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Un paio di pensieri sullo scandalo che ha travolto, più o meno inaspettatamente (ironia!), la Lega Nord. Ce ne parla la nostra collaboratrice, Whatsername. Buona lettura!

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Aumento del prezzo della benzina, IMU, burlonerie delle Borse, riforma del lavoro: sono solo alcune delle notizie che quotidiani e telegiornali ci propinano.

Ma noi, popolo di poeti, santi e navigatori non ci accontentiamo di queste bazzecole.

Vogliamo di più. Specialmente dalla nostra classe politica. E chi meglio di tutti poteva soddisfare le nostre esigenze? No, Berlusconi ormai è stato surclassato. La nuova protagonista dell’ennesimo scandalo politico è la Lega Nord. Esatto, la Lega Nord, il partito della Padania, il partito fedele alla (sua) linea, il partito che si schiera dalla parte dei lavoratori e dei pensionati. E il partito che si è unito al PDL del Cavaliere, il partito che scalda i “cadreghini” di Palazzo Chigi e Palazzo Madama a Roma, il partito che riceve la sua parte di soldi da uno Stato che non vuole sia unito.

Così le magistrature di Milano, Napoli e Reggio Calabria, durante le vacanze di Pasqua, decidono di  “complottare” contro la Lega, come se non avessero niente di meglio da fare.

Da quando lo scandalo ha avuto inizio, l’elenco è in continuo aggiornamento. Dunque, due punti, a capo, trattino. Pagamento dell’affitto della casa romana di Calderoli; pagamento delle spese private di Reguzzoni; presunto dossieraggio su Roberto Maroni (di cui Bossi non sapeva nulla); possibile accordo tra Bossi e Tremonti per aprire dei conti bancari in Tanzania e a Cipro, che verranno rimpinguati con i soldi pubblici; pagamento di spese famigliari e mediche di Bossi; pagamento delle vacanze dell’allegra famiglia Bossi; pagamento di multe, diploma e auto di grossa cilindrata dell’ex consigliere regionale Renzo Bossi, meglio conosciuto come “il Trota”; dulcis (o amaris?) in fundo, indagate persone cinque facenti parte dell’ambiente mafioso calabrese (la ‘ndrangheta, per intenderci).

Le accuse, quindi, verteranno su reati come truffa ai danni dello Stato, riciclaggio e uso illecito di denaro pubblico.

Una grossissima gatta da pelare per quel partito che si credeva un Esorcista, in grado di annientare la demoniaca Terronia per infondere il “sano” Federalismo spirituale.

Pubblichiamo oggi un articolo della nostra collaboratrice WhatseraMe.

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di WhatsernaMe

“Se il governo Berlusconi non approverà il federalismo, si andrà alle elezioni. “I berlusconiani sono spaventati per la proposta leghista del voto anticipato del, a quanto si vocifera, 27 marzo in quanto non posso essere aggrediti dal tempo che incalza.

” Uh, poveretti, hanno bisogno di più tempo. Ma il sarcasmo lasciamolo un momento da parte.

Dopo la baldoria da post-capodanno, guardare (e avere la piena certezza di) come stia peggiorando in nostro Paese, beh, è quasi normalità. Con poco stupore, ma con la stanchezza di tutta questa farsa, la convinzione sempre più forte di essere del Paese dei Babbocchi, è diventata realtà: Il gatto e la volpe, la Lega e il Popolo delle Libertà. “Se ci ascolti per un momento, capirai, lui è il gatto, ed io la volpe, stiamo in società, di noi ti puoi fidar.”

Certo, è meraviglioso vedere un partito emergere così tanto, soprattutto da quando l’Egregia Signora Xenofobia, accompagnata dal ciambellano Messer Pregiudizio e dalla balia Ignoranza, ha fatto la sua nobilissima apparizione al Parlamento. E poi tutti i suoi giullari! Bossi, il coerente capocomico, per intenderci colui che ha sposato una siciliana! Un momento, una siciliana? No, proviamo con la fede politica, che è un pilastro del pensiero di una persona: nei primi anni settanta ha militato nel partito comunista “Il Manifesto”, nel gruppo di estrema sinistra PdUP e nell’Arci; dal 1974 al 1975 era iscritto nel Partito Comunista Italiano di Verghera (Varese). Oooooops. No, no, qui bisogna cambiare: fortunatamente c’è anche Roberto Maroni: nel 1971 entrò a far parte di un gruppo di stampo marxista-leninista, mentre nel 1979 manifestò in Democrazia Proletaria, per poi passare ad Avanguardia Operaia.

