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di L’Albatro

Marco Travaglio, parlando a ruota libera del proprio libro, venerdì 30 aprile a Trento, ha spaziato dalla situazione italiana odierna fino al periodo dei primi anni Novanta: praticamente nulla è cambiato, anzi, l’immobilismo cronico del nostro Stato è secondo lui peggiorato.

Le protagoniste sono principalmente 36 leggi, leggi che prendono il nome dalla persona che l’ha tenuta a battesimo (Lodo Alfano, Lodo Schifani, e via così) e che potrebbero benissimo avere accanto il benficiario-destinatario unico del testo.

Democrazia privatizzata, così la chiama Travaglio, che si chiede chi debba fare politica, se gli affaristi o i politici. La risposta è ovvia, ma richiamando la definizione “le leggi sono provvedimenti generali ed astratti” appare chiaro che le leggi per cui è principalmente impegnato il Parlamento non vanno a favore e tutela di tanti cittadini, ma di un numero ristretto, ristrettissimo, di persone. Per esempio, Marco ha preso la recente legge sulle intercettazioni. Berlusconi, all’assemblea di aprile con gli industriali a Parma chiese loro chi non avesse mai avuto paura di essere intercettato. A furia di ripeterlo amplificato, dai suoi telegiornali, è certo che sempre più persone crederanno che i magistrati (nemici, rossi!) controllino e intercettino tutti quanti. Per dimostrare il contrario il nostro giornalista ha semplicemente preso dei numeri e li ha ragionati: secondo dati ufficiali pare che siano 15.000 le persone intercettate ogni anno in Italia; le intercettazioni servono per le indagini, per raccogliere prove da usare nei processi. Sono 3 milioni i processi penali istituiti ogni anno in Italia: da qui si deduce matematicamente che c’è almeno un imputato. Prendiamo la cifra minima, 3 milioni, e supponiamo che uno su due sia innocente: un milione e mezzo di imputati sarebbero colpevoli quindi. Ora, intercettati e imputati colpevoli stanno in rapporto di 1:100. Travaglio si chiede quindi: ma Berlusconi, che tanto tuona contro le intercettazioni, ha una così grande paura di venire ascoltato mentre parla al telefono (ricordiamo che la sua voce, stando alle intercettazioni in cui è coinvolto, è presente perché è stato lui a chiamare il telefono controllato, non perché era il suo telefono stesso ad essere controllato!), come fa a centrare sempre quel gruppo ristretto di 15.000 persone la cui utenza è controllata?

Sono 15 anni immobili per l’Italia. Il nostro Stato parte ogni anno a gennaio con tre freni a mano tirati che gli tolgono spinta e possibilità di azione: corruzione, debito pubblico, evasione fiscale. Questi tre fattori tolgono risorse allo Stato Italia, e il meno noto, o meglio, il meno sentito dai più è forse la corruzione, che mangia fondi nei modi più vari, ad esempio l’assegnazione illegali di appalti per lavori pubblici i cui costi lievitano enormemente. Marco ha parlato di traffico di influenze, cioè della commistione totale fra i ruoli e le parentele (che dire dei famosi cognati?), fra i controllori e i controllati, troppo spesso coincidenti, commistione che si basa sul conflitto d’interessi. Il virus della corruzione si è dilagato perché abbiamo ucciso gli anticorpi (informazione libera, possibilità di azione della magistratura, senso civico del voler sapere) e distrutto i termometri: se stai male non pensarci, magari passa, ma comunque non puoi far niente per cambiare!

L’azione scellerata che hanno fatto è stata ed è di far finta che che la corruzione non ci sia, che è la ricetta tipica per chi vive nel virtuale della tv, che ci distanzia da tutto, generalizzando spesso gli avvenimenti: una guerra lontana diventa un’abitudine, i morti perdono la loro importanza e sono ridotti a numeri, ad esempio.

Una nota sulla considerazione della donna, davvero equiparata ad una merce, in quanto, oramai la corruzione va in coppia con il fattore F (un po’ di fantasia). Secondo Marco, se emergesse una nuova tangentopoli, questa sarebbe al cubo.

