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Cari amici scandalizzati dall’invito a Sanremo di Rufus Wainwright, Satana lo avete nella testa.

Satana non è lui, Satana è la tv pubblica che non fa pensare, Satana è un festival morente dove le idee diverse non sono ammesse, Satana sono le persone che devono demonizzare chiunque non la pensi come loro.

Non vi ho mai visto protestare contro serie tv violente o farcite di sesso. Dall’altra parte non ho mai visto degli atei o non credenti lanciare petizioni per rimuovere l’Angelus della domenica mattina su Rai1.

Saranno anche soldi vostri, ma sono anche miei e di chi come me vorrebbe poter sentire e vedere della buona musica per una volta sulla Rai. Poi possiamo anche discutere del fatto che a voi non vada bene. Ma se le vostre posizioni vi spingono sempre di più fuori dal mondo per il fatto che non sapete argomentarle, per me sono solo problemi vostri. Isolatevi pure. E quando sarete nell’aldilà, in paradiso, o dove più vi piace pensare che andrete, spiegatelo al Grande Amore che vi attende di là, come mai avete passato la vita a spargere acrimonia e lanciare strali, invece che convivere con tutti, e non solo con le vostre sicure comunità, perché avete avuto paura.

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Sapete, parlando di amore, amore per un’altra persona, io credo di più a tutte le mie amiche e a tutti i miei amici omosessuali, piuttosto che al Papa. Penso che siano più veri, più sinceri, più onesti in questo.

Loro lo vivono, come io lo vivo, non provo imbarazzo ad avere accanto una coppia “homo”, forse perché vedo soltanto due persone che si sono trovate e che si vogliono bene. Credo che questo sia qualcosa da difendere.

Credo che ci siano delle libertà che nel 2012 vadano finalmente riconosciute, perché è già tardi.

Credo che la “pace nel mondo” sia sempre un utopia, ma credo che sia come la perfezione: la pace nel mondo la si fa ogni giorno, passo dopo passo. Ah, anche il rispetto si fa così.

Credo che per ergersi a guida morale non basti essere un erudito, non basti avere tante telecamere su di sé, non basti essere una riconosciuta giuda spirituale. Credo che per essere una guida morale e/o spirituale bisogna aver provato cosa significhi essere senza lavoro, litigare con il proprio compagno/la propria compagna, cercare di (con)vivere tutta una vita assieme, seguire le proprie aspirazioni, crescere dei figli, sapere cosa significhi fare l’amore, sperimentare il turbine affettivo che ci lega alle persone che abbiamo attorno.

Una guida morale che non si sia mai ubriacata di questa “vita normale” è il diavolo.

Fa un freddo incredibile qua a Modena. Ho ricominciato l’università da un mese e mezzo, in ritardo, a causa delle proteste dei ricercatori. I corsi rischiavano addirittura di non partire.

È incredibilmente freddo stasera, a passeggiare per la strada si emettono nuvole di condensa. Nella piazzetta qua dietro casa hanno già posizionato almeno sette alberi di Natale, già illuminati, in azzurro, accanto alla pista per il pattinaggio su ghiaccio. Sopra le strade pendono gli addobbi, accesi pure quelli.

Natale è tra un mese. Anzi, la Vigilia è tra un mese. A quest’ora tra un mese sarò “sdravaccato” sul divano aspettando l’ora fatidica delle 11 per andare a Messa con la famiglia, sotto casa, la chiesa sta a dieci metri. Vado solo alle feste “comandate”, ma ho preso l’abitudine di ascoltare cosa dice il parroco nella predica, cosa legge dai Vangeli, cosa legge da quel librone rilegato in bordeaux, con tanti segnalibri: ho come l’impressione che la maggior parte della gente che va a messa ogni domenica e anche più, non sappia molto bene cosa viene detto in queste “assemblee”.

