Posts contrassegnato dai tag ‘libertà di stampa’

I video che riporto sotto sono tratti da una conferenza per la libertà di stampa che aveva come ospiti (tenetevi forte) Minzolini (direttore del TG1), La Russa (ministro della difesa), Bondi (ministro dei beni culturali), Santanché (sottosegretario), Feltri (direttore del Giornale), Belpietro (direttore di Libero). E’ come fare una conferenza sulla legalità con Gambadilegno, Diabolik e Lupin. Prendetevi dieci minuti per guardare questi video. Prendeteveli davvero. Alla fine non sapevo se ridere o piangere. Decidete voi. La realtà è ribaltata. Completamente. In un modo incredibile e terribile.

Annunci

Pubblichiamo oggi un intervento di una nuova collaboratrice, WhatsernaMe, che ci parla di onestà, rispetto e legalità. Buona lettura!

GOD SAVE THE KING

di WhatsernaMe

Il vecchio inno inglese diceva: “God save the King” (Dio salvi il re), sperando che questo re potesse amministrare il suo Paese nel nome dell’onestà, della legalità e del rispetto. Onestà? Legalità? Rispetto? Oh miseriaccia, cosa saranno mai queste parole? Cosa celano dietro il loro oscuro significato?

Apparentemente sono semplici: onestà significa non negare l’evidenza nel momento in cui TUTTI sanno cosa succede; oppure non raccontare menzogne con il solo scopo di pararsi il culo; non accettare compromessi per essere l’uomo più ricco d’Italia; non crearsi leggi ad personam o ad aziendam, non abusare del proprio potere per minimizzare la libertà di stampa, di opinione (solo perché siamo in un Paese democratico, credo).

Legalità, invece, vuol dire attenersi a determinati protocolli creati per contrastare l’abusivismo, le morti bianche e i danni all’ambiente; non comparire negli elenchi di società segrete, non favorire la criminalità organizzata, non accusare magistrati consapevoli delle indagini che stanno facendo.

E il rispetto? Parolona: non imbrogliare i cittadini; agevolare la giustizia; pensare all’Italia come un Paese unito; risolvere le gravi incombenze che attanagliano ogni singolo cittadino; distribuire i soldi in maniera equa e quanto basta alla sanità, all’istruzione e alle pubbliche imprese; dare la possibilità ai giovani di un futuro migliore.

Ma sono altrettanto semplici da essere realmente applicate nella vita quotidiana di tutti noi? Massì, cosa ci vuole.

Però se fosse davvero così facile, non avremmo avuto un Capo del governo che invece di risolvere i problemi di noi italiani, risolve i suoi.

E intanto va, sentendosi addirittura una mano venuta dal cielo che controlla informazione, televisioni, giornali, banche, case editrici e cinematografiche, avvocati pronti a difendere tutte le sue magagne (mentre a noi chi le difende? mi viene da pensare). Come se il suo immenso potere dipendesse da Dio.

Per tutti coloro che apprendono le parole “onestà, legalità e rispetto” sanno che questo è impossibile e che neppure quel Dio che lo avrebbe dovuto guidare nel suo cammino, accetterebbe un tale affronto.

“Un momento, qui i conti non tornano” può pensare il Re dei Cieli, “una persona – continua – non può avvalersi del mio potere se per prima cosa non rispetta il suo Popolo.”

Dio è chiaramente indignato. E anche quei pochi italiani che hanno appreso la gravità della situazione, che hanno già perso una battaglia in partenza, in quanto sono troppo pochi e senza “le armi” adatte a poter combattere il sonno che avvolge le menti delle altre persone.

Ma intanto, “God save the King”.

Anche e non siamo un giornale, pubblichiamo lo stesso questo significativo necrologio. Facciamo parlare qualcuno più autorevole di noi. Bruno Tinti, dal Fatto Quotidiano, spiega cosa prevede la legge e quali sono i suoi effetti. Buona (si fa per dire, visto l’argomento) lettura.

