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Oggi riportiamo un’intervista a Massimo Fini, tratta dal blog di Beppe Grillo. Come sempre, il giornalista del Fatto e direttore de La voce del ribelle offre un punto di vista diverso e particolare sulla situazione libica. Buona lettura (o visione del video)!

Blog- Perchè l’Italia è intervenuta militarmente in Libia ?
Massimo Fini- L’Italia è intervenuta in realtà per le sciocchezze che combina Berlusconi, nel senso che Berlusconi si era talmente esposto con Gheddafi, tutti ricorderanno le scene abbastanza vergognose dove Gheddafi evoluisce liberamente in Roma facendo il padrone di casae si era talmente esposto che da una parte aveva difficoltà a entrare, dall’altra temeva di essere considerato un complice del dittatore. Penso che di suo non sarebbe entrato in questa guerra, perché Berlusconi è tutto, ma non è un guerrafondaio, non interessano le guerre anche perché lui personalmente non ci può ricavar danaro quindi… Diciamo che è stata costretta l’Italia ad entrare proprio per questo modo dissennato di far politica di Berlusconi, politica anche estera; non è un caso che la politica estera si è sempre fatta con lo stile di Andreotti e non con quello di Berlusconi, perché poi ti pone in situazioni di questo genere.
È una situazione in cui tu essendoti troppo strusciato con grande evidenza al dittatore, poi devi entrare con gli altri, anche se non hai particolari interessi a farlo, per non essere accusato di complicità con il dittatore. Almeno, io la vedo così.

Blog- Che ruolo hanno Francia e Germania in questa guerra?
Massimo Fini- Questo lo sanno tutti: la Francia voleva recuperare posizioni che in Libia aveva perso, la Gran Bretagna secondo me è intervenuta più per un riflesso coloniale e quindi ha seguito la Francia, poi gli Stati Uniti. Il tutto fa parte di una forma di neocolonialismo che comincia da quando crolla il contraltare sovietico, allora le democrazie hanno mano libera e avremo cinque guerre: la prima guerra del Golfo, la guerra alla Serbia, la guerra all’ Afghanistan, la guerra all’Iraq (seconda) e la guerra alla Libia. Ripeto, il fatto è che le democrazie non hanno più un oppositore quindi si credono in diritto di poter fare tutto quello che vogliono; questo è al di là delle responsabilità di Gheddafi, che peraltro, ripeto, negli ultimi anni ci trafficava tutti i paesi europei, questo è il succo di fondo di quello che sta avvenendo da una ventina d’anni a questa parte.
La Germania è rimasta coerentemente fuori, perché ha una sua politica tutto sommato coerente, non è andata in Iraq, poi pensa che sia inutile spendere quattrini in avventure di questo genere, insomma, che sono comunque costose, poi prima di avere i risultati si vedrà, insomma.
È ovvio che la Francia farà la parte del leone. Ma quello che a me interessa di più è il fatto che si è violato il principio di diritto internazionale di non ingerenza agli affari interni dello Stato sovrano, che peraltro è già stato sconquassato con la Serbia, e da qui possono poi derivare altre infinite aggressioni a chi non piace al mondo occidentale. Fra gli alleati delle democrazie c’era l’emiro del Qatar, il quale non è precisamente un democratico.

Blog- Quali i prossimi obiettivi ?
Massimo Fini- Un obiettivo però molto difficile e molto ostico è l’Iran, sono anni che gli Stati Uniti fanno una politica ideologicamente molto aggressiva nei confronti dell’Iran, che non si capisce il perché non dovrebbe costruirsi il nucleare civile, che serve ad usi civili e anche medici,solo che aggredire l’Iran vorrebbe poter dire veramente scatenare una terza guerra mondiale. Però certo è lì anche in Iran, com’è successo in Libia, in Libia la rivolta non è scoppiata spontaneamente, hanno mandato agenti provocatori francesi e britannici e questo avviene anche in Iran, cercano continuamente di fomentare un malcontento che probabilmente c’è ma che riguarda una parte minoritaria della popolazione.

