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Pubblichiamo oggi un articolo fresco fresco della nostra amica WhatsernaMe.

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VIVA LA DEMOCRAZIA (di WhatsernaMe)

In questo periodo si celebra il famigerato Giorno della Memoria: un giorno solo dove simbolicamente si ricordano 6 milioni di ebrei morti a causa di un’ideologia, a mio avviso sbagliata, ma secondo altri più che corretta.

Eppure mi snerva il continuo ripetersi delle stesse parole che narrano sempre e solo gli stessi avvenimenti del quinquennio ’40-’45. Tutti lo sanno molto bene e ribadisco l’atteggiamento ipocrita e falso-moralista che si ha in occasione di queste “commemorazioni”. Questa mia critica è stata desunta dalla semplice costatazione riguardo il totale disinteressamento degli uomini e, nonostante i precedenti, i genocidi si ripetano comunque e dovunque.

Ciò che mi preme far notare, però, è come tutti gli stermini di massa e i correlati totalitarismi si siano formati. Non costa molta fatica, basta andare un pochettino indietro, dove le dittature più storicamente influenti e cruenti ebbero un loro inizio.

La democrazia europea vive i suoi momenti più bui. Sostanzialmente alla gente irrita quella cosa fastidiosa e viscida che continuiamo a chiamare “democrazia”. Bah, l’uomo ha dei lati decisamente troppo oscuri. I giovani sono cerca di avventura, gli intellettuali non si sentono sufficientemente partecipi della cultura, i borghesi sono terrorizzati da un’alternativa comunista che influenzerebbe negativamente sulla loro ricchezza e l’alternativa di un totalitarismo può essere ciò in cui tutti possano riporre le proprie speranze.

D’altro canto un regime non può lasciarsi perdere questa occasione offertagli su un piatto d’oro arricchito con diamanti e rubini: ha capito i problemi della nuova società di massa, l’alienazione e la mercificazione dell’uomo, addirittura l’anonimato dei rapporti affettivamente più importanti. Poi, ha scavato in profondità, trovando solo aggressione, violenza e frustrazione. La voglia di evadere ha raggiunto livelli mai visti prima e la dittatura ha saputo arrivare dove nessuno avrebbe mai pensato e ha colpito il bersaglio con mezzi di propaganda efficientissimi.

È stato addirittura istituito un ministero per diffondere un’unica ideologia, un ministero che ha agito sulla parte più vulnerabile, ma allo stesso tempo (se ben ammaestrata) la più potente a rivoluzionare il mondo: la mente. Se un’istituzione, qualsiasi essa sia, riesce a contaminare con la propria ideologia un ammasso di gente senza più un’anima, potrà giostrare il mondo a proprio piacimento, indipendentemente dalla volontà della collettività.

Il primo passo è iniziare dai più piccoli: nelle scuole primarie e di secondo grado, è bastata una riforma che abbia sminuito il modo di insegnare e il conseguente metodo di studio.

Poi tocca alle università, dove, invece, c’è un’autonomia molto maggiore, ma quando è stato imposto a tutti i docenti il giuramento di fedeltà al regime, pochissimi (per lo più anziani e prossimi alla pensione) si sono rifiutati di obbedire, rinunciando alla cattedra. Ironia della sorte.

Persino gli intellettuali, coloro che sono dotati di una barriera contro ogni tipo di influenza ideologica, si sono fatti dominare da questo regime che ha promesso loro solo gratificazioni materiali e riconoscimenti di vario importo monetario.

Infine, l’ultimo obiettivo, l’ultimo passo per rendere la massa un “guazzabuglio” di automi che hanno perso la facoltà del pensiero come creazione di una propria opinione o di una propria ideologia: la censura all’informazione. Privando gli intellettuali (questa volta intesi coloro che riescono a capire i movimenti della società attraverso giochi politici) della loro unica arma, ossia la libera espressione, il dittatore con il suo seguito può avvolgere tutta la popolazione in un universo di inconsapevole agonia. Ovviamente gli ambiti più colpiti sono la stampa, il cinema e, poi, la televisione, che poco dopo passeranno sotto il controllo diretto del dittatore attraverso enti private, ma anche pubbliche.

“Eh, brutta roba, la dittatura…”, viene da pensare.

Questo è quello che è successo nel 1924 con Stalin.

