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Piccola riflessione.

Pensate a quale sia il momento della settimana in cui potete andare a spasso tranquilli. Esatto: il weekend!

E allora perché gli orari degli autobus prevedono una marea di corse feriali e pochissime corse festive?

È giusto che ci siano tante corse per i lavoratori, che si devono poter spostare con mezzi pubblici.

Ma perché ridurre il numero durante il weekend? O hai la macchina o non ti muovi. Con l’arrivo della bella stagione poi, vivendo in una zona turistica, i pochi autobus saranno pieni di turisti! È endemico e non me ne lamento, ma è un fatto che sia in autobus che con l’auto, di domestica diventa un problema spostarsi.

In una zona turistica poi, non dovrebbero a maggior ragione essere potenziate le tratte, specie nei giorni festivi? Un sacco di gente arriva in macchina e intasa ogni angolo: volete aumentare le presenze? volete risparmiare un po’ di inquinamento all’ambiente? Potenziate davvero i trasporti pubblici!

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In questo articolo su L’Adige, si ripercorre la storia legislativa e istituzionale del Trentino, partendo dal lontano 1819, con il “Regolamento” tirolese.

Si fa il punto sulla storia autonomista del Trentino, concetto a mio dire poco sentito, se non in termini economici o strettamente annessi. L’autore spiega quindi che le Comunità di Valle sono necessarie perché “non è possibile creare il vuoto fra gli enti di base e la Provincia“.

Se si riferisce alla “distanza” fra questi due livelli di governo, si potrebbe obiettare che questa era già colmata dalla presenza dei comprensori, e nonostante chi sostenga le Comunità dica che sono stati aboliti, le persone che ci lavoravano prima ci lavorano anche adesso: la struttura comprensorio ora comprende quindi anche una parte politica, e quindi sono stipendi in più da pagare e centri decisionali in più da gestire.

Leggiamo: Essi [i comprensori], in numero di 11, dovevano essere sedi di decentramento amministrativo e strumenti di coordinamento e di sviluppo programmato a servizio dei comuni. Ma la lotta dei partiti per mettere le mani sui Comprensori e farne centri di potere, l’inseguimento delle prebende e le resistenze dell’onnivora e centralista burocrazia provinciale portarono al fallimento di questi enti intermedi e alla loro sostituzione con le Comunità di valle, compromesse ancora una volta dalla vischiosità della casta provinciale che non demorde dal tenersi strette le leve del comando.

Bipensiero: i partiti hanno cercato di trasformare i comprensori in centri di potere politico, quando non lo erano in senso elettorale. La soluzione è stata di abolirli e sostituirli con organi nuovi ed elettivi. Se il problema era la voracità dei partiti che costituiscono la “casta provinciale che non demorde dal tenersi strette le leve del comando” allora forniamo loro un nuovo e legale strumento che possano controllare?

La vera questione è quella della sua democraticità, della trasparenza, dell’efficienza e rapidità nel funzionamento, del risparmio per tutti e dell’essere veramente al servizio dei comuni, non di altri interessi, di avere precise deleghe che pongano un argine alla tendenza pigliatutto che spira nel palazzo provinciale di Piazza Dante.

Il “Palazzo degli orchi” di Piazza Dante? La stessa provincia che ha istituito le Comunità di Valle? Dobbiamo contrastare i cattivi che vogliono arricchirsi e mantenere il potere, ma intanto dovremmo sostenere uno strumento in mano loro in quanto pieno di loro eletti e rappresentanti?

2 + 2 fa 3 a quanto pare. Contrastare i politici e i partiti onnivori creando nuovi posti che questi possano occupare.

Quando nell’ottobre del 2010 andammo a votare per la costituzione delle Comunità di Valle, ci fu logicamente una campagna elettorale, nella quale pressoché tutti i partiti spingevano i loro candidati per questa nuova istituzione politica.

