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di L’Albatro

Come se fosse andata via la corrente. Ieri i siti delle maggiori fonti d’informazioni non sono stati aggiornati, e i quotidiani non sono andati in edicola. Così si è svolta la protesta contro la legge bavaglio.

Vi riportiamo qua sotto alcuni link alle motivazioni delle varie testate, sia di chi ha deciso di scioperare, che di chi ha invece preferito uscire in edicola e aggiornare il proprio sito.

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Il senso del silenzio: l’editoriale su repubblica.it per spiegare le ragioni dello sciopero;

Bavaglio, black-out dell’informazione, è la giornata del “silenzio rumoroso”: articolo di repubblica.it che spiega le modalità e le adesioni allo sciopero;

Intercettazioni, domani black-out informazione: news di ansa.it sulle adesioni allo sciopero;

Niente sciopero, oggi Libero in edicola: editoriale di Maurizio Belpietro da libero-news.it (purtroppo non lo fanno leggere nella sua completezza…);

Feltri: “Ecco perché il Giornale è in  edicola”: editoriale di Vittorio Feltri su ilgiornale.it;

Tg1: Sciopero dei giornalisti: un breve sul sito tg1.rai.it per avvertire dello sciopero;

Sciopero, non capiamo ma ci adeguiamo: articolo di Marco Travaglio di critica (costruttiva) allo sciopero e  sulle forme di protesta più efficaci;

L’unica attualità è la libertà di informazione: agoravox.it ha agito in modo interessante, senza aggiornare la propria homepage, ne ha preparata una incentrata sul tema della libertà di espressione.

Ultimo, ma di certo non meno importante, il post sul sito del movimento Valigia Blu, guidato da Arianna Ciccone, che raccoglie collegamenti alle testate straniere, ad articoli che parlano dello sciopero, per sapere come è stato visto all’estero:

Pagina su incomoderamentali

– Link all’articolo di Valigia Blu

– Link alla pagina Facebook di Valigia Blu

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In seguito ai dubbi di Marco Travaglio (Auto-bavaglio anti-bavaglio) che abbiamo riportato nel precedente post, si è aperto un dibattito a proposito dello sciopero del 9 luglio degli organi dell’informazione, indetto dalla Fnsi (Federazione Nazionale della Stampa Italiana).

Il gruppo Valigia Blu, guidato da Arianna Ciccone, scriveva domenica, rivolto alla Fnsi:

Cari editori, cari rappresentanti della Federazione Nazionale della Stampa -scrive il Gruppo – vi scrivo in merito allo sciopero del 9 luglio 2010 come strumento di contestazione contro la Legge bavaglio. Se si vuole dare un segnale forte per contrastare una legge che vuole i cittadini non informati e i giornalisti imbavagliati forse non è questa la risposta giusta. Anzi ci vorrebbe ancora più informazione.
Allora a nome della Valigia Blu, la dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini (il gruppo apartitico nato su Facebook per una informazione corretta e per il bene comune con oltre 207 mila iscritti), vi chiediamo di non scioperare venerdì 9 luglio, pensate a una forma di protesta più forte e originale: regalate ai vostri lettori i vostri giornali. O fateli pagare la metà.
Una maggiore diffusione dei giornali -siamo convinti – sarà gradita anche  dagli inserzionisti. E agli editori che avranno paura di coprire i costi di questa operazione chiediamo più coraggio, in fondo si tratta di investire per un solo giorno puntando al ritorno non in termini economici ma di libertà e di democrazia. Sarebbero tutti felici: editori, inserzionisti, lettori, giornalisti.
Gli unici a non essere felici sarebbero quelli che in modo irresponsabile stanno portando avanti questa sciagurata legge, coloro che in un colpo solo vogliono legare le mani ai magistrati e mettere il bavaglio ai giornalisti, ledendo i diritti fondamentali dei cittadini alla sicurezza e all’informazione.

