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Noi siamo per lasciare decidere i cittadini. Ma non abbiamo posizione in merito. Quindi pensiamo che sia logico lasciare decidere i cittadini se rimanere nell’Euro oppure no. Non perché pensiamo che così non vada e quindi sia giusto uscirne. Cioè, pensiamo che così non vada, ma non diamo indicazioni. Non abbiamo posizione in merito. Lo proponiamo, poi ci informeremo se si dovrà andare a votare e morta lì. Perché se voi non lo volete vuol dire che avete paura della democrazia. Non avete il coraggio di dire che voi volete rimanere nell’Euro, e avete paura di perdere in una consultazione referendaria. Avete paura della democrazia. Noi no invece, avete visto come abbiamo espulso de-mo-cra-ti-ca-men-te questi quattro deputati? Questa è la vera democrazia, e voi ne avete paura…sì, ma lascia stare che avessero criticato Beppe, è da un anno che vanno avanti a rompere. E poi gli attivisti non li vedevano mai. E poi alcuni vogliono teneri i soldi, chiaramente da quando sono entrati in Parlamento. Io sono entrato nel Movimento per cambiare l’Italia, non per cambiare il Movimento.

 

…ma vi ascoltate?

I partigiani lottavano per la libertà, i fascisti stavano con i nazisti. Revisionismo, paraculismo, ambiguità, doppia faccia, riabilitazione, negazionismo, canonizzazione. Sulla Storia gli ignoranti e coloro che sono in malafede possono fare tante operazioni, per perseguire i propri scopi.

La Storia è importante, e il concetto di “storia” è importante: cosa siamo stati e cosa abbiamo fatto ci segnano, ci marchiano come persone, per cui nessun distinguo e nessuna considerazione possono evitare il confronto con il passato delle persone e quindi con il continuo divenire della realtà.

Sembrerà un ragionamento astruso, Ma se una colpa può essere perdonata ed espiata, il rapporto causa-effetto nella Storia con la “S” maiuscola, e nella storia di ognuno di noi, non può annullarsi, il trascorso di una persona o di un gruppo di persone, non può annullarsi: i fascisti hanno emesso le leggi razziali, hanno redatto (con tanto di firme di intellettuali) il Manifesto della difesa della razza,  hanno contribuito alleandosi con i nazisti alla “soluzione finale”, hanno portato l’Italia e il mondo in guerra. Ma hanno anche bonificato paludi e infrastrutturizzato l’Italia, ci vengono a dire. Quando c’era lui i treni partivano in orario – “Quando c’era lui ci deportavano in orario” (Il secondo secondo me, Caparezza).

Ma riabilitare quel terrificante movimento, riabilitare la dittatura fascista non è possibile, non può essere possibile. I repubblichini non erano e non saranno mai allo stesso livello dei partigiani. Dobbiamo ai secondi la realtà, il presente di essere un paese civile e democratico, non di certo ai primi. Per cui, per quanto mi riguarda, e nel pieno rispetto della Mia, della Nostra Costituzione, gli “eroi” che movimenti di destra ed estrema destra vogliono canonizzare e ai quali vogliono intitolare strade e piazze, non saranno mai eroi d’Italia, non andranno mai riconosciuti come tali.

Oggi è eroico avere e promuovere idee che dovrebbero essere basilari, è coraggioso chiedere il rispetto di diritti fondamentali ed esercitare i propri doveri di cittadino. Il voto, pagare le tasse e non evadere, anche se sarà più difficile stare sul mercato, partecipare a concorsi truccati, studiare e studiare per dover quasi sicuramente fuggire dallo Stivale.

Ogni anno che passa, pensare a questi “nonni” e queste “nonne” di tutti, che hanno dato la vita, che hanno speso il proprio coraggio e le proprie energie, i propri affetti per un’Italia unita libera democratica, diventa sempre più importante e bello. Emozionante.

Buona festa della liberazione.

L’Egitto è di nuovo in fiamme. Disfatisi della dittatura di Mubarak, gli egiziani ora lottano contro il maresciallo Hussein Tantawi e la sua giunta militare. Piazza Tahrir, al Cairo, è da tre giorni teatro di scontri tra polizia e manifestanti, e i bilanci parlano di 20 morti e un numero imprecisato di feriti. Waleed Rashed, fondatore del movimento 6 Aprile, ha postato un video (che trovate qui sotto) in cui si vede chiaramente un uomo giacere a terra, morto.

La protesta è iniziata il 18 novembre, quando migliaia di persone sono scese in piazza al Cairo e in altre città (ad esempio Alessandria) per chiedere al Consiglio Supremo Militare di fissare una data precisa per il ritorno al governo civile. Assieme alla Fratellanza Musulmana, migliaia di cittadini facenti parte di organizzazioni laiche hanno espresso la loro preoccupazione per il prolungarsi del controllo militare sul Paese.

