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I partigiani lottavano per la libertà, i fascisti stavano con i nazisti. Revisionismo, paraculismo, ambiguità, doppia faccia, riabilitazione, negazionismo, canonizzazione. Sulla Storia gli ignoranti e coloro che sono in malafede possono fare tante operazioni, per perseguire i propri scopi.

La Storia è importante, e il concetto di “storia” è importante: cosa siamo stati e cosa abbiamo fatto ci segnano, ci marchiano come persone, per cui nessun distinguo e nessuna considerazione possono evitare il confronto con il passato delle persone e quindi con il continuo divenire della realtà.

Sembrerà un ragionamento astruso, Ma se una colpa può essere perdonata ed espiata, il rapporto causa-effetto nella Storia con la “S” maiuscola, e nella storia di ognuno di noi, non può annullarsi, il trascorso di una persona o di un gruppo di persone, non può annullarsi: i fascisti hanno emesso le leggi razziali, hanno redatto (con tanto di firme di intellettuali) il Manifesto della difesa della razza,  hanno contribuito alleandosi con i nazisti alla “soluzione finale”, hanno portato l’Italia e il mondo in guerra. Ma hanno anche bonificato paludi e infrastrutturizzato l’Italia, ci vengono a dire. Quando c’era lui i treni partivano in orario – “Quando c’era lui ci deportavano in orario” (Il secondo secondo me, Caparezza).

Ma riabilitare quel terrificante movimento, riabilitare la dittatura fascista non è possibile, non può essere possibile. I repubblichini non erano e non saranno mai allo stesso livello dei partigiani. Dobbiamo ai secondi la realtà, il presente di essere un paese civile e democratico, non di certo ai primi. Per cui, per quanto mi riguarda, e nel pieno rispetto della Mia, della Nostra Costituzione, gli “eroi” che movimenti di destra ed estrema destra vogliono canonizzare e ai quali vogliono intitolare strade e piazze, non saranno mai eroi d’Italia, non andranno mai riconosciuti come tali.

Oggi è eroico avere e promuovere idee che dovrebbero essere basilari, è coraggioso chiedere il rispetto di diritti fondamentali ed esercitare i propri doveri di cittadino. Il voto, pagare le tasse e non evadere, anche se sarà più difficile stare sul mercato, partecipare a concorsi truccati, studiare e studiare per dover quasi sicuramente fuggire dallo Stivale.

Ogni anno che passa, pensare a questi “nonni” e queste “nonne” di tutti, che hanno dato la vita, che hanno speso il proprio coraggio e le proprie energie, i propri affetti per un’Italia unita libera democratica, diventa sempre più importante e bello. Emozionante.

Buona festa della liberazione.

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Proprio così, questa non è un’invocazione disperata di qualche comune cittadino ad un supereroe dei fumetti, bensì l’invito lanciato da Mario Monti, ex commissario europeo per la Concorrenza sino al 2004, sul Financial Times di Venerdì 29 settembre 2011.

Ma cosa ha spinto Monti a lanciare un così accorato appello al popolo tedesco?

L’invito, forse più una sorta di ordine o direttiva camuffati da invito, è stato espresso in merito alla débâcle economica che da mesi sta travolgendo il Vecchio continente e che rischia di far naufragare il sogno dell’Europa unita; nella Germania, quindi, viene riconosciuta la potenza economica che può maggiormente garantire serietà e stabilità ad un progetto che rischia di collassare da un momento all’altro.

Proprio il 29 settembre il Bundestag, la camera bassa del Parlamento tedesco, ha approvato l’ampliamento del fondo salva-stati con una sorprendente maggioranza: su 620 deputati federali hanno votato sì in 523 (considerato che l’attuale maggioranza di Governo di Angela Merkel conta una maggioranza di 315 deputati); un risultato non da poco, numeri che, in Italia, sono difficilmente raggiungibili … specie se si tiene conto che tra i voti favorevoli enumerati compaiono, oltre alla formazione di Governo attualmente costituita da CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands, partito cristiano-cattolico, da cui “proviene”Angela Merkel), CSU (Christlich-Soziale Union in Bayern e. V., partito cristiano conservatore bavarese) e  FDP (Freie Demokratische Partei, partito dei liberali), hanno dato il proprio voto favorevole altri partiti al di fuori della coalizione di maggioranza, come SPD (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, partito socialdemocratico) e Grüne (Bündnis 90/Die Grünen, partito dei Verdi tedesco).

