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Il primo scoglio è stato superato. Forse, paradossalmente, era il più facile. Tutti i partiti infatti, meno la Lega, hanno dato il via libera al governo Monti. Tanto non costava niente.

Il vero rischio, nei prossimi giorni, sarà di non riuscire a coagulare una maggioranza sufficiente ad approvare le famose misure necessarie ad uscire dalla crisi. Misure che lo stesso Monti ha definito “scelte non facili e non gradevoli”. Perchè infatti le stesse forze politiche (PDL in testa) che fino ad oggi non sono state in grado o non hanno voluto prendere le misure necessarie, ora dovrebbero mettere la loro faccia su provvedimenti impopolari, che rischiano di pagare dal punto di vista elettorale?

Naturalmente, potrei sbagliare. Anzi, mi auguro proprio che sia così, anche se nella nostra classe politica non ho la minima fiducia. Sta a Monti e ai suoi ministri, in ogni caso, intervenire in modo deciso e radicale tendendo però conto dei più deboli e tassando i più ricchi. Il nostro giudizio sul suo operato (e, penso, quello dell’intero Paese, almeno la parte in buona fede) dipende da questo. Ora si parte, e si fa sul serio. L’inizio, a parole, sembra promettente. Oggi infatti Monti ha dichiarato:” Chiederemo un maggiore contributo a chi finora ha dato meno”.

Che sia la volta buona?

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Leggo sul Fatto quotidiano che la ministra Meloni, titolare del dicastero delle politiche giovanili, abbia presentato un ddl costituzionale per abbassare l’età per essere eletti alla Camera e al Senato, rispettivamente a 18 e 25 anni.

La Costituzione al momento prevede che per essere eletti alla Camera si debba aver compiuto il venticinquesimo anno d’età, mentre per il senato sono necessari quaranta anni.

La proposta, accolta anche dalle parti della minoranza con interesse, sembra essere orientata a far entrare forze “fresche” in Parlamento.

Credo che si sappia quale sia la media dell’età delle persone che lavorano nel nostro cuore politico a Roma, pare che si aggiri intorno ai 50, o anche più.

Non sono però sicuro che questa proposta sia davvero utile. Da una parte c’è il fatto positivo che un giovane non dovrebbe essere invischiato in trame economiche o di interessi estranei alla funzione che sarebbe chiamato a ricoprire. Dall’altra c’è il fatto che a 18 anni non si ha ancora un diploma di scuola superiore in mano, al massimo lo si sta per conseguire, sempre se si sono proseguiti gli studi oltre la scuola dell’obbligo.

Il coordinatore nazionale dei giovani dell’Idv Rudi Russo “l’intenzione del ministro Meloni è  buona. Anche perché la normativa attuale è contraddittoria: a un ragazzo di 18 anni si riconosce la capacità di esprimere il voto ma non di essere eletto”. Nemmeno qua sono del tutto d’accordo. Poter esprimere un voto non significa esattamente sapere come gestire un ruolo come quello del parlamentare. Sicuramente ci sono un sacco di giovani che, come me, hanno cominciato ad interessarsi di politica e di “gestione della cosa pubblica” abbastanza presto, prima dei 18 anni, e in alcuni casi anche in modo approfondito e appassionato. Resta il fatto però che stiamo comunque parlando di un compito molto impegnativo, che a mio parere richiede un certo tipo di esperienza: questa funziona anche da corazza per le influenze che possono venire quando si entra in politica, siano queste pressioni di tipo personale che legate alla funzione che si ricopre. Penso quindi che sia meglio proseguire per qualche altro anno con gli studi e con la propria formazione in senso più ampio. Impegnandosi poi col proprio movimento politico: non vorrei però che con questa legge, i nostri “grandi vecchi” si incensino di un merito che poi non avranno, perché per arrivare alle Camere occorre la candidatura con un partito, e notoriamente i partiti si affidano a personaggi più solidi. Basti pensare alle ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul proposito di non ricandidarsi alle prossime elezioni politiche: ha subito aggiunto che, nel caso ce ne fosse bisogno, potrebbe fare da capolista, come per dare una mano. È chiaro che un giovane candidato (ma anche un candidato qualunque) non sarebbe eletto per la fiducia che l’elettorato nutre in lui, ma nel purtroppo eterno B.

Penso che i rappresentanti “giovani” che stiamo cercando, che stiamo sperando di trovare, siano un po’ più vecchi dei 18 anni, per cui questa proposta di legge possa essere praticamente inefficace.