La protesta è stata scatenata dal un documento emesso dall’esecutivo provvisorio, che definisce i militari “guardiani della legittimità costituzionale”. L’espressione, molto ambigua, ha alimentato le paure degli egiziani, che temono l’intenzione dei generali di controllare e condizionare il processo che sta portando il Paese alle elezioni democratiche del 28 novembre.

La situazione è poi degenerata, fino alla situazione attuale, che ricorda quella dei giorni della rivoluzione contro la dittatura di Mubarak (anche se, per fortuna, per ora è meno tragica).

Nutro un profondo rispetto per questi popoli, che si battono per conquistare i loro diritti. E’ il momento più bello, nella storia di una democrazia: quando nasce e bisogna lottare per ottenere la libertà. Per noi è così scontata che non ci accorgiamo di non usarla veramente. La lasciamo appassire.

 

 

Vi segnalo oggi un articolo di Carlo Galli, pubblicato nella sua rubrica “La parola” su Repubblica.it, a proposito del termine con cui si è definito quella sorta di piovra multitentacolare che pare essere Luigi Bisignani, fulcro della cosiddetta P4.

FACCENDIERE

(da ‘faccenda’, a sua volta dal gerundio del verbo latino facere, nel significato di ‘le cose da fare’). La persona che si dà da fare in modo continuativo, agitato.

Nel linguaggio della politica moderna, in questo affaccendarsi è implicita anche la connotazione di opacità e di scarsa chiarezza: il faccendiere briga e traffica in modo non solo inquieto ma anche nascosto; è un intrigante che mesta nel torbido. Non è soltanto un ambizioso che sollecita per sé pubblici uffici (com’era colui che nel mondo romano si dedicava all’ambitus, che era cioè indaffarato a comperare le cariche); è piuttosto colui che, solo o in complicità con altri, acquisisce e esercita, segretamente o riservatamente, un potere indiretto, utilizzando a scopi personali e privati (per sé e per i suoi amici) le proprie funzioni pubbliche, oppure corrompe e minaccia chi le riveste. Il faccendiere quindi sconvolge e rovescia le nozioni di pubblico e privato, di palese e di segreto, di istituzione e di conventicola (o ‘cricca’), di correttezza e di deviazione, di legalità e di arbitrio.

Nella storia d’Italia la debolezza dei pubblici poteri li ha spesso esposti all’azione nascosta di interessi illeciti, che li hanno deviati a scopi particolari. Questo comportamento si è associato anche al parlamentarismo, che spesso, nelle fasi di incertezza o di stagnazione politica, si è trasformato in ‘faccenderia‘, come si esprimeva Gaetano Mosca negli ultimi decenni del XIX secolo, davanti allo spettacolo dell’ingerenza corruttrice dei singoli parlamentari che perseguivano i loro privati interessi  interferendo nel buon funzionamento della burocrazia statale. Ma oltre che abusare delle istituzioni di cui fa parte, il  faccendiere può anche restare a esse esterno, e organizzarne di parallele, coperte o riservate (come ad esempio logge massoniche deviate, dalla P2  –  negli anni Settanta  –  in poi), per influenzare, sabotare o infiltrare le strutture della politica ufficiale.

Le trame del faccendiere sono l’esatto opposto dell’azione aperta e trasparente della politica democratica: non soltanto la indeboliscono e la distorcono oggettivamente, ma la delegittimano radicalmente, perché fanno nascere nei cittadini sfiducia e sospetto verso il buon funzionamento degli istituti politici democratici, le cui procedure e i cui orientamenti paiono generati non dalla ragione e dal bene comune ma da oscuri complotti.

Luigi Bisignani (da http://www.iljournal.it)

Nell’articolo si parla di Gaetano Mosca, giurista e politologo italiano. Vi riporto una breve sintesi di alcuni punti che possiamo leggere sulla pagina di Wikipedia, riguardo ad alcuni concetti interessanti e collegati a moltissimi fatti recenti e non, oltre che alla nostra società.

Mosca, partendo dall’idea che nella società vi siano solo due classi di persone (i governanti, l’élite, e i governati, il resto del popolo), dice che esiste una sola forma di governo: l’oligarchia. Questo è dovuto al fatto che la maggioranza, perché la società funzioni, “emana” una minoranza (i governanti) che la guidi. Questi eletti che sono al potere sono organizzati in modo tale da mantenere la propria posizione, per cui esistono questi comportamenti che mirano a tutelare gli interessi personali, servendosi anche della cosa pubblica.

