Posts contrassegnato dai tag ‘riforma sanitaria’

Secondo aggiornamento del post a proposito della riforma sanitaria americana, da repubblica.it:

È arrivata definitivamente l’approvazione della sudata riforma sanitaria americana. Con 220 voti favorevoli e 207 contrari, l’ulteriore votazione alla Camera è stata generata da due vizi procedurali minori che i repubblicani hanno scovato nella legge, tra l’altro riguardanti l’argomento educazione, in particolare a proposito dell’assegnazione delle borse di studio a giovani con redditi bassi. Ora non resta che la firma, la seconda, del presidente Obama.

I repubblicani hanno promesso al partito democratico di trasformare la campagna elettorale di novembre (voto del midterm) in un referendum sulla riforma, con la speranza di acquisire i voti degli scontenti e mettendo sotto accusa chi la ha approvata.

Singolare è il fatto che in America si litighi letteralmente per una legge, mentre qua da noi, anche volendo, è ben difficile che accada: decreti legge e maggioranze cosiddette “bulgare”, oltre che voti di fiducia sembra che abbiano esautorato il nostro Parlamento.
Inoltre, alcuni deputati democratici hanno ricevuto minacce di morte e mattoni lanciati nei loro uffici…in Italia per fortuna non accade, al limite può accadere che piovano duomi dal cielo…

L’Albatro

Aggiornamento del post precedente a proposito della riforma sanitaria americana, da repubblica.it:

25 marzo 2010

WASHINGTON – La legge sulla riforma della Sanità, appena approvata negli Usa, dovra’ essere sottoposta ad una nuova votazione per irregolarita’ di procedura. Lo ha detto Jim Manley, portavoce del leader della maggioranza Democratica al Senato, Harry Reid.

”Dopo ore passate a cercare di bloccare il testo”, ha detto Manley, i repubblicani ”hanno trovato due disposizioni relativamente minori che costituiscono vizi alla procedura del Senato e noi dovremo rinviare il testo alla Camera dei rappresentanti”.

L’Albatro

Obama’s medical care

Pubblicato: 23/03/2010 da montelfo in Estero, L'Albatro, Politica
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di L’Albatro

“È fatta: abbiamo i voti”. Il partito democratico americano tira un sospiro di sollievo: esce da un’apnea di ben 17 mesi, il tempo di gestazione della molto discussa riforma del sistema sanitario americano. Le cifre che vengono riportate dai media parlano di 32 milioni di americani che potranno accedere più facilmente all’assistenza sanitaria. Quattro i punti principali della legge: sussidi alle famiglie, rimborsi per le spese mediche degli anziani, polizze obbligatorie al di sopra di una certa fascia di reddito (29 mila dollari per i singoli, 88 mila per le famiglie), fine degli arbitrii delle compagnie assicurative. Quest’ultimo punto è forse il più importante: nel sistema attualmente in vigore la compagnia assicurativa può decidere di revocare l’assicurazione ad una persona che si ammala.

Dopo il sì all’ultimo minuto da parte del gruppo dei democratici antiabortisti (i più critici della parte di Obama rispetto a questa riforma) la legge è stata votata alla Camera, e sarà mandata al Senato che, a meno di un colpo di scena, dovrebbe inviarla al presidente per la firma finale.

I repubblicani speravano di riuscire a trasformare questa riforma in una disfatta per i democratici (il tema sanità è stato una sorta di “portasfortuna”, l’ultima riforma sanitaria risale al 1965 e fino ad ora chiunque vi si fosse cimentato aveva fallito), ma il presidente Barack Obama ne ha approfittato per rilanciare subito l’agenda della Casa Bianca, con le altre riforme, come quella che riguarda le regole della finanza, oppure la riforma ambientale, con la quale il governo cercherà di mettere in atto le direttive internazionali sottoscritte al convegno di Copenaghen (l’ultimo in fatto di emissioni di anidride carbonica, forse più promettente del protocollo di Kyoto…).

Il sistema sanitario americano rimarrà comunque prevalentemente privatistico; si è ben lontani da un’assistenza gratuita e universale: da un certo punto di vista possiamo dirci fortunati ad avere un sistema sanitario come quello italiano, sicuramente imperfetto e pieno zeppo di falle, ma fondamentalmente aperto a chiunque necessiti di soccorso. Nonostante tutto, però, questo può essere considerato un momento storico per i nuovi USA di Barack Obama.