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di Aristofane

Ecco a voi le ultime, mirabolanti avventure della nostra classe politica. Cosa mancava nel fantastico parco ministri che ci ritroviamo? Ma è ovvio, qualcuno che fosse stato per un po’ in galera! Forse così racconterà la sua esperienza agli altri che, per timore, si daranno una regolata. Ma è una pia illusione, mi sa. Credo che la nomina di Aldo Brancher sia dovuta al fatto che il 26 giugno avrebbe dovuto essere presente al processo che lo vede imputato per appropriazione indebita per la questione Antonveneta, mentre ora, grazie al legittimo impedimento, potrà evitare questa fastidiosa incombenza. Ma forse sono io che penso troppo male; anzi, sicuramente è così. Perchè vi facciate un’idea, ecco la biografia del neo ministro per il federalismo. Il Presidente della Repubblica non ha davvero nulla da obiettare sulla nomina a ministro di un soggetto simile?

Il 18 giugno 1993, quand’era il vice di Confalonieri alla Fininvest Comunicazioni, Brancher fu prelevato e sbattuto a San Vittore su richiesta del Pool di Milano, in base alle accuse di Giovanni Marone, segretario del ministro della Malasanità Francesco De Lorenzo: “Brancher venne da me a nome della Fininvest per raccomandarsi che le venisse riservata una maggiore fetta di pubblicità nella campagna anti-Aids (sulle reti Fininvest, ndr). E quando questo privilegio fu realizzato, mi fu riconoscente pagando 300 milioni in due rate”: 300 a Marone e 300 al Psi. Brancher restò in carcere tre mesi e, per trasmettergli la consegna del silenzio, B. ricorse al paranormale: “Quando Brancher era a San Vittore – ha raccontato il Cavaliere – io e Confalonieri giravamo in auto intorno al carcere per metterci in comunicazione con lui”. La telepatia funzionò: Brancher tenne la bocca chiusa. Fu poi condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito e falso in bilancio. Poi, in Cassazione, il primo reato cadde in prescrizione, mentre il secondo fu amorevolmente depenalizzato dal governo Berlusconi, di cui era sottosegretario lo stesso Brancher. Il quale, nel 2005, torna sul luogo del delitto: la Procura di Milano trova un conto alla Banca Popolare di Lodi intestato alla sua compagna Luana Maniezzo con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300 mila euro in due anni. Un regalino di Fiorani, come spiega lo stesso banchiere ai pm: “Con Brancher ho avuto diversi rapporti economici: una somma nel 2003 sul conto di Luana Maniezzo; nel 2004 100 mila euro che ho consegnato in ufficio a Lodi per ringraziarlo per l’attività svolta in Parlamento per aiutare Fazio; 100 mila euro nel 2005 a Roma; 200 mila euro a Lodi quando ho consegnato la busta a Brancher che la doveva dividere con Calderoli… che aveva bisogno di soldi per la sua attività politica”.

(tratto da “Voce del verbo abbranchèr” di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano del 19 giugno 2010)

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