Archivio per maggio, 2010

Vagando tra una studiata e l’altra ho trovato su Repubblica.it un articoletto che narra di un simpatico gioco flash caricato sul sito di OneInternational, associazione guidata da Bono Vox, cantante degli U2. Il gioco consiste nel lanciare alla massima distanza possibile il nostro presidente del Consiglio Berlusconi, per il fatto che, secondo l’associazione, sarebbe l’unico dei grandi del G8 ad aver tagliato i fondi destinati all’Africa, invece che aumentarli, come aveva dichiarato: per questo sarebbe da cacciare “letteralmente” dall’assemblea del G8.

Per “giocare” cliccate qua

(L’articolo su Repubblica)

L’Albatro

Annunci

di Aristofane

(Eugene Delacroix – La libertà che guida il popolo)

Sarò esagerato forse. Ma oggi, leggendo gli articoli sui mesi delle stragi mafiose e di Stato dei primi anni Novanta e ripensando ai tanti, tantissimi episodi oscuri della storia del nostro Paese (vedi anche l’intervista a Ciampi ripresa da L’Albatro nel suo post) , un pensiero mi si è formato in testa: c’è mai stata democrazia in Italia? Intendo democrazia vera, non quel giochetto che si ripete ogni tanto di noi che andiamo a votare questo o quello.

Cos’è la vera democrazia? Forse, di tanto in tanto, è meglio chiederselo. Perchè scopriremmo, forse, che la risposta non è così scontata. E che, soprattutto, le cose alle quali pensiamo sono lontane anni luce dalla realtà nella quale ci troviamo a vivere. Mi rendo conto benissimo che non è più possibile, come si faceva al tempo delle poleis greche, riunire tutta la cittadinanza e decidere a maggioranza. La democrazia rappresentativa è quindi un mezzo necessario, non c’è dubbio.

Il problema è quanto essa sia davvero rappresentativa. E mi sembra che, anche all’estero ma soprattutto in Italia, la classe politica (almeno quella degli ultimi quindici anni), parte fondamentale della democrazia, si sia staccata irrimediabilmente dalla sua base elettorale. Lo dimostrano l’astensionismo molto alto e l’evidente cura che i politici (parte di loro per lo meno) dedicano ai loro interessi, invece che alle tematiche che dovrebbero essere le principali della loro agenda.

Ma la mia riflessione va oltre a questi ultimi anni, oltre alla terribile classe politica rappresentata dai vari Berlusconi, D’Alema, Mastella, Gasparri, Capezzone e compagnia bella. Negli anni precedenti avevamo avuto Craxi, Forlani, Andreotti, Martelli, Cirino Pomicino e altri personaggi di questo calibro. Tutti con dei trascorsi poco chiari (o fin troppo chiari).

Mi chiedo come possa esserci stata democrazia, mentre Andreotti era al potere ed intratteneva rapporti con la mafia (reato prescritto ma commesso fino al 1980); mentre Craxi accumulava miliardi all’estero; mentre Berlusconi metteva (e mette) al sicuro se stesso e le sue aziende.

Qual era la forma di governo del nostro Paese mentre lo Stato trattava con la mafia e stava a guardare le stragi dei primi anni Novanta (o, peggio, vi prendeva parte?), mentre la P2 inondava istituzioni e giornali, mentre Mattei, Pasolini, Moro venivano uccisi, mentre le stragi si susseguivano a Bologna, Milano, Firenze? Sono tutti atti di folli, di criminali semplici, o c’è dietro qualcosa di diverso, qualcuno che tirava i fili? Le novità emergono e fanno aprire nuove ipotesi, inquietanti ed oscure.

Da quanto tempo non conosciamo una democrazia pulita, vera, sincera? Forse non l’abbiamo mai conosciuta. La strage di Portella della Ginestra è lì a dirci come, già nel primo dopoguerra, gli italiani non fossero del tutto liberi di votare chi volessero, in certe zone. Paura, clientelismo, compravendita di voti e violenza sono spesso stati componenti importanti delle elezioni.