Questo è quello che è successo nel 1929 con Mussolini.

Questo è quello che è successo nel 1933 con Hitler.

Questo è quello che è successo nel 2008 con Berlusconi.

Pubblichiamo oggi un articolo della nostra collaboratrice WhatseraMe.

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di WhatsernaMe

“Se il governo Berlusconi non approverà il federalismo, si andrà alle elezioni. “I berlusconiani sono spaventati per la proposta leghista del voto anticipato del, a quanto si vocifera, 27 marzo in quanto non posso essere aggrediti dal tempo che incalza.

” Uh, poveretti, hanno bisogno di più tempo. Ma il sarcasmo lasciamolo un momento da parte.

Dopo la baldoria da post-capodanno, guardare (e avere la piena certezza di) come stia peggiorando in nostro Paese, beh, è quasi normalità. Con poco stupore, ma con la stanchezza di tutta questa farsa, la convinzione sempre più forte di essere del Paese dei Babbocchi, è diventata realtà: Il gatto e la volpe, la Lega e il Popolo delle Libertà. “Se ci ascolti per un momento, capirai, lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società, di noi ti puoi fidar.”

Certo, è meraviglioso vedere un partito emergere così tanto, soprattutto da quando l’Egregia Signora Xenofobia, accompagnata dal ciambellano Messer Pregiudizio e dalla balia Ignoranza, ha fatto la sua nobilissima apparizione al Parlamento. E poi tutti i suoi giullari! Bossi, il coerente capocomico, per intenderci colui che ha sposato una siciliana! Un momento, una siciliana? No, proviamo con la fede politica, che è un pilastro del pensiero di una persona: nei primi anni settanta ha militato nel partito comunista “Il Manifesto”, nel gruppo di estrema sinistra PdUP e nell’Arci; dal 1974 al 1975 era iscritto nel Partito Comunista Italiano di Verghera (Varese). Oooooops. No, no, qui bisogna cambiare: fortunatamente c’è anche Roberto Maroni: nel 1971 entrò a far parte di un gruppo di stampo marxista-leninista, mentre nel 1979 manifestò in Democrazia Proletaria, per poi passare ad Avanguardia Operaia.

Eh, ‘sti politici, sempre con le stesse ideologie…

Ma a salvare la situazione c’è la volpe, il Popolo delle libertà, il Partito dell’Amore (alias Silvio Berlusconi) e i suoi scagnozzi (o picciotti?): Sandro Bondi, che entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Comunista Italiana e addirittura nel 1990 è sindaco di Fivizzano (Massa Carrara), rappresentando il PCI; Michela Vittoria Brambilla, che partecipò a Miss Italia e fu “convinta” da un agente della Fininvest a lavorare per l’azienda; Renato Brunetta, socialista di famiglia povera. Ma come si sa, questo partito aiuta tutti (escort, mafiosi, estorsori, piduisti, faccendieri), è proprio un buon partito, ciò che serve a un’Italia dilaniata da precariato, ingiustizia, censura, corruzione, indifferenza, ipocrisia e egoismo.

Ma come tutte le amicizie, quella tra il Gatto e la Volpe, nasce da un interesse in comune: il “cadreghino”, rappresentazione fisica del Dio Potere. Da una parte il Gatto vuole a tutti i costi il federalismo, mentre la Volpe, più meschina, aspira solo a essere la padrona incontrastata del Paese dei Balocchi, dettando ovviamente la sua regola. Presto si scopre che i due necessitano dell’altro tanto quanto un eroinomane ha bisogno della propria pera. Ma la Volpe, troppo accecata dal suo Obiettivo-Sole, non rispetta il patto e quindi il Gatto comincia a insospettirsi e fungere da promemoria. I patti sono patti. Fa niente se poi si promulgano leggi ad personam e ad aziendam; fa niente se gli universitari buttano via soldi, energie e tempo per poi andare a pulire i cessi in qualche squallido fast food; fa niente se si arriverà a un punto in cui la gente non avrà più nulla da perdere e la disperazione è a un passo sotto il baratro.

Ma l’importante è che ci siano sei uomini, pagati dallo Stato, a pulire il cartello di benvenuto, splendente in tutta la sua grandezza e maestosità: “BENVENUTO NEL PAESE DEI BABBOCCHI”.

