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Noi siamo per lasciare decidere i cittadini. Ma non abbiamo posizione in merito. Quindi pensiamo che sia logico lasciare decidere i cittadini se rimanere nell’Euro oppure no. Non perché pensiamo che così non vada e quindi sia giusto uscirne. Cioè, pensiamo che così non vada, ma non diamo indicazioni. Non abbiamo posizione in merito. Lo proponiamo, poi ci informeremo se si dovrà andare a votare e morta lì. Perché se voi non lo volete vuol dire che avete paura della democrazia. Non avete il coraggio di dire che voi volete rimanere nell’Euro, e avete paura di perdere in una consultazione referendaria. Avete paura della democrazia. Noi no invece, avete visto come abbiamo espulso de-mo-cra-ti-ca-men-te questi quattro deputati? Questa è la vera democrazia, e voi ne avete paura…sì, ma lascia stare che avessero criticato Beppe, è da un anno che vanno avanti a rompere. E poi gli attivisti non li vedevano mai. E poi alcuni vogliono teneri i soldi, chiaramente da quando sono entrati in Parlamento. Io sono entrato nel Movimento per cambiare l’Italia, non per cambiare il Movimento.

 

…ma vi ascoltate?

Ancora una volta, visto l’immobilismo e il menefreghismo della politica, tocca a noi cittadini muoverci. E questa volta il bersaglio è costituito dai costi della politica. Non solo la politica nazionale, ma anche quella locale è sorda alle richieste dei cittadini che, costretti a grandi sacrifici, pretendono la riduzione delle spese per la politica.

Proprio per questo è nato il Comitato Referendario Trentino Alto-Adige (CoRe), che sta raccogliendo le firme per indire un referendum che abroghi la legge regionale 26 febbraio 1995, n°2, ovvero quella che istituisce l’indennità e la diaria dei consiglieri provinciali (che sono anche consiglieri regionali) del Trentino Alto-Adige,. Vediamo di spiegare meglio.

La busta paga di un consigliere provinciale è composta da varie voci: indennità (tra i 5500 e i 6000 euro netti), diaria (circa 3000-3200 euro non tassati, tra le più alte d’Italia, l’80% di quella dei parlamentari), indennità di missione, rimborsi spese, gettoni di presenza (tra 1500 e 5000 euro), locali e personale messi a disposizione dalla provincia, contributi dal consiglio provinciale e regionale (900 da uno e 900 dall’altro al mese). In più, ci sono i contributi differiti, una somma mensile che in parte va formare il vitalizio (pensione) e in parte confluisce nell’indennità di fine mandato (una specie di TFR). Insomma, i consiglieri ci costano uno sproposito. E sono pure tantissimi, in regione: 70, uno solo in meno del Lazio e più che in Puglia.

Il referendum consta di due quesiti: uno chiede di abolire l’indennità e la diaria; l’altro solo la diaria. E’ importante firmare per entrambi, nel caso uno dei due non venisse ammesso. Le firme necessarie sono 15 mila (tantissime), ma se tutti ci diamo da fare, possiamo farcela! Si può firmare fino all’inizio di giugno in tutti i comuni del Trentino e dell’Alto-Adige e nei fine settimana ai gazebo a Trento, nel pomeriggio.

Per tutte le informazioni, in ogni caso, visitate il sito Coretrentino.org,, dove troverete aggiornamenti sui gazebo anche in giro per la regione, iniziative, incontri, contatti. Diamoci da fare, firmare non ci costa nulla, mantenere a queste cifre i consiglieri invece ci costa moltissimo!

Leggiamo nella sezione Ufficio Stampa del sito della Provincia Autonoma di Trento, il comunicato n°627 del 12 marzo 2012:

Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, ha firmato il decreto di indizione del referendum provinciale abrogativo di alcune disposizioni delle legge provinciale 16 giugno 2006, n. 3, avente a oggetto le Comunità di valle.

Le Comunità di Valle in Trentino. Esistono unicamente in Trentino, d'altronde. (immagine da Wikipedia)

La raccolta delle firme che ha reso possibile l’indizione di questo referendum è stata realizzata dalla Lega Nord Trentino.

Io studio a Modena, e nell’ultimo periodo sono stato via molto spesso da casa, e appena tornato ho notato, in macchina, di sfuggita, i pannelli per i cartelloni elettorali. Una rapida ricerca e ho trovato la notizia del referendum. I miei genitori ne sapevano poco, e ho l’impressione che sia una situazione diffusa: non se ne parla, perché?

Il decreto per il referendum è stato pubblicato il 12 marzo, 25 giorni fa! Di giorni ne mancano 20 e bisogna informare le persone!

