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Da ilfattoquotidiano.it, un articolo tratto dal blog di Peter Gomez.

(Le ultime news sull’emergenza nucleare in Giappone, passata ad un livello 6/7 su 7)

La buona notizia è che in realtà sul nucleare italiano niente è per davvero deciso. Nonostante la legge sull’atomo e l’accordo siglato lo scorso anno con la francese Edf e l’Enel il nostro Paese ha tutto il tempo per cambiare idea e darsi una diversa politica energetica. Quella cattiva è che le nostre classi dirigenti non hanno nessuna voglia di riflettere. Tanto che per ora la maggioranza riesce solo a ripetere a pappagallo: “Andiamo avanti”.

Eppure in qualunque nazione seria (ma la nostra purtroppo non lo è) ciò che sta accadendo in Giappone sarebbe da tutti presa per un’occasione di vero dibattito e approfondimento. Anche dai pro-nucleare. Chi sostiene l’atomo senza se e senza ma, spiega infatti che le centrali nipponiche sono in crisi perché di vecchia generazione. E pur sorvolando sull’ancora irrisolta (e fondamentale) questione delle scorie, afferma che nelle nostre (terza generazione) incidenti simili non potranno accadere. È vero? È falso? I ministri Renato BrunettaPaolo RomaniStefania Prestigiacomo che tanto si stanno spendendo per i costruendi reattori hanno la competenza tecnica e la gentilezza necessaria per rispondere?

In queste ore, del resto, le due obiezioni principali utilizzate per contrastare chi si schiera contro le centrali, appaiono prive di senso. È sbagliato dire, come fa la politica, che intanto l’Italia è circondata da reattori e che è quindi inutile rinunciare all’atomo, perché volenti o nolenti si è alla mercé di ciò che accade oltre-frontiera. Come dimostrano i piani di evacuazione, in caso d’incidente, sta peggio chi risiede vicino alle centrali. Non chi sta lontano.

Inoltre è ancora più sbagliato insistere troppo sui pur corretti ragionamenti di tipo economico-ecologico. Visti i progetti italiani, fa solo sorridere chi ripete che il petrolio costa troppo e che bisogna rendersi indipendenti dagli inquinantissimi e non illimitati combustibili fossili. I trenta miliardi di euro che si vogliono investire nei nuovi impianti riusciranno forse a essere produttivi tra 15 anni. Considerati i tempi tecnici e quelli legati alla nostra burocrazia è velleitario pensare che i reattori italo-francesi possano entrare in funzione prima. E sorprende che in pochi sottolineino (lo fa però Emma Bonino) come una volta accesi serviranno per coprire solo il 4 per cento del fabbisogno energetico del Belpaese.

Sarebbe dunque utile che qualcuno tra quelli che sostengono di essere al governo spiegasse ai cittadini cosa si intende fare nei prossimi tre lustri. Rimaniamo appesi ai voleri del Gheddafi o delPutin di turno? O magari ci attrezziamo con soluzioni alternative come accade in Germania e negli Stati Uniti?

I nostri sedicenti governanti lo faranno? Difficile crederlo. Anche se un colpo di scena è ancora possibile. Legato, purtroppo, non a una matura riflessione, ma ai sondaggi.

Il premier Silvio Berlusconi sa che se la situazione in Giappone (Dio non voglia) peggiora ancora, per lui i referendum di giugno si risolveranno in una clamorosa debacle. La possibilità che le consultazioni riescano a ottenere il quorum già adesso è concreta. E domani potrebbe esserlo ancor di più. Ma una sconfitta del genere un esecutivo debole come il suo non può permettersela. Specialmente perché i cittadini rischiano di bocciare non solo il nucleare e le norme sull’acqua privatizzata, ma pure la legge sul legittimo impedimento. Una norma che la Corte Costituzionale ha svuotato, ma che è una norma simbolo. Se gli elettori la cancellano, vuol dire che vogliono cancellare pure lui, l’amato premier.

