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Noi siamo per lasciare decidere i cittadini. Ma non abbiamo posizione in merito. Quindi pensiamo che sia logico lasciare decidere i cittadini se rimanere nell’Euro oppure no. Non perché pensiamo che così non vada e quindi sia giusto uscirne. Cioè, pensiamo che così non vada, ma non diamo indicazioni. Non abbiamo posizione in merito. Lo proponiamo, poi ci informeremo se si dovrà andare a votare e morta lì. Perché se voi non lo volete vuol dire che avete paura della democrazia. Non avete il coraggio di dire che voi volete rimanere nell’Euro, e avete paura di perdere in una consultazione referendaria. Avete paura della democrazia. Noi no invece, avete visto come abbiamo espulso de-mo-cra-ti-ca-men-te questi quattro deputati? Questa è la vera democrazia, e voi ne avete paura…sì, ma lascia stare che avessero criticato Beppe, è da un anno che vanno avanti a rompere. E poi gli attivisti non li vedevano mai. E poi alcuni vogliono teneri i soldi, chiaramente da quando sono entrati in Parlamento. Io sono entrato nel Movimento per cambiare l’Italia, non per cambiare il Movimento.

 

…ma vi ascoltate?

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La cosa desolante è che la maggior parte delle osservazioni che Grillo ha fatto su Renzi sono vere. Quello che rappresenta Renzi è una realtà ingessata e ancora troppo legata all’abitudine diffusa di favorire le clientele. Tutto vero.

Su internet intanto girano dei sondaggi per stabilire chi abbia vinto in questo duello che è stato l’incontro Renzi-Grillo durante le consultazioni per costituire il governo.

Non penso però che si possa parlare di vincitori e vinti: l’incontro, durato 10 minuti in tutto, vede da una parte Renzi che cerca di fare un discorso piano e logico, cioè spiegare il programma che ha in mente (lasciamo da parte la bontà e la fattibilità di questo programma), e dall’altra Grillo che, dopo un primo momento di ascolto, prende la strada “dello show”. Non si fa imbrigliare nella discussione di Renzi, esce dal tracciato con fatti e accuse di incoerenza, al negativo: noi del Movimento abbiamo fatto mentre voi non avete fatto, noi del Movimento abbiamo rinunciato mentre voi non avete rinunciato, noi  siamo i conservatori e voi siete i progressisti delle privatizzazioni…eccetera eccetera.

Dal sondaggio tenutosi sul blog di Beppe Grillo prima delle consultazioni, il “mandato” che il rappresentante aveva ricevuto prevedeva che si presentasse dal futuro (?) Primo Ministro e che rispondesse punto su punto al suo discorso. Non è stato chiaramente così, e anzi, vi invito a guardare tutto il video.

 

La dialettica e il confronto delle idee stanno chiaramente passando di moda, se mai sono state in voga. Non parliamo di validità delle idee proposte, ma della semplice capacità di discutere. Grillo si è comportato esattamente come fa un politico qualunque di fronte ad una discussione sulla quale (palesemente) non è preparato: attacco costante e digressioni puntualmente fuori dal solco, per non entrare mai davvero nel merito della discussione. È anche per questo che malsopportiamo i talk-show da una decina d’anni a questa parte, no?

Lo stile di Grillo, che è permeato a fondo nel Movimento da lui rappresentato, è però arricchito di una particolare sfumatura, una sorta di arroganza narcisistica (su questo credo che Corrado Augias abbia pienamente ragione, come potere leggere in questo articolo).

Prendete dunque i parlamentari del Movimento, Beppe Grillo, la loro base elettorale, chi volete. Le loro idee possono essere le più belle del mondo, ma se il loro modo di comunicarle continua e continuerà a basarsi sempre, ancora, invariabilmente! sugli slogan e sulla galvanizzante sensazione che le proprie idee siano le uniche a posto, allora credo proprio che saranno destinati a spegnersi con un rantolo che suonerà circa così: “non ce lo hanno fatto fare, è tutta colpa loro…!”.

Ma scusate: davvero vi piace farvi rappresentare da un altro così?

