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Sapete, parlando di amore, amore per un’altra persona, io credo di più a tutte le mie amiche e a tutti i miei amici omosessuali, piuttosto che al Papa. Penso che siano più veri, più sinceri, più onesti in questo.

Loro lo vivono, come io lo vivo, non provo imbarazzo ad avere accanto una coppia “homo”, forse perché vedo soltanto due persone che si sono trovate e che si vogliono bene. Credo che questo sia qualcosa da difendere.

Credo che ci siano delle libertà che nel 2012 vadano finalmente riconosciute, perché è già tardi.

Credo che la “pace nel mondo” sia sempre un utopia, ma credo che sia come la perfezione: la pace nel mondo la si fa ogni giorno, passo dopo passo. Ah, anche il rispetto si fa così.

Credo che per ergersi a guida morale non basti essere un erudito, non basti avere tante telecamere su di sé, non basti essere una riconosciuta giuda spirituale. Credo che per essere una guida morale e/o spirituale bisogna aver provato cosa significhi essere senza lavoro, litigare con il proprio compagno/la propria compagna, cercare di (con)vivere tutta una vita assieme, seguire le proprie aspirazioni, crescere dei figli, sapere cosa significhi fare l’amore, sperimentare il turbine affettivo che ci lega alle persone che abbiamo attorno.

Una guida morale che non si sia mai ubriacata di questa “vita normale” è il diavolo.

L’Egitto è di nuovo in fiamme. Disfatisi della dittatura di Mubarak, gli egiziani ora lottano contro il maresciallo Hussein Tantawi e la sua giunta militare. Piazza Tahrir, al Cairo, è da tre giorni teatro di scontri tra polizia e manifestanti, e i bilanci parlano di 20 morti e un numero imprecisato di feriti. Waleed Rashed, fondatore del movimento 6 Aprile, ha postato un video (che trovate qui sotto) in cui si vede chiaramente un uomo giacere a terra, morto.

La protesta è iniziata il 18 novembre, quando migliaia di persone sono scese in piazza al Cairo e in altre città (ad esempio Alessandria) per chiedere al Consiglio Supremo Militare di fissare una data precisa per il ritorno al governo civile. Assieme alla Fratellanza Musulmana, migliaia di cittadini facenti parte di organizzazioni laiche hanno espresso la loro preoccupazione per il prolungarsi del controllo militare sul Paese.

La protesta è stata scatenata dal un documento emesso dall’esecutivo provvisorio, che definisce i militari “guardiani della legittimità costituzionale”. L’espressione, molto ambigua, ha alimentato le paure degli egiziani, che temono l’intenzione dei generali di controllare e condizionare il processo che sta portando il Paese alle elezioni democratiche del 28 novembre.

La situazione è poi degenerata, fino alla situazione attuale, che ricorda quella dei giorni della rivoluzione contro la dittatura di Mubarak (anche se, per fortuna, per ora è meno tragica).

Nutro un profondo rispetto per questi popoli, che si battono per conquistare i loro diritti. E’ il momento più bello, nella storia di una democrazia: quando nasce e bisogna lottare per ottenere la libertà. Per noi è così scontata che non ci accorgiamo di non usarla veramente. La lasciamo appassire.

 

 

Immaginiamo di essere felici come Roger Daltrey mentre impersona Tommy, nell’omonimo film degli Who. Io lo sono!

 

Si è rotto lo specchio che ci rimandava tutti i nostri problemi nella loro interezza: crudi, completi e irrisolvibili, lo specchio ci bloccava.

Si è rotto lo specchio, e ora siamo un po’ più liberi, ora sappiamo, intuiamo, che possiamo davvero lavorare per risolvere i problemi. Dietro lo specchio c’è il sole, quello reale che illumina tutto e lo rende vero. Affrontabile, risolvibile.

Non ne potevo più di stare in questa nube di assurdità, gommosa e asfissiante. Il primo passo è fatto e un po’ alla volta ci riprenderemo tutto ciò che ci hanno rubato, privatizzato e denigrato: parole, istituzioni, diritti, dignità, credibilità.

Non è per mancanza di voglia o di dedizione che non scrivo sul blog da un po’ (eccezion fatta per l’articolo su Praga).

Vorrei scrivere, condividere quello che vedo e sento, commentare le atrocità che coinvolgono l’Africa del nord, così lontana e così vicina a noi. Ma non ce la faccio. Mi metto davanti alla tastiera e rimango fermo. Inizio una frase. Banale, la cancello. Non mi viene nulla di interessante.

Sarà forse che mi sembra tutto uguale. Di cosa si parlava l’anno scorso? Di leggi ad personam, processi, mignotte, immunità, immigrazione. E due anni fa? Processi, leggi ad personam, immunità, mignotte, immigrazione. E tre anni prima? Idem. E avanti così. Da troppo tempo il refrain è sempre quello. Cambia poco o non cambia nulla. Qualche politico si sposta di qua o di là, un altro grida al complotto, un paio si ritirano. Ma pensano sempre agli affari loro. Tutto qui.

