È giusto esultare per la chiusura dei giornali?

Pubblicato: 24/10/2012 da lalbatro in Informazione, L'Albatro, Società
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Leggiamo un minipost su beppegrillo.it:

“Finalmente una buona notizia. Ogni tanto bisogna guardare il grande cielo azzurro e tirare il fiato. 70 giornali rischiano di chiudere. Finora sono stati finanziati dalle nostre tasse per raccontarci le loro balle virtuali. Franco Siddi, segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa è preoccupato per il pluralismo dell’informazione, ma soprattutto per i soldi “Siamo a fine anno e non solo i finanziamenti pubblici all’editoria sono scesi da 114 milioni del 2011 a 60-70 del 2012. Ma non si riesce neanche a capire con esattezza quale sarà l’ammontare. Le imprese che stanno continuando a lavorare (?) stringendo i denti rischiano di arrivare a fine anno e scoprire che i fondi non saranno erogati. In quel caso l’unica strada sarà la chiusura“. Hip, hip, hurrà! Bye, bye giornali, è stato bello, anche grazie a voi, arrivare 61esimi al mondo per la libertà di informazione.”

Non so voi, ma io penso che denunciare il deficit di libertà di informazione di cui è affetta l’Italia e intanto gioire della chiusura dei giornali è quantomeno psicotico. Esistono soltanto il bianco o il nero, la luce o l’ombra, i buoni o i cattivi.

I giornalisti sono diventati i cattivi per Beppe Grillo? Purtroppo sembra sia così per tantissimi dei suoi sostenitori. Lui parla per slogan quando “risponde” alle domande dei cronisti, ma la maggior parte delle volte li insulta o li tratta a male parole.

Il fatto è che per far arrivare i propri messaggi, per arrivare a tante persone, Grillo spesso generalizza tutto, all’estremo. Non c’è spiraglio per un’alternativa in questo scritto, non sembrano affatto esserci quei giornalisti che invece raccontano con coscienza e con etica professionale le notizie e le storie, le situazioni e i fatti.

Semplicemente, preso atto del male che ha infettato gran parte della stampa italiana, il male delle non-notizie, allora l’unica strada proposta è che tutto crolli, che tutti i giornali chiudano. Invece che porre l’attenzione sul problema reale della mancanza di notizie e quindi di giornalismo vero, si incita, nemmeno velatamente, a detestare i giornali e i giornalisti, per cui chi fa parte del Movimento non può andare in televisione, deve evitare i giornalisti e se non lo fa viene additato come un egocentrico esibizionista.

Chi si propone come guida e come alternativa ad un sistema pieno di marciume dovrebbe cercare di ascoltare un po’ di più le domande che gli vengono fatte, e qualora si accorgesse di avere soltanto dei automi adoranti come pubblico, dovrebbe cercare spazi per spiegare spiegare e spiegare cosa ha in mente, cercando un contrappunto, qualcuno che lo pungoli. Come i giornalisti, ad esempio.

commenti
  1. aristofane444 scrive:

    Ovviamente sono d’accordo con la tua analisi, caro Albatro, quando scrivi che non tutti i giornalisti sono servi o incapaci, ma che ci sono tante brave persone (come dopotutto in ogni categoria, perfino in quella dei politici). Ma non sono per nulla d’accordo su un altro aspetto. Io non voglio continuare a pagare milioni di euro all’anno per far uscire in edicola il Foglio, l’Avvenire, l’Unità, ecc. Mi dispiace per i giornalisti che ci lavorano, ma un giornale deve camminare con le proprie gambe. Se vende, sopravvive, altrimenti no. Il Fatto Quotidiano fa così. Ed ora anche Pubblico. Ciò significa che non è impossibile.

    • lalbatro scrive:

      Perfetto, allora il messaggio è un altro!
      Basta soldi pubblici ai giornali, che dovranno tirare avanti da soli, come fa abbastanza bene “Il Fatto Quotidiano”.
      Ma non si può fare da un giorno all’altro e soprattutto non è questo che Grillo dice e tanto meno quello che tantissimi capiscono! Ho come l’impressione che la maggior parte di coloro che applaudono esaltati alla chiusura possibile di questi giornali non siano mai stati molto usi a leggerli i giornali.
      Così, invece che far passare il messaggio, su cui sono d’accordissimo, che i giornali dovrebbero camminare con le proprie forze, si passa ad un livello diverso, cioè che i giornalisti sarebbero tutti come i politici che prendono soldi dallo Stato, “dalle nostre tasche”, e che quindi costituiscono una casta da debellare. Spariscono i giornali? Sparisce la casta, e tutti sono contenti?
      Non deve funzionare così, anche perché è una situazione molto più complessa: non dobbiamo identificare i giornalisti con gli editori e chi gestisce economicamente le testate. I distinguo sono tanti, parlarne non basta e generalizzare come sta facendo Grillo è dannoso.

      • aristofane444 scrive:

        Generalizzare non è mai giusto, sono d’accordo. Chiunque lo faccia sbaglia. Grillo ce l’ha coi giornali perchè per anni hanno demonizzato le sue manifestazioni e le iniziative che metteva in piedi, che pure erano dei bei momenti di partecipazione, tenendo invece in vita partiti e gruppi di potere che hanno spolpato l’Italia. E, purtroppo, avviene ancora così. Il cortocircuito tra potere politico-economico e informazione in Italia, come è risaputo, è spaventoso, e Grillo se la prende con questo sistema.
        Poi, durante i comizi, è vero, tratta male i giornalisti presenti, e sbaglia. Ma in altre occasioni lo dice, che non sono loro, quelli davanti al palco, il problema. Ma questo non giustifica, è vero che non è per nulla bello attaccare quei cronisti che stanno lì. Fa parte del personaggio (ed è uno degli aspetti che a molti non piacciono). Il punto focale, che viene ribadito da anni, è la necessità di eliminare i fondi pubblici all’editoria.

        (Il Fatto ce la fa molto bene, visto che ora esce anche di lunedì e ha cambiato sede abbastanza di recente, trasferendosi in una nuova e più grande!)

  2. lalbatro scrive:

    Un altro commento sulla notizia, il post di Bracconi, su Repubblica.it
    http://bracconi.blogautore.repubblica.it/2012/10/24/la-scommessa-di-grillo/

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