I FURBETTI DEL BAVAGLINO  (di Bruno Tinti)

da Il Fatto Quotidiano dell’11/06/2010

Ecco cosa stabilisce davvero la “dura” legge degli amici della premiata Cricca

Cosa è più importante: controllare il rubinetto o il lavandino? Se controllo il lavandino posso dire a chi lo usa che non deve riempirlo oltre una certa misura; e lui forse mi obbedirà e forse no; e, se non mi obbedisce, io dovrò magari denunciarlo e fargli fare un processo. Allora tutti gli utilizzatori dei lavandini si coalizzeranno contro di me e io farò una figuraccia. E poi magari lo assolvono pure perché riempire i lavandini è un diritto costituzionale. Ma, se controllo il rubinetto, non ho bisogno di ordinare niente a nessuno: lo chiudo e l’acqua non arriva più. E del lavandino facciano quello che vogliono. Ecco, questo è quello che sta facendo questo legislatore furbastro. Il mondo dell’informazione si è ribellato? Facciamogli credere che ci hanno toccato il cuore. Ma sì, figlioli, pubblicate pure, con un po’ di cautela, “per riassunto”, ma sia mai che la libertà di stampa sia conculcata. E se eccedete non vi preoccupate, multe piccoline (non poi tanto) e prigione finta, qualche giorno con la condizionale o agli arresti domiciliari o l’affidamento in prova al servizio sociale.

Fare gli eroi vi costerà poco. E anche a noi soci della premiata Cricca costerà poco; tanto, che pubblicano? Siamo in una botte di ferro: senza intercettazioni i magistrati si attaccano, non ci scopriranno mai; e se non ci scoprono non fanno i processi; e se non fanno i processi non c’è niente da pubblicare. Soldi e impunità, impunità e soldi, questo è il nostro radioso futuro. Credete che sia una diagnosi sbagliata, magari eccessivamente pessimista? State a vedere.

1) Si può intercettare solo per 75 giorni; poi si smette. Però magari gli intercettati parlano di questa o quella operazione, di questa o quella banca dove far arrivare i soldi, di questo o quell’appalto su cui ci si deve mettere d’accordo: discorsi promettenti ma ancora vaghi. Allora si può continuare; ma solo per tre giorni, previa autorizzazione di tre giudici del Tribunale del capoluogo di Provincia a cui bisogna mandare tutto il fascicolo e la richiesta di prorogare l’intercettazione. Mettiamo che i giudici autorizzino e l’intercettazione continui; dopo tre giorni ci risiamo, i soldi sono arrivati ma se ne debbono mandare un po’ anche a un altro amico, l’appalto s’è bloccato, si deve sentire cosa ne pensa l’assessore, quello che tu sai… Che si fa? Niente paura, l’intercettazione continua; per altri tre giorni; previo, si capisce, invio del fascicolo ai tre giudici del Tribunale capoluogo di Provincia (che magari non sono più quelli di prima e debbono ristudiarsi tutto daccapo). E via così magari per un anno o due. Non c’è che dire, una cosa agile ed efficiente.

2) Non si può intercettare se il motivo per intercettare è costituito solo dal contenuto di un’altra intercettazione. Cioè esattamente quello che capita nel 99 per cento dei casi. I nostri intercettati chiacchierano e fanno riferimento a “lui”, a quello che deve dare il via. Ne fanno anche il nome e il cognome. In un paese normale si corre a intercettare “lui”; e, poco dopo, li si arresta tutti perché “lui” ha chiacchierato per bene al telefono. Ma il nostro non è un paese normale, è il paese di B&C; qui serve garantirsi l’impunità. E così il telefono di “lui” non si intercetta. “Lui” spiegherà ai suoi servi, sgherri, sicari, associati (fate voi) quello che vuole che facciano, dalla corruzione al falso in bilancio, passando per la frode fiscale e il contrabbando; loro eseguiranno e i magistrati non ne sapranno mai nulla.

