Archivio per giugno, 2011

Vi segnalo oggi un articolo di Carlo Galli, pubblicato nella sua rubrica “La parola” su Repubblica.it, a proposito del termine con cui si è definito quella sorta di piovra multitentacolare che pare essere Luigi Bisignani, fulcro della cosiddetta P4.

FACCENDIERE

(da ‘faccenda’, a sua volta dal gerundio del verbo latino facere, nel significato di ‘le cose da fare’). La persona che si dà da fare in modo continuativo, agitato.

Nel linguaggio della politica moderna, in questo affaccendarsi è implicita anche la connotazione di opacità e di scarsa chiarezza: il faccendiere briga e traffica in modo non solo inquieto ma anche nascosto; è un intrigante che mesta nel torbido. Non è soltanto un ambizioso che sollecita per sé pubblici uffici (com’era colui che nel mondo romano si dedicava all’ambitus, che era cioè indaffarato a comperare le cariche); è piuttosto colui che, solo o in complicità con altri, acquisisce e esercita, segretamente o riservatamente, un potere indiretto, utilizzando a scopi personali e privati (per sé e per i suoi amici) le proprie funzioni pubbliche, oppure corrompe e minaccia chi le riveste. Il faccendiere quindi sconvolge e rovescia le nozioni di pubblico e privato, di palese e di segreto, di istituzione e di conventicola (o ‘cricca’), di correttezza e di deviazione, di legalità e di arbitrio.

Nella storia d’Italia la debolezza dei pubblici poteri li ha spesso esposti all’azione nascosta di interessi illeciti, che li hanno deviati a scopi particolari. Questo comportamento si è associato anche al parlamentarismo, che spesso, nelle fasi di incertezza o di stagnazione politica, si è trasformato in ‘faccenderia‘, come si esprimeva Gaetano Mosca negli ultimi decenni del XIX secolo, davanti allo spettacolo dell’ingerenza corruttrice dei singoli parlamentari che perseguivano i loro privati interessi  interferendo nel buon funzionamento della burocrazia statale. Ma oltre che abusare delle istituzioni di cui fa parte, il  faccendiere può anche restare a esse esterno, e organizzarne di parallele, coperte o riservate (come ad esempio logge massoniche deviate, dalla P2  –  negli anni Settanta  –  in poi), per influenzare, sabotare o infiltrare le strutture della politica ufficiale.

Le trame del faccendiere sono l’esatto opposto dell’azione aperta e trasparente della politica democratica: non soltanto la indeboliscono e la distorcono oggettivamente, ma la delegittimano radicalmente, perché fanno nascere nei cittadini sfiducia e sospetto verso il buon funzionamento degli istituti politici democratici, le cui procedure e i cui orientamenti paiono generati non dalla ragione e dal bene comune ma da oscuri complotti.

Luigi Bisignani (da http://www.iljournal.it)

Nell’articolo si parla di Gaetano Mosca, giurista e politologo italiano. Vi riporto una breve sintesi di alcuni punti che possiamo leggere sulla pagina di Wikipedia, riguardo ad alcuni concetti interessanti e collegati a moltissimi fatti recenti e non, oltre che alla nostra società.

Mosca, partendo dall’idea che nella società vi siano solo due classi di persone (i governanti, l’élite, e i governati, il resto del popolo), dice che esiste una sola forma di governo: l’oligarchia. Questo è dovuto al fatto che la maggioranza, perché la società funzioni, “emana” una minoranza (i governanti) che la guidi. Questi eletti che sono al potere sono organizzati in modo tale da mantenere la propria posizione, per cui esistono questi comportamenti che mirano a tutelare gli interessi personali, servendosi anche della cosa pubblica.

Inoltre Mosca teorizza l’idea che benché in un sistema di elezioni democratico sia il popolo a scegliere i propri governanti, siano invece i candidati a farsi scegliere. Una visione un po’ pessimistica, ma spesso nei discorsi tra amici e conoscenti, l’idea che ricorre più volte è che esista la “casta” politica. Idea molto probabilmente vicina alla realtà, da quello che sta emergendo dalle indagini sulla P4, e dal fatto che i politici e le figure importanti toccate dall’inchiesta siano orientate a trovare un modo per bloccare la diffusione delle intercettazioni e delle notizie relative a queste trame di malaffare, piuttosto che pensare a dimostrare la propria estraneità ai fatti emersi.

Fanno come i bambini, chiudono gli occhi e pensano: non sento più nulla, non mi vedono, tra poco sarà tutto passato e io andrò comunque avanti.

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Vi vorrei proporre questo video che mi ha divertito molto, e mi ha anche fatto pensare a quanto siano presenti nelle nostre vite i compromessi. E mi ha fatto riflettere su quanti possiamo accettarne e su quali possiamo accettare, senza mettere da parte le nostre idee e i nostri valori. E in un certo senso i compromessi ci aiutano a capire quanto siano davvero forti queste idee e questi valori.

