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Il presidente della provincia di Bolzano, Durnwalder, dice: “Non abbiamo nessun motivo per festeggiare l’unità d’Italia, siamo stati annessi a Roma contro la nostra volontà”. Questo dopo anni di finanziamenti principeschi e dopo aver scambiato astensioni pro-governo con favori sullo Stelvio e sui monumenti fascisti. Lasciamo il commento alla nostra Chinonrisica.


Il Corriere della Sera di domenica 3 novembre 1918 riportava un articolo di spalla intitolato “Austria deleta”.

Con i toni enfatici della vittoria a lungo attesa, l’autore (di cui non è nota l’identità), tra le altre cose scriveva: “Per la patria è sorto finalmente il giorno della prospera fortuna. Questa prospera fortuna è meritata perchè è il frutto della più schietta forza della nazione: è il frutto d’una fede pubblica che per nessun interno travaglio si perdette; che anzi nelle ore più gravi raddoppiò le forze della volontà e il coraggio dell’azione…Questa prospera fortuna  è la dura conquista del popolo d’Italia…”.

E il “Nuovo Trentino”,  edito grazie alla costituzione di un comitato formato da Enrico Conci, Alcide De Gasperi, Rodolfo Grandi, Guido De Gentili ed Emanuele Caneppele, pubblicò qualche giorno più tardi i messaggi festanti delle categorie economiche e sociali del Trentino, all’indomani dell’ingresso dell’esercito italiano a Trento.

L’entrata del governatore di Trento, conte Pecori Giraldi, nella sala consiliare stracolma fu accolta da un sindaco protempore ” roco nel delirio esultante dei primi giorni”, dall’omaggio floreale delle donne trentine, dal saluto del clero, dei deputati e dei lavoratori trentini.

Fu quello, senza dubbio, il momento della vera Unità, per il Trentino e per l’Alto Adige. Che festeggiano quindi qualche decennio in meno, rispetto al resto del territorio italiano. Le testimonianze di quei giorni, che devo al nonno irredentista di mio marito, sono emozionanti e stonano con il clima da festa  clandestina di questi giorni.

Stupisce, comunque che il monito al risparmio  sulle spese della commemorazione arrivi da chi ha voluto utilizzare 117.289 euro di denaro pubblico per le divise di un corpo paramilitare di frontiera. E sembrano del tutto paradossali le prese di posizione del presidente della provincia di Bolzano: di italiano non ci sono solo i passaporti, in Alto Adige, ma i cospicui finanziamenti all’autonomia e i lauti stipendi di una compagine parlamentare assai poco incline alla coerenza.

Sarà difficile che gli inni e le bandiere restituiscano senso dello Stato ad una comunità frammentata e sottoposta,da decenni, all’operato di una classe politica spesso dedita a compromessi poco onorevoli con la propria coscienza. Ma nelle manifestazioni, nei sit in di protesta, nelle sacrosante rivendicazioni di genere sarebbe significativo usare, in queste settimane, solo il nostro tricolore.

Un simbolo, anche etimologicamente, è una tessera di riconoscimento, qualcosa che unisce: che ciò avvenga in occasione del 150esimo e non solo per la vittoria della nazionale di calcio potrebbe essere un auspicio condivisibile?


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Tante, tantissime le notizie che si rincorrono in questi giorni. Stare dietro a tutto è impossibile. Il ciclone Wikileaks, da molti sminuito, non va affatto sottovalutato. Nel mare magnum di semplici giudizi sui capi di Stato, ci sono molte notizie importanti e gravi, per il nostro paese come per molti altri. Nei prossimi giorni cercheremo di fare un quadro riassuntivo.

Sul versante politico, tutto fermo. Il Parlamento è chiuso fino al 14 dicembre, per evitare che il governo cada prima di quella data. Dopotutto, non c’era granchè da fare. Pompei crolla, il Veneto si deve riprendere dall’inondazione subita, l’Aquila è ancora ferma, i rifiuti continuano ad appestare Napoli e territori limitrofi. Ma l’importante è fare la compravendita. Accaparrarsi gli indecisi per ottenere la fiducia il 14.

