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Pubblico oggi un articolo-collage di Rita Guma a mio dire interessantissimo, perché tocca la riforma della scuola, la questione rifiuti in Italia, la mentalità che ci dovrebbe essere dietro ad una vera politica improntata al verde e all’ambiente. E inoltre perché la tipologia di uno dei corsi di laurea che si vogliono eliminare potrebbe essere il mio futuro per quanto riguarda il lato chimico…

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UNIVERSITÀ: GELMINI TAGLIA COSE UTILI

Il ministro Gelmini ha reso noti ieri gli “sprechi” dell’università e l’elenco dei corsi di laurea inutili.

Certo, non è difficile trovare sprechi in qualsiasi contesto in un Paese dove ci sono decine di migliaia di auto blu per i politici sedicenti “tagliasprechi”, o trovare approfittatori in un Paese dove sono centinaia i politici inquisiti e molti di essi sono stati condannati. Quindi anche l’università – come altre istituzioni – avrà i suoi sprechi e i furboni che approfittano delle pieghe della legge per costruirsi il proprio piccolo impero.

Tuttavia, quello che mi ha colpito è stato l’elenco dei corsi di laurea inutili. Il ministro ci dice che tra i corsi di laurea attivati negli ultimi anni “figurano: Scienze dell’allevamento e del benessere del cane e del gatto, Scienza e tecnologia del Packaging, Scienze della mediazione linguistica per traduttori dialoghisti cinetelevisivi”.

Non mi soffermo sull’utilità di quest’ultima specializzazione perché non sono un’esperta (ma chiunque conosca l’inglese si accorgerà di quante volte il dialogo al cinema sia tradotto letteralmente mentre il vero senso della frase era un altro, per via degli aspetti idiomatici, per cui non si comprende più nulla e forse ci sarebbe bisogno di una figura che medi linguisticamente, in un Paese come il nostro dove l’industria cinematografica è abbastanza forte e che è uno dei pochi al mondo a prevedere il doppiaggio sistematico dei film), ma noto che il Ministero sottolinea come addirittura esista un corso di laurea in Scienza e tecnologia del packaging!

Ora, essendo io un ingegnere specializzato in automazione industriale ed energy management, non trovo assurdo che in Italia esista un corso di laurea in Scienza e Tecnologia del packaging, ma che ce ne sia uno solo!

Per capire l’importanza di questa specializzazione basta pensare che – eccetto l’umido e la cencelleria – tutta la nostra immondizia è costituita da packaging, che altro non è se non l’imballaggio degli alimenti e di ogni altro prodotto, dal rossetto ai mobili, dai liquidi al tonno.

Oppure basterebbe vedere che alcuni atenei esteri, come l’Università di Stato dell’Indiana, hanno una facoltà con lo stesso nome, e che l’Università di Stato del Michigan ha addirittura una Scuola di Packaging. E questo solo per citare due università degli Stati Uniti, Paese mitizzato da questo governo, ad esempio, per quanto riguarda il sistema giudiziario.

Ma, per sapere quanto è importante lo studio del packaging, anche non volendo approfondire, il ministro avrebbe potuto inserire su Google il tris di termini inglesi (visto che l’inglese e l’informatica sono – a parole – due bandiere di questo governo) “science”, “technology” e “packaging”, ed avrebbe trovato ben 7.150.000 risultati (e stiamo parlando solo dell’inglese). Quindi tale specializzazione non è un’inutile invenzione dell’università italiana che l’ha avviata (Parma), ma un tema importante dibattuto da atenei ed industrie di tutto il mondo.

Come dicevo, uno degli aspetti chiave della questione sono i rifiuti, l’enorme quota di immondizia che si produce grazie al packaging e di cui si parla tanto in questi giorni nel nostro Paese come emergenza. Con questo corso di laurea si studiano – oltre alle tecniche di conservazione degli alimenti e altre discipline affini – la composizione chimica degli involucri e il loro design. Quindi, incrementando tale indirizzo di studi, si potrebbe pensare che tutte le grandi imprese assumano un esperto in packaging orientato al “verde”, ovvero ad un imballaggio il più piccolo ed organico possibile, o con il più alto rendimento energetico ed il minor impatto ambientale possibile, quando la soluzione finale sia  la trasformazione in ceneri. In tal modo si ridurrebbe la massa dei rifiuti e in essa la quota dei rifiuti non organici e non riciclabili o dannosi per la salute.

Invece, poiché esiste soltanto un corso di laurea di questo tipo in Italia, il ministro ritiene si tratti di una cosa da depennare. Se il criterio è questo, mi spaventano le conseguenze sull’intera riforma.

