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(da giornalettismo.com)

Sono venuti di moda i numeri di cellulare. Ma non parliamo del primo approccio ad una persona che ci piace. Giovedì sera ad Annozero è stato mostrato il presunto numero di cellulare di Silvio Berlusconi, così stamattina (22 gennaio 2011) la testata Libero ha pubblicato in prima pagina il numero di telefono di Michele Santoro. Ma vorrei parlarvi di un altro numero, che non penso possa generare troppe polemiche!

Martedì (18 gennaio) sera stavo ascoltando il Tg Zero di Vittorio Zucconi ed Edoardo Buffoni su Radio Capital. Ogni sera alle sette, dal lunedì al venerdì, per un’ora discutono le notizie della giornata, lanciano sondaggi, proposte e domande a cui gli ascoltatori sono naturalmente invitati a rispondere.

L’invito su cui faceva perno la serata era “chiamare il +39 0667791“, numero della Presidenza del Consiglio, per dire “Buonasera, sono Tal dei Tali e vorrei chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio“, oppure “Buonasera, sono un altro Tal dei Tali e vorrei dire al Presidente del Consiglio di andare avanti e resistere“.

I presentatori stessi hanno fatto una prova di chiamata, “intervistando” il centralinista, chiedendogli come fosse la situazione ma soprattutto cosa sarebbe avvenuto se qualcuno (un ascoltatore) avesse chiamato il centralino. Il povero centralinista ha parlato di un elenco su cui verrebbero annotati i nomi e il messaggio di chi chiama, ma ha anche aggiunto che molti chiamano, chiedono le dimissioni e riattaccano. Nemmeno il tempo di chiedere chi loro fossero.

Sta di fatto però che questo numero esiste, ed è contattabile da qualunque cittadino.

Vorrei quindi rilanciare l’iniziativa della coppia radiofonica Zucconi-Buffoni e invitarvi a chiamare questo numero (che si trova sul sito della Presidenza del Consiglio alla voce “Contatti“, non è inventato). Se qualcuno dovesse provare, anche per curiosità, venga pure a scrivere cosa è successo, cosa ha detto, qua sul nostro blog!

“Cari traditori, qui sotto trovate le vostre foto e il vostro indirizzo email alla Camera. Immagino la sorpresa e l’arrabbiatura nel vederli pubblicati e dati in pasto ai lettori, i quali da qui al 14 dicembre, e anche dopo, potranno scrivervi ed esprimere personalmente ciò che pensano del vostro operato. Dite che così vi mettiamo nel mirino, ci accusate di intimidazione e di usare la carta stampata come un manganello? Dite quel che vi pare: a noi importa un fico secco. La sola cosa che ci preme è far conoscere nomi e volti di chi si appresta a tradire il mandato ricevuto dagli elettori quando fu spedito in Parlamento. Molti di voi all’epoca erano perfetti sconosciuti, per lo meno al grande pubblico. Chi sapeva dell’esistenza di Daniele Toto e di Alessandro Ruben? Oppure di Catia Polidori e di Chiara Moroni? Pochi, pochissimi. Eppure gli italiani di centrodestra vi votarono in massa. Non già perché fossero attirati dalle vostre idee o dal modo con cui eravate in grado di esporle, semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi. Fu lui che scelsero gli elettori, non Ruben, Toto, Polidori o Moroni. Fu a lui che affidarono il compito di realizzare il programma presentato in campagna elettorale. Eppure voi, perfetti sconosciuti  diventati deputati grazie al suo nome e al suo consenso, vi preparate a votargli la sfiducia. […]”

Questo, l’incipit dell’editoriale di Maurizio Belpietro su Libero di oggi (3 dicembre 2010): i traditori esposti alla gogna, con tanto di minacce.

A parte il tono da guerrigliero, e non, a mio avviso, da giornalista degno di questa definizione, il signor Belpietro gioca su una legge che ha inventato la maggioranza che egli strenuamente difende. La legge “porcellum”, la legge elettorale che elimina le preferenze ai candidati:

[…]gli italiani di centrodestra vi votarono in massa. Non già perché fossero attirati dalle vostre idee o dal modo con cui eravate in grado di esporle, semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi.” – abbastanza logico, è la legge porcata che funziona così.

Solo consenso, perché risulta facile aspettarsi soltanto complimenti: quando non arrivano, o peggio giungono critiche allora in certe persone scatta un meccanismo di “difesa”, che non è altro che un’attacco scomposto nei modi, ma mirato a devastare l’immagine e la credibilità dell’altro.

