Posts contrassegnato dai tag ‘milano’

Abbiamo per voi oggi una sorta di “seconda puntata” riguardo a M.A.C.AO., raccontataci ancora dalla nostra Whatsername, che a M.A.C.A.O. c’è stata e continua ad esserci.

Buona lettura!

*

M.A.C.A.O., good riddance

Sembra passata un’eternità da quando, sabato scorso, mi recai alla Torre Galfa. Un subbuglio di vibrazioni positive.

Martedì 15 maggio la Digos e i carabinieri in tenuta antisommossa sono entrati nella Torre, ordinando agli occupanti di uscire e sgomberare tutti i piani.

I lavoratori dell’arte e della cultura non hanno fatto resistenza: alle 7 del mattino, più o meno, si sono dati da fare per portare tutto fuori.

Gira voce che, però, i “macachi” sapessero dello sgombero. Questa voce dice anche che qualcuno abbia scritto (non si sa se su Facebook o se Twitter) ai ragazzi di «non dormire» quella sera. Questo fa riflettere, ma ognuno sa che se avessero cominciato a barricarsi dentro, magari con altra gente, sarebbe finita come dieci anni fa, in un scuola elementare di una città che si affaccia sul mar Ligure. Meglio evitare. Infatti non c’è stato alcun episodio di violenza. In fin dei conti, a cosa servono manganellate, botte e calci? La cultura si è sempre fatta a parole.

Subito sulle pagine Facebook e Twitter si sparge la voce dello sgombero.

Una mia amica mi chiama, parla velocemente, mi dice Myk hanno sgomberato M.A.C.A.O. e io le rispondo come hanno sgomberato M.A.C.A.O.?! e lei mi dice che dobbiamo andare al sit-in sotto la torre, ma io domani ho un esame e lei mi dice chi se ne frega, è M.A.C.A.O., muoviti! e io mi precipito in via Galvani.

Per essere le 11:00 c’è già tanta gente, incontro alcune ragazze con cui ho lavorato sabato, conosco altra gente, ascolto dei musicisti che improvvisano e inventano jazz e blues e rimango incantata dalle canzoni di un gruppo di Milano, non del tutto sconosciuto, ma nemmeno così famoso, Io?Drama si fanno chiamare. Stasera andrò su YouTube e mi ascolterò qualche loro canzone, penso.

L’atmosfera è magnifica e il pensiero cosciente che M.A.C.A.O. sia in pericolo, è come un filo spinato che mi stringe lo stomaco.

Tre giorni dopo, venerdì, decido di ritornare in via Galvani e vedere cosa sta succedendo.

Il giorno prima, da un notiziario, probabilmente il TG3, avevo appreso che il Comune aveva concesso ai lavoratori uno spazio, alla ex Ansaldo-Breda; i macachi rifiutano perché gli accordi non erano trasparenti e continuano a starsene in strada, sotto la torre.

Quando giungo a destinazione, si sente che qualcosa è in fermento.

Davanti ai miei occhi si presentano un mucchio di esemplari tipici della fauna cittadina, riuniti in assemblea dalla quale si dovrebbe decidere il da farsi.

Direttamente dall’età preistorica, vecchietti scatarranti e artritici (ma rinvigoriti da uno spirito bolscevicheggiante vecchio stampo) sono spiaggiati su enormi sedie bianche di plastica e ascoltano attentamente con gli occhi chiusi, il capo particolarmente attratto dalla forza di gravità, la bavetta che cola dai lati della bocca.

Sparsi qui e lì, brizzolati impiegati, operai, negozianti, brokers, managers, casalinghe più o meno disperate, o disperate troppo poco casalinghe, tutti che uniscono l’utile (raduno di vecchi compagni di viaggi e  fattanze) al dilettevole (la partecipazione all’assemblea).

Ma i migliori sono e restano i giovani: bohemien, metallari, cheguevariani, bobmarleyiani, punkettoni, barboniani, hippy, hipster. Dei veri artisti.

Il dibattito dura a lungo, ognuno ha idee giuste per taluni, sbagliate per altri. Si deve trovare un punto di incontro, un’idea che vada bene per tutti. E tra i duecento, emerge un esemplare maschio di lavoratore diurno, pelo scuro e folta barba, che probabilmente si è distaccato dal suo branco.

L’Omone propone una sana dormita di gruppo, sveglia coordinata per essere alle 10:00 in via Galvani per preparare la conferenza stampa delle 13:30, per preparare un corteo colorato e artistico, per preparare il sabato sera. Applauso finale e tanti sorrisi sollevati.

M.A.C.A.O. resiste, M.A.C.A.O. ce la farà, M.A.C.A.O. diventerà un bellissimo centro culturale e artistico. M.A.C.A.O. sarà la vera voce della cultura. M.A.C.A.O. è il futuro di molti artisti giovani, disperati e scatarranti.

