Posts contrassegnato dai tag ‘riforma gelmini’

Abbiamo più volte sottolineato i meriti del Fatto Quotidiano, giornale evidentemente libero, indipendente e colmo di articoli interessanti che offrono spunti di riflessione.

Tuttavia, venerdì 10 settembre, nella penultima pagina (“Piazza grande”, pagina 18) è apparso un articolo sulla scuola a firma di Pierfranco Pellizzetti. Il titolo era “Il modello Trentino per salvare la scuola” e, nell’ultima parte, magnificava la scuola trentina come modello da seguire, in opposizione a quella disastrata del resto del Paese.

La nostra collaboratrice Chinonrisica (membro degli Stati Generali della Scuola Trentina) è rimasta indignata, e come lei moltissimi suoi colleghi e membri degli Stati Generali sopra menzionati, poichè la redazione del quotidiano ha ignorato le numerose mail che da tempo gli vengono inviate, affinchè si occupi della sciagurata riforma Dalmaso, salvo poi pubblicare un articolo che elogia la scuola locale. La segreteria del Fatto, contattata da Chinonrisica, ha assicurato il diritto di replica, ma nè sul giornale di sabato 11 nè su quello di domenica 12 è apparso nulla.

Che dire? Personalmente, ho piena fiducia nel Fatto Quotidiano, e sono sicuro che uno dei prossimi giorni vedremo la replica pubblicata sul giornale. Spero di non sbagliarmi e di non essere smentito. Per aggiornamenti, stay tuned.

Di seguito riportiamo l’articolo del Fatto e la mail inviata da Chinonrisica.

Modello Trentino per salvare la scuola”   di Pierfranco Pellizzetti  (il Fatto Quotidiano 10/09/2010)

Pierfranco Pellizzetti e il Trentino Felix che non c’è (di Chinonrisica, mail al Fatto Quotidiano)
Dopo la lettura dell’articolo di Pierfranco Pellizzetti sul Fatto di oggi a pag. 18, mi sono interrogata sulla possibilità di rimanere fedele al vostro quotidiano. La mia famiglia è abbonata e, dati i disservizi postali piuttosto frequenti, acquista in aggiunta le copie che non vengono recapitate.

Leggere del “Modello trentino per salvare la scuola”, perciò mi è parsa una beffa, dopo tutto il materiale inviato per informarvi che il Trentino si è dotato, a partire dall’11 settembre scorso (e mai data fu più azzeccata) di una riforma scolastica a tappe che fa impallidire la pur bieca riforma Gelmini.

Marta Dalmaso, assessore PD all’istruzione in una giunta di centrosinistra, ha :

1) cancellato gli Istituti Professionali di Stato dal panorama scolastico locale, sostenendo che per tale percorso erano sufficienti gli Istituti di Formazione Professionale di emanazione provinciale (ma gestiti da soggetti privati);

2) istituito un biennio unico con lo studio obbligatorio del tedesco;

3) eliminato il recupero obbligatorio dei debiti formativi (che noi docenti dobbiamo chiamare “carenze”), cosicchè in provincia di Trento saranno promossi coloro che altrove sarebbero respinti;

4) obbligato i docenti ad una valutazione minima (non meno di quattro, anche se la media risultasse inferiore) in pagella, violando la libertà insegnamento (e di conseguente valutazione);

5) contrabbandato la condotta come “capacità relazionale” impedendo che tale voce rientrasse nella valutazione complessiva del percorso scolastico dello studente.

6) introdotto la storia locale come materia di insegnamento obbligatoria;

7 ) imposto le ore di lezione di 50 minuti, così da avere risorse gratuite da parte degli stessi docenti che, per recuperare i 10 minuti di lezione perduti dovranno prestare 99 ore di lavoro gratuito con supplenze e corsi di recupero coatti.

Il tutto dopo aver introdotto, fin dal 1990 un finanziamento alle scuole paritarie.

Ciò avviene , inoltre, con un’interpretazione del tutto opinabile dello Statuto di Autonomia, che assegna alla Provincia di Trento una competenza solo secondaria (come ormai a tutte le Regioni, dopo il 2001) a fronte della presunta competenza primaria che la Giunta locale invece millanta ed in parte già applica.