Ascolto, ora, con orecchio critico, quello che il prete declama e dice. Non ascoltavo un bel niente quando facevo il chierichetto. Mi immaginavo parate, scene di film, scene di racconti che avvenivano lontano, oppure nella navata della chiesta, oppure dietro al monumento al santo del paese. O anche sugli arabeschi del tappeto dietro l’altare: una stupenda mappa su cui si muovevano eserciti, persone, greggi. Meccanicamente eseguivo i movimenti e le azioni ausiliarie a Don Giovanni. Avevo il classico Don Giovanni, sì. Il Don di adesso assomiglia a Freddy Mercury. Visivamente.

Il Natale non è più quello di una volta (hahaha…che frase.). Ma manca un mese, dove diavolo è finita quell’eccitazione che, tornando a casa in questo periodo, mi portava a cercare per strada quegli operai del comune che erano addetti a montare le luminarie, che si sarebbero accese di lì a poco? Dov’è quell’aria che pungeva ma non si sentiva risalendo il viale che porta a casa, perché in cima ti aspettava l’albero di paese, dieci metri d’altezza, spelacchiato come un lupo macilento, ma addobbato alla grande?

Forse sono i tanti progetti, gli esami a gennaio e la grande mole di studio, ma sento ancora meno degli anni scorsi “il Natale”. Un anno fa le feste sono passate in fretta fulminea. E non riposi nelle vacanze: credo sia esperienza comune la fiacchezza e il languore che ti prende sotto le feste. Il gran cenone, il pranzo di Natale, la giornata con mille parenti accanto. Piacevoli, ma distruttive. Però in casa ci devi restare.

Da piccino mi addormentavo sotto l’albero addobbato e acceso nel buio. Mi stendevo sotto di esso e fantasticavo con la musica che ondeggiava fra gli aghi di abete (bianco, principalmente). Da un anno all’altro non l’ho più fatto. Mi sono accorto di aver perso un pezzo di poesia del Natale.

A Natale si festeggerebbe il “compleanno” di Gesù, secondo il Cristianesimo. Anche non possedendo la Fede (almeno credo…) penso che questa figura, che sia esistita o no, sia straordinaria: può essere anche un’invenzione, lasciamo spazio a qualsiasi interpretazione. Concentriamoci invece sul messaggio: uno che sarebbe per ipotesi nientemeno che “Dio”, viene sulla terra a vivere come un uomo, fra gli uomini. Per chi l’abbia fatto, non importa. Ma il concetto che ti trasmette un’azione come questa è potentissimo: vale la pena di vivere, e di vivere su questa Terra, fra le persone.

Non mi addentro oltre però. Cascheremmo sul discorso del “sacrificio per noi” sulla croce, e i molti altri messaggi che non sono né veri né falsi: sono validi per chi li sente, per chi li fa propri.

Ora non fa più freddo, sono a casa che “tappeggio” sui tasti del mio computer. Mi sono informato se a casa, in piazza hanno già messo l’albero: non ancora. Però niente. Il pensiero Natale resta solo sulle lucine e sui regali. Sul momento di vacanza e sul chiudersi in casa al caldo, davanti alla stufa.

Non odio il Natale. Lo sopporto a malapena. Detesto il “vogliamoci bene” che per un mese e mezzo impiastriccia ogni luogo, dalle pubblicità ai film, dagli addobbi al tizio vestito da Babbo Natale. Rivoglio la mia confusione perfettamente risolta del “chi cavolo porta i regali?”: Babbo Natale secondo tutti, Gesù Bambino da parte dei miei. Da piccino te li portano entrambi, e solo questo ti basta, li ammiri e stracci la carta multicolore. Detesto la pubblicità della Bauli. Quella dei bambini tra la neve finta che, in coro cantano “A Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai”. Comprare un pandoro, lo trovi solo adesso, affrettati! Adoro le castagne cotte, adoro ustionarmi le dita sulla loro pelle tagliata, adoro sbucciare pannocchie e fagioli in compagnia di mezza famiglia, in montagna, in un garage con fuori la neve alta. Adoro il profumo delle mele che maturano in una stanza remota della casa dello zio Gabriele (l’odore è etilene, ma ciò non toglie poesia all’immagine). Detesto le pubblicità tintinnanti ricche di fiocchi di neve e festoni. Le pubblicità delle compagnie telefoniche, tormentoni che vanno avanti per tutto l’anno cambiano e diventano tutte rosse e bianche, in pelo. È Natale, tempo di promozioni, perché a Natale ci viene voglia di sentire persone che non si sente da tempo. Trovo naturale invece sentire gli amici sempre, specie se non ho notizie di loro da tempo. Mi preoccupo, sì, mi preoccupo. Siamo tutti più buoni, e in nome di cosa? Per quale speciale motivo? È il periodo allegro. Potrebbe essere idiozia, racchiudere la felicità in determinati spazi. Anzi, puoi fingere di essere felice sono il certi periodi. I problemi non li cancelli, ma sei sicuro che qualche giorno basti per provare ad essere felice?