Eh, ‘sti politici, sempre con le stesse ideologie…

Ma a salvare la situazione c’è la volpe, il Popolo delle libertà, il Partito dell’Amore (alias Silvio Berlusconi) e i suoi scagnozzi (o picciotti?): Sandro Bondi, che entra giovanissimo nella Federazione Giovanile Comunista Italiana e addirittura nel 1990 è sindaco di Fivizzano (Massa Carrara), rappresentando il PCI; Michela Vittoria Brambilla, che partecipò a Miss Italia e fu “convinta” da un agente della Fininvest a lavorare per l’azienda; Renato Brunetta, socialista di famiglia povera. Ma come si sa, questo partito aiuta tutti (escort, mafiosi, estorsori, piduisti, faccendieri), è proprio un buon partito, ciò che serve a un’Italia dilaniata da precariato, ingiustizia, censura, corruzione, indifferenza, ipocrisia e egoismo.

Ma come tutte le amicizie, quella tra il Gatto e la Volpe, nasce da un interesse in comune: il “cadreghino”, rappresentazione fisica del Dio Potere. Da una parte il Gatto vuole a tutti i costi il federalismo, mentre la Volpe, più meschina, aspira solo a essere la padrona incontrastata del Paese dei Balocchi, dettando ovviamente la sua regola. Presto si scopre che i due necessitano dell’altro tanto quanto un eroinomane ha bisogno della propria pera. Ma la Volpe, troppo accecata dal suo Obiettivo-Sole, non rispetta il patto e quindi il Gatto comincia a insospettirsi e fungere da promemoria. I patti sono patti. Fa niente se poi si promulgano leggi ad personam e ad aziendam; fa niente se gli universitari buttano via soldi, energie e tempo per poi andare a pulire i cessi in qualche squallido fast food; fa niente se si arriverà a un punto in cui la gente non avrà più nulla da perdere e la disperazione è a un passo sotto il baratro.

Ma l’importante è che ci siano sei uomini, pagati dallo Stato, a pulire il cartello di benvenuto, splendente in tutta la sua grandezza e maestosità: “BENVENUTO NEL PAESE DEI BABBOCCHI”.

Sapete quanto mi piace prendere una frase, una citazione, e poi imbastire un discorso su di essa.

“Lo Stato italiano dovrebbe vergognarsi perché questa scuola non gli è costata un centesimo”

È di Oscar Lancini, ormai noto sindaco leghista della cittadina di Adro, nel bresciano. Già qualche mese fa era apparso nella cronaca nazionale per l’assurda questione della mensa scolastica, fatto che abbiamo trattato in un post apposito: “Nessuna buona azione rimarrà impunita“.

Stiamo parlando ora della scuola elementare di Adro, appena inaugurata e subito travolta dallo scandalo, non appena ci si è accorti che l’edificio era pieno zeppo di simboli legisti: il Sole delle Alpi. Lo scandalo nasce non solo dalla violazione della legge in materia di imparzialità e apoliticità della scuola, ma soprattutto dalle dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che ha salutato pochi giorni fa la nuova scuola come un modello da seguire. Inoltre la scuola è stata intitolata a Gianfranco Miglio, ideologo leghista, e lo zerbino all’ingresso dell’istituto non lascia spazio alle congetture: il Sole delle Alpi è di un bel verde Lega.

Pochi giorni dopo naturalmente è giunta la smentita, o meglio, l’ordine di rimuovere tutti quei simboli dall’edificio (precedentemente pare che si fosse accontentata delle spiegazioni del sindaco, che indicava il Sole come un simbolo tradizionale di Adro). Ad oggi ancora nulla è stato fatto, anzi, Lancini non sembra affatto intenzionato ad agire in questo senso.

“Prima di essere sindaco di Adro sono un militante della Lega. Sto aspettando che il mio segretario federale mi dica che cosa devo fare. Dopodiché io obbedisco”

Permesso, scusate, sono la Ragione, quella cosa che sta nella testa degli uomini…ehm, sì, vorrei segnalare che c’è un’incongruenza nella frase sopra riportata: anzi due, magari tre. Prima di essere sindaco, Lancini è un militante della Lega. Quindi questo gli concederebbe la facoltà di riempire una scuola di simboli del suo partito. Naturalmente le minoranze devono accettare di essere zittite e umiliate. Chi è questo segretario federale? Devo ancora consultare un giurista, ma non credo che questa figura istituzionale esista, ma, qualora fuori dal sistema Stato questo figuro chiamato “segretario federale” ci sia davvero, per quale motivo un sindaco dovrebbe fargli riferimento? Dopodiché, obbedirgli?