Ora che con il referendum proposto con le firme raccolte dalla Lega Nord Trentino siamo richiamati ai seggi per confermare o sopprimere le Comunità, chiaramente sono stati posizionati i pannelli per i cartelloni elettorali.

Il giorno di Pasqua, quando tornando a casa ho notato i suddetti pannelli, e ho visto che c’era soltanto un solo tipo di cartellone: bianchi e verdi, quelli della Lega, propositrice del  referendum. Naturalmente spingono per il SÌ, per abolire le Comunità.

Al momento scrivo dall’aula studio dell’Università di Modena, e domani quando andrò a casa, ad Arco, ho come l’impressione che non ci saranno molti più cartelloni di quanti ne ho visti qualche giorno fa. E dire che il referendum è stato indetto da Lorenzo Dellai addirittura il 10 marzo, un mese fa.

Chi aveva spinto per la creazione delle Comunità di Valle ora dovrebbe forse parteggiare per mantenerle, argomentando sulla loro utilità e sui risultati ottenuti finora.

Leggiamo sul sito del Partito Democratico Trentino il documento approvato dall’Assemblea il 27 febbraio, pubblicato il primo marzo 2012 (quando non era ancora stato indetto il referendum):

 “Il 24 ottobre del 2010 gli elettori trentini, con l’eccezione della città di Trento, furono chiamati alle urne per eleggere le assemblee delle nuove Comunità di valle. Soltanto il 44,47% degli elettori parteciparono al voto, a fronte di centinaia di candidati e all’impegno di tutte le forze politiche.

Le ragioni di questa limitata partecipazione furono individuate nella scarsa conoscenza della nuova riforma istituzionale, nella consolidata tendenza all’astensionismo elettorale e nella crescente sfiducia verso la politica in generale.
Nel mese di aprile di quest’anno gli elettori saranno chiamati a partecipare alla consultazione referendaria promossa dalla Lega nord e avente per oggetto l’abrogazione delle Comunità appena insediate. Gli elettori che si erano appena recati alle urne per far nascere le Comunità di Valle ci dovrebbero tornare per decretarne la fine prematura o per ribadirne l’importanza e dunque la continuità. Anche gli elettori della città di Trento, che non erano stati chiamati alle urne nell’ottobre del 2010, si troverebbero ad esprimersi su una istituzione che non possono conoscere essendo la stessa coincidente con il comune di Trento.

Non è mai accaduto che si traesse un bilancio a così breve termine dalla nascita di un ente e, infatti, l’obiettivo della Lega è di giocare in anticipo prima che i cittadini possano formarsi una opinione a riguardo, giocando sulla disinformazione e appellandosi alla riduzione dei costi della politica.”

Fermiamoci un momento. In grassetto ho evidenziato le parti che intendo commentare, e ciò varrà anche per i prossimi brani che riporterò.

Il documento si apre con la scarsa affluenza al voto nel 2010 per le Comunità. Bassa affluenza determinata dalla “scarsa conoscenza della nuova riforma”, dal'”astensionismo elettorale” e dalla “sfiducia verso la politica”. Nemmeno li sfiora l’idea che a tantissimi trentini questa nuova istituzione proprio non andasse e non vada giù. Per questo siamo andati in pochi a votare: vi confido che la mia scheda è finita tra quelle nulle. [Anzi, ero bloccato a Modena, ma sarebbe andata fra le nulle!]

Ma ora, chi vuole sopprimerle farà la figura di quello che non le ha capite. Figuriamoci poi gli abitanti di Trento che “si troverebbero ad esprimersi su una istituzione che non possono conoscere essendo la stessa coincidente con il comune di Trento.”

Per cui, tutti ai ripari: le Comunità così malvolute, ma lo stesso istituite, ora rischiano di sparire.

“La scelta di un referendum abrogativo piuttosto che consultivo o propositivo, e l’assenza di una proposta alternativa, esprimono una volontà distruttivaIl referendum è quindi una iniziativa strumentale e sbagliata.”

