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Cari amici, il nostro “Bel Paese” non finirà mai di stupirci…. oltre al Presidente del Consiglio che è un costante motivo di vergogna e d’imbarazzo, ho avuto modo di sperimentarlo pure io nei miei viaggi all’estero; ben oltre la montagna di spazzatura mediatica che sommerge la vera informazione; scavalcando le facce di quei bigotti politici che amano il teatro a tal punto da inscenarlo ogni giorno per un pubblico che continuativamente lascia la sala inosservato perché gli attori hanno gli occhi riempiti dalla luce dei riflettori.

Ognuno di noi sperimenta nella vita, prima o poi, che i colpi più grandi che si possano infierire scaturiscono sempre da piccole questioni, sovente considerate minimali.

Martedì 1 Febbraio 2011, stavo ascoltando le notizie al TG2 quando improvvisamente viene trasmesso un servizio sulle “tasse camuffate e nascoste nel nostro Paese”; bene – mi sono detto – parleranno di imposte che ognuno di noi paga senza accorgersene, stile IVA e via discorrendo… ed in effetti è così, si parla di tasse varie,  già calcolate nel prezzo finale dei prodotti che acquistiamo, ogni tipo di prodotto rinvenibile sul mercato.

Improvvisamente compare la solita “scheda” riassuntiva dove vengono sintetizzate la parole proferite dalla voce del/la giornalista che ha realizzato il servizio; si parla di patrimoniali ed altre tasse, alcune di cui personalmente non conoscevo nemmeno l’esistenza; “alcune di queste risalgono perfino ai primi del Novecento” tuona la Voce, come se vi fosse motivo d’orgoglio specie in un sistema tributario in cui i soldi entrano ma non si sa mai da quale falla escano!

Scorrendo verso la fine del servizio, sorpresa!, una piccola “chicca” per gli spettatori {e non parlo certo di una piccola donna di nome Cristina!}: “in occorrenza dei 150 dell’Unità d’Italia anche l’esposizione del Tricolore costerà: 140 € di tassa per esporre i colori nazionali”. Se non m’è preso un infarto sul momento credo non mi verrà mai più {tiè!}. Capito a che punto sono arrivati?: tassano coloro che si sentono appartenenti allo Stato italiano!

Mi sono sentito preso in giro: 140 €, ecco quanto vale il mio sentirmi italiano, o meglio, quanto devo pagare per poter dire “sì, mi sento italiano”… così sono corso in camera mia, ho afferrato furiosamente la mia vecchia bandiera italiana {non l’avevo ancora esposta perché vecchia, scolorita e da rattoppare qua e là}, mi sono diligentemente messo all’opera con ago e filo, ho sistemato i buchi più pericolosi che avrebbero potuto determinare uno strappo della tela e sventolando il mio vessillo sono uscito sul balcone ed ho posto l’asta dove generalmente è sempre stata in occasione di mondiali o feste nazionali. Terminata l’operazione mi sono lasciato scappare un bel “ed ora vengano a prendermi”, quasi fossi un ladro… eppure determinato. Se verranno a prendermi sul serio per farmi pagare una multa o la tassa stessa dovranno prima trascinarmi in tribunale! Personalmente, non baratto le mie idee ed il mio “sentirmi italiano” per una tassa, per uno Stato che per colpa di qualche personaggio costantemente alla ricerca di denaro per risanare i conti pubblici per vanagloria  decida di tassare il mio appartenervi.

Festeggeremo il Centocinquantenario dell’Unità d’Italia a breve, il 17 marzo, data così vicina eppure così lontana…. Sì, perché mentre magari alcuni italiani si preparano all’evento informandosi sulla storia della propria Nazione il Governo, a momenti, non sa ancora dove andare a parare in tema di manifestazioni: spostare, solo per il 2011, la festa delle Forze Armate a marzo? Organizzare un 2 giugno molto più grande per il 17 marzo e far passare in sordina l’Anniversario della Repubblica? Ed infine, dibattutissima questione, decretare per il 17 marzo un giorno di “vacanza” collettiva o mandare tutti al lavoro/ a scuola? Per di più, proprio quando i cavilli sembrano via via risolversi lentamente ecco le varie insurrezioni minoritarie: dapprima la Lega Nord che senza il proprio Federalismo {tanto sbandierato e voluto, di cui ora pare titubino persino gli stessi elettori} non vede ragione alcuna di festeggiare ed in un secondo momento con il moto di protesta del presidente della Provincia autonoma di Bolzano Luis Durnwalder il quale ha apertamente dichiarato di non voler prender parte ai festeggiamenti poiché gli altoatesini, nel lontano 1918 non vennero interpellati in merito a quale Stato volessero appartenere; per tal ragione non può costringere un popolo di “non italiani”  a festeggiare l’anniversario dell’Unità d’un Paese in cui questi non si identifichino.

Forse i festeggiamenti per questo Centocinquantenario potranno rivelarsi alquanto discutibili, l’importante, in fondo, è che ognuno di noi senta veramente quello spirito d’Unità nazionale che oltre centocinquant’anni fa portò giovani italiane ed italiani ad unirsi all’armata garibaldina ed a morire per un ideale di Patria che ancora oggi ritroviamo nel nostro Inno nazionale!

 

Foedericus

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(da giornalettismo.com)

Sono venuti di moda i numeri di cellulare. Ma non parliamo del primo approccio ad una persona che ci piace. Giovedì sera ad Annozero è stato mostrato il presunto numero di cellulare di Silvio Berlusconi, così stamattina (22 gennaio 2011) la testata Libero ha pubblicato in prima pagina il numero di telefono di Michele Santoro. Ma vorrei parlarvi di un altro numero, che non penso possa generare troppe polemiche!