Inoltre Mosca teorizza l’idea che benché in un sistema di elezioni democratico sia il popolo a scegliere i propri governanti, siano invece i candidati a farsi scegliere. Una visione un po’ pessimistica, ma spesso nei discorsi tra amici e conoscenti, l’idea che ricorre più volte è che esista la “casta” politica. Idea molto probabilmente vicina alla realtà, da quello che sta emergendo dalle indagini sulla P4, e dal fatto che i politici e le figure importanti toccate dall’inchiesta siano orientate a trovare un modo per bloccare la diffusione delle intercettazioni e delle notizie relative a queste trame di malaffare, piuttosto che pensare a dimostrare la propria estraneità ai fatti emersi.

Fanno come i bambini, chiudono gli occhi e pensano: non sento più nulla, non mi vedono, tra poco sarà tutto passato e io andrò comunque avanti.

Pubblichiamo oggi un articolo fresco fresco della nostra amica WhatsernaMe.

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VIVA LA DEMOCRAZIA (di WhatsernaMe)

In questo periodo si celebra il famigerato Giorno della Memoria: un giorno solo dove simbolicamente si ricordano 6 milioni di ebrei morti a causa di un’ideologia, a mio avviso sbagliata, ma secondo altri più che corretta.

Eppure mi snerva il continuo ripetersi delle stesse parole che narrano sempre e solo gli stessi avvenimenti del quinquennio ’40-’45. Tutti lo sanno molto bene e ribadisco l’atteggiamento ipocrita e falso-moralista che si ha in occasione di queste “commemorazioni”. Questa mia critica è stata desunta dalla semplice costatazione riguardo il totale disinteressamento degli uomini e, nonostante i precedenti, i genocidi si ripetano comunque e dovunque.

Ciò che mi preme far notare, però, è come tutti gli stermini di massa e i correlati totalitarismi si siano formati. Non costa molta fatica, basta andare un pochettino indietro, dove le dittature più storicamente influenti e cruenti ebbero un loro inizio.

La democrazia europea vive i suoi momenti più bui. Sostanzialmente alla gente irrita quella cosa fastidiosa e viscida che continuiamo a chiamare “democrazia”. Bah, l’uomo ha dei lati decisamente troppo oscuri. I giovani sono cerca di avventura, gli intellettuali non si sentono sufficientemente partecipi della cultura, i borghesi sono terrorizzati da un’alternativa comunista che influenzerebbe negativamente sulla loro ricchezza e l’alternativa di un totalitarismo può essere ciò in cui tutti possano riporre le proprie speranze.

D’altro canto un regime non può lasciarsi perdere questa occasione offertagli su un piatto d’oro arricchito con diamanti e rubini: ha capito i problemi della nuova società di massa, l’alienazione e la mercificazione dell’uomo, addirittura l’anonimato dei rapporti affettivamente più importanti. Poi, ha scavato in profondità, trovando solo aggressione, violenza e frustrazione. La voglia di evadere ha raggiunto livelli mai visti prima e la dittatura ha saputo arrivare dove nessuno avrebbe mai pensato e ha colpito il bersaglio con mezzi di propaganda efficientissimi.

È stato addirittura istituito un ministero per diffondere un’unica ideologia, un ministero che ha agito sulla parte più vulnerabile, ma allo stesso tempo (se ben ammaestrata) la più potente a rivoluzionare il mondo: la mente. Se un’istituzione, qualsiasi essa sia, riesce a contaminare con la propria ideologia un ammasso di gente senza più un’anima, potrà giostrare il mondo a proprio piacimento, indipendentemente dalla volontà della collettività.

Il primo passo è iniziare dai più piccoli: nelle scuole primarie e di secondo grado, è bastata una riforma che abbia sminuito il modo di insegnare e il conseguente metodo di studio.

Poi tocca alle università, dove, invece, c’è un’autonomia molto maggiore, ma quando è stato imposto a tutti i docenti il giuramento di fedeltà al regime, pochissimi (per lo più anziani e prossimi alla pensione) si sono rifiutati di obbedire, rinunciando alla cattedra. Ironia della sorte.

Persino gli intellettuali, coloro che sono dotati di una barriera contro ogni tipo di influenza ideologica, si sono fatti dominare da questo regime che ha promesso loro solo gratificazioni materiali e riconoscimenti di vario importo monetario.

Infine, l’ultimo obiettivo, l’ultimo passo per rendere la massa un “guazzabuglio” di automi che hanno perso la facoltà del pensiero come creazione di una propria opinione o di una propria ideologia: la censura all’informazione. Privando gli intellettuali (questa volta intesi coloro che riescono a capire i movimenti della società attraverso giochi politici) della loro unica arma, ossia la libera espressione, il dittatore con il suo seguito può avvolgere tutta la popolazione in un universo di inconsapevole agonia. Ovviamente gli ambiti più colpiti sono la stampa, il cinema e, poi, la televisione, che poco dopo passeranno sotto il controllo diretto del dittatore attraverso enti private, ma anche pubbliche.

