Posts contrassegnato dai tag ‘Report’

Per prima cosa chiariamo: sono contro ogni violenza. Le forze dell’ordine non devono manganellare e le manifestazioni devono essere forti, fare casino per farsi sentire, ma assolutamente pacifiche. Ed è semplicemente schifoso il comportamento di chi irride e insulta i carabinieri che stanno facendo il loro lavoro.

Detto questo, però, non si può non ricordare che il TAV è assolutamente inutile. Non serve per le persone, non serve per le merci. Ma credo sia meglio lasciar parlare chi ne sa di più di me. Riporto i link ad un articolo di Luca Mercalli e ad uno studio approfondito sul progetto TAV, oltre ad un video di Report che mette a confronto le ragioni del no e del sì al TAV (dal minuto 2.00).

Tav: flop ad alta velocità

150 ragioni per dire no al TAV

Annunci

Domenica 17 ottobre è andata in onda una puntata di Report, nella quale si parlava, nella rubrica Com’è andata a finire? (il link porta al video della rubrica), delle ville ad Antigua di cui è proprietario il nostro premier Silvio Berlusconi. Il servizio era l’aggiornamento dell’inchiesta trasmessa nella puntata del 15 novembre 2009, dal titolo “La banca dei numeri uno“, che trattava il caso poco chiaro di Banca Arner.

Il quesito portante di Report non era capire di chi fossero le ville ad Antigua, perché è chiaro e confermato che sono legalmente intestate a Berlusconi: il fatto poco chiaro era da chi Berlusconi ha comprato i terreni su cui sono state costruite.

In un Paese normale credo che non sarebbe successo granché, se non dopo la trasmissione del servizio: polemiche “a seguire”. Invece, creatività del tutto italiana ci stiamo abituando alle “precritiche”: Niccolò Ghedini infatti già domenica mattina parlava del servizio di Report come diffamatorio e minacciava azioni legali. Milena Gabanelli, conduttrice del programma, ribatteva, un po’ stupita, dicendo che non capiva come potesse descrivere così la puntata quando ancora nessuno l’aveva vista.

Su Farefuturo Web Magazine, il periodico della fondazione FareFuturo, riporta in data 26 ottobre un’intervista di Domenico Naso a Milena Gabanelli, della quale vorrei riportare alcuni passaggi, e commentarli.

Dopo una domanda a proposito del pluralismo nella RAI, l’intervistatore chiede quali siano in punti della denuncia che sarebbe arrivata a Report, ma la Gabanelli nega l’arrivo di qualsiasi citazione. Per ora, verrebbe da dire.

Intervistatore: L’edizione appena iniziata di Report sembra più di “opposizione” rispetto a quelle precedenti. Scelta consapevole o effetto dei tempi?

Gabanelli: Nel nostro paese si declina tutto politicamente, quando invece la domanda dovrebbe essere: “È vero o falso ciò che viene raccontato?

Qua, a mio avviso sta uno dei punti del fare giornalismo in Italia. E così che si discosta l’attenzione dal nucleo delle questioni: tutto ciò che è pericoloso al potere viene declinato come attacco politico, le notizie diventano armi, per cui queste si confondono con le notizie false, fabbricate: queste sono le armi solite della diffamazione e distruzione dell’avversario, scorrette e dannose. Ci si concentra su particolari che debitamente “trattati” possono sembrare vizi mastodontici, allontanando l’attenzione dalla notizia completa, contestualizzata: su questa ha senso praticare un test di verità, sui particolari no, perché presi da soli ed elevati a notizia distorcono qualsiasi verità, in quanto sono solo una parte: sicuramente non sufficiente.

Al termine della breve intervista Naso fa una domanda a proposito del “circo mediatico attorno alla vicenda di Avetrana”. La risposta della Gabanelli è semplice e disillusa: questo tipo di storie non verrebbero gestite così ampiamente se la gente non vi si attaccasse in modo così morboso. Vale a dire che vicende come Cogne, Erba, Garlasco e ora Avetrana sono a tutti gli effetti “prodotti di mercato, come tanti altri”. Rabbrividisco soltanto a pensare a come si possa seguire con passione una vicenda come quella dell’omicidio di Sarah, fino ad arrivare a perdere di vista il dolore di chi ne è incolpevole protagonista, ma soprattutto a perdere il sentimento di “pudore”, buono, che dovrebbe avvolgerci di fronte a questi eventi: dentro è come essere più mostri del mostro che l’ha uccisa, perché si vuol sapere ogni piccola cosa della biondina ammazzata e gettata in un pozzo, dalla sua passione per i cani ai risultati degli esami biologici sul tampone vaginale.