Che cosa viene prima? Per un sindaco, chiamato a governare una città, credo, il bene della città stessa. Quali ovvietà scriviamo oggi. Qua però vien prima il partito a quanto pare. È in 1984 che vediamo il partito prima di tutto, la fedeltà al Grande Fratello, prima di tutto. Tutti sono compagni, tutti obbediscono al partito e sono formati nella cultura/ideologia del partito. I simboli verdi della scuola di Adro non hanno radici storiche, non più. A questo punto potremmo giustificare le svastiche o i fasci littori, in quanto fanno parte delle icone e dei simboli di culture molto antiche.

Cosa viene prima? I soldi o la dignità? I soldi o la legalità? Per legge non ci possono essere simboli politici nei luoghi di istruzione: il Sole delle Alpi in verde potrà avere le radici più profonde, ma negli ultimi vent’anni ha acquisito un importante valore politico. Scriviamo ovvietà? Lo stesso Lancini si è autosmentito, dichiarandosi prima di tutto leghista: aveva escluso la scelta per la valenza politica del simbolo!

Che dignità poi c’è per noi Italiani nell’accettare tutto questo solo perché questa scuola “non è costata un centesimo” allo Stato Italiano? Quindi vengono prima i soldi, prima di tutto! Se è stata edificata con un grande contributo della comunità, non parliamo forse della donazione di cittadini italiani? Bollare tutta questa operazione come folclore poi è ancora più svilente…

Il cittadino può “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (Articolo 21 della Costituzione), ma sappiamo che liberamente concerne l’ambito legale, cioè la libertà di esprimere la propria idea non si può avvalere dei modi che sono vietati dalla legge. Un leghista è libero di porre il suo simbolo in molti luoghi, ma non in una scuola.

Tanto rumore per nulla“. Così Gianfranco Fini, nell’intervista rilasciata a Enrico Mentana del Tg La7 (link ad un breve estratto), definirebbe la giornata di martedì 7 settembre 2010, giornata in cui il premier e il suo fedele Bossi hanno annunciato di voler salire al Colle per rappresentare a Napolitano “la grave situazione che pone seri problemi al regolare funzionamento delle istituzioni”, secondo la nota congiunta rilasciata.

In pratica, pare che volessero chiedere le dimissioni di Fini da presidente della Camera, in virtù del fatto che le parole pronunciate da Fini a Mirabello “sono la chiara dimostrazione che svolge un ruolo di parte ostile alle forze di maggioranza e al governo, del tutto incompatibile con il ruolo super partes di presidente della Camera”.

Vi propongo pertanto tre documenti, tutti datati 7 settembre:

1) le due parti dell’intervista di Mentana al presidente della Camera (che ho trovato molto interessante, inoltre è la prima intervista rilasciata dopo la sua cacciata dal PdL, partito che nell’intervento di Mirabello ha definito come finito);

2) l’editoriale del Tg1 delle 20 nel quale il direttorissimo Augusto Minzolini spiega perché si dovrebbe andare ad elezioni anticipate (ho notato molte affinità nelle parole, nel discorso in generale con l’editoriale del 29 luglio 2010, in cui definiva positivo il “divorzio” tra due fondatori del PdL come un elemento di “chiarezza”);

3) dalla stessa edizione del Tg1 l’intervista a La Russa, che analizza e controbatte (o almeno ci prova a slogan) alle parole di Fini dell’intervista di cui sopra, esternazioni riferitegli dalla giornalista.

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È una calma sera estiva, sono qua, solo nella mia camera, ascolo jazz, e vago su internet.

Repubblica.it: “Bossi: Schiavizzati da Stato delinquente” si legge sulla homepage della testata giornalistica.