Strumentale e sbagliato. Dal punto di vista del PD e quest’iniziativa è strumentale, eccome! Ne sono convinto anche io, distante mille miglia dalle posizioni della Lega Nord. Su questo punto infatti sono d’accordo: la Lega ha promosso questa consultazione per trarne dei vantaggi in termini elettorali. Quale partito non agisce in questa maniera?

A me sembra comunque un’occasione di cui approfittare per esprimersi su un tema che interessa tutti in Trentino.

“Ciò premesso il Partito Democratico del Trentino ribadisce:

1) la riforma istituzionale che ha creato le Comunità è una riforma importante per l’Autonomia e necessaria sia per superare un centralismo provinciale che impedisce la crescita responsabile e partecipata di tutta la Comunità provinciale, sia per riorganizzare l’esercizio della pubblica amministrazione e dei pubblici servizi contenendone i costi e migliorandone l’efficacia;

Punto 1: creare una nuova istituzione a metà tra Comuni e Provincia non vedo come dovrebbe contenere i costi. Inoltre l’espressione “centralismo provinciale” ricorda in modo sinistro certe espressioni legiste…

2) le Comunità di valle non sono i Comprensori e non rispondono solo ad una esigenza di gestione associata dei servizi e ad un contenimento dei costi che oggi sono elevati anche per la ridotta dimensione di tanti Comuni; le Comunità rispondono alla esigenza di autogoverno responsabile e partecipato per ambiti territoriali omogenei quali le valli; è uno sguardo al futuro che ridistribuisce il potere della provincia e rende protagoniste le comunità locali;

Punto 2: se i costi sono elevati per l’abbondanza in numero di Comuni, ai quali spettano quindi tante piccole frazioni di territorio da amministrare, non sarebbe più logico ridurre il loro numero condensandoli e affidando loro quindi aree di competenza maggiori? In questo modo non servirebbero le Comunità di Valle, avremmo delle entità molto simili per dimensione, ma il numero di istituzioni sarebbe molto ridotto. Il sospetto è che in questo modo si avrebbero meno posti di comando disponibili.

3) la riforma va comunicata e condivisa sia attraverso la buona amministrazione che le Comunità devono esprimere, sia attraverso un’azione informativa e di confronto che deve vedere, accanto alla Provincia e agli amministratori, protagoniste le forze politiche della coalizione di centrosinistra autonomista, e questo a prescindere dal referendum;

Punto 3: la riforma va “comunicata”, soltanto adesso che è in discussione?

4) il 2012 è un anno decisivo per l’attuazione della riforma e per la piena funzionalità delle Comunità: ci attendiamo scelte chiare da parte della Provincia, un maggior trasferimento di competenze provinciali , l’assegnazione delle risorse umane e finanziarie necessarie e un superamento dei conflitti tra enti locali;

Punto 4: il 2012 è un anno decisivo e “ci attendiamo scelte chiare da parte della Provincia”; quindi le scelte fondamentali (questo è un anno decisivo, no?) non sono ancora state prese? Tanto tempo ce n’è, un’anno e mezzo è già passato e d’altronde il PD non è alla guida in Trentino…

5) la legge va valutata nella sua fase attuativa e migliorata laddove si riscontrano errori di impostazione, carenze e contraddizioni, in una logica evolutiva della riforma, ivi compresa la modifica della composizione e della elezione delle assemblee delle Comunità;

Punto 5: questa mi sembra una proposta, per migliorare la legislazione che definisce le Comunità; è il momento che mi sembra sbagliato! “Potremmo forse aver sbagliato qualcosa nello scrivere la legge, ma intanto lasciamo che restino le Comunità di Valle” – mi ricorda il dibattito nazionale di qualche tempo fa per “migliorare” la legge elettorale, migliorare il Porcellum di Calderoli.

