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E’ stata la nostra vittoria. Di noi giovani, dei quali si dice sempre che non ci interessiamo, che siamo degli zombie. E invece eccoci qui, quando c’è in ballo il nostro futuro e possiamo davvero scegliere, rispondiamo alla chiamata. Eravamo in tanti, tantissimi a votare. Niente partiti, solo decisioni su cose conrete e fondamentali. Questa vittoria lancia un messaggio chiaro, che arriva dai nostri coetanei ma anche dagli adulti: dateci il potere di scegliere, e noi ci saremo. Parliamo di cose concrete, che ci servono e ci cambiano la vita, e noi ci saremo.

Insieme a noi c’erano adulti e anziani, perchè anche loro vogliono una vita migliore, per loro e per noi. CI siamo uniti, e tutti insieme abbiamo detto sì per dire no. Abbiamo gettato le fondamenta da cui ripartire. E non voglio discorsi politici. E’ ovvio, il voto è una bocciatura sonora e senza appello per il governo, ma è soprattutto una enorme, gioiosa, incredibile vittoria dell’Italia. E’ il riscatto degli italiani, popolo addormentato ed irretito che si è risvegliato dal coma profondo. Grazie alla rete, ai comitati, all’impegno concreto e instancabile di migliaia e milioni di cittadini veri.

Abbiamo vinto contro la politica, contro la televisione, contro le lobby economiche. Abbiamo sbaragliato tutti con internet, col porta a porta, col passaparola. Ci hanno ostacolato e noi ce l’abbiamo fatta lo stesso, o forse proprio per questo. La nostra voce si sente di nuovo, rimbomba da nord a sud (tutte le regioni hanno raggiunto il quorum).

Vogliamo che tutto cambi, che finisca l’era dei tromboni e degli annunci, delle poltrone e del disinteresse, dei profitti al posto dei diritti, delle menzogne che coprono la verità. Vogliamo che cominci la nostra era. Anzi, lo pretendiamo.

Grazie a tutti. A chiunque sia andato a votare, qualsiasi cosa abbia votato. E a chi non è andato dico: noi potremo dire che c’eravamo, che abbiamo provato a cambiare e abbiamo raggiunto un risultato storico. Voi eravate a farvi i cavoli vostri. Continuate pure a farlo e guardateci mentre urliamo le nostre idee, prendiamo coraggio e cambiamo questa situazione. Andiamo avanti anche senza di voi. La speranza è che prima o poi capiate e ci raggiungiate su questa bellissima giostra che ha tanti nomi. Cambiamento, partecipazione, cittadinanza, coraggio, democrazia.

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Pubblichiamo oggi il primo articolo del nostro nuovo collaboratore Huginn, che ci parla di anti-contraffazione.

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Il 7 ottobre, a Tokyo, si dovrebbero essere conclusi i negoziati su ACTA, l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (Accordo Commerciale Anti-Contraffazione), anche se sembra che proseguiranno a fine mese, e ne è stato reso pubblico il testo, che potete trovare in rete. Questo accordo, nato nel 2007 e rimasto a lungo nell’ombra, sarà votato dai nostri europarlamentari entro la prossima primavera. Le parole chiave di questo testo sembrano essere vaghezza e confusione, ma è soprattutto noto per l’impatto che avrà su Internet, le libertà e il diritto alla privacy dei comuni cittadini.

Innanzitutto non è necessaria la certezza del reato prima che le autorità perquisiscano, requisiscano o controllino eventuale materiale sospetto.  Al massimo qualche provuccia generica da parte delle major e via … Inoltre vengono permesse misure giudiziarie inaudita altera parte o comunque quelle necessarie a interrompere e prevenire l’azione illegale; nel caso di Internet la più ovvia è il distacco forzato dalla rete, teoricamente risorsa libera e pubblica. Viene imposto anche che il semplice favoreggiamento sia inserito nel codice penale. Non è ancora chiaro, ma sembra che ci siano addirittura le basi per rendere illegali i software usati per il download.

Il passo successivo è la violazione della privacy. Gli ISP (Internet Service Providers) diventeranno una polizia privata: i paesi sottoscrittori istituiranno un sistema legale che permetterà ai detentori dei diritti  di ottenere da un ISP i dati personali di un utente per la sua identificazione in quanto sospettato di violazioni del copyright.

“[…] ordinare a un ISP di fornire rapidamente al detentore dei diritti informazioni sufficienti a identificare un cliente il cui account sia stato presumibilmente usato per violazioni, quando il detentore ha inoltrato una richiesta legalmente ragionevole […]” (trad.)

Come già detto anche sopra, non serve nemmeno la certezza, qualche vaga prova basta e avanza.

Ovviamente c’è anche la questione delle frontiere. Il livello delle misure dipenderà dal Paese sottoscrittore, che potrà decidere di tralasciare certe quantità nel bagaglio personale del viaggiatore, ma la linea generale è chiara. Controllo dei bagagli alla frontiera alla ricerca di materiale che violi il copyright e suo successivo sequestro o distruzione.

E oltre al danno c’è anche la beffa. Perché al momento ACTA è anche auto-emendante. Si prendono la libertà di effettuare degli emendamenti dopo l’approvazione del testo corrente: se passasse così come è, due mesi dopo potremmo già trovarci una regolamentazione ancora più draconiana e non poterci fare nulla! Alcune misure proposte dagli USA sono state eliminate, però questo accordo è ancora molto duro. Cina e Russia, che sono da soli un quarto della popolazione mondiale, non fanno parte di ACTA: hanno la loro parte di contraffattori, ma è comunque un dato interessante…

La questione più complessa è la ridefinizione di “scala commerciale”. Verrebbero così trattate penalmente tutte le violazioni, dirette o indirette, commerciali o personali, ma soprattutto verrebbero protetti copyrights, diritti d’autore di qualsiasi genere, marchi commerciali, e anche IGP e simili.

Ora devono convincere gli europarlamentari. Il commissario De Gucht, durante una seduta plenaria, ha involontariamente confermato i dubbi su tale accordo: ha affermato che non vengono violate leggi, che è normale che tutti siano rimasti ufficialmente nell’ombra fino a poco tempo fa, ha cambiato di significato leggi già presenti, e ha trattato il Parlamento in modo critico e arrogante. Tuttavia i gruppi conservatori stanno facendo l’impossibile pur di far passare questo accordo, e la situazione sarà in bilico fino all’ultimo istante.

Questi sono i fatti, che potrebbero diventare presto realtà. È davvero questo il modo migliore per risolvere questa faccenda? Che le major rovinino le libertà dei loro stessi clienti? Io spero di no: comprendo che l’economia possa venire danneggiata, ma equiparare la contraffazione a un quattordicenne che scarica musica in modo non legale mi pare esagerato, in fondo ci sono possibilità migliori per punire la prima ed evitare la seconda … Ma lascio giudicare voi lettori…