Io non credo.

Probabilmente ci si forza ad essere felici, perché l’atmosfera è “contagiosa”. Io non la sento, perché? Non la sento più, perché?

Ho dei progetti, musicali, culturali, universitari che “scadranno” a gennaio. Lavorarci mi dà forza, e più ci impiego energie, più sento che queste mi sono rese. Non sono sempre allegro, felice. Ma non voglio nemmeno esserlo. La felicità va forse a corrente alternata, alternata con spazi in cui non puoi goderne, in cui sei anzi depresso e stanco; ma sono questi che ti aiutano ad assaporare questa condizione di felicità. È in divenire, non è conquistabile. Chi la conquista diventa infelice: non ha più nulla da fare. Ma è facendo che lo si diventa.

Ipocrita, stupido imporsi la finta felicità. Perché è davvero contagioso: vedi un albero acceso e finisci a scrivere un post di getto, parlando di Gesù, dell’essere felice, delle mele dello zio.

Vado ad accendere sotto la pasta.

(ps: articolo numero 200!)

Attraverso la sua rubrica su L’Espresso “Satira preventiva“, Michele Serra ci dona un articolo divertentissimo: i vaticini per i prossimi mesi per Silvio Berlusconi…

***

SOLUZIONE, LA MINETTI PREMIER (di Michele Serra)

(05 novembre 2010)

Per salvare la faccia, il Cavaliere si recherà di persona in tutte le questure a chiedere se ci sono minorenni da liberare. Poi accetterà di dimettersi a patto che lo sostituisca la sua igienista dentale.

Nicole Minetti
Una serie impressionante di malintesi, sciagure e rovesci politici si sta riversando su Silvio Berlusconi. Per prevenire i prossimi, e studiare adeguate contromosse, il premier si è affidato a una équipe di veggenti, per precauzione tutti maggiorenni, che ha stilato per lui un breve elenco delle prossime disavventure.

Novembre Aumentano i cumuli di rifiuti per le strade di Napoli, nonostante una telefonata notturna di Berlusconi alla Questura per darli in affido a Nicole Minetti. Caso Ruby: nel tentativo di scagionare il premier, la ragazza cambia versione. Il Bunga Bunga non è affatto un rito sessuale, è un combattimento all’ultimo sangue tra gladiatori, per intrattenere gli ospiti durante le cene a Arcore. Imbarazzo della Chiesa, che si placa solo quando don Verzè assicura di avere personalmente dato l’estrema unzione ai gladiatori agonizzanti. Il Milan va male, aspre critiche alla rosa composta da ventisei attaccanti, un centrocampista, un difensore e un portiere con forte propensione offensiva: vuole battere i corner e lascia la porta sguarnita per quasi tutta la partita. Notte brava di Ronaldinho in discoteca per festeggiare i cento chili.

Dicembre Ruby, per alleggerire la posizione di Berlusconi, ritratta: il Bunga Bunga non è un combattimento mortale tra gladiatori, è un antichissimo rito africano durante il quale Berlusconi e i suoi ospiti si trasformano in licantropi e corrono per la brughiera intorno a Arcore azzannando i passanti. La Chiesa è turbata, ma don Verzè la rassicura: quando rientrano in villa all’alba, gli ospiti si depilano e dicono il rosario usando le palline di caviale. A Napoli i rifiuti, a causa della fermentazione, si muovono in corteo per le strade e costituiscono un comitato di lotta. Il Milan perde a Bari nonostante una telefonata di Berlusconi alla Questura, durante l’intervallo della partita, per chiedere l’affido del pallone a Nicole Minetti.