Mi chiedo come si possa essere d’accordo su un progetto come il Federalismo del quale si dice che porterà benessere e ricchezza, vantaggi per tutti, mentre dall’altra, chi la propone, continua a esplicitare la vera ragione per cui lo si vuole fare: i soldi devono restare nel territorio della loro provenienza. Certo, è abbastanza facile parlare dal ricco Nord, e questo va a rafforzare la convinzione che gli italiani s’hanno ancora da fare. Ma tutto è normale nel Paese, la gara a spararle sempre più grosse, grasse di stupidità è sempre aperta, e gli anticorpi democratici di cui ha parlato Napolitano credo che, se ci sono, siano in uno stato catatonico, un coma farmacologico indotto dalla confusione di balle che ci tempesta attorno.

Si capisce che la cosa è stata organizzata. Chi ha perso le elezioni vuole un governo tecnico per bloccare il federalismo e per fare leggi che li avvantaggi, ma questa volta viaggiamo con determinazione” bello sarebbe se davvero chi ha perso le elezioni (ricordiamo che la maggioranza e il governo credono di poter denigrare e in ogni momento “sputtanare” chi ha perso le elezioni, perché, nella loro mente, questi non avrebbero diritto di parola, men che meno di critica) volesse e dichiarasse apertamente di voler fermare questo tipo di federalismo campanilistico e egoista ogni oltre limite: il federalismo non è un’idea sbagliata, ma si ha l’impressione che da posizioni “moderate”, cioè che cercano di ottenere, inizialmente, le basi del federalismo, ma con il secondo obbiettivo di giungere ad altro. “Altro” significa distorcere le condizioni iniziali: alla Lega interessa soltanto trattenere sul territorio la totalità delle tasse che vengono pagate. E se il denaro è potere, chi è economicamente indipendente ha un controllo pieno: andremmo verso delle regioni-Stato? Campanilismo di Stato, chi crede fermamente alla Lega crede che chi sta al Sud sia anche inferiore: figuriamoci come dev’essere chiedere ad un leghista di vedere un meridionale come un suo pari, un cittadino dello stesso territorio (= Italia).

Abbiamo una magistratura che cambia anche le leggi elettorali. Attenti alla gente del nord, attenti a non rompergli troppo i coglioni più di tanto…” la berlusconite è arrivata pure qua, ma se quindici anni fa la Lega faceva cadere il governo Berlusconi I, oggi parla come lui ed è attaccata al potere quanto lui. La tiritera di “Roma Ladrona” è tornata, ma i ministeri e gli stipendi da parlamentari, oltre che la capacità di decidere su qualsiasi cosa ricattando il capo della coalizione, non schifano di certo gli alti gradi leghisti.

L’unica cosa che vorrei è che non fosse questa fantomatica “gente del nord”, ma noi, noi che non vogliamo essere sudditi di una classe melmosa e despota, a romperci i coglioni. È forse da un po’ troppo tempo che sopportiamo questo “fastidio”, le rivoluzioni e i cambiamenti non si fanno così, da un momento all’altro, però c’è un momento in cui bisogna iniziare. Lo sto, lo stiamo aspettando, e quando ci sarà la diga franerà.

Così, in uno schiocco di dita. Yep, in one finger snap.

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Herbie Hancock – One Finger Snap

di Aristofane

Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni vuole che sia in primo luogo la Lega a riformare la Costituzione. Riforma che, in sostanza, dovrebbe prevedere il Senato federale, la modifica del Titolo Quinto e l’eliminazione dell’obbligatorietà dell’azione penale. L’operazione giuridica, a dir poco delicata, necessaria a modificare la Carta dovrebbe essere affidata, sempre secondo Maroni, a Bossi e Calderoli.

Sarò prevenuto, ma l’idea che la Costituzione venga riformata e quindi in parte riscritta, emendata, modificata eccetera da Calderoli e Bossi è per me agghiacciante. Stiamo parlando di due individui che sono tra i principali esponenti di una partito che si dichiara apertamente secessionista; che vorrebbe eliminare (fisicamente o rispedendo al loro paese) gli extracomunitari; che predica l’intolleranza religiosa, culturale, etnica; che sostiene un presidente del consiglio che fa spregio della giustizia e di ogni regola, cercando di evitare processi e guai finanziari per le sue aziende. Tutto ciò stride leggermente con gli articoli 2,3,5,6,8 della nostra Costituzione (prendendo in considerazione solamente i principi fondamentali presenti nella Carta, ovvero i primi 12 articoli; un elenco completo sarebbe troppo lungo).

