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di Aristofane

A volte capita di sentire qualcosa. Un’ispirazione, una specie di bisogno di esprimere un sentimento, un’idea o un pensiero che compare improvvisamente in testa, senza che sia stato cercato o voluto. Ed è proprio quello che mi è successo l’altra mattina. Forse il mio inconscio, schiacciato dalla mole di schifezze che caratterizza questi giorni (condanne per mafia, festini a base di coca e sesso, sparate varie di vari politici, macchie invincibili di petrolio), ha cercato una via d’uscita. Niente di nuovo, sia chiaro: notizie come quelle di questi giorni siamo ormai tristemente abituati a sentirle da quando capiamo quello che ci succede intorno. Ma forse, a un certo punto, si arriva ad un punto di saturazione.

Forse tutto quello che accade nel mondo mi ha fatto provare paura. Paura per il futuro mio, del mondo, di tutti; perchè non riesco a vedere nè ad immaginare quale sarà il prosieguo della storia che il presente ci sta raccontando. L’Italia si ribellerà? Avremo finalmente una politica che si occupa dei cittadini? La gente ricomincerà a trovare lavoro? La natura sopravviverà o verrà spazzata via dal nostro egoismo? L’uomo riuscirà a smettere di cercare il profitto a scapito di tutto e tutti oppure la nostra storia sarà per sempre un susseguirsi di guerre, intimidazioni e lotte?

Sono tutte domande a cui non so rispondere. E non riesco a trovare la chiave per aprire la porta e scorgere più avanti. Forse è stato questo a spingermi a scrivere questa cosa. La paura del futuro, dell’ignoto. Perché, si sa, temiamo sempre quello che non conosciamo.

Ho sempre detto e scritto, anche su questo blog, della mia convinzione sul fatto che conoscendo le cose, informandosi, si è più liberi, si hanno più armi per affrontare il mondo e le sue difficoltà, le insidie che la società, specialmente questa marcia società italiana, ci propone. E sono assolutamente sicuro che sia così. Ma a volte sono attraversato da un dubbio: tutto questo può bastare? O vinceranno loro, questi criminali in maschera, che si vendono al miglior offerente, portando con loro le nostre prospettive, le nostre possibilità, addirittura parti di noi stessi come l’onore, il rispetto, la giustizia? In certi momenti mi sento in gabbia, prigioniero di un sistema che premia chi non lo merita e punisce chi rispetta regole e doveri.

Capita di provare tutte queste cose insieme. E di provare angoscia. L’angoscia, come diceva Kierkegaard, deriva dalle possibilità che l’uomo ha davanti a sé. Egli, per determinarsi, deve scegliere, decidere tra tutte le opzioni che ha davanti. E cade nell’angoscia, timoroso, insicuro sulla strada da percorrere. Quante volte non sappiamo dove guardare, cosa cercare, chi diventare? Non sono certo domande alle quali si possa rispondere facilmente, ma l’essenziale è non farsi scippare nessuna di queste possibilità. In modo da poter provare la giusta angoscia e, un giorno, essere padroni di se stessi per compiere liberamente le proprie scelte.

Il fatto comunque è che ho iniziato a scrivere qualcosa. E alla fine ne è venuta fuori quello che posto qui sotto. Confesso che all’inizio l’ho pensata come il testo di una canzone (ecco il perchè delle rime), ma il risultato mi risulta davvero difficile da ascrivere ad una particolare categoria. Lascio a voi decidere. Forse il bello di questi impeti, dei prodotti di questi momenti di “bisogno-di-esprimersi” stanno proprio nel fatto che ognuno può leggere la cosa come vuole ed interpretarla secondo la sua sensibilità.

Fiducia nel mondo non ne ho
E come potrei averne non lo so
Guardo le vite intorno
Scorgo egoismo e confusione
Solo false verità in collisione

La pioggia bagna le false speranze
Di chi non vede come tutto e’ distante
Odio, amore, calda invidia
Riesci a scorgerli?sono qui
Riesci a scorgerli?io si

Domani gli angeli ti chiederanno conto della tua crudeltà
Riuscirai a raccontare la verità
O ti nasconderai nel tuo nero silenzio?

Maschere,non siete altro che maschere
Figli adottati di un tempo futuro
Macchie rosse di sangue sul muro
Ambasciatori di false speranze
Falsificate le vite degli altri
Il giusto prezzo dei vostri canti fasulli
E’ il vostro violento renderci nulli

Massa indistinta,cervello comune
Bozzoli d’uomo,crisalidi spente
Finti i pensieri,androidi privi di mente
Forse con l’anima,ma sempre in costume

Domani gli angeli ti chiederanno conto delle tue falsità
Riuscirai a raccontare la verità
O ti nasconderai nel tuo spento silenzio?