Annunci

Tante, tantissime le notizie che si rincorrono in questi giorni. Stare dietro a tutto è impossibile. Il ciclone Wikileaks, da molti sminuito, non va affatto sottovalutato. Nel mare magnum di semplici giudizi sui capi di Stato, ci sono molte notizie importanti e gravi, per il nostro paese come per molti altri. Nei prossimi giorni cercheremo di fare un quadro riassuntivo.

Sul versante politico, tutto fermo. Il Parlamento è chiuso fino al 14 dicembre, per evitare che il governo cada prima di quella data. Dopotutto, non c’era granchè da fare. Pompei crolla, il Veneto si deve riprendere dall’inondazione subita, l’Aquila è ancora ferma, i rifiuti continuano ad appestare Napoli e territori limitrofi. Ma l’importante è fare la compravendita. Accaparrarsi gli indecisi per ottenere la fiducia il 14.

E, nel nostro piccolo, come abitanti del Trentino Alto Adige, possiamo essere orgogliosi del contributo che daremo. E’ notizia di oggi infatti che i parlamentari dell’SVP (Sudtiroler Volkspartei), il partito del presidente della provincia di Bolzano Durnwalder che spadroneggia in Alto Adige, si asterranno dal voto di fiducia. Cosa otterranno in cambio? La gestione di una parte del Parco dello Stelvio. Ma andiamo con ordine.

Ad oggi, le province di Bolzano, Trento e Milano, che gestiscono ognuna una parte del Parco dello Stelvio, collaborano all’interno di un consorzio che risponde al Ministero dell’Ambiente. Ora invece la provincia di Bolzano vuole gestire in autonomia una parte del Parco.

“E così il parco nazionale verrebbe praticamente declassato a interregionale. Al posto del consorzio, destinato a essere soppresso, verrebbe istituito un semplice comitato di coordinamento con i rappresentanti delle province e dei comuni interessati.
Gli ambientalisti protestano. Secondo il Wwf nel Parco dello Stelvio aumenterebbero i pericoli per il paesaggio, il consumo di suolo, l’attività venatoria. Insomma, più cemento, più centrali idroelettriche, più cacciatori. Una vittoria del partito degli affari, con buona pace dell’oasi naturalistica. E questo perchè, secondo il Wwf, gli enti locali incontrerebbero maggiori difficoltà a respingere le pressioni delle lobby economiche attive nei rispettivi territori.”  (dall’articolo di Vittorio Malagutti su ” il Fatto Quotidiano” del 7/12/2010)

Bolzano vuole spadroneggiare in un parco nazionale. E’ proprio vero che il potere non basta mai, che chi ne ha ne vuole sempre di più. Non contento della larghissima autonomia di cui gode la sua provincia, Durnwalder vuole ancora più prerogative. E chi se ne frega se, con l’astensione dei parlamentari del suo partito, Berlusconi potrebbe ottenere la fiducia e quindi tenere l’Italia in stallo ancora per qualche mese. Applausi.

Ma non è finita. Altra buona notizia. Oggi nella sua spalla sul Fatto (“L’indulto occulto“) Marco Travaglio denuncia l’ultima nefandezza di questo morente governo. Il ddl Alfano, appena approvato dal Parlamento potremmo dire quasi in segreto, e che entrerà in vigore il 16 dicembre, prevede che i detenuti che scontano condanne definitive possano trascorrere l’ultimo anno di detenzione a casa propria. Un anno che si va ad aggiungere ai 3 che già la legge non fa scontare in carcere (ma ai servizi sociali e ai domiciliari) e, se il reato è commesso entro il maggio 2006, agli altri 3 anni abbuonati dall’indulto approvato qualche anno fa dal governo Prodi. Sette anni di bonus per chi delinque. Tutta opera del governo della tolleranza zero e della sicurezza. A questo punto conviene risolvere i problemi col vicino ammazzandolo che discutendo e rovinandosi il fegato. Il messaggio che passa è: perché essere onesti, pagare le tasse e fare il proprio dovere, quando non facendolo e comportandosi da furbi rischio poco o niente?

Un’ultima riflessione. Stamattina è stato arrestato Assange a Londra. Deve rispodere a due accuse di molestie sessuali e di stupro e la Corte di Westminster ha confermato la custodia cautelare, decidendo che il capo di Wikileaks debba rimanere in carcere fino al 14 dicembre, in attesa dell’udienza. Le accuse mosse a Julian Assange sembrano pretestuose, confezionate per screditare un uomo che fa paura, che ha messo in subbuglio le diplomazie di tutto il mondo.

Mi ha molto colpito la solitudine di Assange. Viene dipinto come un terrorista, un pericolo per la democrazia. Tutti i governi hanno salutato la sua cattura come una buona notizia. Ma questa non è assolutamente una buona notizia. Assange ha fatto quello che deve fare l’informazione. Spaventare il potere, controllarlo. Smascherarne le bugie e i sotterfugi. Dire a tutti che il re è nudo. Fare questo non è un pericolo per la democrazia. E’ il suo sale, ciò di cui vive e si alimenta.

Ma Assange non è solo, in realtà. Tante persone sono con lui, tutte quelle che grazie al suo coraggio ora sono più informate.