Ora mi chiederete perchè un blog che si propone di parlare di legalità e diritti nella scuola si soffermi su questo tema. La risposta è che anche la corretta informazione è un diritto, ed invece trovo su Internet commenti di inconsapevoli cittadini che etichettano come inutile il corso in questione perchè l’ha detto il Ministero (dell’Istruzione, poi), che si presume sappia il fatto suo.

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Diciamocelo: in Italia della scuola non frega niente a nessuno. Sono decenni che si fanno riforme, ed ognuna di esse (fatta da governi di centro, sinistra, destra) ha peggiorato di un pochino la situazione. Questo perchè non si è mai pensato a fare gli interessi di chi della scuola ha davvero bisogno, di chi deve essere formato, di chi deve crescerci, passandoci gli anni più importanti della sua vita: gli studenti. Si dice sempre che i giovani sono il futuro, che bisogna puntare su di loro. Ma il tutto resta confinato alle parole e ai proclami, senza che a questi seguano provvedimenti concreti.

Sta per iniziare il nuovo anno scolastico e, personalmente, non posso che essere contento di non dover più avere a che fare con il mondo della scuola. Leggo le notizie sui nuovi indirizzi, su tutti i cambiamenti riguardo le ore, sulle migliaia di insegnanti licenziati e non capisco. Cosa ha a che fare tutto questo con la qualità dell’insegnamento e la formazione degli studenti? Niente, penso.

L’ultima riforma, quella Gelmini, ha prodotto solo tagli. Tagli orizzontali, indiscriminati. Intendiamoci, nella scuola come nell’università gli sprechi sono ingenti, le risorse, in un momento di crisi, vanno razionalizzate e distribuite in modo ragionato, non c’è dubbio. Il problema è che questi tagli non vanno in questa direzione. Semplicemente, il governo ha bisogno di recuperare da qualche parte dei soldi e li toglie alla scuola. Mentre in molti paesi, per superare la crisi, si investe in scuola, università e ricerca, qui si taglia alla grande proprio in questi settori. Siamo diciottesimi in Europa per investimenti nel settore scolastico, dietro a tutte le grandi democrazie del Vecchio Continente.

I precari licenziati protestano, fanno sciopero della fame e piantano tende davanti a Montecitorio. La Gelmini parla lì vicino, ma non si degna di incontrarli, perchè “sono politicizzati, sono iscritti ad IdV”. Eccola qui la cara, vecchia scusa. Chi non osanna ciò che fa il governo, chi critica o semplicemente fa il suo dovere è politicizzato. Magistrati, insegnanti, operai, studenti. Tutti, indistintamente. Non è nemmeno pensabile, nella logica del ministro Gelmini e in generale del suo partito, che ci siano persone che semplicemente desiderano una scuola pubblica sana e funzionante, di qualità. E siccome questa riforma non porta ad una scuola di questo tipo, protestano.

I precari che manifestano non capiscono come il taglio di 8 miliardi di euro in tre anni per gli organici possa rendere migliore l’istruzione. E siamo sicuri che i 42 mila docenti tagliati nel 2009 e i 132 mila che perderanno il posto in tre anni miglioreranno la qualità dell’insegnamento? Sono numeri che preoccupano. Anche perché i posti in realtà ci sono, quindi i precari potrebbero essere assorbiti. Ma costa meno affidare a loro questi posti liberi, anziché a personale stabilizzato. Chi ne paga le conseguenze, come sempre, sono gli studenti, che non avranno quindi un minimo di stabilità su cui contare.

Ma ci sono anche buone notizie. Prima di tutto, tutte le materie hanno subito tagli al monte ore: latino, greco, perfino italiano. Ma l’Insegnamento Religione Cattolica no. E non solo le sue ore sono rimaste le stesse, ma i suoi insegnanti sono addirittura aumentati (ora sono 26 mila). Docenti che vengono nominati dalla Chiesa e pagati dallo Stato, con le nostre tasse. Cosa vogliamo di più?

In secondo luogo, Gelmini ha affermato che “nella Fininziaria 2011 i soldi per le scuole paritarie non si toccano”. Le scuole private quindi continueranno a beneficiare dei fondi previsti, mentre la scuola pubblica boccheggia e fatica a rimanere a galla (se non è già affondata). Sono notizie che scaldano il cuore e rasserenano gli animi.

Il Ministro dell’Istruzione è orgoglioso di quella che ha definito una “riforma epocale”. Secondo lei, quindi, la scuola pubblica è finalmente ordinata e funzionante. Sarei curioso di sapere dove manderà a scuola i suoi figli. Così, a intuito, direi in una scuola privata.