Commenti di fuoco

Pubblicato: 03/11/2012 da lalbatro in Informazione, L'Albatro, Società
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Non penso che sia una cosa sana lasciare la possibilità di commentare gli articoli sui giornali edizione web. Almeno, per quanto riguarda la modalità attuale. Ci sono le peggio cose, e oltre ai flame non si contano gli slogan, le frasi fatte trite e ritrite che vengono ripetute ossessivamente, o meglio, vengono scagliate nella discussione.

La democrazia orizzontale del web sarà una fregatura, se si continuerà ad intenderla così: tutti possono dire tutto, arrogandosi spesso una certa autorevolezza. La molteplicità delle voci è democrazia, ma l’anonimato (parziale) che il web ci consente può rovinare le discussioni: ognuno può dire quello che vuole a chi vuole, insultare, schernire, sragionare!

Tutti sono esperti di tutto sul web, e il ragionamento che sta dietro alla maggior parte dei commenti – dov’è? non pervenuto– è invece una reazione di pancia.

Io stesso scrivo qui in modo emotivo, ma so che quello che scrivo non verrà da me pubblicato senza rivederlo tra un paio d’ore. Ora infatti sono passati tre mesi, e quello che leggete è frutto di ragionamenti, oltre che di un impulso.

Ma come consumare una merendina, ascoltare una canzone e non tutto il disco, comprare soltanto le canzoni che “ci servono” (che ragionamento orribile), appagare i nostri bisogni subitanei, spesso così funziona con i commenti: è vero che in Italia c’è tanta gente che vuole il cambiamento, ma non ha ancora lo stimolo giusto per farlo, per scendere in piazza per imporre al governo e a chi comanda di fare certe riforme, di migliorare davvero il senso di equità di questo assurdo Belpaese.

La maggior parte delle persone che commenta sui giornali, sui blog, lo fa quindi rispondendo a stimoli bassi, di pancia, e visceralmente ributtano su poche righe tanta rabbia che se non si scaricasse con questi piccoli palliativi (sentirsi parte di una comunità di “rivoluzionari” non è bellissimo? tutti insieme a gridare contro partiti, politici, banche, massonerie…) sarebbe indirizzabile per davvero alle questioni importanti, in modo duro e risoluto. Eppure no, minacciare e criticare è sempre meglio che muoversi, e continuiamo a saltare la fila, non pagare il biglietto, chiedere la “spintarella”, a proporre contratti metà (sì…) in nero, chinare la testa, riempirci la mente di buone intenzioni e la bocca di belle frasi.

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