6) il PD chiede alla maggioranza uno sforzo straordinario per accelerare l’attuazione della riforma, pur con la flessibilità necessaria affinché si trovino le soluzioni migliori nella gestione associata dei servizi; chiede inoltre di valutare quegli aspetti della riforma che vanno modificati al fine non solo di superare la diffidenza nei confronti delle Comunità ma soprattutto di vincere la sfida dell’autogoverno responsabile di ogni Comunità;

Punto 6: sforzo straordinario? Di nuovo, soltanto ora che è in discussione?

7) il referendum va inquadrato per quello che è,  una consultazione sbagliata nei modi, nei tempi e nei contenuti; una iniziativa strumentale e distruttiva di un partito che dopo aver condiviso il governo Berlusconi semina mine sul terreno della ricostruzione del Paese e anche su quello della tenuta della Autonomia;

8) il Partito Democratico non difende l’esistente ma costruisce il futuro e per questo è impegnato nello sviluppo di una riforma importante per l’Autonomia, una riforma il cui futuro non dipenderà dalla consultazione referendaria bensì dalla condivisione che l’intera Comunità trentina saprà esprimere;

9) il PD e la coalizione di centrosinistra autonomista che governa il Trentino sostengono in modo unitario la Comunità di valle e dicono NO al referendum , un NO che proprio per la strumentalità e l’inopportunità della consultazione si può esprimere astenendosi dal voto, o scegliendo il NO alla abrogazione delle Comunità.

Punto 9: bene, chi nel 2010 ha sostenuto la creazione delle Comunità, oggi ne conferma l’appoggio; d’altronde, che figura ci farebbe ora ad essere contro? Questa è quindi la posizione del PD Trentino rispetto al referendum abrogativo per le Comunità di Valle. Il PD Trentino parteggia per il “NO”, un “NO” che si può esprimere astenendosi dal voto o barrando il NO sulla scheda. Aspettate.

Uno dei grandi problemi in Italia è l’astensionismo, il popolo che non si sente più vicino ai propri rappresentanti e quindi si disinteressa della gestione del proprio Paese.

In questo documento abbiamo letto per ben due volte il concetto di “volontà distruttiva“. Chi propone il referendum ha una volontà distruttiva. Bene, io penso che non ci sia nulla di peggiore di un partito che denunciando la sfiducia verso le istituzioni proponga di non andare a votare, di stare a casa. Io penso che non ci sia volontà più distruttiva del consigliare ai cittadini di stare a casa quando c’è un referendum da andare a votare. Questi signori forse dimenticano che il modo democratico per contrastare un referendum ritenuto sbagliato c’è la casella del NO. Sì, è vero, hanno consigliato di barrare il NO, ma questa opzione viene inesorabilmente dopo la proposta di astenersi. È scritto, punto 9, andate a rivedere.

Infine io penso che la posizione del PD sia chiara: le Comunità di Valle vanno mantenute. Ma il punto su cui si basa questo sostegno non sono i vantaggiche questa istituzione porta e porterà, descritti in modo vago. È contrapporsi alla Lega, contrapporsi a Berlusconi, sempre e in ogni occasione. E non perché “le nostre idee sono migliori”. Anche perché in questo documento non le vedo. Vedo invece una certa quantità di quello che, con un brutto neologismo i giornalisti chiamano “politichese“: le Comunità sono uno “sguardo al futuro” che “rende protagoniste le comunità locali”.

Quale ruolo migliore per un cittadino elettore di quello di non votare?

Abbiamo più volte sottolineato i meriti del Fatto Quotidiano, giornale evidentemente libero, indipendente e colmo di articoli interessanti che offrono spunti di riflessione.

Tuttavia, venerdì 10 settembre, nella penultima pagina (“Piazza grande”, pagina 18) è apparso un articolo sulla scuola a firma di Pierfranco Pellizzetti. Il titolo era “Il modello Trentino per salvare la scuola” e, nell’ultima parte, magnificava la scuola trentina come modello da seguire, in opposizione a quella disastrata del resto del Paese.

