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In questo articolo su L’Adige, si ripercorre la storia legislativa e istituzionale del Trentino, partendo dal lontano 1819, con il “Regolamento” tirolese.

Si fa il punto sulla storia autonomista del Trentino, concetto a mio dire poco sentito, se non in termini economici o strettamente annessi. L’autore spiega quindi che le Comunità di Valle sono necessarie perché “non è possibile creare il vuoto fra gli enti di base e la Provincia“.

Se si riferisce alla “distanza” fra questi due livelli di governo, si potrebbe obiettare che questa era già colmata dalla presenza dei comprensori, e nonostante chi sostenga le Comunità dica che sono stati aboliti, le persone che ci lavoravano prima ci lavorano anche adesso: la struttura comprensorio ora comprende quindi anche una parte politica, e quindi sono stipendi in più da pagare e centri decisionali in più da gestire.

Leggiamo: Essi [i comprensori], in numero di 11, dovevano essere sedi di decentramento amministrativo e strumenti di coordinamento e di sviluppo programmato a servizio dei comuni. Ma la lotta dei partiti per mettere le mani sui Comprensori e farne centri di potere, l’inseguimento delle prebende e le resistenze dell’onnivora e centralista burocrazia provinciale portarono al fallimento di questi enti intermedi e alla loro sostituzione con le Comunità di valle, compromesse ancora una volta dalla vischiosità della casta provinciale che non demorde dal tenersi strette le leve del comando.

Bipensiero: i partiti hanno cercato di trasformare i comprensori in centri di potere politico, quando non lo erano in senso elettorale. La soluzione è stata di abolirli e sostituirli con organi nuovi ed elettivi. Se il problema era la voracità dei partiti che costituiscono la “casta provinciale che non demorde dal tenersi strette le leve del comando” allora forniamo loro un nuovo e legale strumento che possano controllare?

La vera questione è quella della sua democraticità, della trasparenza, dell’efficienza e rapidità nel funzionamento, del risparmio per tutti e dell’essere veramente al servizio dei comuni, non di altri interessi, di avere precise deleghe che pongano un argine alla tendenza pigliatutto che spira nel palazzo provinciale di Piazza Dante.

Il “Palazzo degli orchi” di Piazza Dante? La stessa provincia che ha istituito le Comunità di Valle? Dobbiamo contrastare i cattivi che vogliono arricchirsi e mantenere il potere, ma intanto dovremmo sostenere uno strumento in mano loro in quanto pieno di loro eletti e rappresentanti?

2 + 2 fa 3 a quanto pare. Contrastare i politici e i partiti onnivori creando nuovi posti che questi possano occupare.

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Tante, tantissime le notizie che si rincorrono in questi giorni. Stare dietro a tutto è impossibile. Il ciclone Wikileaks, da molti sminuito, non va affatto sottovalutato. Nel mare magnum di semplici giudizi sui capi di Stato, ci sono molte notizie importanti e gravi, per il nostro paese come per molti altri. Nei prossimi giorni cercheremo di fare un quadro riassuntivo.

Sul versante politico, tutto fermo. Il Parlamento è chiuso fino al 14 dicembre, per evitare che il governo cada prima di quella data. Dopotutto, non c’era granchè da fare. Pompei crolla, il Veneto si deve riprendere dall’inondazione subita, l’Aquila è ancora ferma, i rifiuti continuano ad appestare Napoli e territori limitrofi. Ma l’importante è fare la compravendita. Accaparrarsi gli indecisi per ottenere la fiducia il 14.

E, nel nostro piccolo, come abitanti del Trentino Alto Adige, possiamo essere orgogliosi del contributo che daremo. E’ notizia di oggi infatti che i parlamentari dell’SVP (Sudtiroler Volkspartei), il partito del presidente della provincia di Bolzano Durnwalder che spadroneggia in Alto Adige, si asterranno dal voto di fiducia. Cosa otterranno in cambio? La gestione di una parte del Parco dello Stelvio. Ma andiamo con ordine.

Ad oggi, le province di Bolzano, Trento e Milano, che gestiscono ognuna una parte del Parco dello Stelvio, collaborano all’interno di un consorzio che risponde al Ministero dell’Ambiente. Ora invece la provincia di Bolzano vuole gestire in autonomia una parte del Parco.