Ovviamente sarebbe stupido e inutile affermare che tutte le elezioni italiane siano sempre state falsate e che i cittadini, nella storia del nostro Paese, abbiano subito vessazioni e non abbiano potuto esprimersi o votare chi volevano. Non è mia intenzione fare affermazioni di questo genere.

Tuttavia, quando penso alla democrazia, quanto pronuncio questa parola, quando leggo la Costituzione, mi fermo un istante a riflettere. E mi rendo conto che democrazia vuol dire ascolto, partecipazione, composizione dei contenziosi, fatica, lavoro, lotta, proposta, collaborazione, conquista, insieme di cultura e sogno. Dovrebbe essere il luogo in cui si incontrano la saggezza dei vecchi e la freschezza di giovani, la voglia di cambiare e i nuovi desideri. La democrazia dovrebbe essere la sintesi di tutte le idee, le istanze, le volontà della società. Raggiungere un compromesso e mettere tutti d’accordo è difficile e richiede grande dedizione e pazienza. Il lavoro deve essere continuo.

Ma solo tramite questa fatica si può raggiungere un equilibrio. Un sistema in cui non ci siano segreti. In cui i cittadini vedano assicurati i loro diritti. In cui la politica si occupi della popolazione. In questo modo le cose possono funzionare. In questo modo si può arrivare davvero a quella forma di governo chiamata “democrazia”; un sistema imperfetto, ricco di contraddizioni ed ostacoli.

Un sistema che, come diceva qualcuno, è il peggiore di tutti. Esclusi tutti gli altri.

Vorrei segnalare un’intervista di Repubblica all’ex Capo di Stato Carlo Azeglio Ciampi, nella quale si parla delle cosiddette “stragi di mafia” dei primi anni Novanta. Ciampi chiede che finalmente si faccia chiarezza su quanto accadde in quel periodo, nel quale lui era a capo di un esecutivo “di emergenza” (è il periodo di Mani Pulite).

Viene ricordata la notte tra il 27 e il 28 luglio del ’93, notte della Strage di Via Palestro (Milano) della quale Ciampi ricorda la paura che ebbe di un colpo di Stato: i dubbi dell’ex Presidente ruotano attorno alle motivazioni che sono state trovate per quelle stragi, da sempre attribuite alla mafia. Ciampi ipotizza che invece siano da attribuire ad una specie di “anti-Stato” che forse cercava di preparare un nuovo periodo, contrassegnato da nuove entità politiche, dopo Mani Pulite.

Le domande che vengono riportate in questo articolo sono molto interessanti:

Perché a un certo punto, poco dopo la nascita del suo [di Ciampi, ndr] governo, le stragi cominciano?

E perché, a un certo punto, dopo gli eccidi di Falcone e Borsellino, le stragi finiscono?

Perché la mafia comincia a mettere le bombe?

Perché la mafia smette di mettere le bombe?

L’Albatro

di L’Albatro

Un estratto da un articolo di Umberto Eco, nel quale ho trovato spiegato una mia impressione, covata a lungo. Spesso abbiamo sentore che qualcosa stia cambiando, anche se non siamo consci pienamente di cosa sia: ne diventiamo consapevoli soltanto quando i segnali sono davvero evidenti, palesi, impossibili da ignorare!

Non credo infatti che una dittatura significhi vedere per strada truppe marciare a passo d’oca (citazione da Corrado Guzzanti, il video il trovate in questo articolo qua). Il controllo che si può avere sulle persone va oltre alla paura dei mitra o delle adunate in stile fascista. E non credo nemmeno che nel 2010 sia pensabile una situazione del genere. Le armi oggi sono sicuramente altre, come la pubblicità, la televisione, il controllo dei mercati…lo stesso Eco scrive che “per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla” e che “si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura“. Il problema è che la grande maggioranza delle persone non stanno così attente, e tutti questi piccoli cambiamenti, attuati piano piano, passano inosservati, appena percepiti, e subito, facilmente normalizzati.