Leggiamo un minipost su beppegrillo.it:

“Finalmente una buona notizia. Ogni tanto bisogna guardare il grande cielo azzurro e tirare il fiato. 70 giornali rischiano di chiudere. Finora sono stati finanziati dalle nostre tasse per raccontarci le loro balle virtuali. Franco Siddi, segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa è preoccupato per il pluralismo dell’informazione, ma soprattutto per i soldi “Siamo a fine anno e non solo i finanziamenti pubblici all’editoria sono scesi da 114 milioni del 2011 a 60-70 del 2012. Ma non si riesce neanche a capire con esattezza quale sarà l’ammontare. Le imprese che stanno continuando a lavorare (?) stringendo i denti rischiano di arrivare a fine anno e scoprire che i fondi non saranno erogati. In quel caso l’unica strada sarà la chiusura“. Hip, hip, hurrà! Bye, bye giornali, è stato bello, anche grazie a voi, arrivare 61esimi al mondo per la libertà di informazione.”

Non so voi, ma io penso che denunciare il deficit di libertà di informazione di cui è affetta l’Italia e intanto gioire della chiusura dei giornali è quantomeno psicotico. Esistono soltanto il bianco o il nero, la luce o l’ombra, i buoni o i cattivi.

I giornalisti sono diventati i cattivi per Beppe Grillo? Purtroppo sembra sia così per tantissimi dei suoi sostenitori. Lui parla per slogan quando “risponde” alle domande dei cronisti, ma la maggior parte delle volte li insulta o li tratta a male parole.

Il fatto è che per far arrivare i propri messaggi, per arrivare a tante persone, Grillo spesso generalizza tutto, all’estremo. Non c’è spiraglio per un’alternativa in questo scritto, non sembrano affatto esserci quei giornalisti che invece raccontano con coscienza e con etica professionale le notizie e le storie, le situazioni e i fatti.

Semplicemente, preso atto del male che ha infettato gran parte della stampa italiana, il male delle non-notizie, allora l’unica strada proposta è che tutto crolli, che tutti i giornali chiudano. Invece che porre l’attenzione sul problema reale della mancanza di notizie e quindi di giornalismo vero, si incita, nemmeno velatamente, a detestare i giornali e i giornalisti, per cui chi fa parte del Movimento non può andare in televisione, deve evitare i giornalisti e se non lo fa viene additato come un egocentrico esibizionista.

Chi si propone come guida e come alternativa ad un sistema pieno di marciume dovrebbe cercare di ascoltare un po’ di più le domande che gli vengono fatte, e qualora si accorgesse di avere soltanto dei automi adoranti come pubblico, dovrebbe cercare spazi per spiegare spiegare e spiegare cosa ha in mente, cercando un contrappunto, qualcuno che lo pungoli. Come i giornalisti, ad esempio.

Le urne sono chiuse da ore, l’affluenza è in calo del 7% circa, si attesta intorno al 67% rispetto al 73,75% delle ultime elezioni. E’ un dato grave, su cui tutta la politica dovrebbe riflettere. Ma dubito che lo farà.

Queste elezioni sono il francobollo sulla lettera di licenziamento che i cittadini inviano alla classe dirigente attuale. Il PdL ne esce distrutto, il PD ottiene percentuali basse e vince solamente grazie alla pochezza degli avversari, il terzo polo non è pervenuto. Un vero disastro per i partiti tradizionali, travolti dalla loro pochezza e incapacità.

Un manipolo di ragazzi, senza esperienza politiche alle spalle, senza partiti a sponsorizzarli e privi delle vagonate di soldi che foraggiano le campagne elettorali dei soliti noti, hanno ottenuto percentuali incredibili. In alcune città, come Parma, addirittura si apprestano ad andare al ballottaggio e a giocarsi la carica di sindaco. Il Movimento 5 Stelle è il grande vincitore di questa tornata elettorale.

Sarebbe riduttivo affermare che i voti ricevuti sono di protesta. Sicuramente una parte di questi rappresenta un voto anti-casta, ma i candidati del Movimento hanno ottenuto consenso perchè rappresentano una novità e promettono di spezzare la morsa dei partiti sulla società. Di provarci almeno. Inoltre, si presentano con programmi chiari, ricchi di contenuti (al contrario di chi sostiene la balla dell’antipolitica distruttiva), e non accettano compromessi. Insomma, una rara avis nel panorama politico odierno.

