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Vi segnalo oggi un articolo di Carlo Galli, pubblicato nella sua rubrica “La parola” su Repubblica.it, a proposito del termine con cui si è definito quella sorta di piovra multitentacolare che pare essere Luigi Bisignani, fulcro della cosiddetta P4.

FACCENDIERE

(da ‘faccenda’, a sua volta dal gerundio del verbo latino facere, nel significato di ‘le cose da fare’). La persona che si dà da fare in modo continuativo, agitato.

Nel linguaggio della politica moderna, in questo affaccendarsi è implicita anche la connotazione di opacità e di scarsa chiarezza: il faccendiere briga e traffica in modo non solo inquieto ma anche nascosto; è un intrigante che mesta nel torbido. Non è soltanto un ambizioso che sollecita per sé pubblici uffici (com’era colui che nel mondo romano si dedicava all’ambitus, che era cioè indaffarato a comperare le cariche); è piuttosto colui che, solo o in complicità con altri, acquisisce e esercita, segretamente o riservatamente, un potere indiretto, utilizzando a scopi personali e privati (per sé e per i suoi amici) le proprie funzioni pubbliche, oppure corrompe e minaccia chi le riveste. Il faccendiere quindi sconvolge e rovescia le nozioni di pubblico e privato, di palese e di segreto, di istituzione e di conventicola (o ‘cricca’), di correttezza e di deviazione, di legalità e di arbitrio.

Nella storia d’Italia la debolezza dei pubblici poteri li ha spesso esposti all’azione nascosta di interessi illeciti, che li hanno deviati a scopi particolari. Questo comportamento si è associato anche al parlamentarismo, che spesso, nelle fasi di incertezza o di stagnazione politica, si è trasformato in ‘faccenderia‘, come si esprimeva Gaetano Mosca negli ultimi decenni del XIX secolo, davanti allo spettacolo dell’ingerenza corruttrice dei singoli parlamentari che perseguivano i loro privati interessi  interferendo nel buon funzionamento della burocrazia statale. Ma oltre che abusare delle istituzioni di cui fa parte, il  faccendiere può anche restare a esse esterno, e organizzarne di parallele, coperte o riservate (come ad esempio logge massoniche deviate, dalla P2  –  negli anni Settanta  –  in poi), per influenzare, sabotare o infiltrare le strutture della politica ufficiale.

Le trame del faccendiere sono l’esatto opposto dell’azione aperta e trasparente della politica democratica: non soltanto la indeboliscono e la distorcono oggettivamente, ma la delegittimano radicalmente, perché fanno nascere nei cittadini sfiducia e sospetto verso il buon funzionamento degli istituti politici democratici, le cui procedure e i cui orientamenti paiono generati non dalla ragione e dal bene comune ma da oscuri complotti.

Luigi Bisignani (da http://www.iljournal.it)

Nell’articolo si parla di Gaetano Mosca, giurista e politologo italiano. Vi riporto una breve sintesi di alcuni punti che possiamo leggere sulla pagina di Wikipedia, riguardo ad alcuni concetti interessanti e collegati a moltissimi fatti recenti e non, oltre che alla nostra società.

Mosca, partendo dall’idea che nella società vi siano solo due classi di persone (i governanti, l’élite, e i governati, il resto del popolo), dice che esiste una sola forma di governo: l’oligarchia. Questo è dovuto al fatto che la maggioranza, perché la società funzioni, “emana” una minoranza (i governanti) che la guidi. Questi eletti che sono al potere sono organizzati in modo tale da mantenere la propria posizione, per cui esistono questi comportamenti che mirano a tutelare gli interessi personali, servendosi anche della cosa pubblica.

Inoltre Mosca teorizza l’idea che benché in un sistema di elezioni democratico sia il popolo a scegliere i propri governanti, siano invece i candidati a farsi scegliere. Una visione un po’ pessimistica, ma spesso nei discorsi tra amici e conoscenti, l’idea che ricorre più volte è che esista la “casta” politica. Idea molto probabilmente vicina alla realtà, da quello che sta emergendo dalle indagini sulla P4, e dal fatto che i politici e le figure importanti toccate dall’inchiesta siano orientate a trovare un modo per bloccare la diffusione delle intercettazioni e delle notizie relative a queste trame di malaffare, piuttosto che pensare a dimostrare la propria estraneità ai fatti emersi.