Avveniva, in silenzio, con i governi di centrosinistra, avviene, con l’ enfasi dovuta alla presunta contrarietà alle riforme statali, con il governo di centrodestra.

Sulla vicenda pende il coraggioso Ricorso Straordinario al Presidente della Repubblica promosso dai docenti deli Stati Generali della Scuola Trentina costituitisi nel novembre scorso e attivi nel contrastare una politica scolastica che ha fatto perdere (nel feudo di centrosinistra tanto sbandierato) il 17% dei posti di lavoro ai docenti precari. Molto più di quanto abbia fatto M.Stella Gelmini nel resto di Italia.

Ciò che stupisce è che le nostre e-mail, le nostre plurime segnalazioni siano rimaste lettera morta fino ad ora. A tutto vantaggio di una velina di regime, indegna del quotidiano che ho scelto. Nella speranza che possiate rimediare a questa svista grossolana con la purezza di intenti e l’indipendenza che vi riconosco, saluto con cordialità.

Diciamocelo: in Italia della scuola non frega niente a nessuno. Sono decenni che si fanno riforme, ed ognuna di esse (fatta da governi di centro, sinistra, destra) ha peggiorato di un pochino la situazione. Questo perchè non si è mai pensato a fare gli interessi di chi della scuola ha davvero bisogno, di chi deve essere formato, di chi deve crescerci, passandoci gli anni più importanti della sua vita: gli studenti. Si dice sempre che i giovani sono il futuro, che bisogna puntare su di loro. Ma il tutto resta confinato alle parole e ai proclami, senza che a questi seguano provvedimenti concreti.

Sta per iniziare il nuovo anno scolastico e, personalmente, non posso che essere contento di non dover più avere a che fare con il mondo della scuola. Leggo le notizie sui nuovi indirizzi, su tutti i cambiamenti riguardo le ore, sulle migliaia di insegnanti licenziati e non capisco. Cosa ha a che fare tutto questo con la qualità dell’insegnamento e la formazione degli studenti? Niente, penso.

L’ultima riforma, quella Gelmini, ha prodotto solo tagli. Tagli orizzontali, indiscriminati. Intendiamoci, nella scuola come nell’università gli sprechi sono ingenti, le risorse, in un momento di crisi, vanno razionalizzate e distribuite in modo ragionato, non c’è dubbio. Il problema è che questi tagli non vanno in questa direzione. Semplicemente, il governo ha bisogno di recuperare da qualche parte dei soldi e li toglie alla scuola. Mentre in molti paesi, per superare la crisi, si investe in scuola, università e ricerca, qui si taglia alla grande proprio in questi settori. Siamo diciottesimi in Europa per investimenti nel settore scolastico, dietro a tutte le grandi democrazie del Vecchio Continente.

I precari licenziati protestano, fanno sciopero della fame e piantano tende davanti a Montecitorio. La Gelmini parla lì vicino, ma non si degna di incontrarli, perchè “sono politicizzati, sono iscritti ad IdV”. Eccola qui la cara, vecchia scusa. Chi non osanna ciò che fa il governo, chi critica o semplicemente fa il suo dovere è politicizzato. Magistrati, insegnanti, operai, studenti. Tutti, indistintamente. Non è nemmeno pensabile, nella logica del ministro Gelmini e in generale del suo partito, che ci siano persone che semplicemente desiderano una scuola pubblica sana e funzionante, di qualità. E siccome questa riforma non porta ad una scuola di questo tipo, protestano.

I precari che manifestano non capiscono come il taglio di 8 miliardi di euro in tre anni per gli organici possa rendere migliore l’istruzione. E siamo sicuri che i 42 mila docenti tagliati nel 2009 e i 132 mila che perderanno il posto in tre anni miglioreranno la qualità dell’insegnamento? Sono numeri che preoccupano. Anche perché i posti in realtà ci sono, quindi i precari potrebbero essere assorbiti. Ma costa meno affidare a loro questi posti liberi, anziché a personale stabilizzato. Chi ne paga le conseguenze, come sempre, sono gli studenti, che non avranno quindi un minimo di stabilità su cui contare.