Non per niente il presidente del Consiglio tace o parla d’altro. Sta cercando di capire come butta. Se il rischio quorum aumenterà ancora cercherà di correre ai ripari. Magari intervenendo per decreto. Berlusconi lascerà così il paese senza centrali. E ovviamente non metterà in piedi un vero piano di politica energetica alternativa. Ma almeno avrà tutto il tempo per occuparsi di ciò che per lui è davvero importante: le toghe e la giustizia.

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Domenica 28 novembre 2010, sul sito di Generazione Italia è apparsa una lettera aperta a Silvio Berlusconi. Il titolo è eloquente: Lettera di sfiducia a Berlusconi. Le parole contenute non sono di certo leggere, si parla di gestione del governo da parte di Berlusconi come un feudo personale e di battere i pugni sul tavolo dichiarando la propria insostituibilità.

Questo ha causato la reazione del portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, che descrive la lettera come il sintomo di una “deriva estremista dettata dai pasdaran finiani”.

Opinione comprensibile…se non fosse che il testo della suddetta lettera è risultato di un copia-incolla del discorso pronunciato da Bossi nel 1994, per sfiduciare il governo…Berlusconi!

Italia dalla memoria corta…

Riportiamo qua sotto il testo della lettera, lo potete trovare anche a questo link (Generazione Italia).

On. Presidente,
Generazione Italia considera conclusa negativamente l’esperienza di questo Governo che, come fosse un suo feudo personale, ha presieduto.
I patti richiedevano l’immediata approvazione di una legge antitrust che eliminasse il monopolio di Mediaset e che favorisse il rinnovo strutturale della Rai restituendo ai media la loro libertà e democratica funzione per informare imparzialmente ed obiettivamente l’opinione pubblica.
I patti richiedevano la netta separazione tra gli interessi personali dal Capo del Governo e la sua funzione di altissimo Pubblico Ufficiale.
Lei in campagna elettorale ha promesso di risolvere il secolare problema meridionale, di garantire la pace sociale, di sostenere la piccola e media impresa, di eliminare la partitocrazia e lo Stato padrone; di fare dell’Italia un grande paese ad ispirazione liberal-democratica.
Il suo Governo ha inteso la governabilità come fine a se stessa, il potere per il potere, la governabilità per la governabilità, un Governo non intenzionato ai cambiamenti, un Governo dei conflitti con la magistratura e con il sindacato, un governo del controllo dell’informazione!
Nella nostra alleanza c’è chi ci accusa addirittura di sovvertire lo Stato di diritto perché chiediamo una verifica, falsificando la verità e dichiarando che questo Governo non sarebbe il frutto, come nel passato, di una contrattazione post elettorale, bensì, sarebbe la conseguenza di un patto preventivo stipulato davanti agli elettori!
E quindi solo a Berlusconi, se è vera la premessa, competerebbe concedere la verifica e implicitamente mantenere o sciogliere le Camere.
E’ una tesi che lede i poteri costituzionali del Presidente della Repubblica e lascia trasparire il ritorno nella politica di dogmi antiliberali!
Onorevole Presidente, lo Stato non è lei! E dopo di lei non c’è il diluvio! Le chiedo con quali diritti Lei batta i pugni sul tavolo dichiarando la sua insostituibilità? Con quali diritti Lei pretenda di interpretare personalmente la Costituzione tuttora in atto? Onorevole Presidente, Lei non è l’uomo della provvidenza, tutt’altro!
L’Italia è una Repubblica democratica, in cui il Parlamento elegge e fa cadere i Governi, valutando i meriti e i demeriti di chi presiede o fa parte del Governo: il tradimento è solo quello di chi, ad un Paese disperatamente alla ricerca di un patto costituente, contrappone voglia di potere e minacce di tumulti di piazza!

 

Oramai è un caso. Dalla barzelletta alle dichiarazioni “strambe” di Ruby, la ragazza ancora per poco maggiorenne che è salita alla ribalta negli ultimi giorni. Qua potete trovare l’inchiesta di Repubblica.

Dannazione però. Elio e le Storie Tese mi hanno preceduto. Ieri pensavo con mio padre di fare una canzone “Bunga Bunga” da immettere nel web…ma esattamente la sera prima, gli Elii l’avevano performata a Parla con Me, sulle note di Waka Waka (il tormentone dell’estate, ricordate? Certo che sì…).