Martedì (18 gennaio) sera stavo ascoltando il Tg Zero di Vittorio Zucconi ed Edoardo Buffoni su Radio Capital. Ogni sera alle sette, dal lunedì al venerdì, per un’ora discutono le notizie della giornata, lanciano sondaggi, proposte e domande a cui gli ascoltatori sono naturalmente invitati a rispondere.

L’invito su cui faceva perno la serata era “chiamare il +39 0667791“, numero della Presidenza del Consiglio, per dire “Buonasera, sono Tal dei Tali e vorrei chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio“, oppure “Buonasera, sono un altro Tal dei Tali e vorrei dire al Presidente del Consiglio di andare avanti e resistere“.

I presentatori stessi hanno fatto una prova di chiamata, “intervistando” il centralinista, chiedendogli come fosse la situazione ma soprattutto cosa sarebbe avvenuto se qualcuno (un ascoltatore) avesse chiamato il centralino. Il povero centralinista ha parlato di un elenco su cui verrebbero annotati i nomi e il messaggio di chi chiama, ma ha anche aggiunto che molti chiamano, chiedono le dimissioni e riattaccano. Nemmeno il tempo di chiedere chi loro fossero.

Sta di fatto però che questo numero esiste, ed è contattabile da qualunque cittadino.

Vorrei quindi rilanciare l’iniziativa della coppia radiofonica Zucconi-Buffoni e invitarvi a chiamare questo numero (che si trova sul sito della Presidenza del Consiglio alla voce “Contatti“, non è inventato). Se qualcuno dovesse provare, anche per curiosità, venga pure a scrivere cosa è successo, cosa ha detto, qua sul nostro blog!

Un altro scritto della nostra amica WhatsernaMe, sulla moralità in Italia…

***

Dunque fatemi capire, qui Italia la parola moralità è stata rimossa persino dall’ultima edizione del vocabolario Zanichelli.

Nel Paese in cui vivo ci può essere, supponiamo, una ragazza che si chiami Paola. Ha 17 anni, è nata nel 1993. Magari ha la fortuna di avere già il posto fisso come pseudo prostituta (e addio anche all’immagine della donna). Non abbastanza contenta di questo privilegio, ruba anche una collana molto bella che le ha colpito il cuore. Anche in questo caso la legge italiana dice che nel momento in cui un minore commette un reato più o meno grave (perché, sempre stando alla morale non si dovrebbe rubare) viene portato in questura e poi saranno i genitori a firmare per il rilascio, i quali dovrebbero affliggere a Paola più che una punizione.

Invece l’Italia è un paese rivoluzionario (o almeno ultimamente lo è sempre stato): in Italia se sei una persona che conta, eccoti subito per te uomini importanti e potenti che si fanno in quattro affinché tu possa stare bene, persino il Presidente del Consiglio.

Ma forse questo non è abbastanza rivoluzionario.

Invece questo potrebbe esserlo: una ragazza minorenne di origine marocchina, Ruby, è stata sorpresa mentre rubava; ovviamente è stata portata in questura, ma ecco lo squillo magico del Presidente del Consiglio che fa impazzire il procuratore capo e addirittura fa comparire una consigliera comunale per prelevare la signorina, peraltro presunta nipote del presidente del Marocco Mubarak. Poi dalla fantasia davvero scarsa di Ruby, saltano fuori regali costosi, festini ad Arcore, Palazzo Grazioli allietate da gentili accompagnatrici che nella loro agenda casualmente avevano un buco libero.

Questo si che è abbastanza rivoluzionario. Però non esageriamo, perché non credo che gli italiani ne abbiano abbastanza.

Tenendo conto di questi fatti, io, cittadina italiana a tutti gli effetti, mi sento legittimata a rivoluzionare il mio Paese: l’ha fatto una marocchina, non ho capito perché non posso farlo io, nella città in cui io vivo.

Vado nella gioielleria più costosa di tutta Milano, consapevole che mi porteranno in questura, ma ancora più consapevole che il Presidente del Consiglio mandi un’altra consigliera comunale a prelevarmi.

Aspetto e aspetto ma nessuna chiamata.

Ma poi mi batto una mano sulla fronte e capisco tutto: io non sono una persona che conta. Io non ho un futuro. Io non ho un posto di lavoro fisso. Io non prostituisco la mia immagine di donna. Io non faccio comodo alla società in cui vivo poiché scrivo questi articoli. Io non sono diversa da tutti i giovani che scappano da questo Paese. Al contrario, io devo guadagnarmi un Cd sacrificando le mie estati lavorando. Io voglio andare all’università. Io sono una ragazza semplice, onesta, che porta rispetto e che crede nell’amore. Io sono consapevole che oggi come oggi non rivoluzionerò niente e nessuno, perché “non c’è nessun cambiamento vero / se la rivoluzione non avviene prima nel pensiero”. Io sono stanca di essere una cittadina italiana che guarda in silenzio come crolla il suo Paese.

Ebbene, sapete cosa vi dico?

Io lotterò con tutte le mie forze affinché la gente impari a pensare e soprattutto affinché capisca e assimili dentro di sé la parola ‘moralità’. Solo allora potrà ricomparire nell’ultima edizione del vocabolario della lingua italiana Zanichelli.