Per il no, oltre ad una quindicina tra liberali e democristiani, i radicali della LINKE, partito populista ed antioccidentale.

La Germania sposa quindi la causa Europa e mette sul piatto un ampliamento del Fesf (Fonds européen de stabilité financière o per preferirlo al “più internazionale” inglese Efsf: European Financial Stability Facility) a 440 miliardi di euro, 211 dei quali sarà la stessa a metterli di tasca propria! Una causa nobile, la salvaguardia dell’Unione Europea e di conseguenza dell’euro, finanziata da una coesione che, ancora una volta, lo stato Mitteleuropeo più “pesante” a livello internazionale  ha saputo mostrare al mondo intero; sì, perché l’ottima nuova tedesca incrociandosi con una nuova giungente da New York secondo cui il Pil (Prodotto interno lordo, ndr) USA sarebbe salito dell’1,3% nel secondo trimestre, potendo aspirare ad un 2% entro la fine di quest’anno, e le richieste per sussidi di disoccupazione sarebbero calate per un numero pari a circa 37mila unità (attestandosi ora a livello 391mila) hanno fatto volare le borse, facendo tirare un sospiro di sollievo in questo clima anche troppo nero.

Questo il quadro ai giorni nostri; ora la realtà, la quotidianità: dobbiamo avere paura della Germania? Molti articoli di giornale nei mesi scorsi riportarono il timore di vedere l’Unione Europea trasformarsi in una grande confederazione germanica dato che, non differendo la situazione di molto da ora, era prevalentemente la Germania a dettare le linee guida per mantenersi saldamente in piedi in questo periodo di crisi e per cercare di non far tracollare l’euro. Parecchi videro questa mossa come una sorta di colpo di mano da parte di “Angie”, così come qualcuno sembri vezzeggiarla, alle convenzioni direttivistiche dell’Unione; quanto dimostrato in questi mesi dalla Bundeskanzlerin (cancelliera federale; bund- in tedesco può essere adottato come prefisso dal significato di “federale”, originato da una radice che indica il senso d’insieme, ndr) è la pura realizzazione del sogno Europa: vedere finalmente una Comunità attiva, viva, vera e soprattutto funzionante!

Sarò credibilmente di parte in quanto sto per scrivere ma ritengo che a fine ragionamento si potrà raggiungere un comune punto d’arrivo.

La Germania è uno Stato cui non piace ridere, scherzare e giochicchiare troppo a lungo; all’inizio bene, per rompere il ghiaccio o per avviare la macchina che bisogna far muovere, successivamente esige serietà. Questo Merkmal (tratto distintivo, ndr) è eredità di oltre un secolo di traversie per cui lo Stato tedesco è passato: la sua storia è senza ombra di dubbio molto antica ma per la nostra analisi accontentiamoci di partire dalla data cardine del 1871, anno in cui la “Germania” (tra virgolette, poiché parlare propriamente di Germania sarebbe incorretto nonché anacronistico) viene unificata come moderno stato nazionale col nome di Deutsches Kaiserreich (impero tedesco,conosciuto col nome di Secondo Reich, ndr) –volendo ben notare, lo stesso anno coincide con una ricorrenza della nostra storia nazionale: nel 1871 infatti la capitale del giovane Regno sabaudo viene ufficialmente spostata da Firenze a Roma come conseguenza della Breccia di Porta Pia, avvenuta appena una anno avanti–.

Sotto la guida attenta dei Kaiser guglielmini e del celeberrimo Reichskanzler Otto von Bismarck il Reich vide fiorire la propria economia ed incrementare il proprio peso politico sulla scena internazionale, prima europea e successivamente mondiale.

