La notizia ci arriva dal blog di Novella2000, che ha pubblicato delle foto di Noemi in bikini, che sarebbero apparse su Facebook. Queste sono state prontamente analizzate e commentate dal noto professor Marco Klinger, responsabile dell’Unità di chirurgia plastica dell’Istituto clinico Humanitas di Milano: il professore dice addirittura che il naso pare sia nemmeno riuscito bene. Diamo un’occhiata.

E ora continuiamo. Magari no, perché, diciamocelo, a chi davvero interessa che una ragazzina di neanche 19 anni si sia fatta fare una plastica dorsale e facciale? Magari al suo moroso.

Le questioni eclatanti sono due.

La caduta nel dimenticatoio del “caso Noemi“, cioè la presunta storia di un settantaduenne che va a far la corte ad una ragazzina che compie 18 anni, e che poi il diretto interessato non risponda a domande più che logiche: Presidente, ma che diavolo ci è andato a fare? Presidente, ma perché lei dice una cosa e Noemi, il padre, i giornali ne dicono una diversa a testa? Cercate di confonderci? Con molti ci sono riusciti! Scandalo dopo scandalo, ciò che è scandaloso diventa normale. Come dice Marco Belpoliti in un articolo su L’Espresso di un paio di settimane fa, oramai si è perso il senso del pudore, la capacità di provare vergogna. Cioè è diventato un fatto quotidiano (no, non quello di Padellaro!) l’ostentare e vantarsi di fare delle, scusate, figure di merda, spesso riducendosi alla stessa suddetta sostanza.

La seconda riguarda la tristezza nel vedere qual’è il pensiero troppo spesso dominante in certi/e giovani: Noemi, inondata di notorietà per, torno a ripeterlo, uno scandalo dimenticato, cosa fa? Dichiara di voler fare o la velina o la parlamentare. Un’indecisione non da poco!

Le capacità possono averle tutti, ma queste fioriscono soltanto se sostenute da cultura e determinazione. Cioè consapevolezza. L’idea che passa è che tutti possano fare tutto, indistintamente: possono credere di poter fare tutto ma alla fine, di concreto, non faranno nulla. Dove pensate che sarà questa Noemi tra qualche anno? Potrà anche avere tutte le capacità dell’universo, ma se rimane ferma sul “mi piacerebbe entrare in politica o andare in tv, magari potrebbe pensarci Papi” (Papi è il soprannome con cui appella Berlusconi, cara ragazza!), potrebbe anche riuscirci, ma soltanto mediante doti e virtù non propriamente politiche o artistiche. Lei, assieme alle sue e i suoi cloni, hanno un’idea di cosa siano gli ideali che è lontanissima dal loro significato. Poco tempo fa ho sentito in televisione una velinonzatterinainbikini che, con sguardo vacuo e voce spiritata insultava una compagna di scollatura che l’aveva accusata di non avere degli ideali: “io ne ho, e ne ho tanti”. Naturalmente gli ideali si acquistano, e soprattutto, al peso…

Ma davvero credevate che avrei scritto un vero articolo su Noemi Letizia solo perché si è rifatta le tette e mezzo muso?

UPLOAD: ho modificato un paio di parti, minime; mi ero reso conto che non andavano bene, e non rispettavano a pieno alcuni criteri giornalistici e stilistici (che sto cercando di imparare!). L’Albatro

di Aristofane

Una canzone un pochino blasfema ma divertentissima. La satira serve come il pane in questo periodo difficile. Ci fa ridere di fronte ai problemi e alle cose orribili della vita. E ricordiamoci che non esiste il sacro senza il profano.

Buona visione!

(Clicca sul link sottostante per vedere il video)

Lady Gaga feat. la Sora Cesira – Paparatzinger

di L’Albatro

25 aprile 2010

Provoca una grande tristezza assistere puntualmente a scenate assurde ogniqualvolta ci sia una ricorrenza.

Edmondo Cirielli, presidente della Provincia di Salerno ha fatto affiggere per le strade un bel manifesto con sfondo tricolore sul quale è stampato un elogio spassionato per i liberatori americani, i quali figurano come gli unici autori della Liberazione dell’Italia. Solo un accenno ai militari e civili che hanno aiutato gli “Alleati”. E così la parola “Resistenza” viene cancellata. Quest’uomo si difende citando la frasetta “Il sacrificio di tanti, militari e civili, che hanno aiutato la coalizione Alleata dei Paesi democratici, rappresenta il punto fondante della nostra nuova Nazione.” Così crede di essere al riparo. La questione sta nel tono e nelle parole usate: il tono celebrativo verso il grande esercito americano di giovani aitanti caduti per un’altra patria mette in ombra chi questa patria la abitava e la difendeva strenuamente, rifugiandosi sulle montagne, e le parole mancate “Resistenza Partigiana”.

La Resistenza contava sicuramente tra le sue fila persone di varie correnti di pensiero e sì, anche convinti comunisti che sognavano un’esperienza come quella che stava accadendo in Russia. Cirielli utilizza un’arma molto cara alla destra di Berlusconi: la paura del Comunismo. Sinceramente, ci chi ci crede ancora? Intendo fra i cervelli pensanti…

Non dobbiamo considerarlo un fatto isolato, su cui sorvolare, perché la pioggia di revisionismo si compone di mille piccole gocce. Tutte assieme alla fine laveranno via i dati storici della nostra Memoria, per far posto alle nuove interpretazioni che servono a molti potenti odierni. Queste persone sanno difendersi bene dietro a temi come “dignità dell’uomo” o “convivenza civile”, vuoti oramai da quanto li hanno usurati. Diventerà per loro facile spiegarci come i grandi amici americani ci abbiano salvato dalla dittatura comunista, e presto anche i partigiani diventeranno un qualcosa di negativo (purtroppo per molti lo sono già…) e non di fondante per il nostro essere liberi e italiani: la Resistenza non simboleggia solo lotta per la libertà e tutto il resto, ma è la nostra fonte massima di dignità come Stato. La gente italiana non è rimasta ferma ad aspettare di essere liberata: si è mossa e organizzata e ha combattuto.