Un’azienda pubblica dovrebbe cercare di offrire un prodotto che la gente apprezza, che permetta all’azienda stessa di guadagnare e di battere la concorrenza. In un Paese normale, questo fa la televisione pubblica.

Ma siccome l’Italia un Paese normale non è, come ormai è chiaro già da tempo, la Rai si preoccupa di compiacere il padrone, di non disturbarlo e, anzi, di fargli acquistare consensi. Questo è l’effetto dell’occupazione dei partiti, che alla Rai dettano l’agenda di telegiornali, trasmissioni, interviste. La politica è ormai così radicata in via Mazzini che i giornalisti e i presentatori vanno avanti con il pilota automatico, sapendo che possono parlare di certe cose, mentre di altre no, che devono dare spazio a quel personaggio e a quell’altro no.

Ma esistono oasi di libertà. Luoghi in cui si può ancora parlare di tutto, senza timori riverenziali. E, sistematicamente, chi conduce o partecipa a quei programmi viene attaccato, denigrato, censurato. In questi giorni la parte libera della Rai sta subendo degli attacchi infami ed allarmanti.

Con la scusa di un inesistente insulto di Santoro, si tenta di sospendere Annozero. A causa di un servizio sulle case offshore di Berlusconi, si vorrebbe censurare una puntata di Report. I testi di Saviano e Benigni per “Vieni via con me” vengono bloccati. Ci rendiamo conto di quello di cui stiamo parlando?

Che idea dell’articolo 21 della nostra Costituzione hanno questi signori? E quale concezione del giornalismo? La stampa deve essere libera, così come la manifestazione del pensiero. E le inchieste giornalistiche sono indagini che portano alla luce dei fatti. Fatti che devono essere accertati e controllati. Il ruolo del giornalista è proprio questo: trovare delle piste, delle notizie, verificarle e, se sono plausibili, vere, supportate da fatti, raccontarle.

Chi ritiene che alcune cose non siano corrette o false, reagisce con una smentita o una querela. Succede così in tutto il mondo. In America e in Inghilterra i politici vengono massacrati dai giornalisti, che li incalzano con domande scomode e imbarazzanti. E l’intervistato non può, come regolarmente accade in Italia, cambiare discorso e girare intorno alla domanda. Deve rispondere. E se non lo fa, la domanda gli verrà posta di nuovo.

Perchè è questa la funzione del giornalismo. Controllare il potere, rompergli le scatole, chiede conto. Ed è una funzione fondamentale. Dove manca, manca anche la democrazia.

Quindi, seppure sommersi da problemi che riteniamo giustamente più importanti, come il lavoro, la scuola, l’università, la giustizia, dobbiamo occuparci anche di questo problema. Recuperando un giornalismo serio, recuperiamo anche parte della nostra democrazia.

Nel corso dei secoli, lo sviluppo della democrazia ha portato a limitare sempre di più il potere centrale, quello del governo o del re. Prima con la creazione del Parlamento, poi delle varie corti giudiziarie, della stampa, dell’opposizione, con la scrittura delle Costiituzioni. Questi limiti sono fondamentali. Perderli significa tornare indietro, lungo una strada che è sicuramente molto pericolosa.

di Aristofane

Mi scuso per il mio monotematismo (dovuto all’entusiasmo che la trasmissione mi ha comunicato), ma vorrei dedicare anche questo post a “Rai per una notte”. Qui sotto sono inseriti quelli che sono stati sicuramente tra i migliori interventi della serata.
I loro autori sono Mario Monicelli (regista di film del calibro de “La grande guerra”, “Amici miei” e molti altri) e Milena Gabanelli (conduttrice di Report). Entrambi sono personaggi abbastanza lontani dalle lotte di Santoro, non sono soliti discutere al di fuori dei loro campi. Eppure i loro interventi, per motivi diversi, riescono a trasmettere una grande voglia di lottare ed un bisogno di farlo, oltre che una profonda consapevolezza del punto quasi di non ritorno al quale siamo giunti.
In entrambi i contributi ricorre un messaggio, che loro, professionisti più che affermati e navigati, lanciano in particolare a noi giovani: “ritornare ad uno stato di cose accettabile sarà difficile e doloroso, richiederà sforzi e fatica. Ma noi dobbiamo essere pronti a farlo. Noi e voi giovani soprattutto, per poter sperare di donare alle generazioni future (e, perchè no, anche al vostro futuro non troppo lontano) un avvenire più roseo di quello che le generazioni precedenti hanno lasciato a voi”.

