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Non penso che sia una cosa sana lasciare la possibilità di commentare gli articoli sui giornali edizione web. Almeno, per quanto riguarda la modalità attuale. Ci sono le peggio cose, e oltre ai flame non si contano gli slogan, le frasi fatte trite e ritrite che vengono ripetute ossessivamente, o meglio, vengono scagliate nella discussione.

La democrazia orizzontale del web sarà una fregatura, se si continuerà ad intenderla così: tutti possono dire tutto, arrogandosi spesso una certa autorevolezza. La molteplicità delle voci è democrazia, ma l’anonimato (parziale) che il web ci consente può rovinare le discussioni: ognuno può dire quello che vuole a chi vuole, insultare, schernire, sragionare!

Tutti sono esperti di tutto sul web, e il ragionamento che sta dietro alla maggior parte dei commenti – dov’è? non pervenuto– è invece una reazione di pancia.

Io stesso scrivo qui in modo emotivo, ma so che quello che scrivo non verrà da me pubblicato senza rivederlo tra un paio d’ore. Ora infatti sono passati tre mesi, e quello che leggete è frutto di ragionamenti, oltre che di un impulso.

Ma come consumare una merendina, ascoltare una canzone e non tutto il disco, comprare soltanto le canzoni che “ci servono” (che ragionamento orribile), appagare i nostri bisogni subitanei, spesso così funziona con i commenti: è vero che in Italia c’è tanta gente che vuole il cambiamento, ma non ha ancora lo stimolo giusto per farlo, per scendere in piazza per imporre al governo e a chi comanda di fare certe riforme, di migliorare davvero il senso di equità di questo assurdo Belpaese.

La maggior parte delle persone che commenta sui giornali, sui blog, lo fa quindi rispondendo a stimoli bassi, di pancia, e visceralmente ributtano su poche righe tanta rabbia che se non si scaricasse con questi piccoli palliativi (sentirsi parte di una comunità di “rivoluzionari” non è bellissimo? tutti insieme a gridare contro partiti, politici, banche, massonerie…) sarebbe indirizzabile per davvero alle questioni importanti, in modo duro e risoluto. Eppure no, minacciare e criticare è sempre meglio che muoversi, e continuiamo a saltare la fila, non pagare il biglietto, chiedere la “spintarella”, a proporre contratti metà (sì…) in nero, chinare la testa, riempirci la mente di buone intenzioni e la bocca di belle frasi.

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Che le prostitute prenotate al telefono e portate a vagoni a B., le sue continue bugie per coprire i suoi traffici, i posti in tv e in politica garantiti a chi lo sollazza per qualche notte e tutto il resto siano notizie, non ci piove. I fatti emergono dalle intercettazioni e vanno raccontati. La decadenza della società italiana, fondata su ricatti, nepotismi e favori, emerge chiaramente dal quadro desolante che gli atti processuali di queste vicende ci offrono. Quindi ok, parliamone, raccontiamo tutto.

Ma è davvero necessario farci tutte le prime pagine di tutti i giornali? Per giorni, settimane, mesi? E’ possibile che in un momento simile, con l’euro che rischia di saltare, la Grecia ormai fallita, una manovra economica che farà sputare sangue alle famiglie ormai approvata, si continui a dare enorme spazio a queste cose?

Attenzione: non sto dicendo di censurare queste faccende, sia ben chiaro. Ma leggere i quotidiani (la tv praticamente non ne parla) fa venire il voltastomaco. Prendiamo le prime pagine del Fatto Quotidiano di venerdì 16 e sabato 17 settembre. Riporto i due titoli:

“35 prostitute per lui. B.a Tarantini: “Chi mi porti stasera?” “Belèn non me la sono fatta, sta con un mio calciatore” Nelle 100mila intercettazioni, un premier che ci fa vergognare” (16 settembre). “E’ un gran troiaio” Infatti lui resta premier “(17 settembre).

Lo dico da ex abbonato e da lettore quotidiano del Fatto: non ne posso più. L’edizione di sabato parlava di questi argomenti da pagina 2 a pagina 12. Undici pagine su ventitrè! Basta. E’ giusto e doveroso parlarne, ma non serve riportare ogni singola frase, fare titoloni a sensazione e a caratteri cubitali sulle porcate di un uomo ridicolo e dei poveracci che compongono la sua corte. Se davvero ci vuole differenziare dagli altri quotidiani (che si comportano allo stesso modo del giornale di Padellaro), sarebbe meglio pubblicare solo le conversazioni più salienti, come quelle che riguardano gli appalti e gli affari che giravano insieme alle ragazze, non tanto quelle contenenti le espressioni più volgari. Dare un’idea precisa del porcile, del sistema marcio e probabilmente illegale che regna in quegli ambienti, mantenendo però un certo stile. Per marcare la differenza.

Chi se ne frega infatti delle posizioni in cui hanno fatto l’amore, del numero delle ragazze, delle varie perversioni che si sono consumate nelle segrete stanze? Io me ne frego. Voglio sapere se il presidente del consiglio del mio Paese mente, se salta appuntamenti istituzionali perchè è troppo stanco dopo la notte passata con la baldracca di turno, se non mi governa perchè fa “il primo ministro a tempo perso”, se viene ricattato. Queste cose emergono dalle intercettazioni e si devono mettere in evidenza. Bisogna martellare su questo, non dare tregua mostrando tutta l’inadeguatezza e il danno che ci causa continuare ad essere rappresentati da quell’uomo.

Ma quello che si legge in questi giorni è diverso. Io vorrei che il giornale che compro ogni mattina, che sono orgoglioso di leggere, che raccoglie molte delle migliori firme del giornalismo italiano, che dà battaglia a tutti su tutto, che grazie alla sua indipendenza può essere diverso da tutti gli altri, avesse un sussulto. Vorrei che si scrollasse di dosso tutto questo marciume e dimostrasse di essere davvero diverso. Perchè dal mio giornale pretendo di più.

 

Non mi piace avere l’impressione di non potermi fidare degli altri. Perché a volte sembra che l’unica persona che meriti fiducia sia la nostra, ma anche di questo non sono molto sicuro.

È un po’ di tempo che faccio una grandissima fatica a leggere il giornale, lo compro a volte e nemmeno lo leggo. Nemmeno il giorno dopo.

Non so se c’entrano le feste o gli esami imminenti. Magari è di passaggio. Ma vivendo qua in Italia significa spesso avere l’impressione di vedere un Paese nel ghiaccio, bloccato nell’immenso istante in cui piacque a tutti di sovvertire le regole di base del vivere insieme.

Sono conto le generalizzazioni. Non esiste un “mondo delle donne”, un “mondo della politica”, un “mondo spirituale”. Ad agire con queste categorie in mente si fanno grossi danni, perché non ci si sa, non ci si può adattare alla contingenza che improvvisa ci si para di fronte.

Eppure a tanti va bene così, va bene che il governo più forte di sempre in Parlamento ora sia retto da 3 voti, va bene credere ancora e ancora al premier quando ci garantisce che avrà i voti a gennaio, va bene ancora guardare i litigi quotidiani di queste persone. Se la stabilità è questa, grazie signori, grazie. Sono convinto che si meglio muoversi, piuttosto che stare fermi ad aspettare.

Ma questa è l’opinione di un giovane studente un po’ confuso.

E forse con questo misero post il blocco dello scrittore mi sarà passato.

A presto, naviganti.