3) Nel caso di reati commessi da ignoti non si può intercettare senza consenso della parte offesa. Che non c’è mai in tutti i casi di estorsione perché gli estorti hanno paura. Per anni i sequestri di persona non sono stati denunciati dai parenti che avevano paura che i sequestratori facessero del male all’ostaggio; e per anni i riscatti sono stati pagati all’insaputa di forze dell’ordine e magistratura, nella speranza di veder tornare il loro caro. Che invece restava in prigionia finanziata proprio con questi soldi. Nelle regioni a controllo mafioso del territorio (lo sanno B&C che sono almeno quattro?) l’economia sarà progressivamente strangolata da un’estorsione sempre più organizzata e aggressiva. Ma non è vero!, dicono indignati (per finta) questi ipocriti: per mafia e terrorismo si intercetta senza dire niente a nessuno, senza limiti di tempo e senza autorizzazioni della parte offesa! E già, perché lo sanno tutti che un omicidio, un incendio, un pestaggio sono sempre e solo reati di mafia: hanno l’etichetta appiccicata sul colletto delle vittime: made in Mafia. Capisco che cultura giuridica ed esperienza giudiziaria in questa gente latitano. Ma un po’ di cinefilia? Qualcuno si ricorda Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto? Tutti convinti che si tratta di mafia o politica; invece si tratta di assassinio passionale. Può capitare il contrario, anzi in genere è proprio così che vanno le cose: chi ci dice che il nostro morto ammazzato non lo hanno fatto fuori moglie e amante? Come si motiva al gip la asserita certezza che si tratta di assassinio di mafia e che servono le intercettazioni no limits?

4) Come ho detto, furbastri sono. Così, finito con i paletti giuridici, siccome non si sa mai cosa ti combinano questi pm comunisti, hanno previsto gli ostacoli pratici. Vuoi intercettare? Allora prendi i tuoi 23 faldoni, caricali sulla macchina (che la Procura non ha oppure è rotta oppure non c’è la benzina) e portali al Tribunale del capoluogo del distretto (per dire, da Aosta a Torino). Lì, consegna tutto a un cancelliere (che non c’è perché il personale amministrativo è inferiore del 40% rispetto a quello che servirebbe) che deve annotare su apposito registro la consegna. Poi aspetta che 3 giudici (che non ci sono perché sono tutti impegnati a fare processi che si prescriveranno tra un anno e bisogna spicciarsi se no fanno la fine dei processi di B, “assolto” perché colpevole prescritto) decidano che sì, si può intercettare; a questo punto corri a riprenderti i tuoi faldoni e attacca i telefoni. Per 15 giorni, attenzione, perché poi devi chiedere le proroghe (ogni 3 giorni!) e tutto il va e vieni dei faldoni ricomincia daccapo. Se manca la benzina, la macchina o il cancelliere, sei fregato. Dura lex sed lex. Ma l’ha fatta Alfano! Sempre lex è.

(Vai alla pagina di riassunto di tutti i Collage)

Un pugno in faccia. In Italia abbiamo troppa libertà di stampa , e a dircelo è il Presidente del Consiglio, proprietario di tre televisioni private e, stando alle intercettazioni di Trani, praticamente anche di quelle pubbliche. Ultima sua conquista è l’interim per il Ministero dello Sviluppo Economico, che comprende Attività Produttive, Commercio Internazionale, Comunicazioni e Politiche di Coesione. Solo con queste basi si può parlare di libertà!

*

Un pugno in faccia è la classifica di Freedomhouse, che nel rapporto annuale sull’analisi della libertà di stampa nel mondo ci piazza 75°, sotto, per citarne alcuni, India, Sud Africa, Cile…siamo i sesti, scendendo nella classifica, citati come “ PARZIALMENTE LIBERI “. Ah, e siamo pure gli ultimi nell’area Euro. (Tabella della classifica mondiale 2010 Freedomhouse)

*

Un pugno in faccia è la faccia tosta con cui Berlusconi dice (testualmente): “in Italia c’è la sicurezza di tutti che abbiamo fin troppa libertà di stampa, e questo credo che sia un fatto che non è discutibile“, davanti a dei giornalisti che grazie alla legge sulle intercettazioni rischieranno di finire in galera per aver fatto il loro lavoro.

*

*

Un pugno in faccia è la continua violenza verso la mia intelligenza .  La nostra intelligenza. Mi fa male vedere persone così beate di essere prese per degli idioti. Mi fa male vedere tutta questa invidia malcelata verso chi ha i soldi e il potere, invidia che fa giustificare ogni, ma proprio ogni cosa.

*

*

Un pugno in faccia è capire che la propria idea di libertà è molto probabilmente diversa dalla maggioranza addormentata del Paese. Forse perché la mia libertà non l’ho ancora venduta.