“E così il parco nazionale verrebbe praticamente declassato a interregionale. Al posto del consorzio, destinato a essere soppresso, verrebbe istituito un semplice comitato di coordinamento con i rappresentanti delle province e dei comuni interessati.
Gli ambientalisti protestano. Secondo il Wwf nel Parco dello Stelvio aumenterebbero i pericoli per il paesaggio, il consumo di suolo, l’attività venatoria. Insomma, più cemento, più centrali idroelettriche, più cacciatori. Una vittoria del partito degli affari, con buona pace dell’oasi naturalistica. E questo perchè, secondo il Wwf, gli enti locali incontrerebbero maggiori difficoltà a respingere le pressioni delle lobby economiche attive nei rispettivi territori.”  (dall’articolo di Vittorio Malagutti su ” il Fatto Quotidiano” del 7/12/2010)

Bolzano vuole spadroneggiare in un parco nazionale. E’ proprio vero che il potere non basta mai, che chi ne ha ne vuole sempre di più. Non contento della larghissima autonomia di cui gode la sua provincia, Durnwalder vuole ancora più prerogative. E chi se ne frega se, con l’astensione dei parlamentari del suo partito, Berlusconi potrebbe ottenere la fiducia e quindi tenere l’Italia in stallo ancora per qualche mese. Applausi.

Ma non è finita. Altra buona notizia. Oggi nella sua spalla sul Fatto (“L’indulto occulto“) Marco Travaglio denuncia l’ultima nefandezza di questo morente governo. Il ddl Alfano, appena approvato dal Parlamento potremmo dire quasi in segreto, e che entrerà in vigore il 16 dicembre, prevede che i detenuti che scontano condanne definitive possano trascorrere l’ultimo anno di detenzione a casa propria. Un anno che si va ad aggiungere ai 3 che già la legge non fa scontare in carcere (ma ai servizi sociali e ai domiciliari) e, se il reato è commesso entro il maggio 2006, agli altri 3 anni abbuonati dall’indulto approvato qualche anno fa dal governo Prodi. Sette anni di bonus per chi delinque. Tutta opera del governo della tolleranza zero e della sicurezza. A questo punto conviene risolvere i problemi col vicino ammazzandolo che discutendo e rovinandosi il fegato. Il messaggio che passa è: perché essere onesti, pagare le tasse e fare il proprio dovere, quando non facendolo e comportandosi da furbi rischio poco o niente?

Un’ultima riflessione. Stamattina è stato arrestato Assange a Londra. Deve rispodere a due accuse di molestie sessuali e di stupro e la Corte di Westminster ha confermato la custodia cautelare, decidendo che il capo di Wikileaks debba rimanere in carcere fino al 14 dicembre, in attesa dell’udienza. Le accuse mosse a Julian Assange sembrano pretestuose, confezionate per screditare un uomo che fa paura, che ha messo in subbuglio le diplomazie di tutto il mondo.

Mi ha molto colpito la solitudine di Assange. Viene dipinto come un terrorista, un pericolo per la democrazia. Tutti i governi hanno salutato la sua cattura come una buona notizia. Ma questa non è assolutamente una buona notizia. Assange ha fatto quello che deve fare l’informazione. Spaventare il potere, controllarlo. Smascherarne le bugie e i sotterfugi. Dire a tutti che il re è nudo. Fare questo non è un pericolo per la democrazia. E’ il suo sale, ciò di cui vive e si alimenta.

Ma Assange non è solo, in realtà. Tante persone sono con lui, tutte quelle che grazie al suo coraggio ora sono più informate.

di Aristofane

“Spero in un’alzata di schiena, perfino in una rivolta contro il malcostume, la delinquenza ed anche il silenzio di chi sa, di chi vede. Ci sono tante persone che lavorano bene in questo Paese, che lo tengono a galla facendo anche il lavoro degli altri. C’è una forte spina dorsale. Io spero nella saturazione di questa spina dorsale. Spero che chi ne fa parte una mattina si svegli e dica basta“.

Questa è stata la frase che più mi ha colpito ieri sera, quando ho assistito all’intervento di Milena Gabanelli al Festival dell’Economia (Trento, Teatro Sociale, ore 21). Una bella chiacchierata della giornalista con un corrispondente di El Pais, uno dei principali giornali spagnoli. Un intervento pieno di contenuti, di consigli e di spunti.