Inoltre Maroni, che impone la Lega come forza di riforma costituzionale, è condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni di reclusione per resistenza ed oltraggio a pubblico ufficiale (e quindi non è il ministro dell’agricoltura, ma dell’interno, giustamente). Durante la perquisizione della sede leghista di Milano, il buon Bobo ed altri dirigenti della Lega si azzuffano con gli agenti di polizia, per impedire loro di svolgere il proprio lavoro. Maroni tenta addirittura di mordere la caviglia di un poliziotto. Inoltre, il ministro è imputato come ex capo delle camicie verdi (insieme ad altri dirigenti leghisti), con le accuse di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Il centrodestra, però, nel 2005 vara una riforma legislativa, con la quale i primi due reati vengono ampiamente ridimensionati; resta in piedi quindi solo il terzo ( le informazioni su quest’ultimo procedimento sono aggiornate al marzo 2008,n.d.a.). Insomma, il soggetto ideale per proporre una riforma della Carta Costituzionale.

Ma veniamo a chi dovrebbe materialmente farla, questa riforma. Calderoli, fiero difensore della Chiesa e della famiglia, si è sposato con rito celtico con Sabrina Negri, da cui si è poi separato; definisce “una porcata” la legge elettorale di cui egli stesso è, nel 2005, coautore; il 15 febbraio 2006 espone, durante un’intervista al tg1, una maglietta con la riproduzione di una delle vignette danesi che hanno scatenato disordini in tutto l mondo islamico: due giorni dopo, durante una dura protesta contro il ministro davanti al consolato italiano in Libia, la polizia libica spara, uccidendo undici manifestanti; è stato salvato dall’inchiesta sulle camicie verdi da una legge ad personam ed è imputato (informazione aggiornata al 2008, n.d.a.) per ricettazione.

Su Bossi le cose da dire sarebbero tantissime. Limitiamoci a ricordare che è condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxitangente Enimont; il 16 dicembre 1999 la Cassazione l’ha condannato ad un anno per istigazione a delinquere; nel 2007 è stato condannato, sempre definitivamente, ad un anno e quattro mesi (anche se poi la pena è stata commutata in 3000 euro di multa, ma l’indulto ha estinto tutto) per vilipendio alla bandiera italiana, per aver affermato nel 1997: “Quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo”.

Più che una riforma, ci vorrebbe un riformatorio.

Questi sono i soggetti che dovrebbero mettere mano alla nostra Costituzione. Persone che non hanno rispetto della patria e della bandiera, e quindi dei cittadini. Le riforme che vorrebbero introdurre riguardano la trasformazione dell’Italia in una repubblica federale (ogni regione avrebbe ambiti di competenza molto più ampi di quelli attuali, pur continuando a dipendere dallo Stato centrale) e l’introduzione di un semipresidenzialismo alla francese (il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dal popolo ed è parte integrante del potere esecutivo, anche se il governo vero e proprio, di cui il presidente nomina il Primo Ministro, deve ottenere la fiducia delle camere). Ma la cosa più spaventosa riguarda l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale. Secondo l’art. 112 della Costituzione “il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”; ovvero il magistrato, qualora venga a conoscenza di reati, deve intervenire e svolgere le sue funzioni di indagine, sempre ed in ogni caso, chiunque siano i soggetti che sono sospettati dei reati che vengono a galla. Maroni vorrebbe eliminare questa obbligatorietà. Ma se ciò accadesse, quale magistrato vorrebbe, in presenza di notizie di reato riguardanti potenti esponenti del mondo politico, finanziario o economico, andare a procedere e rovinarsi così la carriera? Il loro fine ultimo è, come sempre, fuggire dalla giustizia e farla franca.

di Aristofane

Archiviato l’argomento “elezioni regionali”, stabiliti dei punti fermi quali quelli di cui si è scritto negli scorsi interventi e accertato che la maggioranza degli italiani non si rende pienamente conto (soprattutto a causa del regime mediatico) di come, con Berlusconi, l’Italia sia diventata un paese nel quale cultura, studio, impegno, merito, legalità, rispetto delle regole, Costituzione, divisione dei poteri, onestà, educazione, leggi, istituzioni, ricerca, energia pulita, ecologia e società multietnica sono disprezzati, derisi e guardati quasi con sospetto, sostituiti da arrivismo, valore assoluto dell’apparenza e della bellezza, impunità, evasione fiscale, disprezzo delle regole e di qualunque limite, maleducazione, esagerazione; stabilito questo, non dimentichiamoci che sta accadendo moltissimo altro in Italia e nel mondo. Accenniamo rapidamente i principali eventi, alcuni dei quali verranno ripresi con interventi più approfonditi nei prossimi giorni.