Ecco il video!

Inoltre, un divertentissimo articolo di Jacopo Fo: Anch’io ho fatto sesso con Berlusconi!

Qua potete trovare un articoletto sul boom di risultati di Google per la ricerca di “bunga bunga” (…più di 12 milioni!) e qua invece su corrieredellasera.it potete vedere un video che parla della ricostruzione in 3D del caso, direttamente dalla Cina.

Speriamo che per l’assurdità e la comicità della situazione si capisca quanto è dannoso per la nostra immagine e per il nostro onore, continuare a mantenere e rieleggere persone come i nostri politici…

Domenica 17 ottobre è andata in onda una puntata di Report, nella quale si parlava, nella rubrica Com’è andata a finire? (il link porta al video della rubrica), delle ville ad Antigua di cui è proprietario il nostro premier Silvio Berlusconi. Il servizio era l’aggiornamento dell’inchiesta trasmessa nella puntata del 15 novembre 2009, dal titolo “La banca dei numeri uno“, che trattava il caso poco chiaro di Banca Arner.

Il quesito portante di Report non era capire di chi fossero le ville ad Antigua, perché è chiaro e confermato che sono legalmente intestate a Berlusconi: il fatto poco chiaro era da chi Berlusconi ha comprato i terreni su cui sono state costruite.

In un Paese normale credo che non sarebbe successo granché, se non dopo la trasmissione del servizio: polemiche “a seguire”. Invece, creatività del tutto italiana ci stiamo abituando alle “precritiche”: Niccolò Ghedini infatti già domenica mattina parlava del servizio di Report come diffamatorio e minacciava azioni legali. Milena Gabanelli, conduttrice del programma, ribatteva, un po’ stupita, dicendo che non capiva come potesse descrivere così la puntata quando ancora nessuno l’aveva vista.

Su Farefuturo Web Magazine, il periodico della fondazione FareFuturo, riporta in data 26 ottobre un’intervista di Domenico Naso a Milena Gabanelli, della quale vorrei riportare alcuni passaggi, e commentarli.

Dopo una domanda a proposito del pluralismo nella RAI, l’intervistatore chiede quali siano in punti della denuncia che sarebbe arrivata a Report, ma la Gabanelli nega l’arrivo di qualsiasi citazione. Per ora, verrebbe da dire.

Intervistatore: L’edizione appena iniziata di Report sembra più di “opposizione” rispetto a quelle precedenti. Scelta consapevole o effetto dei tempi?

Gabanelli: Nel nostro paese si declina tutto politicamente, quando invece la domanda dovrebbe essere: “È vero o falso ciò che viene raccontato?

Qua, a mio avviso sta uno dei punti del fare giornalismo in Italia. E così che si discosta l’attenzione dal nucleo delle questioni: tutto ciò che è pericoloso al potere viene declinato come attacco politico, le notizie diventano armi, per cui queste si confondono con le notizie false, fabbricate: queste sono le armi solite della diffamazione e distruzione dell’avversario, scorrette e dannose. Ci si concentra su particolari che debitamente “trattati” possono sembrare vizi mastodontici, allontanando l’attenzione dalla notizia completa, contestualizzata: su questa ha senso praticare un test di verità, sui particolari no, perché presi da soli ed elevati a notizia distorcono qualsiasi verità, in quanto sono solo una parte: sicuramente non sufficiente.

Al termine della breve intervista Naso fa una domanda a proposito del “circo mediatico attorno alla vicenda di Avetrana”. La risposta della Gabanelli è semplice e disillusa: questo tipo di storie non verrebbero gestite così ampiamente se la gente non vi si attaccasse in modo così morboso. Vale a dire che vicende come Cogne, Erba, Garlasco e ora Avetrana sono a tutti gli effetti “prodotti di mercato, come tanti altri”. Rabbrividisco soltanto a pensare a come si possa seguire con passione una vicenda come quella dell’omicidio di Sarah, fino ad arrivare a perdere di vista il dolore di chi ne è incolpevole protagonista, ma soprattutto a perdere il sentimento di “pudore”, buono, che dovrebbe avvolgerci di fronte a questi eventi: dentro è come essere più mostri del mostro che l’ha uccisa, perché si vuol sapere ogni piccola cosa della biondina ammazzata e gettata in un pozzo, dalla sua passione per i cani ai risultati degli esami biologici sul tampone vaginale.

