Posts contrassegnato dai tag ‘Tg4’

di Aristofane

L’altro giorno, subito dopo l’approvazione della legge bavaglio in Senato, non so se per ridere o piangere, ho guardato il TG4. Come sempre, non era altro che un penoso teatrino. C’era un uomo (se tale si può definire) che leggeva qualche notizia come voleva lui, farfugliando e dando in pratica del pazzo a Di Pietro, dicendo che l’opposizione non rispetta il dialogo, le regole democratiche. Ovviamente i senatori del PdL sì che la rispettano la democrazia, si sa. Loro sono democratici veri e convinti, rispettano la Costituzione e la legge.

Non dovrei, ma ogni volta che mi capita, mio malgrado, di girare su rete4, mi sorprendo per la pochezza del tg di Fede, del modo in cui (non) dà le notizie (farfugliando, parlando come se fosse al bar), e soprattutto dell’enorme, incredibile  servilismo che dimostra ogni volta. Taroccando, mistificando e facendo parlare solo una parte politica. Ormai siamo abituati a cose del genere, anche se MAI dovremmo accettarle.

Ma quello che forse molti non sanno è che il tg4, come tutta la rete, è abusivo. L’Unione Europea ha stabilito che quelle frequenze dovrebbero essere della televisione Europa7, di Francesco di Stefano. Per l’Europa, infatti, l’assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi. La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato. Ma da anni ormai i governi di destra e di sinistra prorogano la possibilità di Rete4 a trasmettere, violando la legge italiana e quanto stabilito dall’Europa. Quali conseguenze ha tutto questo? La multa che l’Europa ha comminato all’Italia è di 350.000 euro al giorno (dal 1° gennaio 2006, con effetto retroattivo), pari a 130 milioni di euro all’anno.

Fede quindi ci costa non solo in termini di ulcera (che ci viene ogni volta che lo vediamo), non solo in termini di distruzione del buon nome del giornalismo; ma è molto caro anche dal punto di vista strettamente economico. Si potrebbe iniziare da qui a tagliare, invece che far pagare i dipendenti statali. Ma forse è meglio che la gente queste cose non le sappia. O potrebbe incazzarsi.

Annunci

di L’Albatro

Non se ne può più di Roberto Saviano. Diciamocelo! Ce lo fa notare Emilio Fede, che, forte dei suoi principi giornalistici, si diverte a lanciare bordate dal Tg4. Si fa fatica a seguirlo, soprattutto per i collegamenti logici tra le notizie che Fede dovrebbe dare: “ci sono alcune polemiche”, per cui, partendo da Bondi che vuole disertare il Festival di Cannes a causa del film di Sabina Guzzanti Draquila – L’Italia che trema (titolo che il giornalista fa addirittura fatica a pronunciare…) si arriva al “caso” Saviano.

Quale sia il collegamento tra i due fatti rimane un mistero, forse si tratta della percezione che hanno all’estero dell’Italia? Secondo il Presidente del Consiglio, stando alle sue dichiarazioni del 16 aprile 2010 (vedi E’ come venir tramortiti dal proprio body-guard… Parte I), chi parla di mafia, con libri, film e serie televisive, la aiuta e le fa pubblicità, quindi sarebbe meglio stare zitti per tutelare l’immagine del Paese. Fede sembra periodicamente pronto a dare manforte a questa tesi!

Questo è il video del Tg4 del 9 maggio 2010, nel quale Fede non risparmia nemmeno un commento compiaciuto sulla diserzione del ministro Bondi da Cannes. Puro giornalismo?

Io credo che il fango sull’immagine dell’Italia lo getta la mafia, non chi ne parla. Lo getta anche chi vuol far finta che questa non esista, chi vuol credere che non parlandone più tutto svanisca, chi dichiara che secondo le classifiche delle mafie mondiali la”nostra” è soltanto sesta. Cosa vuol dire “soltanto sesta”? Non lo si può usare come termine di paragone : “siamo solo sesti, ma i più conosciuti”. Dal mio governo io mi aspetterei tutt’altro: la mafia non deve più esistere, va stroncata in modo deciso e definitivo. Altro che le distrazioni che ci propongono, numeri su numeri, classifiche e sondaggi citati in modo casuale, confronti che non reggono.