Ma il paese è inebetito, specie dalle televisioni, oltre che dai telegiornali, che da due faziosi sono diventati almeno quattro, contro il Tg3 che a stento sembra conservare una qualche autonomia. Il giornalista-scrittore descrive il Tg1 che ha visto la sera prima (dopo molto tempo in cui l’aveva “frequentato” poco): prima uno spazio autogestito dei politici, prevalentemente di maggioranza (questi parlano e seguono le contrapposizioni, o meglio, gli accenni di contrapposizione dell’opposizione), che dura cinque minuti, poi una carrellata di notizie dal mondo, veloce veloce, e per finire venticinque minuti di cazzate (parole testuali) che vedono l’apice nel servizio sulle meduse quadrate.

Marco ha espresso anche qualche parola a proposito degli intellettuali confusi e pigri: spesso capita che si mettano a criticarsi senza motivo tra di loro, come nel caso di Roberto Saviano, che ha ricevuto critiche dure e insensate da ogni dove, politici, giornalisti e “intellettuali”: questa gente ormai pigra mentalmente si muove contro chi davvero parla di cosa sta accadendo e cosa è accaduto in Italia. Questo porta al ribaltamento dei fatti, e gli episodi di corruzione, se accuratamente livellati e “discussi” con opinioni svergognate e semplici, facilmente bevibili (e urlabili) dalla maggioranza. Così la gravità della corruzione scende di tono, per molti, diventa quasi “accettabile”, o forse ignorabile. Un altro esempio che Marco ha riportato è stato quello di Tangentopoli, che da grande pulizia della vecchia politica della Prima Repubblica è stata trasformata con un martellamento mediatico in un complotto dei giudici: queste dichiarazioni ricorrono anche per i fatti odierni, non vi sembra?

I grandi trionfalismi elettorali appaiono sgonfiati se accostati ai dati sull’astensionismo (vedi il post di commento sulle recenti elezioni regionali) a livelli indegni di una società che voglia definirsi tale. Si è incrinato il rapporto con la gente, che nella stragrande maggioranza dei casi preferisce subire e magari poi lamentarsi, piuttosto che reagire e capire perché questa politica non si riesce più a capire né direzionare: quelli che vogliono cambiare e lottano per farlo sono forse ancora troppo pochi.

Infine, due esortazioni: va dato il maggiore appoggio possibile a chi sostiene la Costituzione e la vuole difendere a tutti i costi, specie dalle false riforme “condivise”, cioè molti a Sinistra e i finiani. Chi invece parla di queste riforme (da fare assieme!!) per paura, pigrizia e convenienza va sbeffeggiato e ostacolato!

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di Aristofane

Caro Albatro, ho letto con molto interesse il tuo ultimo post, ed immediatamente ho sentito il bisogno di risponderti.

Anch’io, come te, ho compiuto i diciotto anni all’incirca un anno e mezzo fa. E anch’io, come te, ho pensato al voto come un’importante conquista, un modo per entrare nella realtà delle decisioni, per poter finalmente scegliere. Pensavo tutto questo, nonostante fossi consapevole di quanto sia autoreferenziale la classe politica di oggi. Tuttavia credo anche ora che esprimere il proprio voto sia uno dei diritti fondamentali che ci spettano in quanto cittadini, e che, proprio come dici tu, sia anche un dovere che ci permette di definirci tali.