Gennaio Telefonata notturna di Berlusconi alle Questure di Firenze e di Ancona, per chiedere al piantone se per caso c’è qualche ragazza da salvare. Napoli: la montagna di rifiuti più imponente, un cono alto quasi duecento metri, comincia a eruttare. Ruby, messa alle strette dai giudici, crolla: spiega che il Bunga Bunga non è un rito sessuale, non è un combattimento tra gladiatori, non è un raduno di licantropi, tutte versioni inventate da lei per cercare di difendere Berlusconi. La verità, terribile, è un’altra: il Bunga Bunga è una sequenza di dieci barzellette che il premier racconta ai suoi ospiti dopo averli legati e imbavagliati. Questa volta l’indignazione della Chiesa non può essere contenuta nemmeno da don Verzè, secondo il quale almeno una delle barzellette fa ridere. La sordità quasi totale dell’anziano sacerdote lo rende poco attendibile. Male il Milan, per aiutare Berlusconi la Minetti chiede in affido almeno un paio di attaccanti.

Febbraio Crescenti perplessità sui comportamenti privati di Berlusconi, che ormai ha preso l’abitudine di recarsi personalmente, di notte, nelle varie questure italiane, chiedendo al piantone se ci sono poliziotte minorenni da portare fuori a cena. Umberto Bossi, nel corso della Sagra del Rutto, presentandosi ai cronisti in shorts, ciabatte e canottiera, osserva che lo stile del premier comincia a sembrare carente perfino a lui. A Napoli le montagne di rifiuti formano ormai una cordigliera così suggestiva che l’Unesco le dichiara patrimonio dell’umanità.

Marzo Berlusconi costretto alle dimissioni dopo che perfino don Verzè gli volta le spalle, sfavorevolmente colpito da un’orgia organizzata dal premier direttamente in Questura, e senza invitarlo. Si forma un governo tecnico. Berlusconi si dice disposto al ritiro, a patto che il governo tecnico venga affidato a Nicole Minetti.

Dal blog di Natalino Balasso su ilfattoquotidiano.it, vi propongo un pezzo che mi sembra molto interessante.

Si parla dell’Italia e del suo principale problema: la disonestà. Più che un problema, un modo di pensare e di vedere le cose, di comportarsi. Siamo un Paese di disonesti e di furbi? E se lo siamo, qual è la soluzione? Perchè una soluzione va trovata, visto che, finchè il numero dei ladri supera quello dei derubati, il sistema regge. Ma quando i derubati sono meno dei ladri, significa che questi ultimi hanno iniziato a derubarsi tra loro. E il meccanismo implode.

Nel suo post, Balasso affronta la questione e disquisisce un po’ sul concetto di onestà e perfino di carità e fede cristiane. Una lettura interessante, il punto di vista di un uomo intelligente. Buona lettura (e buone vacanze)!


SIAMO UNA NAZIONE DI DISONESTI?

di Natalino Balasso

(dal suo blog su ilfattoquotidiano.it, 15 luglio 2010)

A un funerale (sic) un signore si lamenta con me dei vigili. Non lo conosco, ascolto fingendo interesse. Dice che sono tutti bastardi, che il governo pensa solo ad aumentare le tasse e non si vive più e tanto si sa che i politici rubano e non c’è più onestà e comunque lui la macchina l’aveva sempre messa lì e non gli avevano mai fatto la multa. Vengo a sapere che “lì” è una zona in sosta vietata. E con tutti i ladri che ci sono a piede libero lui dovrebbe pagare 180 euro per una ztl. Si, “dovrebbe”, perché meno male che conosce uno “nei vigili” che gli toglie la multa. Non ce l’ho con quel signore, mi viene da prendermela più con quel suo conoscente “nei vigili” che gli toglie la multa.