Personalmente, sono contento. Spero che qualche candidato del Movimento 5 Stelle diventi sindaco, perchè è il momento di vagliare le capacità di governo di questi ragazzi. Anche se molti siedono già in consigli regionali e comunali, un posto di maggior peso permetterebbe loro di confrontarsi con responsabilità maggiori. In vista, chi lo sa, del grande salto alle politiche del 2013. In bocca al lupo. Spero che riescano a svolgere bene i loro compiti. In caso contrario, dovremmo digerire l’ennesima delusione.

(L’articolo non cita i dati dei risultati elettorali in quanto lo spoglio è ancora in corso e le percentuali dei candidati continuano a mutare)

Io credo che tutte queste discussioni su Beppe Grillo, tutto questo domandarsi se la sua sia politica, antipolitica, follia, lungimiranza o altro siano francamente inutili. Inutili e ripetitive, visto che riemergono ogni volta che il comico genovese fa un comizio o compare da qualche parte.

Come ho già detto più volte, si può criticare Grillo, si deve farlo (e ci mancherebbe). Si può farlo per i metodi, i contenuti, i toni, per quello che si vuole. Ma per favore, basta con questa cazzata dell’antipolitica.

Antipolitica è chi ruba soldi pubblici utilizzando i “rimborsi elettorali” per comprare lauree e rifare il naso al figlio; è distruggere la credibilità dello Stato e delle sue istituzioni con comportamenti indegni e indecenti (con buona pace dell’art. 54 della Costituzione);  è accettare mazzette e favori per fare il proprio dovere, nonostante stipendi faraonici; è averci portato nel baratro ed ora strillare contro Monti che deve prendere provvedimenti impopolari (pur sbagliando, in certi casi); è usare il proprio potere per fare favori ad amici e parenti; è essere da venti, trenta, quarant’anni in Parlamento e non avere concluso nulla; è fare finta di opporsi ma stringere accorsi sottobanco.

Tutto questo (e molto, molto altro) è antipolitica. Di tutto si può accusare il Movimento 5 Stelle (che è composto da ragazzi e ragazze impegnati e non sostenuti dal sistema, non da Grillo), tranne che di essere parte di questo marciume e di non avanzare proposte concrete. Ripeto, si può essere d’accordo o no, come con tutti. Ma per favore, per favore: basta con le prediche di chi, senza vergogna, si erge oggi a difensore della politica, dopo averla utilizzata per i suoi comodi per anni.

Due parole di risposta all’articolo del mio collega Albatro.

La forza del Movimento 5 Stelle è proprio quella di non apparentarsi con nessun partito. Ogni giorno infatti sentiamo politicanti di ogni colore politico affermare pomposamente che il loro partito è diverso da tutti gli altri, si propone come alternativa, come forza nuova ecc. Ma la realtà è un’altra.

Io non penso che tutti i partiti siano uguali. Il partito di B. e la Lega non sono uguali al PD o all’IdV. Non c’è dubbio. Dubito di vedere un giorno Di Pietro imporre una legge ad personam o Bersani costringere il suo partito a votare una mozione nella quale si dice che lui ha telefonato ad una questura per far rilasciare la tal signorina (si fa per dire) perchè è nipote di Mubarak. Su questo non ci piove.

Ma, sulle cose davvero importanti, soprattutto a livello locale, come gli inceneritori, la TAV, le energie alternative, la cementificazione o l’acqua pubblica (il PD ha iniziato davvero ad occuparsene, sostenendo e pubblicizzando il referendum, solo ora che intravede un ritorno elettorale), troppo spesso i due schieramenti hanno avuto posizioni identiche. Per tacere poi le quintalate di porcherie che a livello nazionale il centrosinistra ha fatto, mostrandosi un ottimo replicante di B. (leggi vergogna mai abrogate, legge bavaglio uguale a quella di Alfano, assenze alla votazione sullo scudo fiscale…). E anche se le posizioni locali o nazionali sono condivisibili (ovviamente secondo il mio punto di vista), spesso sono affidate a persone davvero inqualificabili, come i vari Calearo, Scilipoti, Veltroni, Letta.

Quindi i ragazzi del Movimento fanno benissimo a non aggregarsi a nessuno. Che rimangano soli, e vedremo. Entrambi gli schieramenti dovranno fare i conti con questa nuova realtà, che ha il grande pregio di riportare a votare persone che non hanno nessuna intenzione di dare la loro preferenza ai tradizionali carrozzoni di gentaglia assortita che formano le liste degli altri partiti.

