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Aggiungerei un punto interrogativo, al titolo del Fatto Quotidiano online. E la questione ora diventa: “A chi tocca adesso?”.

Forse il primo passo lo abbiamo fatto, è come quando inizi a spingere una scatola molto pesante, e questa non vuole sapere di spostarsi. Attrito statico, attrito che non fa muovere la scatola: una volta vinto però la scatola scivola, scivola sul pavimento.

La nostra scatola è piena di debito, debiti, ingiustizie, porcellum, leggi ad personam, ad aziendam, ad castam, voti di fiducia, mignotte, compravendite, conflitti d’interesse…e tanta, tanta ignoranza. Ignoranza becera e aggressiva, arrogante, assolutamente contenta di sé, ostentata.

Battuto il Berlusconi che sta a Palazzo Chigi ora va estirpato il Berlusconi che è entrato nell’animo italiano. Non voglio credere che siamo “un paese di merda”.

La parte più difficile è riprenderci tutto ciò che è nostro.

Diritti.

Cultura.

Tranquillità.

Denaro.

Merito.

Parole, tantissime parole e significati, distorti, violentati, scaravoltati.

Felicità.

Felicità.

Felicità!

 

Inizia tutto adesso, ma ora vi lascio, è mezzanotte e abbiamo i Doors…This is the end, my beautiful friend, this is the end, my only friend, the end.

 

Non è per mancanza di voglia o di dedizione che non scrivo sul blog da un po’ (eccezion fatta per l’articolo su Praga).

Vorrei scrivere, condividere quello che vedo e sento, commentare le atrocità che coinvolgono l’Africa del nord, così lontana e così vicina a noi. Ma non ce la faccio. Mi metto davanti alla tastiera e rimango fermo. Inizio una frase. Banale, la cancello. Non mi viene nulla di interessante.

Sarà forse che mi sembra tutto uguale. Di cosa si parlava l’anno scorso? Di leggi ad personam, processi, mignotte, immunità, immigrazione. E due anni fa? Processi, leggi ad personam, immunità, mignotte, immigrazione. E tre anni prima? Idem. E avanti così. Da troppo tempo il refrain è sempre quello. Cambia poco o non cambia nulla. Qualche politico si sposta di qua o di là, un altro grida al complotto, un paio si ritirano. Ma pensano sempre agli affari loro. Tutto qui.

A me piacerebbe sapere se sono di destra o di sinistra (se vuol dire ancora qualcosa). Dico davvero. Chi di noi può essere sicuro di dove collocarsi? Da sempre sento parlare di Berlusconi. E non c’è scelta, qualsiasi persona ragionevole che abbia a cuore il suo Paese e la sua libertà vede in quell’ometto patetico (e nei suoi sodali prezzolati) il pericolo. Ma se si andasse oltre? Accadrà, prima o poi. E chissà se in Italia saremo in grado di liberarci dall’incantesimo in cui siamo rinchiusi da troppo e ritrovare un significato alle tante, troppe cose che non ne hanno più.

L’unica cosa che effettivamente cambia è che la gente sta sempre peggio. Si allarga lo spazio tra chi è ricco (e lo diventa sempre di più) e chi è povero (e lo diventa sempre di più). In mezzo c’è sempre meno gente.

Sono stufo. Forse è arrivata la saturazione, il punto di rottura. In Egitto, Tunisia, Libia è arrivato da tempo. E noi stiamo a guardare quelle persone lottare per la loro libertà. E forse anche un po’ per la nostra. Perchè noi, soprattutto noi giovani, dovremmo essere ogni giorno in piazza, in strada, a chiedere conto di come hanno fatto fatto a pezzi il nostro presente, avvelenandoci il futuro.

E invece quei ragazzi si sostituiscono a noi, combattendo e morendo per quello in cui credono, dando forse così un significato alla loro vita. Mentre noi stiamo fermi, ipnotizzati e spesso disinteressati, finchè la terra non ci mancherà sotto i piedi.

“La mafia, si vendica con Berlusconi così…quando vogliono essere tremendi, una volta ammazzavano, no, ora ti mandano due diciottenni a letto, in casa! Orrenda, è una cosa orrenda, c’è il terrore, il terrore veramente, […], tu torni a casa e trovi tre escort in bagno, guardate che uno dice “Noooo, oddio, che è?? La mafia! Riina maledetto!”

Ha proprio ragione Roberto Benigni. È cambiato lo stile della mafia, radicalmente. Se una volta facevano saltare le autostrade col tritolo, o intere vie per colpire dei singoli, ora hanno il brutto vizio di riempire il letto del malcapitato con quintali di ragazzette. Forse hanno finito le teste di cavallo.

Credo che vada riconosciuto un certo merito a Benigni per il lungo monologo a Vieni via con me, per essere riuscito a strappare risate sua argomenti drammatici e seri, importanti. E dire che, come ci ha fatto notare Marco Travaglio nella spalla de Il Fatto di mercoledì 10 novembre, Roberto si è limitato a prendere e ripetere le frasi testuali di alcuni nostri politici: la carica comica dei nostri rappresentanti, nonostante la quale i cronisti sempre prendono ogni parola come autorità importantissima. Tra l’altro, il “Bossi dietro al cespuglio” è fenomenale. Ma ci fa anche pensare a quanto le parole siano importanti, ma solo a chi sa davvero ascoltarle. Per molti i discorsi politici, le dichiarazioni, i commenti dei personaggi sono solo un brusio indistinto: e per questo ogni parola e ogni affermazione sono uguali, e ugualmente inutili, insignificanti. Questo fa parte del disamoramento nei confronti del sistema politico.

Ma quando sempre più persone non riescono e non vogliono ascoltare e capire cosa i nostri rappresentanti dicano, succede che questi possono dire qualunque cosa, no? Le boiate più grandi, le sparate più grosse passano inosservate, letteralmente: pochi le capiscono, le osservano.

Penso che sia doveroso far notare a chi ci rappresenta, quando dice un’autentica “castroneria”. Forse è una semplice questione di chiarezza. Intanto apprezziamo la satira e i comici che un po’ ci aiutano nel cogliere questi lati “inusuali” del quotidiano: ridere per capire!