Quanto sono pericolose le etichette, se te ne attacchi una per sbaglio o pigrizia va a finire che a staccarla viene via la pelle, ed è doloroso. E forse per molti è meglio lasciarla lì dov’è, l’etichetta.

E’ stata la nostra vittoria. Di noi giovani, dei quali si dice sempre che non ci interessiamo, che siamo degli zombie. E invece eccoci qui, quando c’è in ballo il nostro futuro e possiamo davvero scegliere, rispondiamo alla chiamata. Eravamo in tanti, tantissimi a votare. Niente partiti, solo decisioni su cose conrete e fondamentali. Questa vittoria lancia un messaggio chiaro, che arriva dai nostri coetanei ma anche dagli adulti: dateci il potere di scegliere, e noi ci saremo. Parliamo di cose concrete, che ci servono e ci cambiano la vita, e noi ci saremo.

Insieme a noi c’erano adulti e anziani, perchè anche loro vogliono una vita migliore, per loro e per noi. CI siamo uniti, e tutti insieme abbiamo detto sì per dire no. Abbiamo gettato le fondamenta da cui ripartire. E non voglio discorsi politici. E’ ovvio, il voto è una bocciatura sonora e senza appello per il governo, ma è soprattutto una enorme, gioiosa, incredibile vittoria dell’Italia. E’ il riscatto degli italiani, popolo addormentato ed irretito che si è risvegliato dal coma profondo. Grazie alla rete, ai comitati, all’impegno concreto e instancabile di migliaia e milioni di cittadini veri.

Abbiamo vinto contro la politica, contro la televisione, contro le lobby economiche. Abbiamo sbaragliato tutti con internet, col porta a porta, col passaparola. Ci hanno ostacolato e noi ce l’abbiamo fatta lo stesso, o forse proprio per questo. La nostra voce si sente di nuovo, rimbomba da nord a sud (tutte le regioni hanno raggiunto il quorum).

Vogliamo che tutto cambi, che finisca l’era dei tromboni e degli annunci, delle poltrone e del disinteresse, dei profitti al posto dei diritti, delle menzogne che coprono la verità. Vogliamo che cominci la nostra era. Anzi, lo pretendiamo.

Grazie a tutti. A chiunque sia andato a votare, qualsiasi cosa abbia votato. E a chi non è andato dico: noi potremo dire che c’eravamo, che abbiamo provato a cambiare e abbiamo raggiunto un risultato storico. Voi eravate a farvi i cavoli vostri. Continuate pure a farlo e guardateci mentre urliamo le nostre idee, prendiamo coraggio e cambiamo questa situazione. Andiamo avanti anche senza di voi. La speranza è che prima o poi capiate e ci raggiungiate su questa bellissima giostra che ha tanti nomi. Cambiamento, partecipazione, cittadinanza, coraggio, democrazia.

Tre bellissimi inni al voto di domani e dopodomani. “Votare oh oh” di Roy Paci e Aretuska, “Vote” della Sora Cesira (da “Vogue” di Madonna), Acqua e sole (da “Acqua e sale” di Mina e Celentano). Buona visione!

 

 

Domenica e lunedì ci troveremo davanti anche una scheda grigia. E’ quella che contiene il quesito sul nucleare. Il governo ha provato in ogni modo a farlo fuori, con moratorie-patacca, proclami sull’inutilità di un voto dettato dalla paura e altre menate simili. Ma Cassazione e Corte Costituzionale gli hanno dato torto, e il referendum si terrà anche su questo fondamentale tema.

Le ragioni per dire no al nucleare sono tantissime, ne abbiamo scritto più volte. Riassumiamo le più importanti.

Il nucleare ha bisogno dell’uranio, che è presente in quantità scarsissime, costa sempre di più e forse finirà prima del petrolio. Le scorie radioattive rimangono per sempre (e non esiste posto al mondo dove possano essere definitivamente stoccate, visto che a contatto con l’acqua esplodono e non c’è posto sulla terra dove l’acqua non arrivi mai, secondo quanto dicono autorevoli studi), mentre la CO2 è evitabile, puntando sulle energie rinnovabili. Nessuna assicurazione al mondo assicura una centrale nucleare, visto che, per quanto i sistemi di sicurezza possano essere avanzati, terremoti, altri eventi naturali o guasti tecnici possono sempre capitare (Giappone docet); l’Italia, poi, è un paese sismico. Costruire una centrale costa miliardi (circa 10) e ci si mettono anni, altri miliardi ci vogliono dopo venti o trent’anni per chiuderla. E chi paga? Provate ad indovinare.

Inoltre, anche senza incidenti, nei dintorni delle centrali le percentuali di malattie di un certo tipo aumentano, grazie alle radiazioni (ne parla Mario Tozzi nel video sottostante). Inoltre, il nucleare non ci renderebbe indipendenti energicamente, visto che, al posto del petrolio, dovremmo importare l’uranio e la tecnologia per costruire i reattori (dalla Francia). Per quanto riguarda l’incidenza dell’energia atomica sul nostro fabbisogno energetico, entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2. L’atomo non è quindi necessario.