Il motivo per cui non devono fare alleanze con nessuno è molto semplice: loro sono davvero diversi. Non perchè Grillo sia un santo e tutto quello che fa sia giusto; non perchè siano persone più intelligenti di tutti gli altri; non perchè i loro progetti siano perfetti. Sono diversi perchè è diversa la struttura su cui poggiano. Sono solo il terminale di un gruppo, che partecipa, propone, discute, analizza. E il gruppo è formato dai cittadini, parte integrante del progetto.

Grillo è discutibile e criticabile finchè si vuole per i suoi metodi, per alcune idee, per i toni, per tantissimi motivi. E non solo si può criticarlo, ma si deve criticarlo, ci mancherebbe. E allo stesso modo si deve fare col Movimento 5 Stelle, perchè è una realtà in crescita e nata da poco, che ha bisogno di confronto e di essere messa in discussione. I grillini quindi devono stare ad ascoltare le idee diverse, ma non i sermoni di persone che non hanno più nulla da dire, che siedono in Parlamento da secoli ed hanno contribuito, chi più chi meno, allo sfascio attuale. Bisogna ascoltare la gente comune, i passanti, i votanti, i cittadini, quel popolo al quale sempre tutti si appellano. E il Movimento 5 Stelle, tramite internet, fa proprio questo.

Io non so come finirà questo esperimento, ma che le liste 5 Stelle tra qualche anno spariscano oppure che rimangano, la politica tradizionale dovrà tenere conto della loro esistenza e cambiare qualcosa al suo interno. E credo che questo, in un Paese immobile, vecchio, immutabile come l’Italia, sia un grande cambiamento e una bella vittoria.

Ascoltando stamattina Lateral su Radio Capital, ho sentito Luca Bottura parlare di un articolo di Marco Bracconi sul blog di Repubblica, a proposito del risultato del Movimento 5 Stelle, fondato dal comico genovese Beppe Grillo.

Bracconi propone alla sinistra una riflessione sul perché di questi voti che sembrano provenire dall’area degli astenuti e da alcune aree del centrosinistra deluso. I grillini dicono che il loro è un voto di protesta, e hanno una grande volontà nel cercare di cambiare le cose, forza di cui vanno fieri e con la quale vogliono cercare di cambiare davvero il paese, stando anche ai loro slogan. Dall’altra parte c’è però il fatto che non sembra vogliano discutere con nessuno.

La questione sollevata da Bracconi quindi è: si può discutere o no con un partito che spesso viene bollato (a torto?) come “l’antipolitica” (che brutta espressione…) e il cui rappresentante è solito insultare e dare del “morto” ad ogni altro politico? O piuttosto si dovrebbe cercare di discutere e parlare con i suoi elettori, con le persone?

I commenti all’articolo sono moltissimi, e spesso abbastanza surriscaldati, specie perché Bracconi definisce il Movimento come “qualunquista“.

Io penso che la politica dovrebbe essere ad un livello più basso, cioè tra cittadini, tra le persone, non un movimento che parta dai partiti e poi, sono in un secondo momento, si ricordi che ci sono anche le persone. Politica non dovrebbe essere definirsi di destra o di sinistra o di centro o antipolitico. Dovrebbe essere semplicemente una valutazione obiettiva delle iniziative, delle idee utili, e soprattutto dei principi fondamentali che ogni schieramento intende esprimere e difendere. Il raggruppamento in “aree politiche” è utile per orientarsi forse, ma per lo stesso motivo si rischia di scegliere la via comoda dell’abitudine, arroccandosi su una definizione di sé che non ascolta più le posizioni altrue.

Sinceramente ho l’impressione che molti grillini siano così contenti delle belle idee e degli ottimi propositi del proprio Movimento che sentono la coscienza a posto, tanto da pensare di poter proseguire nella loro strada da soli, convinti di cambiare le cose senza ascoltare chi crede e si riconosce in altri partiti (di qualunque scheramento, i “morti” secondo Grillo), ma spesso lamentandosi della politica che non funziona per il “magna magna” e la corruzione.

La politica non funziona anche quando non c’è dialogo.