Moltissime persone, forse la maggioranza degli italiani, avvertono, come avvertiamo anche io e te, la politica e coloro che ci chiedono il voto lontani, come immersi in una realtà diversa dalla nostra, fatta di comodità e privilegi vari. Ovviamente questo non vale per tutti i politici; posso dire, per esperienza personale, che ci sono anche tra loro persone che si dannano l’anima e lavorano moltissimo, facendo fino in fondo il proprio dovere (mai fare di tutta l’erba un fascio: si incorre spesso in gravi errori). Questa evidente condizione di vantaggio, ingiusta ed ormai al di là di ogni moderazione, ci ha allontanato dalla politica e continua ad allontanarci da essa, inesorabilmente. Ci porta a considerare la classe dirigente come un insieme indistinto di privilegiati, che pensa a se stessa e basta, senza occuparsi dei problemi reali, delle situazioni che avrebbero bisogno di essere risolte e che sono tantissime. E questo, purtroppo (a parte, ripeto, alcuni casi), è vero. E questo mi porta ad un altro punto del tuo intervento. Tu dici che “si insinua nella nostra mente, e ivi matura, la convinzione che, in fondo, i protagonisti di quel grande teatro politico vogliano unicamente il nostro voto per raggiungere quella posizione di potere, ma per fini ben diversi dal voler davvero fare qualcosa di buono e utile per tutti noi”. Purtroppo questo dubbio è diventato convinzione nella mente della maggioranza degli italiani già da tempo, e lo dimostrano l’astensionismo in costante aumento (spero di essere smentito dalle imminenti elezioni regionali), il voto di rottura, cioè dato a quelle formazioni politiche, siano essi movimenti o partiti, che vanno contro al sistema granitico del potere dei vecchi partiti italiani e, infine, il successo di manifestazioni che contestano il sistema appena citato e cercano di riportare i cittadini in primo piano, di permettere che essi possano tornare ad essere protagonisti delle proprie scelte e padroni del loro futuro (vedi i V-Day organizzati da Beppe Grillo, per esempio). Non è possibile, ovviamente, utilizzare un sistema di democrazia diretta, come si usava nelle poleis greche, ma il popolo, la gente ha il diritto ed il bisogno di sentire vicina la politica, di sapere e vedere che essa si sta occupando di problemi, dei suoi problemi.

Invece, purtroppo, ciò non accade, e basta guardarsi intorno per accorgersene. La politica è chiusa nel suo bozzolo e non accenna a volerne uscire. Sono decenni che vediamo politici utilizzare il loro potere per scopi personali. Il più grande esponente di tutti i tempi di questo atteggiamento è ovviamente Berlusconi, che ha asservito l’intero Stato ai suoi problemi giudiziari ed al profitto delle sue aziende; ma questa tendenza esisteva già da prima, ovviamente, con la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e molti altri. La storia di Tangentopoli ci insegna che spesso gli affari, l’accumulo di denaro e di potere sono il primo scopo dei leader (e ovviamente non solo dei leader) italiani. E la situazione di oggi è assolutamente ai livelli di quel periodo, e forse è addirittura peggiore. E’ il caso di ripeterlo, questo discorso non vale per tutti. Ci sono leader politici e politici “semplici” che fanno il loro dovere fino in fondo, e sono la maggioranza (anche perchè il numero dei ladri non può mai superare il numero dei derubati), ma vengono oscurati dagli interessati al potere ed al denaro e dalle loro malefatte.

Credo che questa situazione abbia più cause. Una è sicuramente la legge elettorale che ci ritroviamo, che impedisce di esprimere qualsiasi preferenza e lascia ai partiti l’organizzazione delle liste e, di conseguenza, la decisione di chi verrà eletto, eliminando così ogni meritocrazia ed impedendo agli elettori di manifestare la loro vera intenzione di voto. In secondo luogo, il disinteresse della politica per i problemi reali ed il trasformismo di cui tu, caro Albatro, parlavi nel tuo intervento, derivano, tra le altre cose, dalla sicurezza di non essere mai chiamati a rispondere delle proprie azioni, di non dover rendere conto agli elettori ma soprattutto all’intero popolo italiano di quello che si fa,che si dice e di come si opera. La sensazione che domina la politica è di una sostanziale impunità, proprio a livello politico prima che penale. Il confronto, che tu giustamente rimandi all’espressione di un voto libero e non “utile”, come lo chiamano i gerarchi di  partito, in realtà è finto, fasullo, perchè gli esponenti dei due o tre partiti che ci sono da decenni si spalleggiano e fanno solamente finta di azzuffarsi, mentre dietro le quinte si aiutano e non si mettono gli uni davanti alle responsabilità degli altri. Le dichiarazioni che si sentono ai telegiornali o si leggono sui giornali sono spesso fittizie, visto che ad esse non si accompagnano azioni vere (mi sento di escludere da questo circuito solamente alcuni giornali e trasmissioni, che fanno domande vere, e qualche partito, che non si mette d’accordo ma lotta sempre). Per questo i partiti maggiori richiamano al “voto utile”, per non doversi confrontare con qualcuno che, fuori da giochi e schemi vari, possa ricordare loro promesse non mantenute e via discorrendo. La varietà non è vista come risorsa, ma come fastidioso impedimento.