Blog- La ribellione si è organizzata spontaneamente?
Massimo Fini- Secondo me è una rivolta fomentata, i rivoltosi da soli non avrebbero mai potuto fare nulla. Si è votata una risoluzione ONU che poteva anche avere il suo senso, il “no fly zone”, perché una delle due parti, Gheddafi in questo caso non avesse una superiorità militare assoluta. È stato subito evidente che la storia del “no fly zone” era un’aggressione alla Libia di Gheddafi. Il quale non è o non era un dittatore isolato come ci si è fatto credere, aveva anche nella popolazione un consistente appoggio per la sua politica anticoloniale, nazionalista, antiamericana e anche perché, grazie al petrolio, si era arricchito lui sì, ma aveva arricchito anche nuovi ceti sociali. Quindi non è stata, come in Tunisia, una rivolta di un popolo intero che caccia il dittatore, infatti non a caso è durata sei mesi con inferiorità militare da parte di Gheddafi, dopo l’intervento della Nato, totale.Se i rivoltosi fossero stati veramente tanti e più decisivi sarebbe durata dieci giorni, no?
C’è una cosa da dire su questi dittatori, è che al momento del dunque tutti dimostrano una vigliaccheria assoluta: Saddam Hussein si fa prendere come un topo di fogna in quel tombino; Ben Alì sfugge con la cassa; Mubarak che si fa barellare in uno di questi grotteschi processi che dopo Norimberga i vincitori fanno i vinti; e Gheddafi invece di morire in battaglia, scappa.
Se vogliamo stare alla nostra storia, Mussolini, dopo tante parole sulla bella morte che hanno spinto tanti ragazzi giovani ad andare a morire per Salo, scappa travestito da soldato tedesco. Il Duca di Blangis nelle 120 giornate di Sodoma, che è uno dei carnefici più feroci, dice de Sade, è uno che si sarebbe fatto spaventare da un bambino un po’ deciso se non aveva il potere in mano… Che li squalifica moralmente, al di là dei loro crimini. L’unico che è stato coerente è stato Hitler che si è suicidato, ciò non lo assolve dai suoi crimini, però perlomeno è stato coerente con la sua storia.
Per la classe dirigente tedesca, nazista è stata una Gotterdammerung però si sono uccisi, insomma Goebbels si suicida, la moglie si suicida, uccidono i loro sei figli, ripeto non è che li assolva da alcunché, però è una fine coerente con le crudeltà che tu hai usato sugli altri, no? Però non riguarda questi qua che ho nominato prima. Del resto c’è una differenza, cioè la gente semplice sa bene al momento del dunque quali sono i suoi doveri, se tu leggi le lettere dei condannati a morte della Resistenza o anche dei ragazzi di Salò, ugualmente condannati morti, che sono giovani di vent’anni circa, sono tutte lettere estremamente dignitose. Se tu leggi le lettere di Moro nella prigione delle Brigate Rosse fai il confronto insomma. Evidentemente il potere aiuta a diventare vigliacchi o forse si va al potere perché si è vigliacchi.

Forse lo diventano per le mollezze del potere, per le cose, per gli affari, ma insomma, ripeto, che non ce ne sia uno che affronta in battaglia il nemico e muore, tanto sa che ormai è spacciato e lascia molto perplessi sulla loro reale personalità. Perché poi quando invece c’è da sacrificare la vita altrui non hanno esitazione alcuna.È chiaro che nel momento della sconfitta, anche com’è stato qui in Libia, cioè finché non si sapeva chi vinceva la popolazione è stata sostanzialmente a guardare, poi si è gettata tutta da una parte più che degli insorti, della Nato, perché la guerra l’ ha vinta la Nato. Gli insorti sono un optional. Io non ho molta stima, devo dire, di questi insorti libici, anche perché diciamo che i capi sono tutti ex gheddafiani che si sono levati al momento opportuno, quindi ci sarà una classe dirigente gheddafiana senza Gheddafi; anche se sostanzialmente credo che diventerà un protettorato occidentale, insomma, come l’Iraq, come sostanzialmente la Serbia, come vorrebbero fosse l’Afghanistan, ma lì non ce la fanno perché gli afgani hanno un’altra tempra.
C’hanno una storia in questo senso: hanno cacciato gli inglesi, nell’800, han cacciato i sovietici, con tutto quello che voleva dire l’armata sovietica, e cacceranno anche questi, li stanno per cacciare, nonostante la disparità enorme di armamenti; in Afghanistan questa storia degli aerei per cui si è votato “no fly zone” per Gheddafi, questi la subiscono da dieci anni, loro non hanno né aviazione né contraerea e devono battersi con gente che usa solo praticamente l’aviazione.
L’unica cosa che posso dire è che chi sta trattando per l’Italia sul… è Scaroni, quindiBisignani, perché noi abbiamo visto dalle intercettazioni che Scaroni per fare dei contatti coi Libici aveva bisogno del consiglio decisivo di Bisignani. È una cosa che fa un po’ impressione, devo dire, che il Presidente dell’Eni non sappia agire da solo.
Nell’80, che si scoprì che il padrone di Italia non stava né a Torino né a Roma né a Milano, ma stava a Castiglion Fibocchi e si chiamava Licio Gelli. E adesso abbiamo scoperto che uno dei padroni è questo Luca Bisignani, che già era compromesso, condannato, non importa, tornano sempre.