Pertanto ecco il testo del quesito del referendum (astruso come al solito!):

Volete che sia abrogata la legge provinciale della Provincia autonoma di Trento del 16 giugno 2006, n. 3 – così come modificata dalle leggi provinciali della Provincia autonoma di Trento del 19 giugno 2008, n. 6; del 12 settembre 2008, n. 16, dal 3 aprile 2009, n. 4; del 27 novembre 2009, n. 15, del 28 dicembre 2009, n. 19 e del 10 dicembre 2010, n. 26 – recante Norme in materia di governo dell’autonomia del Trentino, con la quale sono state istituite le cosiddette Comunità di Valle e ne è stata regolamentata la costituzione, il funzionamento e la costituzione, limitatamente agli articoli 14; 15; 16; 17; 17 bis; 18, Organizzazione, personale e contabilità della comunità limitatamente al comma primo: “1. Salvo quanto riservato ai contratti collettivi di lavoro di settore, la disciplina dell’organizzazione e del personale della comunità è dettata d regolamenti, nel rispetto dello statuto della comunità e delle vigenti leggi provinciali e regionali.” ed all’articolo 21?

Dalle ore 6:00 di domenica 29 aprile inizieranno le operazioni ai seggi, e una volta aperti si potrà votare fino alle ore 22:00.

si vota NO per MANTENERE LE COMUNITÀ DI VALLE

vota SÌ per CANCELLARE LE COMUNITÀ DI VALLE

FATE GIRARE!

 (qua sotto avete tutti i bottoncini giusti per condividere…usateli!)

E’ stata la nostra vittoria. Di noi giovani, dei quali si dice sempre che non ci interessiamo, che siamo degli zombie. E invece eccoci qui, quando c’è in ballo il nostro futuro e possiamo davvero scegliere, rispondiamo alla chiamata. Eravamo in tanti, tantissimi a votare. Niente partiti, solo decisioni su cose conrete e fondamentali. Questa vittoria lancia un messaggio chiaro, che arriva dai nostri coetanei ma anche dagli adulti: dateci il potere di scegliere, e noi ci saremo. Parliamo di cose concrete, che ci servono e ci cambiano la vita, e noi ci saremo.

Insieme a noi c’erano adulti e anziani, perchè anche loro vogliono una vita migliore, per loro e per noi. CI siamo uniti, e tutti insieme abbiamo detto sì per dire no. Abbiamo gettato le fondamenta da cui ripartire. E non voglio discorsi politici. E’ ovvio, il voto è una bocciatura sonora e senza appello per il governo, ma è soprattutto una enorme, gioiosa, incredibile vittoria dell’Italia. E’ il riscatto degli italiani, popolo addormentato ed irretito che si è risvegliato dal coma profondo. Grazie alla rete, ai comitati, all’impegno concreto e instancabile di migliaia e milioni di cittadini veri.

Abbiamo vinto contro la politica, contro la televisione, contro le lobby economiche. Abbiamo sbaragliato tutti con internet, col porta a porta, col passaparola. Ci hanno ostacolato e noi ce l’abbiamo fatta lo stesso, o forse proprio per questo. La nostra voce si sente di nuovo, rimbomba da nord a sud (tutte le regioni hanno raggiunto il quorum).

Vogliamo che tutto cambi, che finisca l’era dei tromboni e degli annunci, delle poltrone e del disinteresse, dei profitti al posto dei diritti, delle menzogne che coprono la verità. Vogliamo che cominci la nostra era. Anzi, lo pretendiamo.

Grazie a tutti. A chiunque sia andato a votare, qualsiasi cosa abbia votato. E a chi non è andato dico: noi potremo dire che c’eravamo, che abbiamo provato a cambiare e abbiamo raggiunto un risultato storico. Voi eravate a farvi i cavoli vostri. Continuate pure a farlo e guardateci mentre urliamo le nostre idee, prendiamo coraggio e cambiamo questa situazione. Andiamo avanti anche senza di voi. La speranza è che prima o poi capiate e ci raggiungiate su questa bellissima giostra che ha tanti nomi. Cambiamento, partecipazione, cittadinanza, coraggio, democrazia.

E così quelli che lasciavano libertà di voto e che consideravano il referendum come un’indicazione importante sul volere dei cittadini ora ricorrono alla Corte Costituzionale, chiedendo che il quesito sul nucleare venga bloccato. Per l’ennesima volta, tentano di azzoppare il voto del 12 e 13 giugno.

Prima non l’hanno accorpato alle elezioni (facendoci spendere almeno 300 milioni in più). Poi hanno fatto la moratoria per far saltare il quesito sul nucleare. Ed ora si giocano l’ultima carta. Ma si è mai visto un governo che cerca di scippare uno strumento di democrazia diretta dalle mani dei cittadini? Personalmente ho contribuito in piccola parte a raccogliere le firme perchè questo referendum si potesse svolgere.

Nessuno ne sapeva nulla allora, nessuno ne parlava e pochissimi ci credevano. E invece ora, per fortuna, gli appelli al voto si moltiplicano, nonostante la tv non ne parli mai (tranne pochissime trasmissioni) e anzi dia informazioni incomprensibili (vedi gli spot sulla RAI). Il referendum deve esserci, e deve essere completo di tutte e quattro le schede, per rispetto a chi ha raccolto le firme e a chi ha firmato, in primo luogo. Ma deve tenersi anche per rispetto a tutti coloro che vogliono andare a votare.