Fanno come i bambini, chiudono gli occhi e pensano: non sento più nulla, non mi vedono, tra poco sarà tutto passato e io andrò comunque avanti.

Non ho alcuna intenzione di addentrarmi nel cosiddetto caso Ruby. Per molti motivi. Capisco che sia una notizia, e che come tale che i giornali se ne debbano occupare, ma non è possibile che tutti si occupino solo di questo, mentre l’Italia è dilaniata da problemi ben più grandi, per non dire enormi, che si chiamano disoccupazione giovanile, evasione fiscale da record, crisi economica, crescita zero eccetera.

La cosa che mi sembra però fondamentale è spiegare perchè per questo caso, come i precedenti D’Addario e Letizia, non si può tirare fuori la solita menata della riservatezza. infatti un uomo pubblico come il premier di un qualsiasi paese semplicemente non ha privacy. Nel momento in cui si diventa personaggi pubblici, bisogna aspettarsi che la propria intera vita venga passata ai raggi x: frequentazioni, abitudini, comportamenti. E questo vale per ogni personaggio pubblico, ma ancora di più per un politico, che prende decisioni che si ripercuotono su tutti.

Dopo questa introduzione generale, vediamo, in forma schematica, quali sono i motivi per i quali questo genere di vicende non costituiscono un affare privato, ma uno scandalo politico, di rilevanza assolutamente pubblica:

1. Il carattere privato della vicenda finisce nel momento stesso in cui Berlusconi è accusato di aver commesso dei reati.

2.Berlusconi ha sempre fatto un uso politico ed elettorale delle sue vicende familiari e delle sue convinzioni religiose (vedi Family Day, diffusione di fotoromanzi elettorali sulla famiglia come modello, invito a votare il suo partito come custode e difensore dei valori cristiani).

3. Da anni Berlusconi rifila menzogne di tutti i generi, ripetute a gran voce da giornali e televisioni di sua proprietà (e non solo), per coprire e disinnescare gli scandali che lo travolgono.

4. La salute psichica del capo del governo è messa in dubbio da sua moglie e dai suoi atteggiamenti in pubblico (oltre che da alcuni brani delle intercettazioni). Berlusconi viene praticamente ad essere un vecchietto malato di sesso disposto a tutto per avere tra le mani una ragazza.

5. La condotta del premier causa all’Italia un profondo discredito internazionale, riscontrabile nelle dichiarazioni dei leader raccontate da Wikileaks ma soprattutto sulle pagine dei giornali stranieri.

6. Con Berlusconi è diventata prassi la commistione tra vicende private ed incarichi pubblici o retribuiti con denaro pubblico (vedi candidature bloccate di veline e soubrette varie con relative elezioni, raccomandazioni di varie ragazze per farle lavorare in Rai).

7. Esistono reali pericoli per la sicurezza nazionale derivanti dall’ingresso incontrollato nelle residenze del premier di decine di persone (tra le quali potrebbero esserci spie o attentatori).

8. Per insabbiare gli scandali, Berlusconi ha ridotto, con leggi vergognose ed editti vari, la magistratura e l’informazione, principali poteri di controllo, in uno stato disastroso.

9. Il premier è poi altamente ricattabile, perchè moltissime persone conoscono i suoi altarini. I ricatti sono quelli che mettono in atto le ragazze protagoniste di queste vicende, ma anche quelli del suo ex avvocato Previti, che pretende leggi per salvarsi dal carcere; di Mills che prende 600 mila euro per tacere alcune cose su Berlusconi in due processi a carico di quest’ultimo; di Marcello Dell’Utri, che dice, nel marzo 1994 “Silvio non capisce che deve ringraziarmi, perchè se dovessi aprire bocca io…”; molte persone che, da coimputati del presidente del consiglio, sono magicamente diventati parlamentari (anche loro pagati coi soldi dei contrinuenti).

Basta?

(Alcune informazioni e pezzi sono tratti da “Papi. Uno scandalo politico” di Gomez, Lillo, Travaglio)