La stabilità inizia a terminare con l’abbandono della scena politica da parte di Bismarck e  terminerà nel 1918 alla fine della Grande guerra, quando Wilhelm II sarà costretto ad abdicare a causa della rivoluzione di quell’anno. La prima guerra mondiale presenta sulla scena uno Stato che si sente molto sicuro di se, tanto da dichiarare guerra all’Europa (anche se, ovviamente, il primo a dichiarare guerra fu l’Impero austro-ungarico). Ne esce provato lo sconfitto Reich, così segnato da, appunto, dissolversi sull’onda di moti popolari e lasciare spazio alla Weimarer Republik (repubblica di Weimar, ndr); una Repubblica che nasce già con gravi problemi d’affrontare: ingenti riparazioni di guerra, condizioni di pace insostenibili, svalutazione del Marco … una crisi che precede quella del Ventinove; senza contare ovviamente l’avvilimento morale nel vedere le celeberrime Alsazia e Lorena cedute alla rivale Francia. A qualche anno dalla conclusione della guerra ci si rende conto che le condizioni alle quali è stata sottoposto lo sconfitto Reich sono realmente insostenibili e vengono dunque allentante, generando un vero e proprio boom economico tedesco. Tutto sembra andare meglio di prima, finalmente si può riprendere a camminare –i Tedeschi non si danno mai per vinti!

Nel frattempo comincia a nascere ed a propagarsi un movimento politico-sociale chiamato NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei, partito nazionalsocialista tedesco dei lavoratori, meglio conosciuto in seguito come partito nazista, ndr) guidato da un certo austriaco di nome Adolf Hitler: egli aveva compreso a pieno i sogni dei tedeschi e voleva aiutarli a realizzarli (un po’ un consulente dell’epoca, quelli che oggi nelle pubblicità assicurano di realizzare i nostri desideri più disparati) … peccato avesse degli interessi secondarii e delle idee non molto tranquille che gli balenassero per la testa. Ad ogni modo, in pochi anni la Republik diviene nuovamente Reich (questo sì, il Terzo, il famoso di cui ancora oggi si parla molto) e, contro il divieto imposto, forma nuovamente un esercito, un’aviazione ed una marina efficienti: i Tedeschi sono tornati e sono pronti a reclamare il loro Lebensraum (spazio vitale, ndr) mostrando al mondo la purezza della loro vera razza; chiaramente tutte idee derivanti da Hitler, oramai divenuto Führer (condottiero, guida, l’equivalente italiano di duce, ndr).

Ci siamo, una nuova guerra, questa volta totale: la Germania si sente nettamente superiore al resto d’Europa ed ancora prima della guerra compie annessioni ed invasioni di territorio cui nessuno Stato osi contrapporsi se non in minima parte l’Italia mussoliniana tentando di moderare la politica espansionistica dell’alleato.

Tutti i fronti sono aperti, l’Europa è dilaniata per sei anni da un conflitto che era stato definito Blitzkrieg (guerra-lampo, ndr) ed i Tedeschi resistono, così come faranno gli inglesi –di cui però non ci occuperemo ora–, tengono duro fino all’ultimo; ma la fine del conflitto è peggiore di quanto avessero mai potuto sognare: Berlino, la loro amata Berlin è devastata ed occupata, rasa al suolo. Per timori, lo stato viene diviso in quattro settori di controllo alleato, lo stesso vale per la capitale.

Questa soluzione porterà alle “due Germanie”, il blocco orientale, la DDR (Deutsche Demokratische Republik, repubblica democratica tedesca, ndr) a controllo russo più il settore, sempre orientale di Berlino; il blocco occidentale, la BRD (Bundesrepublik Deutschland, repubblica federale di Germania, dicitura più aderente al termine originale, ndr) più il restante settore di Berlino … una situazione avvilente: uno stesso popolo separato fino ad essere praticamente impossibilitato a comunicare da una parte all’altra del confine geografico e reale tracciato.

Tutto cambia una notte, come tante altre … no, la storia agli uomini dà sempre un senso di vertigine, definire “una notte come le altre” quella notte di ottobre del 1989 in cui Wessis ed Ossis (vezzeggiativi con cui vengono vicendevolmente chiamati “quelli dell’ovest” e “quelli dell’est”, ndr) si abbracciarono, cantarono, piansero e picconarono assieme quel maledetto muro che per quasi trent’anni li aveva divisi gli uni dagli altri.