Un ulteriore causa di questa logora e logorante situazione è sicuramente la mancanza di un’informazione che si possa definire tale. Come ho letto in un interessante post di Alessandro Gilioli su Piovonorane.it , “in Italia il problema non è parlare – sui nostri blog, nei giornali d’opposizione, alle radio – ma la quasi impossibilità di farsi sentire dalla pancia molle del Paese, che è poi quella che decide le elezioni”. L’informazione libera è silenziata, relegata solo ad alcuni giornali e trasmissioni (osteggiate e oggetto di continui attacchi) ed i giornalisti sono sempre più servi del padrone, pronti a vendersi e timorosi di fare una domanda anche solo lontanamente scomoda. Sui giornali le notizie ancora si trovano, ma è la televisione il vero problema. Il 70 % degli italiani si forma un’opinione guardando i tg e le trasmissioni di approfondimento, che sono per i trequarti nelle mani di una sola persona, che ordina (e anzi, spesso non ha più bisogno di ordinarlo, in quanto ormai si procede col pilota automatico) la distorsione della realtà e la messa al bando delle notizie scomode. Per fortuna oggi abbiamo Internet, una fondamentale scappatoia alla mordacchia del potere. Un’informazione libera è fondamentale per avere una democrazia pulita, sana e funzionante, in quanto la stampa deve essere il cane da guardia del potere, pungolarlo a fare di meglio, criticarlo e spronarlo. Siamo sempre allo stesso punto: il potere politico non vuole controlli e responsabilità.

Infine, rimane la più grande, complessa e profonda delle cause, che è possibile solo accennare, in quanto meriterebbe una disamina molto approfondita. L’illegalità è ormai diffusa in modo endemico nel nostro paese, a tutti i livelli. Proprio come certa politica non vuole controlli nè responsabilità, nemmeno le persone “semplici” li vogliono. Siamo un paese in cui l’evasione fiscale raggiunge livelli incredibili, e spesso chi rispetta le regole fino in fondo e si comporta onestamente viene deriso e scavalcato da chi delle regole se ne infischia. Il problema è anche culturale quindi, ed è profondo e radicato nella popolazione. Si può trovare testimonianza di ciò guardando all’inchiesta di Mani Pulite: fino a che l’indagine si occupava e si rivolgeva alle alte sfere, tutti sostenevano l’operato dei giudici; quando invece i magistrati hanno iniziato a scendere di livello fino ad investire persone comuni, il sostegno si è incrinato, perché ognuno (chi ovviamente ne aveva motivo) temeva di rimanere invischiato nell’inchiesta.

Non ci si indigna più proprio per questi stessi motivi: l’informazione non fa capire del tutto cosa succede e l’illegalità, oltre ad essere presente ad ogni livello, si è fatta sistema con la presa del potere di alcuni politici.

Quindi, qual è la morale di tutta la lunga storia che ho scritto? Che sono tutti uguali e quindi non vale la pena interessarsi, farsi sentire e votare? Assolutamente no. Innanzitutto ci tengo a specificare, di nuovo, che sia tra i giornalisti che tra i politici ci sono tantissime persone per bene, che non si vendono e fanno il loro lavoro seriamente, con impegno e costanza. Purtroppo spesso queste persone vengono oscurate da chi svolge il loro stesso lavoro in modo disonesto e scorretto.

Comprendere la realtà è fondamentale, fondamentale per far valere i nostri diritti. E la situazione in cui siamo non deve scoraggiarci e renderci disinteressati verso la politica. Al contrario, deve spingerci ad andare a votare, ad interessarci ancora di più, per lottare, manifestare le nostre idee e cambiare le cose, non lasciando che l’inerzia ci porti via la capacità di farci valere.

La libertà che abbiamo è frutto di secoli di lotte e di battaglie. Non dobbiamo farla scivolare via, sprecandola, ma afferrarla e utilizzarla, beandocene.

(Leggi perchè questo intervento è intitolato “Cavalieri”)

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)