“Eh, brutta roba, la dittatura…”, viene da pensare.

Questo è quello che è successo nel 1924 con Stalin.

Questo è quello che è successo nel 1929 con Mussolini.

Questo è quello che è successo nel 1933 con Hitler.

Questo è quello che è successo nel 2008 con Berlusconi.

È uscita la notizia, per ora data come ufficiosa, sul nuovo logo del partito di Berlusconi. PdL, acronimo di Popolo della Libertà, e il relativo simbolo, sembra che non siano più utilizzabili tranquillamente. Si dice inoltre che Berlusconi sia “stufo” dei nomi lunghi, e voglia quindi cambiare, per dare una nuova facciata alla sua, chiamiamola (ancora?) “forza” politica.

Dunque, dopo Forza Italia, dopo il Popolo della Libertà, si è pensato ad una sigla diretta, dirompente, indimenticabile: Italia. Qua sotto vediamo un’immagine che pare essere l’anteprima del suddetto nuovo simbolo.

Ora, anche nel caso che tutto si risolva in nulla (anche se molte sono le notizie che non smentiscono la questione), e alfine non ci sia un simbolo con scritto “Italia – Berlusconi Presidente” a rappresentare il partito del Caimano, vorrei riflettere brevemente su un paio di questioni.

Questo simbolo incriminato sarebbe, a mio dire, l’ultima ennesima picconata alla nostra dignità. Addirittura? Fino a qualche anno fa non si poteva esultare o incitare la propria squadra nazionale al grido di “Forza Italia!“: Berlusconi si era rubato il nostro tifo. Ancora oggi non è un’esultanza utilizzata.

Come sono, troppo spesso, chiamati i sostenitori di Berlusconi? Gli “Azzurri“. Gli Azzurri solitamente sono i nostri atleti, come nella pallavolo nazionale, o nel calcio nazionale, dove i giocatori italiani indossano la divisa azzurra che li contraddistingue nel mondo. Il modo più spontaneo di esultare e il nostro colore nazionale.

Ricordate il simbolo di Forza Italia? Era la scritta bianca del nome sulla bandiera italiana, forse l’unica caratteristica che non sarebbe da critica: un partito italiano può e forse deve mettere nel proprio simbolo la bandiera della propria patria. Ma come si sa, si andò oltre.

Dal 2000 al 2008 la coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi aveva il nome di Casa delle Libertà (stupendamente satirizzata nel programma L’ottavo nano): iniziò ad arrogarsi anche una delle parole più care alla democrazia,libertà.

Proseguendo al 2009, il 29 marzo nasceva il Popolo della Libertà. Avanti così, chi è fuori da questo popolo, chi è? cos’è?

Nuovo passo dunque: identificarsi con il Paese. Purtroppo spesso si ha l’impressione di pensarla diversamente da troppe persone, di essere davanti ad un mostro senza cervello ma dai mille occhi imbambolati, rapiti dalla televisione. Spesso mi sembra che Berlusconi ce l’abbia fatta con la maggior parte delle persone: è dentro di loro, con gli ammiccamenti di pancia che tanto piacciono al cosiddetto (con una brutta frase fatta) italiano medio. In un momento di totale scoramento potrebbe sembrare anche la cosa più giusta e lineare di questo mondo: Berlusconi identificato perfettamente con il Paese Italia, tanto che il suo partito può tranquillamente chiamarsi come la (nostra) Patria.

Mi brucia lo stomaco a pensarci, e l’anno dei nostri 150 di unità nazionale diventeranno come la domenica di Leopardi, carichi di attese (vere o fasulle), subito ammazzate. Una differenza dal vecchio Giacomo però c’è: se da una parte c’è chi invita e tenta a celebrare al meglio questo “traguardo”, dall’altra c’è chi col tricolore si pulirebbe il sedere, chi vuole, prima di festeggiare, “il federalismo”, una norma nei fatti oscura che rischia di smembrare, soprattutto economicamente, il Paese. Nelle scuole ci si dimentica di istituire attività e momenti di studio sulla Patria (suona sempre più antica questa parola, ahimè), e, diciamocelo, sono davvero pochi quelli che sentono davvero di dover festeggiare.

Non so cosa pensare, se non riprendere in mano un qualche libro di storia e andare a rivedere come è nata l’Italia. Non mi sembra una cosa stupida.

(ps: “scusate” per il termine nel titolo, ma credo sia il migliore modo per comunicare disgusto)