Il regime non è manifesto quindi: è fin troppo palese a certe persone che riescono a mettere assieme tutti questi piccoli segnali (e continuano a scoprirne, sia di nuovi che di antichi e “reiterati”) mentre questa situazione è del tutto normale per chi, disattento e pesantemente influenzato, segue pedissequamente tutto ciò che gli viene propinato, precotto e ci crede senza pensarci un momento. L’ultima dichiarazione di Berlusconi all’Ocse (giovedì 27 maggio) è stata infatti di non avere potere, anzi, il potere che molti attribuiscono a lui, paragonandolo ad un dittatore, è in realtà in mano ai suoi “gerarchi”…citando Mussolini: “dicono che ho potere, ma io non ho nessun potere, forse ce l’hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma nient’altro” (link alla notizia su repubblica.it, link al video su repubblicaTv). Chi sono i gerarchi? Chi è quindi che ci governa? Insomma, mi sembrano dichiarazioni non da poco…

La conseguenza poi è che i secondi aggrediscono i primi definendoli “antiitaliani” e “pessimisti” (vedi i dialoghi antiitaliani), soltanto perché, forse, vedono un po’ più in là, e perché si accorgono delle incongruenze e le fanno notare a coloro che preferiscono non vedere, perché hanno altro a cui pensare. Le “altre cose a cui pensare” sono purtroppo e spesso questioni fondamentali, come la casa, lo stipendio, il lavoro: d’altronde, è più facile controllare una persona ferita e in difficoltà o una persona in salute?

L’articolo si intitola “Noi contro la legge“, e conta due pagine.

***

“Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di azione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All’idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l’azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.”

(Umberto Eco)

In attesa di conoscere nei dettagli la manovra da 24 miliardi del governo, pubblichiamo un articolo che dimostra come fosse possibile trovare altre strade per recuperare i soldi necessari, invece che colpire, ancora una volta, i dipendenti pubblici e chi le tasse le ha sempre pagate.

RITASSARE QUELLI DELLO SCUDO FISCALE

di Peter Gomez

Adesso che il peggio è finalmente arrivato tutto torna a essere una questione di soldi. Tanti soldi. Per arginare un po’ la crisi e mettere una pezza ai conti dello Stato servono almeno 24 miliardi di euro. Il governo, per bocca del sottosegretario Gianni Letta, promette tagli e sacrifici per tutti. Pagheranno gli insegnanti e i genitori. Pagheranno i dipendenti pubblici. Alcuni stipendi saranno persino ridotti del 5 o del 10 per cento, mentre molti tra quelli che contavano di andare in pensione nei prossimi mesi non lo potranno fare. E così, anche se il premier Silvio Berlusconi assicura che non ci sarà “macelleria sociale”, sul tavolo restano i dati che crudamente indicano l’esatto contrario. Il sogno è finito. Il futuro degli italiani d’ora in poi è fatto solo di lacrime e sangue. Anche perchè il buco da ripianare, secondo molti osservatori, potrebbe presto ingrossarsi per toccare la cifra record di 50 miliardi di euro. Esiste un’alternativa a questo massacro? Si può evitare di andare a colpire ancora una volta quelli che il loro dovere col fisco lo hanno sempre fatto? Sì, si può. L’alternativa esiste. Ed è il contributo di solidarietà. Un contributo da richiedere ai più ricchi (e spesso più furbi) che nel giro di poche settimane permetterebbe all’erario di raccogliere 15 miliardi, senza modificare significativamente il tenore di vita di chi si ritroverà a pagare.