A me piacerebbe sapere se sono di destra o di sinistra (se vuol dire ancora qualcosa). Dico davvero. Chi di noi può essere sicuro di dove collocarsi? Da sempre sento parlare di Berlusconi. E non c’è scelta, qualsiasi persona ragionevole che abbia a cuore il suo Paese e la sua libertà vede in quell’ometto patetico (e nei suoi sodali prezzolati) il pericolo. Ma se si andasse oltre? Accadrà, prima o poi. E chissà se in Italia saremo in grado di liberarci dall’incantesimo in cui siamo rinchiusi da troppo e ritrovare un significato alle tante, troppe cose che non ne hanno più.

L’unica cosa che effettivamente cambia è che la gente sta sempre peggio. Si allarga lo spazio tra chi è ricco (e lo diventa sempre di più) e chi è povero (e lo diventa sempre di più). In mezzo c’è sempre meno gente.

Sono stufo. Forse è arrivata la saturazione, il punto di rottura. In Egitto, Tunisia, Libia è arrivato da tempo. E noi stiamo a guardare quelle persone lottare per la loro libertà. E forse anche un po’ per la nostra. Perchè noi, soprattutto noi giovani, dovremmo essere ogni giorno in piazza, in strada, a chiedere conto di come hanno fatto fatto a pezzi il nostro presente, avvelenandoci il futuro.

E invece quei ragazzi si sostituiscono a noi, combattendo e morendo per quello in cui credono, dando forse così un significato alla loro vita. Mentre noi stiamo fermi, ipnotizzati e spesso disinteressati, finchè la terra non ci mancherà sotto i piedi.

È uscita la notizia, per ora data come ufficiosa, sul nuovo logo del partito di Berlusconi. PdL, acronimo di Popolo della Libertà, e il relativo simbolo, sembra che non siano più utilizzabili tranquillamente. Si dice inoltre che Berlusconi sia “stufo” dei nomi lunghi, e voglia quindi cambiare, per dare una nuova facciata alla sua, chiamiamola (ancora?) “forza” politica.

Dunque, dopo Forza Italia, dopo il Popolo della Libertà, si è pensato ad una sigla diretta, dirompente, indimenticabile: Italia. Qua sotto vediamo un’immagine che pare essere l’anteprima del suddetto nuovo simbolo.

Ora, anche nel caso che tutto si risolva in nulla (anche se molte sono le notizie che non smentiscono la questione), e alfine non ci sia un simbolo con scritto “Italia – Berlusconi Presidente” a rappresentare il partito del Caimano, vorrei riflettere brevemente su un paio di questioni.

Questo simbolo incriminato sarebbe, a mio dire, l’ultima ennesima picconata alla nostra dignità. Addirittura? Fino a qualche anno fa non si poteva esultare o incitare la propria squadra nazionale al grido di “Forza Italia!“: Berlusconi si era rubato il nostro tifo. Ancora oggi non è un’esultanza utilizzata.

Come sono, troppo spesso, chiamati i sostenitori di Berlusconi? Gli “Azzurri“. Gli Azzurri solitamente sono i nostri atleti, come nella pallavolo nazionale, o nel calcio nazionale, dove i giocatori italiani indossano la divisa azzurra che li contraddistingue nel mondo. Il modo più spontaneo di esultare e il nostro colore nazionale.

Ricordate il simbolo di Forza Italia? Era la scritta bianca del nome sulla bandiera italiana, forse l’unica caratteristica che non sarebbe da critica: un partito italiano può e forse deve mettere nel proprio simbolo la bandiera della propria patria. Ma come si sa, si andò oltre.

Dal 2000 al 2008 la coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi aveva il nome di Casa delle Libertà (stupendamente satirizzata nel programma L’ottavo nano): iniziò ad arrogarsi anche una delle parole più care alla democrazia,libertà.

Proseguendo al 2009, il 29 marzo nasceva il Popolo della Libertà. Avanti così, chi è fuori da questo popolo, chi è? cos’è?

Nuovo passo dunque: identificarsi con il Paese. Purtroppo spesso si ha l’impressione di pensarla diversamente da troppe persone, di essere davanti ad un mostro senza cervello ma dai mille occhi imbambolati, rapiti dalla televisione. Spesso mi sembra che Berlusconi ce l’abbia fatta con la maggior parte delle persone: è dentro di loro, con gli ammiccamenti di pancia che tanto piacciono al cosiddetto (con una brutta frase fatta) italiano medio. In un momento di totale scoramento potrebbe sembrare anche la cosa più giusta e lineare di questo mondo: Berlusconi identificato perfettamente con il Paese Italia, tanto che il suo partito può tranquillamente chiamarsi come la (nostra) Patria.