Come commento conclusivo di questa serie di post dedicati alla manifestazione, mi sento di dire che sono ottimista. Certo, le cose non sono radicalmente cambiate, ma qualcosa si è smosso. Santoro ha mostrato a chi vuole silenziare ogni voce avversa che non si può fermare la circolazione delle idee, la rappresentazione della realtà. Ancora una volta l’ha fatta fuori dal vaso, e insieme a lui hanno fatto lo stesso i suoi ospiti e tutti noi che abbiamo assistito alla serata, ascoltando, partecipando, fremendo e sentendoci parte di qualcosa di importante.
Ancora di più, adesso, sono convinto dell’importanza di farsi sentire e di credere nelle proprie idee.

di Aristofane

Gli ascolti di “Rai per una notte” sono stai ottimi (a giudicare dai primi dati), ma la notizia migliore arriva da Internet: gli accessi al solo sito dei Repubblica sono stati intorno ai 300 mila, ai quali vanno sommati i 125 mila di raiperunanotte.it e quelli degli altri siti che stavano seguendo l’evento.
E’ stata una serata coinvolgente, ricca di atmosfera e di ospiti interessanti, che anno contribuito alla riuscita della manifestazione. Floris, Travaglio, Luttazzi, Ruotolo, Iacona, Gabanelli, Lerner e molti altri hanno portato la loro esperienza ed intelligenza al palazzatto di Bologna, rendendo possibile una grande dimostrazione di forza contro la censura ordinata dal sultano. Chissà che questo non sia solo il primo tassello di un mosaico destinato a diventare sempre più grande.

Ognuno di voi può farsi un’idea della serata e del suo andamento seguendo i video che continueremo a postare in questi giorni, e che cercheranno di fotografare i momenti salienti della trasmissione.
Il primo video è quello dell’inizio della serata, con la lettera di Michele Santoro al Presidente della Repubblica ed il ricordo di Danilo Dolci.

di Aristofane

Questa sera, ore 21, “Rai per una notte”. Mentre “Libero” strilla contro la manifestazione usando i soliti, logori argomenti, personaggi che in tv non si vedono da molto tempo o che non si vedono spesso (Dario Fo, Daniele Luttazzi, Sabina Guzzanti ed altri) e volti noti del piccolo schermo (Marco Travaglio, Gad Lerner, Giovanni Floris) si preparano a dare il via a quella che si appresta ad essere una serata di vera informazione, condotta da Michele Santoro. In questo mese di blackout (dovuto a ben noti motivi ) sono accadute moltissime cose ed il potere politico ha potuto approfittare dell’assenza di una o più trasmissioni televisive che rendessero note al grande pubblico le malefatte dei potenti e dei loro protetti.
Questa sera, finalmente, i nodi verranno al pettine, e il grande pubblico (per lo meno quello interessato) potrà guardare in faccia i responsabili dei vari scandali, capire come sono andate le cose e farsi un’idea. Indipendentemente da quale essa sia, è questo l’importante: sapere, capire e decidere, formandosi autonomamente e liberamente un’opinione.
Qui trovate l’elenco delle radio, televisioni e siti che trasmetteranno l’evento.
I giornali e telegiornali di regime hanno già iniziato a sparare a zero su “Rai per una notte”, e non è difficile immaginare che continueranno a farlo nei prossimi giorni, accusando la trasmissione di essere a senso unico, faziosa, irrispettosa della par condicio. Saranno questi i loro argomenti, ed è facile capirlo perchè sono sempre gli stessi. Attaccano e strillano preventivamente perchè hanno paura, sono terrorizzati, ben sapendo che, con un’informazione libera, le loro bugie e le loro bassezze avrebbero vita breve.
Il re ha sempre paura di chi lo mostra nudo, ed urlerà contro di lui usando ogni mezzo a sua disposizione, come del resto è già successo più volte. Sta a noi non permettere che ciò continui a succedere.

(Seguite il blog nei prossimi giorni, riporteremo un riassunto dei momenti salienti della trasmissione e le critiche che riceverà!)