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E’ stata la nostra vittoria. Di noi giovani, dei quali si dice sempre che non ci interessiamo, che siamo degli zombie. E invece eccoci qui, quando c’è in ballo il nostro futuro e possiamo davvero scegliere, rispondiamo alla chiamata. Eravamo in tanti, tantissimi a votare. Niente partiti, solo decisioni su cose conrete e fondamentali. Questa vittoria lancia un messaggio chiaro, che arriva dai nostri coetanei ma anche dagli adulti: dateci il potere di scegliere, e noi ci saremo. Parliamo di cose concrete, che ci servono e ci cambiano la vita, e noi ci saremo.

Insieme a noi c’erano adulti e anziani, perchè anche loro vogliono una vita migliore, per loro e per noi. CI siamo uniti, e tutti insieme abbiamo detto sì per dire no. Abbiamo gettato le fondamenta da cui ripartire. E non voglio discorsi politici. E’ ovvio, il voto è una bocciatura sonora e senza appello per il governo, ma è soprattutto una enorme, gioiosa, incredibile vittoria dell’Italia. E’ il riscatto degli italiani, popolo addormentato ed irretito che si è risvegliato dal coma profondo. Grazie alla rete, ai comitati, all’impegno concreto e instancabile di migliaia e milioni di cittadini veri.

Abbiamo vinto contro la politica, contro la televisione, contro le lobby economiche. Abbiamo sbaragliato tutti con internet, col porta a porta, col passaparola. Ci hanno ostacolato e noi ce l’abbiamo fatta lo stesso, o forse proprio per questo. La nostra voce si sente di nuovo, rimbomba da nord a sud (tutte le regioni hanno raggiunto il quorum).

Vogliamo che tutto cambi, che finisca l’era dei tromboni e degli annunci, delle poltrone e del disinteresse, dei profitti al posto dei diritti, delle menzogne che coprono la verità. Vogliamo che cominci la nostra era. Anzi, lo pretendiamo.

Grazie a tutti. A chiunque sia andato a votare, qualsiasi cosa abbia votato. E a chi non è andato dico: noi potremo dire che c’eravamo, che abbiamo provato a cambiare e abbiamo raggiunto un risultato storico. Voi eravate a farvi i cavoli vostri. Continuate pure a farlo e guardateci mentre urliamo le nostre idee, prendiamo coraggio e cambiamo questa situazione. Andiamo avanti anche senza di voi. La speranza è che prima o poi capiate e ci raggiungiate su questa bellissima giostra che ha tanti nomi. Cambiamento, partecipazione, cittadinanza, coraggio, democrazia.

Tre bellissimi inni al voto di domani e dopodomani. “Votare oh oh” di Roy Paci e Aretuska, “Vote” della Sora Cesira (da “Vogue” di Madonna), Acqua e sole (da “Acqua e sale” di Mina e Celentano). Buona visione!

 

 

Domenica e lunedì ci troveremo davanti anche una scheda grigia. E’ quella che contiene il quesito sul nucleare. Il governo ha provato in ogni modo a farlo fuori, con moratorie-patacca, proclami sull’inutilità di un voto dettato dalla paura e altre menate simili. Ma Cassazione e Corte Costituzionale gli hanno dato torto, e il referendum si terrà anche su questo fondamentale tema.

Le ragioni per dire no al nucleare sono tantissime, ne abbiamo scritto più volte. Riassumiamo le più importanti.

Il nucleare ha bisogno dell’uranio, che è presente in quantità scarsissime, costa sempre di più e forse finirà prima del petrolio. Le scorie radioattive rimangono per sempre (e non esiste posto al mondo dove possano essere definitivamente stoccate, visto che a contatto con l’acqua esplodono e non c’è posto sulla terra dove l’acqua non arrivi mai, secondo quanto dicono autorevoli studi), mentre la CO2 è evitabile, puntando sulle energie rinnovabili. Nessuna assicurazione al mondo assicura una centrale nucleare, visto che, per quanto i sistemi di sicurezza possano essere avanzati, terremoti, altri eventi naturali o guasti tecnici possono sempre capitare (Giappone docet); l’Italia, poi, è un paese sismico. Costruire una centrale costa miliardi (circa 10) e ci si mettono anni, altri miliardi ci vogliono dopo venti o trent’anni per chiuderla. E chi paga? Provate ad indovinare.

Inoltre, anche senza incidenti, nei dintorni delle centrali le percentuali di malattie di un certo tipo aumentano, grazie alle radiazioni (ne parla Mario Tozzi nel video sottostante). Inoltre, il nucleare non ci renderebbe indipendenti energicamente, visto che, al posto del petrolio, dovremmo importare l’uranio e la tecnologia per costruire i reattori (dalla Francia). Per quanto riguarda l’incidenza dell’energia atomica sul nostro fabbisogno energetico, entro il 2020 le fonti rinnovabili, insieme a misure di efficienza energetica, sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo di Enel sul nucleare, tagliando drasticamente le emissioni di CO2. L’atomo non è quindi necessario.

Last but not least: gli obiettivi europei per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare di Enel in termini energetici e creerebbero almeno 200 mila nuovi posti di lavoro “verdi” e dunque 10-15 volte l’occupazione indotta dal nucleare.

In conclusione, l’energia nucleare non serve, è pericolosa, inquinante e dannosa. Ce la vogliono propinare perchè ci sono interessi giganteschi dietro la costruzione delle centrali, che muoverebbe miliardi e miliardi di euro e probabilmente anche perchè la Francia, avendo comprato una buona fetta del nostro debito pubblico, ci tiene per le palle.

Una cosa che non sento mai dire da nessuno riguarda il fatto che dobbiamo renderci conto che l’obiettivo primario non deve essere produrre più energia per far fronte a bisogni energetici sempre crescenti. E’ necessario invece diminuire il fabbisogno energetico, consumare meno eliminando gli sprechi, costruendo case in modo intelligente, razionalizzando l’utilizzo dell’energia. Questo è il futuro. E’ fondamentale per salvare noi e tutto il pianeta.

Prosegue la nostra spiegazione dei quesiti che troveremo al referendum del 12 e 13 giugno.

Il secondo quesito sull’acqua (scheda gialla) recita così: “Volete voi che sia abrogato il comma 1 dell’Art. 154, tariffa del servizio idrico integrato, del Decreto Legislativo N. 152 del 3 aprile 2006, norme in materia ambientale limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?” . Anche questo quesito è incomprensibile.

Al comma 1 dell’articolo 154, il Codice dell’Ambiente stabilisce come devono essere calcolate le tariffe che i cittadini pagano sulla bolletta per il servizio idrico. In questo comma si stabilisce che le tariffe devono obbligatoriamente tenere conto dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito. La norma prevede che i gestori del servizio idrico, indipendentemente dal fatto che investano per  migliorare qualitativamente il servizio o per sistemare gli acquedotti-colabrodo, devono ottenere almeno un 7% di utile per il solo fatto di aver comprato il servizio.

Si stabilisce cioè per legge che il privato che si assicura la gestione del servizio debba avere il profitto di almeno il 7%, che ovviamente verrà caricato sulla bolletta. E questo utile arriverà al gestore, lo ripetiamo, indipendentemente dagli investimenti, senza nessun obbligo di apportare migliorie al sistema. La legge garantisce quindi un minimo profitto sganciato da qualunque regola di mercato.

Questa norma è, a mio parere, allucinante. Ci rendiamo conto? Stabilire per legge il profitto che qualcuno deve ottenere dalla gestione dell’acqua. Andiamo a votare e ricacciamo indietro questa porcheria.