La nostra collaboratrice Chinonrisica (membro degli Stati Generali della Scuola Trentina) è rimasta indignata, e come lei moltissimi suoi colleghi e membri degli Stati Generali sopra menzionati, poichè la redazione del quotidiano ha ignorato le numerose mail che da tempo gli vengono inviate, affinchè si occupi della sciagurata riforma Dalmaso, salvo poi pubblicare un articolo che elogia la scuola locale. La segreteria del Fatto, contattata da Chinonrisica, ha assicurato il diritto di replica, ma nè sul giornale di sabato 11 nè su quello di domenica 12 è apparso nulla.

Che dire? Personalmente, ho piena fiducia nel Fatto Quotidiano, e sono sicuro che uno dei prossimi giorni vedremo la replica pubblicata sul giornale. Spero di non sbagliarmi e di non essere smentito. Per aggiornamenti, stay tuned.

Di seguito riportiamo l’articolo del Fatto e la mail inviata da Chinonrisica.

Modello Trentino per salvare la scuola”   di Pierfranco Pellizzetti  (il Fatto Quotidiano 10/09/2010)

Pierfranco Pellizzetti e il Trentino Felix che non c’è (di Chinonrisica, mail al Fatto Quotidiano)
Dopo la lettura dell’articolo di Pierfranco Pellizzetti sul Fatto di oggi a pag. 18, mi sono interrogata sulla possibilità di rimanere fedele al vostro quotidiano. La mia famiglia è abbonata e, dati i disservizi postali piuttosto frequenti, acquista in aggiunta le copie che non vengono recapitate.

Leggere del “Modello trentino per salvare la scuola”, perciò mi è parsa una beffa, dopo tutto il materiale inviato per informarvi che il Trentino si è dotato, a partire dall’11 settembre scorso (e mai data fu più azzeccata) di una riforma scolastica a tappe che fa impallidire la pur bieca riforma Gelmini.

Marta Dalmaso, assessore PD all’istruzione in una giunta di centrosinistra, ha :

1) cancellato gli Istituti Professionali di Stato dal panorama scolastico locale, sostenendo che per tale percorso erano sufficienti gli Istituti di Formazione Professionale di emanazione provinciale (ma gestiti da soggetti privati);

2) istituito un biennio unico con lo studio obbligatorio del tedesco;

3) eliminato il recupero obbligatorio dei debiti formativi (che noi docenti dobbiamo chiamare “carenze”), cosicchè in provincia di Trento saranno promossi coloro che altrove sarebbero respinti;

4) obbligato i docenti ad una valutazione minima (non meno di quattro, anche se la media risultasse inferiore) in pagella, violando la libertà insegnamento (e di conseguente valutazione);

5) contrabbandato la condotta come “capacità relazionale” impedendo che tale voce rientrasse nella valutazione complessiva del percorso scolastico dello studente.

6) introdotto la storia locale come materia di insegnamento obbligatoria;

7 ) imposto le ore di lezione di 50 minuti, così da avere risorse gratuite da parte degli stessi docenti che, per recuperare i 10 minuti di lezione perduti dovranno prestare 99 ore di lavoro gratuito con supplenze e corsi di recupero coatti.

Il tutto dopo aver introdotto, fin dal 1990 un finanziamento alle scuole paritarie.

Ciò avviene , inoltre, con un’interpretazione del tutto opinabile dello Statuto di Autonomia, che assegna alla Provincia di Trento una competenza solo secondaria (come ormai a tutte le Regioni, dopo il 2001) a fronte della presunta competenza primaria che la Giunta locale invece millanta ed in parte già applica.

Avveniva, in silenzio, con i governi di centrosinistra, avviene, con l’ enfasi dovuta alla presunta contrarietà alle riforme statali, con il governo di centrodestra.