I conti sono presto fatti. L’ultimo scudo fiscale ha permesso a migliaia di evasori di regolarizzare anonimamente le loro posizioni versando allo Stato il 5 per cento dei patrimoni nascosti all’estero (100 miliardi). Così nel 2009 in cassa sono entrati circa 5 miliardi di euro. Visto che le cose vanno male e che tutti, dice Gianni Letta, sono chiamati a fare sacrifici perché, dunque, non rivolgersi a chi ha scudato i propri capitali chiedendo loro di versare un altro cinque per cento? Conosciamo le obiezioni. Ma come? La legge lo impedisce: lo Stato si è impegnato in un condono tombale, come può dopo soli pochi mesi rimangiarsi la parola? Semplice, lo fa. Esattamente come lo farà con gli insegnanti, i dipendenti pubblici, gli enti locali e tutti coloro i quali fino a ieri pensavano di aver maturato dei diritti che invece oggi, per far fronte alla crisi, verranno loro negati. Benché segreti glielenchi nominativi degli evasori infatti esistono. Per ricostruirli, spiega al Fatto Quotidiano una fonte qualificata di Banca d’Italia, basta rivolgersi agli istituti di credito utilizzati per scudare i patrimoni. In questo modo il contributo di solidarietà porterà a recuperare 5 miliardi.

E gli altri 10? Anche qui la soluzione (se solo la si volesse adottare) c’è. E si chiama contributo di solidarietà sui grandi patrimoni familiari. A lanciare l’idea (con nessuna fortuna) era stato più di un anno fa, Giulio Santagata, l’ex ministro per l’Attuazione del programma del governo Prodi. Adesso però quella proposta va riesaminata con attenzione, visto che questa sorta di tassa patrimoniale una tantum non vuol dire prelevare denaro dalle tasche di tutti i cittadini, o colpire i semplici proprietari di un appartamento o di un pezzo di terra. Ma solo chiedere, come già accade in altri Paesi, a chi è più ricco di dare una piccola mano a chi sta peggio.
Vediamo come: in Italia la ricchezza delle famiglie ammonta, secondo Banca d’Italia, a 8000 miliardi di euro. Il 10 per cento di esse ha però in mano il 50 per cento del tesoro (oltre 4000 miliardi). È lì che bisogna andare a trovare i soldi. Ovviamente non dovranno essere tassati i beni produttivi, non si pagheranno cioè imposte sulla proprietà delle imprese. A essere tassato sarà invece il resto. E, visto che solo l’8 per cento di quei 4000 miliardi è ricollegabile all’attività d’impresa, la base imponibile (cioè il pezzo di tesoro sul quale il fisco può intervenire) toccherebbe i 3500 miliardi. Non tutti i proprietari comunque dovrebbero mettere mano al portafogli. L’idea è che il prelievo scatti solo a carico di chi possiede immobili, terreni, liquidi e titoli per più di 5 milioni di euro.

Fatti due conti si scopre così che basterebbe un intervento del 3 per mille per farincamerare allo Stato 10 miliardi. Sarebbe impopolare un contributo di solidarietà del genere? No, perché riguarderebbe solo un parte minima della popolazione. Che, oltretutto, non verrebbe particolarmente vessata. Il 3 per mille di 5 milioni (pari a quattro grandi appartamenti nel centro di Milano o Roma) equivale infatti a 15 mila euro. Per questo alleopposizioni spetta ora il compito di spiegare che un’alternativa alla macelleria sociale esiste. Mentre il centro-destra dovrebbe cominciare a riflettere su un punto: la sua base elettorale è ormai vastissima. Non comprende solo i super-ricchi e gli evasori. La stragrande maggioranza dei supporter del Cavaliere (e della Lega) è formata da persone comuni, con redditi e stili di vita normali. Tutta gente che adesso si sta risvegliando dal sogno. Per ritrovarsi in un incubo in cui, prima o poi, finirà per trascinare anche il governo.

(da Il Fatto Quotidiano del 26 maggio 2010)

(Vai alla pagina di riassunto di tutti i “Collage”)

Domenica sera, 23 maggio, prima di incominciare la puntata di Report, Milena Gabanelli lancia un messaggio chiarissimo su cosa contiene la legge bavaglio e sugli effetti che avrà, sui giornalisti, sulle inchieste, sull’informazione tutta.

“Siccome un’informazione completa serve a scegliere in libertà e i destinatari di quest’informazione siete voi, valutate, e se non siete d’accordo fatevi sentire nelle sedi competenti, perché, a breve, sarà legge.”