Ed il loro spirito? Sarà morto, sepolto, disintegrato dalle deturpazioni apportate dagli occupanti. NO! Sono ancora carichi, pieni di spirito e di vitalità: in meno di due anni si preparano per riportarsi in carreggiata come stato unitario e nel 1991 si ripresentano al mondo come Tedeschi della Bundesrepublik Deutschland, non che la parte occidentale abbia assorbito l’orientale, il nome è lo stesso di prima ma è nuovo nella forma ed in quanto rappresenta.

E dopo vent’anni di cammino eccoli, quei Tedeschi separati e divisi a guidare l’economia europea, a fare da traino, da motrice, da cuore pulsante di un progetto che hanno voluto abbracciare accantonando vecchie idee di grandezza e mettendosi semplicemente al servizio di una grande causa comune, una causa chiamata Europa.

Uno Stato che abbia vissuto traversie simili non è difficile da trovare … ma uno che si sia ripreso così tante volte e sempre con la stessa se non ancora più rinnovata energia? Un popolo che abbia voluto continuare, portare avanti il proprio progetto di Unità nazionale in maniera così determinata è da ammirare ed apprezzare, non temere.

Per questo dico che non v’è nulla di male se è sovente la Germania a prendere iniziative a livello europeo; l’Europa unita e funzionale è un obiettivo da raggiungere: la Germania cerca di dare a questo processo il miglior sviluppo nel minor tempo possibile, evitando ad ogni modo qualsiasi forma di errore, falla od incrinatura si possa presentare lungo il cammino.

La Germania crede nell’Europa, vorrebbe semplicemente vedere che gli organi e gli uffici che formano l’assetto amministrativo della Comunità funzionino realmente e siano riconosciuti da ogni Stato e sentiti da ogni cittadino europeo.

Oramai i Tedeschi hanno abbandonato la parte del leone insonne, agiscono quando necessario a spronare gli animi; e quando si mettono in gioco sono capaci di risultati sensazionali!

***


Post scriptum: Spero che l’inserimento dei termini in tedesco non abbia appesantito la lettura del testo; se così è stato, sono dispiaciuto ma non era mia intenzione. L’intento era quello di portare a conoscenza un pubblico il più possibile vasto di termini e modo di pensare (ogni termine di qualsiasi lingua cela sempre una percentuale della mentalità della stessa) della società tedesca.

Vorrei precisare inoltre che tedesco come aggettivo sottintende [di Germania], per gli altri Stati che parlino il tedesco, qui sostantivo ad indicare la lingua, esistono i relativi aggettivi nazionali!

Germania: tedesco

Austria: austriaco

Svizzera: svizzero

Liechtenstein: del Liechtenstein / Liechtensteinense*

*Dicitura tratta da Rete di eccellenza dell’italiano istituzionale Quinta giornata REI – Roma, 16 giugno 2008

Troviamo su repubblica.it una galleria di immagini contenente 21 fotografie d’epoca della vita privata di Eva Braun, la donna che praticamente convisse con il dittatore Adolf Hitler, che sposò il 29 aprile 1945. Ci si chiede spesso che forma abbia “il Male”, e il Male lo identifichiamo nella nostra storia in fatti, avvenimenti e sensazioni. Il Male poi lo riusciamo a rintracciare nella Storia, riconoscendolo nei famosi dittatori sanguinari, in qualsiasi epoca.

L’aspetto che a volte spaventa in queste persone, è la normalità che hanno avuto in molti dei loro comportamenti: può una mente pazza e malata come quella di Adolf Hitler aver vissuto anche dei momenti di assoluta normalità, proprio mentre l’ideologia nazista picconava la dignità e la vita di milioni di persone?

Questa galleria penso possa farci riflettere, facendoci intuire che “il Male” ha molte “forme”, che sono l’unico modo per cui possiamo classificarlo, cercare di capirlo, ma mai accettarlo. Solo conoscendo sapremo evitarlo in futuro, non credete?

Vi riporto la didascalia della galleria, la quale è un servizio di Benedetta Perilli.