Ho letto una statistica che afferma che se non esistessero le multe, le amministrazioni comunali crollerebbero dall’oggi al domani. Si potrebbe dire che l’economia delle nostre città si basa sul fatto che i cittadini delinquono.  E se ci fosse una tassa sulla disonestà la nostra nazione sarebbe ricchissima. Ma forse la tassa sulla disonestà la paghiamo già versando oboli per lavori incompiuti da decine di anni i cui soldi sono andati nelle tasche di politici puttanieri, festaioli, drogati e amici dei mafiosi.

Ma siamo proprio tutti così? La tentazione di pensarlo è forte. Prendiamo la scarsa trasparenza in politica, le raccomandazioni e il nepotismo: secondo voi c’è tanta differenza tra il posto rimediato da Bossi che ha raccomandato suo figlio e il posto rimediato da Di Pietro che ha raccomandato il suo? Mi sembra di no. A chi sostiene una carica pubblica sarebbe il caso di ricordare un consiglio di Epitteto: “Nella vita devi comportarti come davanti a un banchetto. Una portata girando tra i convitati è arrivata davanti a te: allunga la mano e prendi la tua parte, con educazione. Se il piatto passa oltre non fermarlo, se non è ancora arrivato da te non protenderti inseguendo l’appetito, aspetta che ti sia di fronte. Fai così e sarai degno di stare a tavola con gli dei. Se poi invece di prendere la porzione, la ignorerai, allora sarai degno non solo della tavola degli dei, ma anche di governare con loro”.

C’è qualcuno disposto a “ignorare la porzione”? Leggo delle frequentazioni del cardinale Sepe. Il papa, i cardinali, ci raccontano di stare con gli “ultimi”, ma evidentemente preferiscono andare a cena coi “primi” dove le porzioni sono abbondanti. Alle riunioni dei grandi industriali, alle manifestazioni pubbliche dei magnati ci sono sempre dei cardinali. E’ più raro incontrarli a una mensa dei poveri. Io non credo che Cristo sia mai esistito, ma se ci credessi m’indignerei e forse m’indigno lo stesso di fronte a chi va a messa e nello stesso tempo esalta un certo tipo di politica. Quale schizofrenia bisogna avere maturato per andare a messa e votare Lega? Le due cose non possono stare insieme, non si può a parole dire di amare il prossimo, di stare dalla parte dei poveri e nello stesso tempo applaudire gente che si vanta di scacciare dall’Italia dei poveracci verso un destino di probabile morte.

E cosa c’è da vantarsi, quant’è onorevole scacciare dei morti di fame come fossero terrifici nemici? Quando passo dal Vaticano e vedo quei castelli, quei torrioni, quelle mura fatte per tenere lontani i nemici, quei portoni fatti per chiudere fuori i morti di fame non ci vedo proprio niente di sacro. E niente di santo vedo in quelle madonne scolpite in serie, in quei crocifissi nelle vetrine di Roma, esposti e sanguinanti come salami. Anzi c’è sicuramente qualcosa di sacro nel salame, che rappresenta la morte e l’involontario sacrificio del povero maiale che per ingrassare me affronta il macello. Vendere il sacro non è onesto e questo vale anche per le edizioni Paoline. Se dio esistesse, la Bibbia sarebbe gratis e le antenne di radio Vaticana non provocherebbero tumori nei bambini.

Ma allora esistono gli onesti in questa nazione? Si. Gli onesti esistono, ma nessuno li nomina, nessuno li premia. Sui giornali non leggeremo mai le storie di chi ha saputo “rinunciare alla porzione”. In una nazione in cui si lecca il culo ai ladri, gli onesti saranno sempre considerati fessi.

E allora oggi lo voglio fare io il nome di una persona onesta: Zanarini Albino, sul suo camion c’è scritto “Spurgo fognature e pozzi neri”. Un paio d’anni fa è venuto a casa mia per liberare un tubo. La missione era improba, il tubo era sottodimensionato, un lavoro in cui edilizia e idraulica erano mal combinate. Il signor Zanarini ha lavorato con suo figlio per 4 ore e mezza, impiegando svariate tecniche ma alla fine le incrostazioni erano tali che il tubo non si è sturato. Gli ho chiesto quanto dovessi pagare per il suo lavoro, mi ha risposto: “Niente. Il lavoro non è riuscito”. Saremmo disposti noi a rinunciare a questa porzione? rinunciare al giusto compenso per quattro ore e mezza di lavoro? E quanti politici, manager milionari, artisti incapaci, sarebbero disposti a rinunciare ai loro milioni perché “Il lavoro non è riuscito”?