La Fnsi però ha replicato dicendo che non si tratta di uno sciopero tradizionale, ma di un “segnale straordinario, estremo, necessario per respingere un provvedimento che instaura la censura preventiva sulla stampa e cancella il diritto dei cittadini ad essere informati”; restano in attesa di ricevere e valutare altre proposte di iniziative comuni provenienti dalla società civile e dalla categoria coinvolta, pare prevedendo, oltre allo sciopero, successive iniziative di tipologia differente.

Claudio Gerino, del Comitato di Redazione di Repubblica è sulla stessa lunghezza d’onda, e ricorda che c’è tempo fino al 29 luglio per ulteriori iniziative, più incisive.

Dal sito de Il Fatto Quotidiano, scrive invece Paolo Flores d’Arcais: “Di fatto succederà questo: non usciranno i giornali più o meno democratici, usciranno invece, in situazione di monopolio, i giornali che della soppressione dei fatti (…) hanno fatto ormai la loro ragione sociale ed esistenziale. Per cui daremo vita ad un paradosso: una giornata di lotta per la libertà del giornalismo che regalerà per quel giorno l’intera opinione pubblica ai nemici di detta libertà“. (“Che senso ha imbavagliarsi da soli?“)

Gli fa da controcanto Sandro Ruotolo, sempre dal sito de Il Fatto Quotidiano, con un articolo dal titolo “Perché dico sì allo sciopero“: “Che fare? Io penso che abbia ragione la Federazione nazionale della stampa a protestare con lo sciopero del 9 luglio contro il ddl sulle intercettazioni. (…) . Il 9 luglio è uno sciopero politico, una forma di resistenza. La controparte è il governo e in gioco c’è la libertà di informare e di essere informati.“. È inoltre convinto che “sul disegno di legge sulle intercettazioni il governo può essere sconfitto. Dipende da come riusciremo ad allargare il fronte. E’ una battaglia democratica, a difesa della legalità e della Costituzione. Non è il momento di dividersi.

La direzione del Corriere della Sera ha proposto di uscire con le edizioni di venerdì 9 luglio ampliate da editoriali e supplementi riguardo alle intercettazioni, al diritto della libertà di stampa e di cronaca.

Una delle questioni più urgenti sembra quindi quella di consolidare un fronte comune per poter agire in varie direzioni di protesta contro la vergogna della legge Bavaglio. Forse, per contrappasso, ad un tentativo di “ammutolimento” si dovrebbe rispondere alzando di più la voce, ampliando le proteste e soprattutto favorendo una diffusione sempre maggiore e capillare delle informazioni che, dal 29 luglio, non sarà più permesso conoscere!

L’Albatro

Auto-bavaglio anti-bavaglio“, così titolava domenica 4 luglio la spalla de Il Fatto Quotidiano, di Marco Travaglio. Il giornalista si chiede se è davvero intelligente scioperare il 9 luglio contro la legge bavaglio, non facendo uscire il giorno successivo l’edizione di tanti quotidiani. In effetti la gente andando in edicola il 9 luglio troverà praticamente solo i giornali dell’area berlusconiana, “liberi” di canzonare lo sciopero e commentare le notizie: c’è la possibilità che la Maggioranza, avvertita con così largo anticipo, concentri a giovedì 8 una gran mole di scempiaggini e vergogne? Tanto il giorno successivo non ci saranno i quotidiani critici e opposti a commentarle, e, diciamocelo, in Italia non abbiamo una memoria tanto lunga, un giorno di vantaggio è forse troppo!

Quindi, è davvero la mossa giusta auto-imbavagliarsi per protestare contro il bavaglio?

Io mi trovo d’accordo con l’osservazione di Travaglio, che dice: “non sarebbe meglio uscire tutti in edizione straordinaria, listata a lutto, in forma di dossier con le intercettazioni e gli atti d’indagine più importanti di questi anni che, col bavaglio in vigore, non avremmo potuto pubblicare?

Non sia mai che provando in anticipo il bavaglio, dopo diventi più facile farci l’abitudine…

L’Albatro