Sentimento umano a zero, se tutto è prodotto di mercato. Noi stessi dobbiamo venderci, noi stessi dobbiamo acquistare: finisce che siamo solo un veicolo per i soldi, siamo merce ormai scaduta, ma dal portafoglio sempre e comunque pieno e…succulento.

di Aristofane

“Spero in un’alzata di schiena, perfino in una rivolta contro il malcostume, la delinquenza ed anche il silenzio di chi sa, di chi vede. Ci sono tante persone che lavorano bene in questo Paese, che lo tengono a galla facendo anche il lavoro degli altri. C’è una forte spina dorsale. Io spero nella saturazione di questa spina dorsale. Spero che chi ne fa parte una mattina si svegli e dica basta“.

Questa è stata la frase che più mi ha colpito ieri sera, quando ho assistito all’intervento di Milena Gabanelli al Festival dell’Economia (Trento, Teatro Sociale, ore 21). Una bella chiacchierata della giornalista con un corrispondente di El Pais, uno dei principali giornali spagnoli. Un intervento pieno di contenuti, di consigli e di spunti.

Milena Gabanelli racconta di essersi laureata in storia del cinema al DAMS di Bologna. Si è sempre data da fare, svolgendo innumerevoli lavoretti, perfino la venditrice di mobili nel weekend in Brianza. Nel 1997 ha iniziato a lavorare in RAI, creando Report, programma assolutamente innovativo per quell’epoca. Le inchieste, in RAI, non esistevano, soprattutto sugli argomenti che quelle prime puntate toccavano. Dopo qualche anno, la virata verso temi economici. La Gabanelli spiega questo cambio di rotta con la sua assoluta ignoranza in tema di economia. “Visto che la maggior parte delle persone non capisce questo genere di cose, perchè non provare a spiegarle attraverso la nostra trasmissione? In questo modo si può aprire uno squarcio e far capire alla gente le cose, anche se sono complesse”. La prima puntata “economica” fu sul debito pubblico. E fu un successo.

Ad una domanda sulla legge bavaglio, la conduttrice di Report spiega come, a suo parere, serva una legge che tuteli la privacy (anche se in realtà già esiste, n.d.a.), ma che basterebbero due minuti per farla. Invece da giorni e giorni si discute di questa legge su intercettazioni e stampa, che la Gabanelli considera sbagliata. “Non si può fare una legge per decidere quanto non devi sapere. L’opposizione è inesistente, ma anche il popolo italiano, però, si fa veramente poco sentire.”

E si arriva così al capitolo cause civili. L’ammontare totale delle cause ricevute è di 300 milioni di euro. “Le cause civili strangolano chi non ha fondi per le spese legali, i piccoli editori o i giornalisti che non hanno le spalle coperte. Ma la cosa terribile è che il 70% di queste cause sono pretestuose, ed il sistema non dovrebbe permettere queste cause intimidatorie. Nel diritto anglosassone, ad esempio, se la causa intentata si basa sul nulla si è condannati a pagare una somma punitiva. Ma in quel Paese la libertà di stampa è un valore civile.” I politici non querelano molto Report; lo fanno di più gli imprenditori, Geronzi, Ligresti e Moretti in testa. Poi le compagnie telefoniche, Urbani e perfino Masi, ora direttore generale della RAI.

Parlavamo all’inizio di spina dorsale. Ed è proprio quella che la Gabanelli dimostra di avere ogni domenica, e che sa che una parte di questo Paese ha. Un Paese che da trent’anni è dato per morto, finito, ma che resiste e continua a lottare. Ed è quello che bisogna fare, credere di poter cambiare le cose, di essere importanti e di non credere di non contare nulla. Perchè ognuno di noi, partendo da una cosa piccola, infinitesimale, può fare la sua battaglia di libertà, può decidere cosa fare della sua vita e, in parte, di quella degli altri. Con le sue scelte.

Conclude la Gabanelli: “Non serve a niente lamentarsi e basta. Dire che sono tutti uguali, che tanto le cose non cambieranno mai. In realtà le cose possono cambiare. Dalle cose che si vengono a sapere e che si scoprono possono nascere grandi cambiamenti (per quanto riguarda Report, i servizi sui quadri di Tanzi e sul decreto salva-manager sono un esempio). Il cittadino informato ha delle armi in più, che muovono le sue scelte e gli permettono di cambiare le cose.”

(Clicca qui per il video della conferenza)

Domenica sera, 23 maggio, prima di incominciare la puntata di Report, Milena Gabanelli lancia un messaggio chiarissimo su cosa contiene la legge bavaglio e sugli effetti che avrà, sui giornalisti, sulle inchieste, sull’informazione tutta.

“Siccome un’informazione completa serve a scegliere in libertà e i destinatari di quest’informazione siete voi, valutate, e se non siete d’accordo fatevi sentire nelle sedi competenti, perché, a breve, sarà legge.”

L’Albatro