Sentimento umano a zero, se tutto è prodotto di mercato. Noi stessi dobbiamo venderci, noi stessi dobbiamo acquistare: finisce che siamo solo un veicolo per i soldi, siamo merce ormai scaduta, ma dal portafoglio sempre e comunque pieno e…succulento.

di L’Albatro

Noemi Letizia si è rifatta. Ha pensato bene di volumizzare un po’ i seni, gonfiare le labbra e rimodellare il naso. La notizia ci arriva dal blog di Novella2000, che ha pubblicato delle foto di Noemi in bikini, che sarebbero apparse su Facebook. Queste sono state prontamente analizzate e commentate dal noto professor Marco Klinger, responsabile dell’Unità di chirurgia plastica dell’Istituto clinico Humanitas di Milano: il professore dice addirittura che il naso pare sia nemmeno riuscito bene. Diamo un’occhiata.

E ora continuiamo. Magari no, perché, diciamocelo, a chi davvero interessa che una ragazzina di neanche 19 anni si sia fatta fare una plastica dorsale e facciale? Magari al suo moroso.

Le questioni eclatanti sono due.

La caduta nel dimenticatoio del “caso Noemi“, cioè la presunta storia di un settantaduenne che va a far la corte ad una ragazzina che compie 18 anni, e che poi il diretto interessato non risponda a domande più che logiche: Presidente, ma che diavolo ci è andato a fare? Presidente, ma perché lei dice una cosa e Noemi, il padre, i giornali ne dicono una diversa a testa? Cercate di confonderci? Con molti ci sono riusciti! Scandalo dopo scandalo, ciò che è scandaloso diventa normale. Come dice Marco Belpoliti in un articolo su L’Espresso di un paio di settimane fa, oramai si è perso il senso del pudore, la capacità di provare vergogna. Cioè è diventato un fatto quotidiano (no, non quello di Padellaro!) l’ostentare e vantarsi di fare delle, scusate, figure di merda, spesso riducendosi alla stessa suddetta sostanza.

La seconda riguarda la tristezza nel vedere qual’è il pensiero troppo spesso dominante in certi/e giovani: Noemi, inondata di notorietà per, torno a ripeterlo, uno scandalo dimenticato, cosa fa? Dichiara di voler fare o la velina o la parlamentare. Un’indecisione non da poco!

Le capacità possono averle tutti, ma queste fioriscono soltanto se sostenute da cultura e determinazione. Cioè consapevolezza. L’idea che passa è che tutti possano fare tutto, indistintamente: possono credere di poter fare tutto ma alla fine, di concreto, non faranno nulla. Dove pensate che sarà questa Noemi tra qualche anno? Potrà anche avere tutte le capacità dell’universo, ma se rimane ferma sul “mi piacerebbe entrare in politica o andare in tv, magari potrebbe pensarci Papi” (Papi è il soprannome con cui appella Berlusconi, cara ragazza!), potrebbe anche riuscirci, ma soltanto mediante doti e virtù non propriamente politiche o artistiche. Lei, assieme alle sue e i suoi cloni, hanno un’idea di cosa siano gli ideali che è lontanissima dal loro significato. Poco tempo fa ho sentito in televisione una velinonzatterinainbikini che, con sguardo vacuo e voce spiritata insultava una compagna di scollatura che l’aveva accusata di non avere degli ideali: “io ne ho, e ne ho tanti”. Naturalmente gli ideali si acquistano, e soprattutto, al peso…

Ma davvero credevate che avrei scritto un vero articolo su Noemi Letizia solo perché si è rifatta le tette e mezzo muso?

UPLOAD: ho modificato un paio di parti, minime; mi ero reso conto che non andavano bene, e non rispettavano a pieno alcuni criteri giornalistici e stilistici (che sto cercando di imparare!). L’Albatro