Io credo che in quell’uomo, che passa le proprie giornate a levare di torno la merda degli altri, ci sia più dignità e nobiltà che in tutti i cardinali messi insieme.

(Vai alla pagina di riassunto di tutti i “Collage”)

di Aristofane

Da anni ormai si parla dello scandalo dei preti pedofili. Ma mai come in questo momento le accuse erano arrivate così vicine al papa. Ricostruiamo alcune delle tappe di questa vicenda.

In Germania vengono progressivamente a galla, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, prove di abusi sessuali perpetrati da preti nei confronti di ragazzini. Si parla degli abusi commessi (poi accertati) nel liceo “Canisius” di Berlino, gestito dai gesuiti; successivamente, lo scandalo si allarga e tocca il coro di voci bianche di Ratisbona, guidato dal 1964 al 1993 da Georg Ratzinger, fratello di Benedetto XVI. L’agenzia di stampa francese “France Presse” sostiene che monsignor Gehrard Ludwig Mueller, vescovo di Ratisbona, avrebbe scritto sul suo sito una lettera ai genitori, nella quale si scusava per gli abusi commessi. Ma nè sul sito del vescovo di Ratisbona, nè sulla home page della diocesi c’è traccia della lettera. Vi si trova invece un articolo in cui si dice che sono state riportate accuse di pedofilia sulle quali la diocesi avrebbe iniziato ad indagare. D’accordo con la diocesi, la direzione del coro ha informato, in una lettera pubblicata sul proprio sito ed indirizzata ai genitori dei cantori, che avvenimenti di questo genere sono potuti accadere in passato. Per ora c’è un solo condannato per abusi nel 1958, il caso a cui si riferirebbe la lettera di monsignor Mueller. Ma Clemens Neck, portavoce del vescovo, ha dichiarato a “France Presse ” di “avere informazioni su presunti abusi commessi tra il 1958 ed il 1973, sui quali vogliamo che si conduca un’inchiesta trasparente”. Non c’è comunque ancora nulla di certo riguardo i casi di pedofilia che sarebbero avvenuti durante la direzione del coro da parte di Georg Ratzinger.

Verso la fine di marzo, il caso esplode molto vicino a Ratzinger. Il “New York Times” diffonde una notizia sconvolgente: un certo Padre Murphy, impiegato a Milwaukee in un istituto per bambini sordomuti tra il 1950 ed il 1974, si è reso responsabile di duecento abusi su minori. Dopo la prima denuncia, risalente al 1974, il prete non viene allontanato dal sacerdozio, ma gli si permette di trasferirsi in un’altra città (dalla madre) e di continuare a servire in parrocchia. Nonostante i vescovi locali lo interroghino e lo facciano visitare da diversi psicologi, per vent’anni non succede assolutamente nulla. Solo nel 1996 si decide di aprire un processo ecclesiastico, ed il vescovo della diocesi, monsignor Weakland, si rivolge al cardinale Ratzinger, che in quel momento guida la Congregazione per la Dottrina della Fede, per sapere come procedere. Due sue lettere rimangono senza risposta. Otto mesi dopo, monsignor Bertone dà indicazione di avviare un processo canonico. Ma il prete colpevole scrive, nel gennaio del 1998, a Ratzinger, invocando la sua malattia, e tutto si blocca. Il 30 maggio 1998, in Vaticano, si tiene una riunione tra i due vescovi americani, Bertone ed il sottosegretario della Congregazione padre Girotti. Durante l’incontro “sorgono dubbi circa la fattibilità e l’opportunità del processo canonico” (testuale da” l’Avvenire”) a causa del tanto tempo passato. Il risultato è che Murphy evita il processo, e quei duecento bambini sordomuti non avranno mai giustizia.