Sulla vicenda pende il coraggioso Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica promosso dai docenti deli Stati Generali della Scuola Trentina costituitisi nel novembre scorso e attivi nel contrastare una politica scolastica che ha fatto perdere (nel feudo di centrosinistra tanto sbandierato) il 17% dei posti di lavoro ai docenti precari. Molto più di quanto abbia fatto M.Stella Gelmini nel resto di Italia.

Ciò che stupisce è che le nostre e-mail, le nostre plurime segnalazioni siano rimaste lettera morta fino ad ora. A tutto vantaggio di una velina di regime, indegna del quotidiano che ho scelto. Nella speranza che possiate rimediare a questa svista grossolana con la purezza di intenti e l’indipendenza che vi riconosco, saluto con cordialità.

di Aristofane

Quello di oggi è un post che riguarda il Trentino. Precisamente la scuola trentina e la sua presunta eccellenza. Il pezzo è scritto da Chinonrisica, docente di diritto ed economia negli istituti superiori trentini da molti anni. Segue un articolo tratto dal “Corriere del Trentino” di oggi, che racconta la conferenza che Margherita Hack ha tenuto al Museo di Scienze Naturali, durante la quale ha toccato anche il tema della scuola ed il difficile rapporto tra la Costituzione e l’autonomia trentina, che, forse, si sta espandendo in campi che non le competono.

SCUOLA TRENTINA

di Chinonrisica

Bisognerebbe chiedersi come mai in Trentino si stia realizzando una riforma scolastica che supera in arbitrarietà, tagli all’organico (doppi rispetto al nazionale) e orribile creatività quella proposta da Maristella Gelmini. Anche qui una donna, l’assessore all’istruzione Marta Dalmaso (PD), catalizza le ire dei docenti per l’opera occulta di un uomo (Lorenzo Dellai API- UPT).

La giunta trentina, violando lo statuto di autonomia e la Costituzione (va ricordato che la Provincia di Trento, così come le Regioni in Italia, ha in base all’Art.117 della Costituzione Italiana, competenza primaria in materia di Formazione Professionale e competenza secondaria in materia di Istruzione) agendo con delibere estive e notturne, patteggiando con la presidente della Commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea (PdL), attraverso l’onorevole De Torre (PD) è riuscita a cancellare, con un atto di giunta, un corso di studi statale (gli istituti professionali) spostando l’utenza verso i corsi professionali provinciali, con personale docente assunto senza vincoli di graduatorie, in piena libertà, da dirigenti scolastici nominati dallo stesso esecutivo provinciale.

Anche i punteggi assegnati ai docenti precari premiano l’insegnamento sul territorio provinciale e dal prossimo anno scolastico si studierà storia locale. In scuole in cui il tedesco resta obbligatorio.

Lega Nord? No, perché questa è la terra del centrosinistra autonomista che, mentre protesta in piazza contro il ministro Gelmini, tratta nei palazzi romani con i suoi sottosegretari e realizza tagli di organico peggiori di quelli nazionali (16,5% contro il 7% nazionale). La protesta ha infiammato il freddo Trentino. Ha indignato alcuni esponenti politici (di opposizione! Una realtà invertita rispetto a quella romana!), ha provocato manifestazioni studentesche e sedute straordinarie di Consigli Provinciali e Comunali.

Nel silenzio dei media, nell’indifferenza un po’ omertosa (Bersani, investito del problema alla festa della neve del PD, si è dichiarato disinteressato alla faccenda) dei partiti nazionali: perché si creda ancora alla favola dell’isola felice del centrosinistra nel Nord Est delle Libertà.

Il tema è tecnico e forse interessa poco. Ma il futuro degli studenti trentini non è meno importante di quello degli altri,e i docenti (precari e non) sono più penalizzati che altrove.

Che almeno non si celebri il trionfo del modello trentino!

MARGHERITA HACK A TRENTO (dal Corriere del Trentino di sabato 8 maggio 2010)

(clicca sull’immagine per ingrandire)