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Scusate, ma che fine hanno fatto la Libia e il Giappone? Fino a qualche mese fa (marzo) i media non parlavano d’altro, la guerra e il disastro d’oltreoceano erano sempre le prime notizie. Da qualche settimana invece puff, è sparito tutto.

Poco dopo che le forze NATO hanno iniziato a bombardare il paese di Gheddafi, è calato il silenzio. Qualcuno sa quale sia la situazione, se i ribelli sono avanzati, se Gheddafi ha ancora un esercito che gli permette di resistere, se le bombe cadono sui civili? Non si sente più parlare di queste cose. La guerra è sparita, l’unica sua testimonianza rimasta è quella delle centinaia di persone che sbarcano o tentano di sbarcare sulle nostre coste, tentando di fuggire dall’incubo. E trovando invece spesso la morte.

E’ possibile che queste guerre, come quella in Iraq, Afghanistan e co. non finiscano mai? Iniziano e poi si perdono. Il risultato è sempre lo stesso però: migliaia di morti civili, bambini, donne, uomini uguali a noi. E il silenzio dei media (si chiaro: tutti i media) è vergognoso. Molto meglio mettere in prima pagina il fatto che Berlusconi fa il bunga bunga in un nuovo posto, non più nello stesso posto di prima, come ha titolato l’altro giorno il Fatto Quotidiano.

Per quanto riguarda il Giappone, il motivo della sparizione delle notizie su Fukushima è lampante: la lobby del nucleare, con l’aiuto del governo giapponese, tiene lontane le informazioni che potrebbero peggiorare ulteriormente la già traballante posizione dell’energia atomica nel nostro Paese. A questa gente non frega nulla della nostra salute: meglio guadagnare miliardi con un’energia pericolosa, costosa e per nulla pulita.

Per le ultime dal Sol Levante, vi rimando a questo articolo del Fatto Quotidiano.

Una cosa è certa: siamo circondati dalle notizie, i media di tutti i tipi ci sommergono di informazioni sugli avvenimenti di tutto il mondo. Ma siamo poi così sicuri di essere davvero informati?

È rivolta in Libia. Come in gran parte del nord Africa.

Carri armati nelle strade, frange dell’esercito che disertano, e fuggono con gli aeromezzi a Malta.

Non vogliono eseguire gli ordini, infatti…

…250 morti per i caccia dell’esercito libico che hanno sparato su un un corteo.

Puntavano alla casa del colonnello (i manifestanti), che alcune notizie danno in fuga verso il Venezuela.

Intanto si preparano degli aerei per portar via i nostri connazionali, molti sono già qui.

Con loro anche alcuni studenti libanesi, che però ci tengono a sostenere il dittatore, una volta intervistati.

Intanto piazza affari a Milano chiude in netto calo. Quasi meno 4%.

L’Unione Europea condanna senza appello ciò che sta accadendo in Libia per mano del “governo”.

Ban Ki Moon dall’ONU chiama Gheddafi per intimargli di cessare con la repressione.

Ma da Parigi un dissidente libico avverte di un possibile ricatto. “Fonti sicure”.

Rivolto all’Europa intera: Gheddafi vuole spedire nel continente europeo gli immigrati clandestini che si nascondono a Tripoli.

Minaccia di interrompere la cooperazione per quanto riguarda l’immigrazione clandestina (ricordo che qualche tempo fa aveva chiesto cinque miliardi per fermare gli sbarchi…o l’Europa sarebbe diventata “nera”).

Ma mi viene in mente solo un’immagine, un fotogramma.

 

…grazie ancora, Presidente!