Ma ci sono anche buone notizie. Prima di tutto, tutte le materie hanno subito tagli al monte ore: latino, greco, perfino italiano. Ma l’Insegnamento Religione Cattolica no. E non solo le sue ore sono rimaste le stesse, ma i suoi insegnanti sono addirittura aumentati (ora sono 26 mila). Docenti che vengono nominati dalla Chiesa e pagati dallo Stato, con le nostre tasse. Cosa vogliamo di più?

In secondo luogo, Gelmini ha affermato che “nella Fininziaria 2011 i soldi per le scuole paritarie non si toccano”. Le scuole private quindi continueranno a beneficiare dei fondi previsti, mentre la scuola pubblica boccheggia e fatica a rimanere a galla (se non è già affondata). Sono notizie che scaldano il cuore e rasserenano gli animi.

Il Ministro dell’Istruzione è orgoglioso di quella che ha definito una “riforma epocale”. Secondo lei, quindi, la scuola pubblica è finalmente ordinata e funzionante. Sarei curioso di sapere dove manderà a scuola i suoi figli. Così, a intuito, direi in una scuola privata.

di Aristofane

Quello di oggi è un post che riguarda il Trentino. Precisamente la scuola trentina e la sua presunta eccellenza. Il pezzo è scritto da Chinonrisica, docente di diritto ed economia negli istituti superiori trentini da molti anni. Segue un articolo tratto dal “Corriere del Trentino” di oggi, che racconta la conferenza che Margherita Hack ha tenuto al Museo di Scienze Naturali, durante la quale ha toccato anche il tema della scuola ed il difficile rapporto tra la Costituzione e l’autonomia trentina, che, forse, si sta espandendo in campi che non le competono.

SCUOLA TRENTINA

di Chinonrisica

Bisognerebbe chiedersi come mai in Trentino si stia realizzando una riforma scolastica che supera in arbitrarietà, tagli all’organico (doppi rispetto al nazionale) e orribile creatività quella proposta da Maristella Gelmini. Anche qui una donna, l’assessore all’istruzione Marta Dalmaso (PD), catalizza le ire dei docenti per l’opera occulta di un uomo (Lorenzo Dellai API- UPT).

La giunta trentina, violando lo statuto di autonomia e la Costituzione (va ricordato che la Provincia di Trento, così come le Regioni in Italia, ha in base all’Art.117 della Costituzione Italiana, competenza primaria in materia di Formazione Professionale e competenza secondaria in materia di Istruzione) agendo con delibere estive e notturne, patteggiando con la presidente della Commissione Cultura della Camera, Valentina Aprea (PdL), attraverso l’onorevole De Torre (PD) è riuscita a cancellare, con un atto di giunta, un corso di studi statale (gli istituti professionali) spostando l’utenza verso i corsi professionali provinciali, con personale docente assunto senza vincoli di graduatorie, in piena libertà, da dirigenti scolastici nominati dallo stesso esecutivo provinciale.

Anche i punteggi assegnati ai docenti precari premiano l’insegnamento sul territorio provinciale e dal prossimo anno scolastico si studierà storia locale. In scuole in cui il tedesco resta obbligatorio.

Lega Nord? No, perché questa è la terra del centrosinistra autonomista che, mentre protesta in piazza contro il ministro Gelmini, tratta nei palazzi romani con i suoi sottosegretari e realizza tagli di organico peggiori di quelli nazionali (16,5% contro il 7% nazionale). La protesta ha infiammato il freddo Trentino. Ha indignato alcuni esponenti politici (di opposizione! Una realtà invertita rispetto a quella romana!), ha provocato manifestazioni studentesche e sedute straordinarie di Consigli Provinciali e Comunali.

Nel silenzio dei media, nell’indifferenza un po’ omertosa (Bersani, investito del problema alla festa della neve del PD, si è dichiarato disinteressato alla faccenda) dei partiti nazionali: perché si creda ancora alla favola dell’isola felice del centrosinistra nel Nord Est delle Libertà.

Il tema è tecnico e forse interessa poco. Ma il futuro degli studenti trentini non è meno importante di quello degli altri,e i docenti (precari e non) sono più penalizzati che altrove.

Che almeno non si celebri il trionfo del modello trentino!

MARGHERITA HACK A TRENTO (dal Corriere del Trentino di sabato 8 maggio 2010)

(clicca sull’immagine per ingrandire)