Il direttore del TG1, Augusto Minzolini, ha sollevato quattro giornalisti (Tiziana Ferrario, Piero Damosso, Massimo De Strobel e Paolo di Giannantonio), tra i più influenti del suo tg, dall’incarico di conduzione. Guarda caso proprio quelli che non avevano firmato il documento a favore del direttore dopo le accuse che quest’ultimo aveva subito dopo la falsa notizia dell’assoluzione di Berlusconi nel caso Mills (in relatà il Banana era stato prescritto). La vendetta è un piatto che va consumato freddo (ma nemmeno troppo).

Napolitano rinvia alle camere la legge sul lavoro. Che sia un pretesto per poi firmare l’imminente porcata contro le intercettazioni?

La Gelmini elimina la Resistenza dai programmi del liceo.

49 senatori del PD chiedono a Bersani un cambio di passo, dopo la sconfitta alle elezioni, consci di non poter competere con un partito in queste condizioni (mentre sul web si chiedono le dimissioni dei vertici democratici).

Cota, il nuovo presidente leghista del Piemonte, annuncia di voler bloccare la distribuzione della pillola abortiva, affermando di “essere per la difesa della vita”. Proprio come il suo capo Bossi con i fucili spianati contro terroni (come li chiamano loro) ed extracomunitari; o quello che voleva “eliminare i bambini degli extracomunitari”. Indovinate di che partito era.

La Russia è nel terrore a causa degli attentati kamikaze di questi giorni disseminati sul suo territorio. Gli attacchi sono stati rivendicati da Doku Umarov, leader dell’Emirato del Caucaso del Nord. Il terrorista ceceno è il più ricercato tra i ribelli al governo russo. L’obiettivo è cacciare la presenza russa e realizzare un emirato islamico nei territori di Daghestan, Cecenia, Circassia, Kabardino-Balkaria.

E’ stato sospeso per la terza volta Gioacchino Genchi, vicequestore di Polizia, in servizio da 23 anni. In passato ha lavorato con Giovanni Falcone e poi per cercare di scoprire, in mezzo a depistaggi di ogni genere, chi aveva ucciso proprio Falcone e Paolo Borsellino. Per anni ha lavorato in aspettativa sindacale privatamente; l’anno scorso è rientrato nei ranghi della Polizia, ma subito dopo è bastato un avviso di garanzia e una perquisizione realizzata dagli uomini del Ros e disposta dal Procuratore Achille Toro di Roma (procuratore aggiunto, ora dimissionario perché beccato a combinarne di cotte e di crude nello scandalo della protezione civile) perchè Genchi fosse sospeso dal servizio. Quello che gli veniva imputato era prima l’esistenza di un archivio illegale pieno di milioni di intercettazioni (inesistente), poi la risposta, su Facebook, ad un giornalista (Gianluigi Nuzzi) che gli aveva a sua volta scritto cose molto gravi su Facebook. Infine gli interventi al congresso di Italia dei Valori e ad un altro in Friuli. In ogni suo intervento aveva dato fastidio ai poteri forti (di diversi schieramenti) e promesso o fatto rivelazioni, complete di nomi, sull’effettivo svolgimento delle stragi di mafia e di altri misteri d’Italia e sulle loro cause. Forse per questo i comportamenti descritti sono stati ritenuti “gravemente lesivi del prestigio e dell’onore delle istituzioni” dal direttore generale della polizia Manganelli.
Intanto, alcuni tra i responsabili delle torture di Bolzaneto e della Diaz a Genova, durante il penultimo G8, sono stati mantenuti in servizio ed addirittura fatti avanzare di grado, nonostante i loro comportamenti da macellai (uno ha strappato la mano di un manifestante, un altro preso a calci in faccia un ragazzo di quindici anni). Costoro non hanno una condotta “lesiva del prestigio ecc.”? I tutori della legge non dovrebbero essere i primi a rispettarla? (Rimango ovviamente convinto che la stragrande maggioranza dei componenti delle forze dell’ordine faccia a pieno e con coscienza il suo lavoro).
(La parte in corsivo è tratta da questo video di Marco Travaglio, fonte della notizia)