Milena Gabanelli racconta di essersi laureata in storia del cinema al DAMS di Bologna. Si è sempre data da fare, svolgendo innumerevoli lavoretti, perfino la venditrice di mobili nel weekend in Brianza. Nel 1997 ha iniziato a lavorare in RAI, creando Report, programma assolutamente innovativo per quell’epoca. Le inchieste, in RAI, non esistevano, soprattutto sugli argomenti che quelle prime puntate toccavano. Dopo qualche anno, la virata verso temi economici. La Gabanelli spiega questo cambio di rotta con la sua assoluta ignoranza in tema di economia. “Visto che la maggior parte delle persone non capisce questo genere di cose, perchè non provare a spiegarle attraverso la nostra trasmissione? In questo modo si può aprire uno squarcio e far capire alla gente le cose, anche se sono complesse”. La prima puntata “economica” fu sul debito pubblico. E fu un successo.

Ad una domanda sulla legge bavaglio, la conduttrice di Report spiega come, a suo parere, serva una legge che tuteli la privacy (anche se in realtà già esiste, n.d.a.), ma che basterebbero due minuti per farla. Invece da giorni e giorni si discute di questa legge su intercettazioni e stampa, che la Gabanelli considera sbagliata. “Non si può fare una legge per decidere quanto non devi sapere. L’opposizione è inesistente, ma anche il popolo italiano, però, si fa veramente poco sentire.”

E si arriva così al capitolo cause civili. L’ammontare totale delle cause ricevute è di 300 milioni di euro. “Le cause civili strangolano chi non ha fondi per le spese legali, i piccoli editori o i giornalisti che non hanno le spalle coperte. Ma la cosa terribile è che il 70% di queste cause sono pretestuose, ed il sistema non dovrebbe permettere queste cause intimidatorie. Nel diritto anglosassone, ad esempio, se la causa intentata si basa sul nulla si è condannati a pagare una somma punitiva. Ma in quel Paese la libertà di stampa è un valore civile.” I politici non querelano molto Report; lo fanno di più gli imprenditori, Geronzi, Ligresti e Moretti in testa. Poi le compagnie telefoniche, Urbani e perfino Masi, ora direttore generale della RAI.

Parlavamo all’inizio di spina dorsale. Ed è proprio quella che la Gabanelli dimostra di avere ogni domenica, e che sa che una parte di questo Paese ha. Un Paese che da trent’anni è dato per morto, finito, ma che resiste e continua a lottare. Ed è quello che bisogna fare, credere di poter cambiare le cose, di essere importanti e di non credere di non contare nulla. Perchè ognuno di noi, partendo da una cosa piccola, infinitesimale, può fare la sua battaglia di libertà, può decidere cosa fare della sua vita e, in parte, di quella degli altri. Con le sue scelte.

Conclude la Gabanelli: “Non serve a niente lamentarsi e basta. Dire che sono tutti uguali, che tanto le cose non cambieranno mai. In realtà le cose possono cambiare. Dalle cose che si vengono a sapere e che si scoprono possono nascere grandi cambiamenti (per quanto riguarda Report, i servizi sui quadri di Tanzi e sul decreto salva-manager sono un esempio). Il cittadino informato ha delle armi in più, che muovono le sue scelte e gli permettono di cambiare le cose.”

(Clicca qui per il video della conferenza)

Cerchi di silenzio

Pubblicato: 15/04/2010 da montelfo in Aristofane, Società
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di Aristofane

(Clicca sull’immagine per ingrandire)

Ogni terzo giovedì del mese, a Trento, in Piazza Duomo, alcune persone si ritrovano e si mettono in cerchio, dalle 18 alle 19. In silenzio, per un’ora. Sembra una cosa impossibile, restare in silenzio e fermi per un’ora intera, abituati come siamo alle nostre vite caotiche e farcite di rumori molesti. Eppure è possibile. Persone che rappresentano la voglia di allontanarsi da false paure che ci vengono instillate, alla violenza, alla creduloneria, ai pregiudizi.

Quando ci sono i cerchi di silenzio, nella piazza si respira una strana atmosfera. Il silenzio comunica qualcosa, molto più del frastuono, e trasmette una sensazione particolare: ricorda un bosco dopo la pioggia, quando l’acqua ha smesso di scrosciare sulle piante, e l’aria umida diventa immobile e silenziosa. Quella quiete trasporta altrove, in una dimensione ovattata e limpida, alla quale sembriamo appartenere da sempre. E’ un silenzio carico di significati, che fa risuonare, da qualche parte, la parte più nascosta della nostra anima.