Cercheranno di presentarceli come degli eversivi che volevano sostituire la dittatura fascista con quella comunista: una sorta di scambio. Il problema è questo comportamento: riparati dietro le belle parole di “salviamo la tradizione” sferrano attacchi alle vere basi del nostro Stato (anche la Costituzione è stata “tacciata” di comunismo, perché secondo alcuni ministri scritta sull’onda dell’antifascismo e dell’uscita dalla guerra; quindi ciò sarebbe comunista?) e si aggira alle loro spalle lo spettro di quella forma di governo dal quale non si sono mai preoccupati di prendere davvero le distanze: in Italia è ancora dura udire una dichiarazione di antifascismo…

Buona festa della Liberazione!

Nel giorno del 65° anniversario della Liberazione, in attesa del pezzo di L’Albatro che verrà postato più tardi, propongo un articolo di Giorgio Bocca tratto da L’Espresso. Lo scritto risale a un anno e mezzo fa, ma è molto attuale.

PICCOLI GERARCHI CRESCONO     (di Giorgio Bocca)

da L’Espresso del 20/11/2008

(Clicca sull’immagine per ingrandire)

(Vai alla pagina di riassunto di tutti i “Collage”)

di Aristofane

C’è un sentimento che gira per l’Italia. Un sentimento che la Lega ha cavalcato per acquistare voti e consenso. E’ la paura, la paura del diverso, dello straniero, che ci viene instillata ogni giorno da media e da alcuni politici, purtroppo in numero sempre maggiore. La paura permette di governare, permette di trovare un capro espiatorio per molti dei mali che affliggono la nostra penisola. “Gli immigrati ci rubano il lavoro, i soldi, vogliono fare quello che vogliono, non rispettano le nostre regole, pretendono e basta”. Quante volte sentiamo affermazioni di questo tipo? Eppure non si tratta che di luoghi comuni.

Ovviamente, sarebbe da stupidi negare l’esistenza di casi di delinquenza che hanno come protagonisti degli immigrati; è ovvio che alcuni di loro vengono in Italia apposta. Tuttavia, è falso che essi lo facciano più degli italiani, come spesso si vuole far credere. La qualità della nostra immigrazione, poi, dipende dal mancato rispetto delle regole e delle leggi, che in Italia è prassi diffusa, tanto tra gli autoctoni quanto tra gli stranieri. E’ ovvio che chi ha come scopo quello di infrangere la legge spacciando, rubando eccetera preferisca andare in un paese nel quale non si riesce a far rispettare la legge, piuttosto che in uno che ha delle regole sicure e che punisce i trasgressori. La qualità dell’immigrazione è quindi frutto in larga parte delle leggi sbagliate ed assurde che vengono prodotte in materia (qui un’efficace spiegazione dell’inefficienza della Bossi-Fini). Tuttavia evasori, stupratori, assassini, ladri e mascalzoni esistono tra gli immigrati come tra gli italiani, e non credo che per nessuno cambi granchè essere rapinato da un italiano piuttosto che da un tunisino, un marocchino, un albanese o chi per loro.

Ma, come in tutti i casi, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Perchè molti, moltissimi stranieri giungono in Italia e riescono ad integrarsi, e a lavorare serenamente. Gli immigrati producono PIL e pagano le tasse. Per nessun motivo devono essere considerati cittadini di serie B. Da nessuno. E invece, purtroppo, accade ancora che vi sia qualcuno che li crede tali e li tratta diversamente rispetto agli italiani. Il video qua sotto è emblematico di questa situazione (la parte a cui mi riferisco inizia al minuto 3:18).

Finchè accadranno cose come questa, come si potrà dire che l’Italia è un paese civile? Come si potrà dire che la Lega non è un partito xenofobo e razzista? Penso che la politica degli ultimi anni, sdoganando certi atteggiamenti, non abbia solo dato voce alla parte peggiore del nostro paese, ma abbia fatto nascere, anche in quelle persone che razziste non sono mai state nè mai si sono sentite tali, un sentimento di diffidenza verso lo straniero, di sospetto. E questo è un altro orribile traguardo che siamo riusciti a raggiungere.

La paura del diverso giunge anche, e soprattutto, dai media, lo abbiamo detto. Spesso gli organi di informazione dedicano grandi titoli ai crimini commessi da stranieri, e relegano nelle pagine secondarie quelli commessi dagli italiani. L’articolo sotto riportato (da il Fatto Quotidiano del 21/04/2010) propone alcuni esempi (clicca  sull’immagine per ingrandire).

Non dobbiamo abituarci a queste cose. Dobbiamo continuare a capire che sono sbagliate, che minano le basi della nostra democrazia e del nostro vivere civile. Dobbiamo combatterle ed essere fermi nell’accogliere chi cerca una nuova vita e una possibilità e nel cacciare invece chi se lo merita.

Ma il razzismo e lo spregio del diverso lasciamoli fuori dalla porta.