“Cari traditori, qui sotto trovate le vostre foto e il vostro indirizzo email alla Camera. Immagino la sorpresa e l’arrabbiatura nel vederli pubblicati e dati in pasto ai lettori, i quali da qui al 14 dicembre, e anche dopo, potranno scrivervi ed esprimere personalmente ciò che pensano del vostro operato. Dite che così vi mettiamo nel mirino, ci accusate di intimidazione e di usare la carta stampata come un manganello? Dite quel che vi pare: a noi importa un fico secco. La sola cosa che ci preme è far conoscere nomi e volti di chi si appresta a tradire il mandato ricevuto dagli elettori quando fu spedito in Parlamento. Molti di voi all’epoca erano perfetti sconosciuti, per lo meno al grande pubblico. Chi sapeva dell’esistenza di Daniele Toto e di Alessandro Ruben? Oppure di Catia Polidori e di Chiara Moroni? Pochi, pochissimi. Eppure gli italiani di centrodestra vi votarono in massa. Non già perché fossero attirati dalle vostre idee o dal modo con cui eravate in grado di esporle, semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi. Fu lui che scelsero gli elettori, non Ruben, Toto, Polidori o Moroni. Fu a lui che affidarono il compito di realizzare il programma presentato in campagna elettorale. Eppure voi, perfetti sconosciuti  diventati deputati grazie al suo nome e al suo consenso, vi preparate a votargli la sfiducia. […]”

Questo, l’incipit dell’editoriale di Maurizio Belpietro su Libero di oggi (3 dicembre 2010): i traditori esposti alla gogna, con tanto di minacce.

A parte il tono da guerrigliero, e non, a mio avviso, da giornalista degno di questa definizione, il signor Belpietro gioca su una legge che ha inventato la maggioranza che egli strenuamente difende. La legge “porcellum”, la legge elettorale che elimina le preferenze ai candidati:

[…]gli italiani di centrodestra vi votarono in massa. Non già perché fossero attirati dalle vostre idee o dal modo con cui eravate in grado di esporle, semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi.” – abbastanza logico, è la legge porcata che funziona così.

Solo consenso, perché risulta facile aspettarsi soltanto complimenti: quando non arrivano, o peggio giungono critiche allora in certe persone scatta un meccanismo di “difesa”, che non è altro che un’attacco scomposto nei modi, ma mirato a devastare l’immagine e la credibilità dell’altro.

Non bisogna andare lontano purtroppo per verificare, penso che sia un’esperienza abbastanza comune, vedere che molte persone attorno a noi non sanno affrontare le discussioni e i confronti: di rimando accusano gli altri di non saper parlare e fare una discussione; “decidono” quando l’argomento è chiuso, adottano modi di discutere che non vanno mai al punto delle cose. Se si discute su un argomento, questo viene sempre e comunque svicolato, viene deviata l’attenzione. Quando mai è accaduto che una rivelazione sul premier o una notizia compromettente non sia stata affrontata onestamente? Quando mai ci si è chiesti “è vera quella notizia”? Il piano del dibattito è sempre stato spostato in basso, al livello dei conflitti personali. Chi scrive su Berlusconi quindi è perché ce l’ha con lui, personalmente: ne esce la figura di un perseguitato, benemerito della patria osteggiato nella sua stessa terra, della quale vuole solo il bene massimo. Io vorrei un premier che mi sappia tranquillizzare con dei fatti, con delle dichiarazioni chiare, senza smentite de se stesso. Sogno troppo? L’immagine dell’Italia all’estero è disastrosa, ma era come molti si aspettavano: ci vedono come uno Stato poco serio, di cui ci si può fidare solo a metà (e magari nemmeno quella); ci escludono dai posti più importanti negli organi internazionali; gli USA si chiedono come mai intratteniamo rapporti così stretti con Libia (dittatura) e Russia (di recente definita come uno stato della mafia).

Però abbiamo anticorpi per tutto, a quanto pare. Ma soprattutto gli anticorpi li hanno loro, questi (pre)potenti che per stare sul loro scranno chiudono il Parlamento a inizio dicembre (allora è vero che hanno paura del voto del 14!).

“Fu lui che scelsero gli elettori, non Ruben, Toto, Polidori o Moroni.”

È il tono epico che mi spaventa. Si ricollega al “ghe pensi mi”, una bestemmia democratica. “Lui, lui, lui…” suona come una eco dell’insistente “io” che ci martella da sedici anni.