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Ascoltando stamattina Lateral su Radio Capital, ho sentito Luca Bottura parlare di un articolo di Marco Bracconi sul blog di Repubblica, a proposito del risultato del Movimento 5 Stelle, fondato dal comico genovese Beppe Grillo.

Bracconi propone alla sinistra una riflessione sul perché di questi voti che sembrano provenire dall’area degli astenuti e da alcune aree del centrosinistra deluso. I grillini dicono che il loro è un voto di protesta, e hanno una grande volontà nel cercare di cambiare le cose, forza di cui vanno fieri e con la quale vogliono cercare di cambiare davvero il paese, stando anche ai loro slogan. Dall’altra parte c’è però il fatto che non sembra vogliano discutere con nessuno.

La questione sollevata da Bracconi quindi è: si può discutere o no con un partito che spesso viene bollato (a torto?) come “l’antipolitica” (che brutta espressione…) e il cui rappresentante è solito insultare e dare del “morto” ad ogni altro politico? O piuttosto si dovrebbe cercare di discutere e parlare con i suoi elettori, con le persone?

I commenti all’articolo sono moltissimi, e spesso abbastanza surriscaldati, specie perché Bracconi definisce il Movimento come “qualunquista“.

Io penso che la politica dovrebbe essere ad un livello più basso, cioè tra cittadini, tra le persone, non un movimento che parta dai partiti e poi, sono in un secondo momento, si ricordi che ci sono anche le persone. Politica non dovrebbe essere definirsi di destra o di sinistra o di centro o antipolitico. Dovrebbe essere semplicemente una valutazione obiettiva delle iniziative, delle idee utili, e soprattutto dei principi fondamentali che ogni schieramento intende esprimere e difendere. Il raggruppamento in “aree politiche” è utile per orientarsi forse, ma per lo stesso motivo si rischia di scegliere la via comoda dell’abitudine, arroccandosi su una definizione di sé che non ascolta più le posizioni altrue.

Sinceramente ho l’impressione che molti grillini siano così contenti delle belle idee e degli ottimi propositi del proprio Movimento che sentono la coscienza a posto, tanto da pensare di poter proseguire nella loro strada da soli, convinti di cambiare le cose senza ascoltare chi crede e si riconosce in altri partiti (di qualunque scheramento, i “morti” secondo Grillo), ma spesso lamentandosi della politica che non funziona per il “magna magna” e la corruzione.

La politica non funziona anche quando non c’è dialogo.