E, nel nostro piccolo, come abitanti del Trentino Alto Adige, possiamo essere orgogliosi del contributo che daremo. E’ notizia di oggi infatti che i parlamentari dell’SVP (Sudtiroler Volkspartei), il partito del presidente della provincia di Bolzano Durnwalder che spadroneggia in Alto Adige, si asterranno dal voto di fiducia. Cosa otterranno in cambio? La gestione di una parte del Parco dello Stelvio. Ma andiamo con ordine.

Ad oggi, le province di Bolzano, Trento e Milano, che gestiscono ognuna una parte del Parco dello Stelvio, collaborano all’interno di un consorzio che risponde al Ministero dell’Ambiente. Ora invece la provincia di Bolzano vuole gestire in autonomia una parte del Parco.

“E così il parco nazionale verrebbe praticamente declassato a interregionale. Al posto del consorzio, destinato a essere soppresso, verrebbe istituito un semplice comitato di coordinamento con i rappresentanti delle province e dei comuni interessati.
Gli ambientalisti protestano. Secondo il Wwf nel Parco dello Stelvio aumenterebbero i pericoli per il paesaggio, il consumo di suolo, l’attività venatoria. Insomma, più cemento, più centrali idroelettriche, più cacciatori. Una vittoria del partito degli affari, con buona pace dell’oasi naturalistica. E questo perchè, secondo il Wwf, gli enti locali incontrerebbero maggiori difficoltà a respingere le pressioni delle lobby economiche attive nei rispettivi territori.”  (dall’articolo di Vittorio Malagutti su ” il Fatto Quotidiano” del 7/12/2010)

Bolzano vuole spadroneggiare in un parco nazionale. E’ proprio vero che il potere non basta mai, che chi ne ha ne vuole sempre di più. Non contento della larghissima autonomia di cui gode la sua provincia, Durnwalder vuole ancora più prerogative. E chi se ne frega se, con l’astensione dei parlamentari del suo partito, Berlusconi potrebbe ottenere la fiducia e quindi tenere l’Italia in stallo ancora per qualche mese. Applausi.

Ma non è finita. Altra buona notizia. Oggi nella sua spalla sul Fatto (“L’indulto occulto“) Marco Travaglio denuncia l’ultima nefandezza di questo morente governo. Il ddl Alfano, appena approvato dal Parlamento potremmo dire quasi in segreto, e che entrerà in vigore il 16 dicembre, prevede che i detenuti che scontano condanne definitive possano trascorrere l’ultimo anno di detenzione a casa propria. Un anno che si va ad aggiungere ai 3 che già la legge non fa scontare in carcere (ma ai servizi sociali e ai domiciliari) e, se il reato è commesso entro il maggio 2006, agli altri 3 anni abbuonati dall’indulto approvato qualche anno fa dal governo Prodi. Sette anni di bonus per chi delinque. Tutta opera del governo della tolleranza zero e della sicurezza. A questo punto conviene risolvere i problemi col vicino ammazzandolo che discutendo e rovinandosi il fegato. Il messaggio che passa è: perché essere onesti, pagare le tasse e fare il proprio dovere, quando non facendolo e comportandosi da furbi rischio poco o niente?

Un’ultima riflessione. Stamattina è stato arrestato Assange a Londra. Deve rispodere a due accuse di molestie sessuali e di stupro e la Corte di Westminster ha confermato la custodia cautelare, decidendo che il capo di Wikileaks debba rimanere in carcere fino al 14 dicembre, in attesa dell’udienza. Le accuse mosse a Julian Assange sembrano pretestuose, confezionate per screditare un uomo che fa paura, che ha messo in subbuglio le diplomazie di tutto il mondo.

Mi ha molto colpito la solitudine di Assange. Viene dipinto come un terrorista, un pericolo per la democrazia. Tutti i governi hanno salutato la sua cattura come una buona notizia. Ma questa non è assolutamente una buona notizia. Assange ha fatto quello che deve fare l’informazione. Spaventare il potere, controllarlo. Smascherarne le bugie e i sotterfugi. Dire a tutti che il re è nudo. Fare questo non è un pericolo per la democrazia. E’ il suo sale, ciò di cui vive e si alimenta.

Ma Assange non è solo, in realtà. Tante persone sono con lui, tutte quelle che grazie al suo coraggio ora sono più informate.