Il vento sussurra qualcosa
Risposte a domande mai poste
Lampi di tempo dentro i tuoi occhi
Sono risposte a domande mai poste

Cenere nera,neve leggera e silenzio
Risposte a domande che pongo
Ultime cose del mondo
Rimaste nel nostro domani

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di Aristofane

Rimane poco da aggiungere, dopo aver ascoltato le parole di Roberto Saviano. I commenti rischiano di essere banali e superflui, inutili orpelli di discorsi profondi, toccanti e appassionati quali sono sempre quelli dello scrittore napoletano. Ho visto diverse volte Saviano in televisione, ospite di vari programmi, mentre racconta le sue esperienze e spiega cosa vuol dire mafia, cos’è la criminalità e cosa accade quando il mondo degli affari va ad intersecarsi con quello del malaffare. Vederlo dal vivo, ieri a Trento (Auditorium Santa Chiara, ore 18), la mia città, è stata un’esperienza particolare. E’ stato come se un pezzo di una realtà che so esistente, ma che mi è sempre sembrata lontana, si fosse calato nella mia quotidianità, vedendo gli stessi posti che io vedo ogni giorno, parlando alle persone che posso incontrare per strada, riferendosi a fatti di vita che abbiamo ogni giorno a portata di mano. E’ stata questa una delle cose che mi ha emozionato.

La grande capacità dell’autore di Gomorra, a mio avviso, è quella di ricondurre storie, eventi e meccanismi che ci sembrano distanti e remoti, propri solo di paesi sperduti nel più profondo sud o di metropoli come Napoli o Palermo, alla vita di tutti i giorni. Con esempi e racconti che ci portano a capire come tutto quello che abbiamo intorno sia frutto, spesso, di forme patologiche di mercato o di un’economia drogata da capitali di provenienza criminale. Saviano è capace di farci toccare con mano, di farci sentire vicini i temi di cui parla, che ad un primo nostro sguardo sembrano astratti, a volte quasi incredibili.

Ed è questo che tanto spaventa chi lo minaccia. Un uomo che fa capire alla gente comune come parlare di questi temi, affrontarli e discuterne ogni giorno, senza nascondere la testa sotto la sabbia, sia fondamentale è un uomo pericoloso per un potere che è alla luce del sole ma contemporaneamente vuole restare nascosto, che trae giovamento delle parole di chi nega la sua esistenza e delegittima chi ne parla, dipingendolo come denigratore della patria. Saviano mostra come capire non sia semplice, ma indispensabile; come essere informati, avere le giuste informazioni sia fondamentale per compiere le scelte giuste. “La vera omertà, oggi, è quella di chi non vuole conoscere”. Chi non vuole sentire, chi si gira dall’altra parte compie un atto di omertà, nascondendo a sè stesso la verità. Con le sue parole, lo scrittore napoletano vuole liberare le persone da questa omertà, soluzione molto più semplice da scegliere rispetto alla conoscenza, vuole rompere un muro e far conoscere un mondo, una realtà terribili.

Ed è per questo che è così odiato. “Chi mi minaccia non ha paura di me, di quello che scrivo. Ha paura, autentica paura, di chi legge”. Questa frase mi è rimasta impressa, forse più di qualsiasi altra. Chi legge capisce. E chi capisce non è più un burattino nelle mani di chi sa le cose che gli altri non conoscono. Una persona informata ha i mezzi per vedere davvero quello che le accade intorno, per muoversi nella multiforme e complicatissima realtà che ha intorno. Chi conosce può decidere per il meglio, in ogni momento, e si pone delle domande. Quando va a fare la spesa come quando deve comprare una casa.

E’ questa la forza della parola. La parola, pronunciata o scritta, che lotta, che combatte con noi. Un libro, un oggetto inanimato che può fare molta più paura di una pistola. La parola che poi porta ai fatti, rendendoci forse un po’ più liberi e consapevoli. Il valore di una parola, che non sta nelle lettere di cui è formata, ma nel significato che rappresenta.

E’ stato questo, a mio parere, il vero messaggio che Roberto Saviano ha voluto comunicare ieri. Ha spiegato molte cose interessanti sul funzionamento di certi meccanismi interni alle organizzazioni criminali. Ha raccontato storie, mostrando la potenza incredibile della mafia e la sua capacità di radicarsi dovunque e in chiunque, soprattutto in tempi di crisi. Ma il vero intento del suo incontro è stato mostrarci come le parole siano importanti e veicolino la conoscenza. Come tutto sia collegato, e come noi stessi, in prima persona, possiamo fare i collegamenti necessari, se conosciamo, se sappiamo. L’importanza della conoscenza, il valore del sapere, che ci permette di scegliere, di capire e di decidere. Ci premette di essere liberi e di cambiare, una volta per tutte, questo Paese, liberandolo dalle sue contraddizioni, dalle sue paure, dandogli un po’ di coraggio. O, almeno, ci consente di provarci.

“La grande speranza è che parlare in questo momento a tutti faccia sì che ci si unisca trasversalmente su un tema fondamentale: far funzionare le cose, la legalità, intesa come regole, non che ci limitano, ma che ci permettono di essere molto più liberi. Legalità che ha davvero il sapore rivoluzionario.” (Roberto Saviano, ieri, a Trento)

(Appena sarà disponibile, verrà postato l’intero intervento di Saviano al Festival dell’Economia. Intanto cliccando qui trovate le parti disponibili su Youtube)