Mi brucia lo stomaco a pensarci, e l’anno dei nostri 150 di unità nazionale diventeranno come la domenica di Leopardi, carichi di attese (vere o fasulle), subito ammazzate. Una differenza dal vecchio Giacomo però c’è: se da una parte c’è chi invita e tenta a celebrare al meglio questo “traguardo”, dall’altra c’è chi col tricolore si pulirebbe il sedere, chi vuole, prima di festeggiare, “il federalismo”, una norma nei fatti oscura che rischia di smembrare, soprattutto economicamente, il Paese. Nelle scuole ci si dimentica di istituire attività e momenti di studio sulla Patria (suona sempre più antica questa parola, ahimè), e, diciamocelo, sono davvero pochi quelli che sentono davvero di dover festeggiare.

Non so cosa pensare, se non riprendere in mano un qualche libro di storia e andare a rivedere come è nata l’Italia. Non mi sembra una cosa stupida.

(ps: “scusate” per il termine nel titolo, ma credo sia il migliore modo per comunicare disgusto)

Pubblichiamo oggi il primo articolo del nostro nuovo collaboratore Huginn, che ci parla di anti-contraffazione.

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Il 7 ottobre, a Tokyo, si dovrebbero essere conclusi i negoziati su ACTA, l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (Accordo Commerciale Anti-Contraffazione), anche se sembra che proseguiranno a fine mese, e ne è stato reso pubblico il testo, che potete trovare in rete. Questo accordo, nato nel 2007 e rimasto a lungo nell’ombra, sarà votato dai nostri europarlamentari entro la prossima primavera. Le parole chiave di questo testo sembrano essere vaghezza e confusione, ma è soprattutto noto per l’impatto che avrà su Internet, le libertà e il diritto alla privacy dei comuni cittadini.

Innanzitutto non è necessaria la certezza del reato prima che le autorità perquisiscano, requisiscano o controllino eventuale materiale sospetto.  Al massimo qualche provuccia generica da parte delle major e via … Inoltre vengono permesse misure giudiziarie inaudita altera parte o comunque quelle necessarie a interrompere e prevenire l’azione illegale; nel caso di Internet la più ovvia è il distacco forzato dalla rete, teoricamente risorsa libera e pubblica. Viene imposto anche che il semplice favoreggiamento sia inserito nel codice penale. Non è ancora chiaro, ma sembra che ci siano addirittura le basi per rendere illegali i software usati per il download.

Il passo successivo è la violazione della privacy. Gli ISP (Internet Service Providers) diventeranno una polizia privata: i paesi sottoscrittori istituiranno un sistema legale che permetterà ai detentori dei diritti  di ottenere da un ISP i dati personali di un utente per la sua identificazione in quanto sospettato di violazioni del copyright.

“[…] ordinare a un ISP di fornire rapidamente al detentore dei diritti informazioni sufficienti a identificare un cliente il cui account sia stato presumibilmente usato per violazioni, quando il detentore ha inoltrato una richiesta legalmente ragionevole […]” (trad.)

Come già detto anche sopra, non serve nemmeno la certezza, qualche vaga prova basta e avanza.

Ovviamente c’è anche la questione delle frontiere. Il livello delle misure dipenderà dal Paese sottoscrittore, che potrà decidere di tralasciare certe quantità nel bagaglio personale del viaggiatore, ma la linea generale è chiara. Controllo dei bagagli alla frontiera alla ricerca di materiale che violi il copyright e suo successivo sequestro o distruzione.

E oltre al danno c’è anche la beffa. Perché al momento ACTA è anche auto-emendante. Si prendono la libertà di effettuare degli emendamenti dopo l’approvazione del testo corrente: se passasse così come è, due mesi dopo potremmo già trovarci una regolamentazione ancora più draconiana e non poterci fare nulla! Alcune misure proposte dagli USA sono state eliminate, però questo accordo è ancora molto duro. Cina e Russia, che sono da soli un quarto della popolazione mondiale, non fanno parte di ACTA: hanno la loro parte di contraffattori, ma è comunque un dato interessante…

La questione più complessa è la ridefinizione di “scala commerciale”. Verrebbero così trattate penalmente tutte le violazioni, dirette o indirette, commerciali o personali, ma soprattutto verrebbero protetti copyrights, diritti d’autore di qualsiasi genere, marchi commerciali, e anche IGP e simili.

Ora devono convincere gli europarlamentari. Il commissario De Gucht, durante una seduta plenaria, ha involontariamente confermato i dubbi su tale accordo: ha affermato che non vengono violate leggi, che è normale che tutti siano rimasti ufficialmente nell’ombra fino a poco tempo fa, ha cambiato di significato leggi già presenti, e ha trattato il Parlamento in modo critico e arrogante. Tuttavia i gruppi conservatori stanno facendo l’impossibile pur di far passare questo accordo, e la situazione sarà in bilico fino all’ultimo istante.

Questi sono i fatti, che potrebbero diventare presto realtà. È davvero questo il modo migliore per risolvere questa faccenda? Che le major rovinino le libertà dei loro stessi clienti? Io spero di no: comprendo che l’economia possa venire danneggiata, ma equiparare la contraffazione a un quattordicenne che scarica musica in modo non legale mi pare esagerato, in fondo ci sono possibilità migliori per punire la prima ed evitare la seconda … Ma lascio giudicare voi lettori…