Last but not least: gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro “verdi” e dunque 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare.

In conclusione, l’energia nucleare non serve, è pericolosa, inquinante e dannosa. Ce la vogliono propinare perchè ci sono interessi giganteschi dietro la costruzione delle centrali, che muoverebbe miliardi e miliardi di euro e probabilmente anche perchè la Francia, avendo comprato una buona fetta del nostro debito pubblico, ci tiene per le palle.

Una cosa che non sento mai dire da nessuno riguarda il fatto che dobbiamo renderci conto che l’obiettivo primario non deve essere produrre più energia per far fronte a bisogni energetici sempre crescenti. E’ necessario invece diminuire il fabbisogno energetico, consumare meno eliminando gli sprechi, costruendo case in modo intelligente, razionalizzando l’utilizzo dell’energia. Questo è il futuro. E’ fondamentale per salvare noi e tutto il pianeta.

Prosegue la nostra spiegazione dei quesiti che troveremo al referendum del 12 e 13 giugno.

Il secondo quesito sull’acqua (scheda gialla) recita così: “Volete voi che sia abrogato il comma 1 dell’Art. 154, tariffa del servizio idrico integrato, del Decreto Legislativo N. 152 del 3 aprile 2006, norme in materia ambientale limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?” . Anche questo quesito è incomprensibile.

Al comma 1 dell’articolo 154, il Codice dell’Ambiente stabilisce come devono essere calcolate le tariffe che i cittadini pagano sulla bolletta per il servizio idrico. In questo comma si stabilisce che le tariffe devono obbligatoriamente tenere conto dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito. La norma prevede che i gestori del servizio idrico, indipendentemente dal fatto che investano per  migliorare qualitativamente il servizio o per sistemare gli acquedotti-colabrodo, devono ottenere almeno un 7% di utile per il solo fatto di aver comprato il servizio.

Si stabilisce cioè per legge che il privato che si assicura la gestione del servizio debba avere il profitto di almeno il 7%, che ovviamente verrà caricato sulla bolletta. E questo utile arriverà al gestore, lo ripetiamo, indipendentemente dagli investimenti, senza nessun obbligo di apportare migliorie al sistema. La legge garantisce quindi un minimo profitto sganciato da qualunque regola di mercato.

Questa norma è, a mio parere, allucinante. Ci rendiamo conto? Stabilire per legge il profitto che qualcuno deve ottenere dalla gestione dell’acqua. Andiamo a votare e ricacciamo indietro questa porcheria.

Il primo quesito sull’acqua (la scheda è rossa) che ci troveremo davanti domenica e lunedì prossimi è incomprensibile. Non compare nemmeno la parola “acqua” o un suoi derivato. Ecco il testo: «Volete Voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e finanza la perequazione tributaria”, convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea”, convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?»

Capito? Ovviamente no, sembra ostrogoto. Vediamo allora di che si tratta.

Votando sì, dichiariamo di voler abrogare la norma che prevede l’obbligatorietà della gestione privata dei servizi idrici. Infatti la disposizione prevede che debbano essere i privati ad avere la maggioranza (almeno il 40%, mentre il pubblico dovrà essere sempre minoritario) nelle società, completamente private o miste pubblico-private che siano, che gestiscono acquedotti e affini. La finalità dei privati, ovviamente, sono di lucro, di guadagno. Infatti, in quasi tutti i Paesi e i comuni in cui l’acqua è stata privatizzata le tariffe e le bollette sono aumentate.

Ovviamente, la gestione pubblica non significa efficienza e garanzia di sistemi modello per la gestione idrica. Ma se l’acqua rimane pubblica, e deve rimanerlo in quanto è un bene pubblico e vitale, i cittadini possono ancora esercitare un controllo su chi la gestisce. Infatti, le elezioni comunali ci permettono di premiare chi si comporta bene e invece mandare a casa chi non lo fa, visto che sono tra le pochissime elezioni in cui è ancora possibile esprimere un voto di preferenza.

Chi ci assicura, dopotutto, che “privato” sia sinonimo di “efficiente”? E’ la gestione idrica romana, affidata alla privata Acea, quella che disperde più acqua, mentre gli acquedotti pubblici lombardi sono i più efficienti. Se l’acqua verrà sottoposta solo a regole di mercato (e spesso sono grandi multinazionali a lottare per accaparrarsi la gestione del servizio idrico), come fosse un qualunque altro bene, l’intento di chi la gestirà sarà il profitto, non la salute e il bene pubblico. E questo non può esistere. Dobbiamo fermarli e far loro capire che non tutto è negoziabile. L’acqua, come l’educazione, la cultura, l’energia, la salute e l’aria, non è un bene qualunque. E’ ora che se lo ficchino in testa. Noi non faremo sconti.

(Presto analizzeremo anche gli altri quesiti)