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di Aristofane

Da qualche tempo il presidente del Senato Renato Schifani è nell’occhio del ciclone. Il Fatto Quotidiano ha rivelato che, in passato, Schifani aveva avuto rapporti con persone che, in seguito, sarebbero state condannate per mafia. Il presidente era l’avvocato difensore di un costruttore che si scoprì essere legato alla mafia. Altre clientele dello studio di Schifani furono poi infelici, come, ancora una volta, rivelava Marco Lillo sul Fatto del 13 gennaio 2010. La risposta del presidente è stata una querela in sede civile, con richiesta di risarcimento di 720 mila euro.

Venerdì 27 agosto scorso, il Fatto riporta la notizia, proveniente da uno scoop dell’Espresso firmato da Lirio Abbate, di una dichiarazione di Gaspare Spatuzza, il pentito ritenuto attendibile da tre Procure (Firenze, Caltanissetta e Palermo) e dalla Procura nazionale antimafia. Spatuzza ritrae Schifani, al tempo in cui era ancora avvocato, come il tramite tra i vertici della Fininvest (di proprietà di Berlusconi) e i fratelli Graviano, i boss arrestati e condannati per le stragi del 1993. La dichiarazione va ovviamente riscontrata con molta attenzione ma, per una volta, Schifani si è detto pronto a chiarire tutto davanti ai giudici.

Lo scoop dell’Espresso è grosso, e la notizia mi sembra rilevante. Infatti nessun tg ne ha parlato. E tra i giornali, solamente il Fatto Quotidiano ha riportato la notizia (in data 27 agosto), mentre tutti gli altri non lo hanno fatto. La Repubblica, giornale di punta della lotta alla legge bavaglio, ha riportato la notizia in un trafiletto a pagina 25. Della serie, chi legge con la lente di ingrandimento l’ha trovata. Non avendo dato la notizia della dichiarazione di Spatuzza, nessuno poteva dare quella della replica di Schifani. E infatti nessuno l’ha fatto. Nemmeno la Repubblica.

Dal Giornale e da Libero ci si può aspettare una censura ad una notizia quanto meno scomoda per un uomo importante del PdL, presidente del Senato. Il Corriere purtroppo ci ha abituato già da un po’ al diverso trattamento riservato alle differenti parti politiche. Le domande su Di Pietro e Fini appaiono spesso sul giornale di de Bortoli, che a loro chiede chiarimenti su vicende insignificanti politicamente e penalmente, che sistematicamente si rivelano fantasiose e false. A Schifani invece non viene chiesta chiarezza.

Ma chi fa la figura peggiore in questa storia è il quotidiano di Scalfari. Da mesi vediamo sulle sue pagine post-it gialli, simbolo dell’opposizione alla legge bavaglio, e ne siamo felici. Ma come si può essere credibili, come si può tuonare contro una legge liberticida e criminogena, quando si tacciono o si nascondono notizie di questa portata? Perchè Repubblica ha nascosto questa notizia? Forse non conviene al PD fare domande a Schifani? La lotta al bavaglio può essere portata avanti da un quotidiano che si allinea a TG1 e TG5 tacendo notizie scomode? Non riesco, sinceramente a capire questo auto-bavaglio.

E così chi guarda il TG1,TG2,Tg3,TG4,TG5,Studio Aperto,Tgla7, o legge Repubblica, Corriere, Libero,il Giornale,la Stampa, ecc. non sa niente di questa notizia. Poi tutti a fare lo sciopero contro la legge bavaglio, tutti uniti contro l’impossibilità di informare la gente, di farle conoscere le notizie. E, alla prima occasione, tutti uniti nell’auto bavaglio su Schifani. Vivissimi complimenti.

(L’articolo di Lirio Abbate su l’Espresso : “Quelle ombre su Schifani”)

Il senatore Marcello Dell’Utri è stato assolto per il reato contestato di “concorso in associazione mafiosa”, limitatamente al 1992: i fatti di epoca successiva non sussistono. Una buona notizia? Non proprio, perché è stata confermata la condanna a 7 anni di reclusione per il medesimo reato, contestato FINO alla data del 1992.

Mirabile la puntualità del Tg1, che si è affrettato ad assolverlo: o almeno, a porre il punto (insistito) sul fatto che la pena è stata ridotta e sono state smentite le “teorie” e i “teoremi” dei pentiti Gaspare Spatuzza e Nino Giuffrè, spazzando così ogni ombra della mafia dall’ambiente politico.

Ascoltatelo bene, fa davvero specie sentire come vengono sminuiti i sette anni confermati: il cambiamento di una pena è una notizia, ma la conferma dei contatti con cosa nostra avuti da un membro famoso ed importante del nostro Parlamento è di un ordine di grandezza diverso!

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Di seguito un po’ di collegamenti a vari quotidiani online, per confrontare come è stata “trattata” la notizia:

Articolo 416-bis del codice penale: Concorso in associazione di tipo mafioso

– Repubblica.it: Dell’Utri condannato a sette anni, riconosciuti i rapporti con cosa nostra

– Il Fatto Quotidiano: Dell’Utri: il giorno del giudizio

– Il Giornale: Mafia: pena ridotta a 7 anni a Dell’Utri, e lui: “Sentenza pilatesca, me l’aspettavo”

– Libero: Mafia, Dell’Utri condannato a sette anni

Sette anni, ne dimostra di più (di Marco Travaglio)

– Berlusconi che non parla in aula; Dell’Utri: “Fui io a dirgli di stare zitto” (di Davide Milosa)

– AgoràVox.it: Tg1 e Dell’Utri: “assoluzione” batte “concorso esterno”

“Morale: assoluzione” batte “concorso esterno”, in casa Minzolini. E per Mangano persino un buchetto: “il senatore definisce Vittorio Mangano un eroe”. Peccato che non ci spieghino chi sia, questo signore. E chi sia Marcello Dell’Utri.”