A sinistra, il fotografo Heinrich Hoffmann con Eva Braun e Adolf Hitler nella residenza di Hitler a Berghof vicino Berchtesgaden nel 1942. I due sfogliano l'album di Hoffmann che fu il fotografo ufficiale dei Nazi Party. (©repubblica.it)

EVA BRAUN E ADOLF HITLER: L’INEDITO ALBUM PRIVATO

C’è un lato nascosto, ancora in ombra, di una delle pagine più dolorose della storia dell’umanità. Si tratta del nazismo e degli attori di una triste vicenda che costò la vita a milioni di persone. Intorno a loro, potenti misteriosi e sfuggenti, non smettono di rincorrersi gli interrogativi. Come vivevano, cosa facevano nella vita privata, come occupavano il loro tempo libero lontani dalla ferocia della morte e dalla sete del potere? Su di loro continuano ad accendersi i riflettori ogni volta che un documento dell’epoca torna alla luce e sembra aiutare a comprendere l’incomprensibile. Stavolta tocca ad Eva Anna Paula Braun, compagna di una vita e sposa in abito nero per un solo giorno di Adolf Hitler. Di lei si conoscono i due tentativi di suicidio, la fede per il partito e le circostanze della morte: avvelenata al fianco di Hitler nel giorno della resa. Ma la “donna più infelice del Terzo Reich” – come veniva descritta all’epoca – ebbe un’infanzia gioiosa fatta di famiglia, divertimento, amicizie e viaggi. Lo testimonia questo album di immagini private appartenute a Eva Braun. Il materiale fu confiscato nel 1945 dall’esercito americano, poi rinvenuto da Reinhard Shulz, curatore dell’U. S. National Archive, e oggi pubblicato grazie a Getty che ha recuperato le fotografie negli archivi Life e Hulton. Dagli anni della scuola alle vacanze sul lago, dai travestimenti per il carnevale – uno addirittura da cantante jazz di colore – alle attività sportive. Dopo, nel 1929, l’incontro con Hitler e gli appuntamenti mondani, i viaggi e le cene con i vertici del partiti. E poi, di corsa, dentro l’orrore. Fino alla morte. Molte di queste immagini sono inedite.

C’è qualcosa. Un freddo diverso dagli altri. Un orologio che segna tempi diversi. Segni di rivoluzioni passate.

(orologio del Vecchio Municipio, Staromeste Namesti)

Camminando si sente l’eco di predicazioni finite in tragedia. Di resistenze passate alla storia. Di sacrifici costati la vita.

(Cattedrale di Tyn e monumento a Yan Hus)

E’ difficile capire quello che dice la gente, ma si colgono accenti orgogliosi nelle parole difficili, nelle pronunce impossibili. Orgoglio di appartenere ad un popolo che ha radici lontane e segnate da lotte continue. Disastri naturali, ribellioni a sovrani stranieri. Tutto questo è scritto sui muri di Praga, nei suoi vicoli, sui tetti delle torri che svettano graffiando il cielo.

(Castello Hrad di notte)

E’ lontano, il mondo di questa città. Popolato e vissuto da chi sa farsi sentire, da chi sa far valere la propria idea e muore per essa. Si respira resistenza, difficoltà, rivoluzione. Forse un fiato di vento ne porterà un po’ anche da noi, un giorno.

Si respira la storia, che impregna ogni cosa.

E’ stato un viaggio che porterò con me. Vedevo quei posti distanti, figli di esperienze diverse dalle nostre, troppo diverse. Ed è esattamente così. Ma ciò che è diverso spesso non allontana, ma rende più consapevoli di se stessi, perchè spalanca le porte del mondo. Respirando quell’aria che, come ho detto, è composta di molti elementi, ho visto l’anima di un popolo, il coraggio di una gente, l’esperienza di qualcuno che non sappiamo chi è.

Ringrazio Cassandra, insostituibile guida (non solo in questo viaggio) che mi ha permesso di camminare su quei ciottoli, di vedere quei palazzi altisonanti, di percorrere quelle vie poco conosciute, e di fare così tutto anche un po’ mio. Vedere Praga è sentire il grido di dolore di rabbia e di gioia di personaggi passati, lontani. Che però mai come ora hanno qualcosa da bisbigliarci all’orecchio, perchè rimbombi nelle nostre teste e nelle nostre coscienze e ci insegni qualcosa per affrontare il futuro.