Non si possono usare sotterfugi. Se la posizione governativa è pro nucleare e privatizzazione dell’acqua, benissimo. Ogni convincimento è legittimo. Ma allora si facciano discussioni pubbliche con le due parti a confronto, se ne parli, si facciano campagne per il sì e per il no. Se ne parli democraticamente, insomma. Dovrebbe essere così. Normalmente.

Ancora di più dopo questo ricorso alla Corte Costituzionale (del cui esito sapremo martedì), andare a votare è fondamentale e decisivo. Facciamo vedere che ci siamo!! Convinciamo amici parenti e sconosciuti. Siamo tutti indispensabili.

Stamattina mi sono alzato come al solito, molto assonnato, la doccia da fare, molto da studiare. Volevo andare al mercato coperto a fare un po’ di spesa, ma era chiuso. Un sacco di gente in giro però: è il 2 giugno, Festa della Repubblica.

In via Emilia, qua in centro a Modena è sfilato il tricolore più lungo di sempre, lungo 1797 metri, in ricordo dell’anno in cui fu decisa la Bandiera Italiana, a Bologna. Ben prima di essere Repubblica Italiana, unita.

Mentre sfilavano i tanti e tanti portatori del drappo tricolore la gente ai lati della strada applaudiva, a più riprese. Una vecchia signora urlava: “sventolatelo, sventolatelo il tricolore!”, con un sorriso splendido. Tutti sorridevano, e fissavano i tre colori e cantavano l’inno d’Italia. Forse non è un paese da buttare, forse non è vero che gli italiani non esistono.

Se solo riuscissimo a liberarci da questo catrame soffocante che si fa chiamare “politica”, se solo riuscissimo a capire che la “Repubblica” di cui si parla nella Costituzione non è una statua, non è il governo, non è Napolitano, non è “lo Stato”, ma siamo noi, io sono Repubblica, tu che leggi sei Repubblica, e come Repubblica dobbiamo salvaguardare i nostri diritti, le nostre opere d’arte, la nostra cultura.

Più tardi nella giornata, andato a teatro con un amico, ho assistito alla lettura dei primi dodici articoli della Costituzione, da parte del comico Vito. La sua definizione di “quelli che hanno scritto la Costituzione” era che avevano “due maroni più grandi della Girlandina” (la torre del Duomo di Modena) e che in confronto quelli di oggi hanno due prugnette secche.

Li ho letti più volte gli articoli della Costituzione, almeno i primi, i fondamentali. E solo oggi sono arrivato a capire, finalmente, di chi si parla in quelle dodici semplici e chiare frasi. Parlano di me!

Partiti, movimenti, cinque stelle o no, tutti dovremmo capirlo: l’Italia è nostra, nostra, nostra. E perché allora disamorarsi della politica deve essere anche disamorarsi del nostro Paese? Quindi lasciando fare perché “la politica non mi interessa” o “in politica sono tutti uguali” sarebbe la risposta giusta? Lasciando perdere si lascia che le cose che non ci vanno bene vadano in peggio, un atteggiamento poco conscio di quale sia il nostro ruolo. Non a caso sono i governanti che devono avere paura del proprio popolo, non il contrario. È però più facile che il popolo sia pacato e addormentato, se è sazio di donnette, giochi televisivi e calcio. Panem et circenses, e continuate a disamorarvi della politica e del vostro Paese.

Se pesate che in politica “siano tutti uguali”, o che “non cambierà mai niente”, oppure che “da soli non potete fare nulla”, allora accomodatevi, perdenti.

Io non mi accontento, e da oggi so che sono nella direzione giusta, per cambiare le cose, perché io non sono solo io, un ragazzo indietro con gli esami all’università, un ventenne che ancora non sa “cosa farà da grande”, un giovane eccitato, innamorato della musica, della sua ragazza, dei suoi amici e di tutti quei divertimenti che vegono etichettati come “passatempi”, ma sono anche e soprattutto cittadino, o meglio, Repubblica, Repubblica Italiana. Ho cantato l’inno con Eugenio Finardi e la sua band a teatro questo pomeriggio, e più volte la mia voce era spezzata. C’è chi ha da dire sulle parole, sulla retorica di Mameli, ma a me non importa nulla: è un simbolo, il nostro simbolo, e vedere i tre colori per strada, sentire le note di Fratelli d’Italia, mi ha fatto quasi versare lacrime speranzose, non tutto è perduto o perdibile.

Reagire, reagire contro le ingiustizie e andare a votare, sempre, il diritto va a pari passo col dovere, chi vi rinuncia si chieda come può poi chiedere una società o uno Stato migliore.

Quando vai a votare chiediti per chi voti, e risponditi sempre: PER ME.