L’Albatro

di Aristofane

In malafede o male informate. Sono queste le due uniche tipologie di cittadini che difendono la legge bavaglio che si appresta ad approdare in Parlamento. Perchè nessuno che realmente conosca il contenuto di quella legge (per sapere cosa prevede la legge, clicca qui) può difenderla, se non per interesse personale o di un qualche superiore. Questa legge è un ulteriore passo verso il regime. E questa volta la parola non è usata a sproposito, come spesso ho sentito dire in altre occasioni. Questa volta il passo è effettivo, concreto, sotto gli occhi di tutti. In quale Paese civile si pongono limiti all’azione dei magistrati (e quindi alla giustizia) come quelli che questa legge-porcata prevede? In quale Paese che si definisce democratico i delinquenti possono farla franca perchè non possono essere intercettati e quindi scoperti?

Questa legge (anche se usare un termine simile per questa immane schifezza mi sembra improprio) sarà la vittoria dei colletti bianchi criminali, di quelli che truffano lo Stato facendo accordi e distribuendo tangenti ai suoi rappresentanti, che ottengono appalti in cambio di mazzette, che piazzano parenti ed amici dove preferiscono. Sarà anche la gioia dei criminali comuni, che ora dovranno solamente aspettare 75 giorni prima di ammazzare, rapinare, chiedere il riscatto, stuprare ecc le loro vittime. Dopo il 75° giorno si stacca tutto, il magistrato non può più intercettare e, quindi, scoprire il reato.

E, contrariamente a quanto ci sentiamo ripetere, questa legge favorirà la mafia. Perchè è vero, per i reati di mafia e terrorismo il tempo per intercettare è più lungo; ma se non si può intercettare per più di 75 giorni delle persone che stanno commettendo un reato, come si fa a scoprire se sono affiliati alla camorra o a cosa nostra? Se lo si scopre entro quei giorni, bene, altrimenti, amen. Si chiude tutto e si torna a casa.

Questi sono i piani del governo che prometteva più sicurezza e che invece è riuscito solamente a darci più schifezze che mai.

Dulcis in fundo, il piano per fare in modo che nessuno sappia niente. Vietato, a pena di carcere per i giornalisti e multe fino a 600 mila euro per gli editori, pubblicare in qualunque modo (per esteso, per riassunto, scrivendo il contenuto) le intercettazioni. Vogliono delinquere in pace, senza disturbo. Per fortuna, se la legge dovesse passare così com’è (ma speriamo che Napolitano non si macchi di una nefandezza simile), la Corte Costituzionale o la Corte Europea di Giustizia la eliminerebbero in un istante, tanto è palese la sua incostituzionalità ad ogni livello.

Ma la cosa che sarebbe più grave, se questa legge dovesse passare, sarebbe l’enorme passo che si sarebbe fatto verso il regime. Verso l’effettivo controllo assoluto del potere politico su qualsiasi altro potere terzo. Già adesso l’Italia non è più un Paese democratico, ma un parco giochi per potenti che si spartiscono la torta e fanno i loro interessi, lasciando i cittadini col culo per terra, a suicidarsi per la disperazione di non poter più mandare avanti la propria azienda o a incatenarsi da qualche parte o salire su qualche gru per rivendicare il proprio diritto a lavorare.

Un passo alla volta, ci stiamo arrivando. Arriviamo al regime. Un regime dispotico, come lo sono tutti. Un regime pluto-mediatico, basato su ricchezza e televisione, soldi ed apparenza. Ne abbiamo già fatti tanti, di passi. Siamo già un Paese in cui, in misura maggiore rispetto agli altri Stati, l’uguaglianza è solo formale e non sostanziale.

“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Così recita l’articolo 3, secondo comma, della Costituzione. Alzi la mano chi pensa che, invece di dare attuazione a questa norma costituzionale, da anni ormai il compito di gran parte di chi rappresenta la Repubblica sia quello di accumulare potere e denaro, narcotizzare e le menti dei cittadini perchè non ragionino ed eliminare ogni ostacolo sulla via dell’impunità più assoluta.

(Firma l’appello contro la legge-bavaglio)

(Vai alla pagina del dossier sulla legge-bavaglio)