Nei giorni successivi, Il “New York Times” rincara la dose. Anche nel caso di Monaco, nel quale il prete pedofilo Hullermann non fu trasferito in un’altra parrocchia, Ratzinger sapeva, informato da un memorandum. Inoltre, il 15 gennaio 1980 presiedette la riunione in cui si decise il trasferimento del prete pedofilo. Il Vaticano smentisce però questa ricostruzione, ribadendo, attraverso il suo portavoce Lombardi, che Ratzinger non fu mai a conoscenza del fatto. Finora è appurato che l’allora arcivescovo Ratzinger partecipò ad una riunione in cui si decise di accogliere il prete pedofilo Hullermann senza dargli un incarico. Il memorandum in cui lo si informa che il prete pedofilo andrà a prestare servizio in una parrocchia esiste, ma non è chiaro se Ratzinger l’abbia letto o meno.

E’ vero, il papa si è impegnato e si sta impegnando sul fronte degli abusi. Nella lettera ai vescovi irlandesi Ratzinger ammette i silenzi della chiesa in questi anni ed il fatto che le pene previste non siano state applicate, riconosce le responsabilità della Chiesa ed esprime in suo nome vergogna e rimorso. Inoltre, Benedetto XVI ha condannato ed obbligato a ritirarsi da ogni ruolo pubblico Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, colpevole di abusi e denunciato inutilmente negli anni ’90. Quindi Ratzinger, in questo senso, riconosce gli errori commessi e apre la strada ad un nuovo momento di impegno della chiesa nella direzione della lotta ai preti pedofili.

Ma, allo stesso tempo, il papa non fa chiarezza sui casi sopra citati che lo riguardano; la chiesa grida alla persecuzione (paragonando i presunti attacchi che sta subendo agli “aspetti più vergognosi dell’antisemitismo“); i legali del Vaticano mettono a punto una strategia per evitare che il Santo Padre venga chiamato come testimone in due processi a carico di vescovi americani; durante la messa delle Palme il pontefice non fa nessun riferimento specifico alo scandalo, pur avendo un’ottima occasione per rispondere. Questi comportamenti certo non aiutano a migliorare la sua immagine, già colpita dalle notizie di cui abbiamo parlato.

La chiesa si considera sotto attacco, abbiamo detto. Ma invece di spendere le sue energie in strategie difensive ed attacchi alla stampa, forse dovrebbe impegnarsi di più a condannare i colpevoli e fare semplicemente chiarezza su ogni aspetto delle vicende, in modo che la gente ritrovi fiducia in lei. E che i bambini e i ragazzi che cercavano in un prete un amico ed un confidente, trovandovi invece un mostro, possano avere giustizia.

(Intanto quel genio del ministro della giustizia Alfano invia gli ispettori a Milano per punire il pm Forno, che  nei giorni scorsi, in un’intervista al “Giornale”, aveva parlato delle reticenze della chiesa sui casi di pedofilia. Non si capisce il motivo dell’invio degli ispettori. O meglio, si capisce anche troppo bene: il governo cerca in ogni modo l’appoggio della chiesa)

di L’Albatro

“I cristiani rifiutino le norme ingiuste”: piccola riflessione su questa dichiarazione papale.

Frase un po’ forte per chi si propone come esempio di moralità e rettitudine morale, no?
Ragionandoci sopra, Benedetto XVI è il capo dello Stato Vaticano, confinante con l’Italia. Ma non è IN Italia. Non è come se il premier, che so, francese, incitasse i cittadini italiani a violare una legge? Il problema è dunque questo: il Papa può dichiarare una cosa simile? Anche considerando il fatto che egli è una figura importante e influente (per ovvie ragioni) da questa argomentazione ne esce sconfitto: abbiamo già Berlusconi che fustiga il significato che dovrebbero avere le parole pronunciate da un leader.
Il nodo, a mio parere, sta nei modi di comunicazione della Chiesa: la frase di apertura non lascia scampo. O è così o è così, non c’è spazio di manovra, di discussione. Non è sicuramente dimostrazione di sicurezza porre degli assoluti, che tra l’altro, in Italia, quando vengono contraddetti pare quasi che sia una reato di lesa maestà. In barba allo Stato laico.