Non bisogna andare lontano purtroppo per verificare, penso che sia un’esperienza abbastanza comune, vedere che molte persone attorno a noi non sanno affrontare le discussioni e i confronti: di rimando accusano gli altri di non saper parlare e fare una discussione; “decidono” quando l’argomento è chiuso, adottano modi di discutere che non vanno mai al punto delle cose. Se si discute su un argomento, questo viene sempre e comunque svicolato, viene deviata l’attenzione. Quando mai è accaduto che una rivelazione sul premier o una notizia compromettente non sia stata affrontata onestamente? Quando mai ci si è chiesti “è vera quella notizia”? Il piano del dibattito è sempre stato spostato in basso, al livello dei conflitti personali. Chi scrive su Berlusconi quindi è perché ce l’ha con lui, personalmente: ne esce la figura di un perseguitato, benemerito della patria osteggiato nella sua stessa terra, della quale vuole solo il bene massimo. Io vorrei un premier che mi sappia tranquillizzare con dei fatti, con delle dichiarazioni chiare, senza smentite de se stesso. Sogno troppo? L’immagine dell’Italia all’estero è disastrosa, ma era come molti si aspettavano: ci vedono come uno Stato poco serio, di cui ci si può fidare solo a metà (e magari nemmeno quella); ci escludono dai posti più importanti negli organi internazionali; gli USA si chiedono come mai intratteniamo rapporti così stretti con Libia (dittatura) e Russia (di recente definita come uno stato della mafia).

Però abbiamo anticorpi per tutto, a quanto pare. Ma soprattutto gli anticorpi li hanno loro, questi (pre)potenti che per stare sul loro scranno chiudono il Parlamento a inizio dicembre (allora è vero che hanno paura del voto del 14!).

“Fu lui che scelsero gli elettori, non Ruben, Toto, Polidori o Moroni.”

È il tono epico che mi spaventa. Si ricollega al “ghe pensi mi”, una bestemmia democratica. “Lui, lui, lui…” suona come una eco dell’insistente “io” che ci martella da sedici anni.

I video che riporto sotto sono tratti da una conferenza per la libertà di stampa che aveva come ospiti (tenetevi forte) Minzolini (direttore del TG1), La Russa (ministro della difesa), Bondi (ministro dei beni culturali), Santanché (sottosegretario), Feltri (direttore del Giornale), Belpietro (direttore di Libero). E’ come fare una conferenza sulla legalità con Gambadilegno, Diabolik e Lupin. Prendetevi dieci minuti per guardare questi video. Prendeteveli davvero. Alla fine non sapevo se ridere o piangere. Decidete voi. La realtà è ribaltata. Completamente. In un modo incredibile e terribile.

di L’Albatro

Come se fosse andata via la corrente. Ieri i siti delle maggiori fonti d’informazioni non sono stati aggiornati, e i quotidiani non sono andati in edicola. Così si è svolta la protesta contro la legge bavaglio.

Vi riportiamo qua sotto alcuni link alle motivazioni delle varie testate, sia di chi ha deciso di scioperare, che di chi ha invece preferito uscire in edicola e aggiornare il proprio sito.

***

Il senso del silenzio: l’editoriale su repubblica.it per spiegare le ragioni dello sciopero;

Bavaglio, black-out dell’informazione, è la giornata del “silenzio rumoroso”: articolo di repubblica.it che spiega le modalità e le adesioni allo sciopero;

Intercettazioni, domani black-out informazione: news di ansa.it sulle adesioni allo sciopero;

Niente sciopero, oggi Libero in edicola: editoriale di Maurizio Belpietro da libero-news.it (purtroppo non lo fanno leggere nella sua completezza…);

Feltri: “Ecco perché il Giornale è in  edicola”: editoriale di Vittorio Feltri su ilgiornale.it;

Tg1: Sciopero dei giornalisti: un breve sul sito tg1.rai.it per avvertire dello sciopero;

Sciopero, non capiamo ma ci adeguiamo: articolo di Marco Travaglio di critica (costruttiva) allo sciopero e  sulle forme di protesta più efficaci;

L’unica attualità è la libertà di informazione: agoravox.it ha agito in modo interessante, senza aggiornare la propria homepage, ne ha preparata una incentrata sul tema della libertà di espressione.

Ultimo, ma di certo non meno importante, il post sul sito del movimento Valigia Blu, guidato da Arianna Ciccone, che raccoglie collegamenti alle testate straniere, ad articoli che parlano dello sciopero, per sapere come è stato visto all’estero:

Pagina su incomoderamentali

– Link all’articolo di Valigia Blu

– Link alla pagina Facebook di Valigia Blu

di L’Albatro
Questa seconda parte dei miei “pensieri antiitaliani” (Parte I) viene redatta dopo lo svolgimento e il risultato delle elezioni regionali 2010. Potete trovare qua il post a proposito dei risultati (“Tu chiamale, se vuoi, elezioni”), qua il commento di Aristofane (“Richiamale, se vuoi, elezioni”) e infine qua il commento de L’Albatro (“Arroganza”).

Per questa nuova “puntata” ho deciso di prendere soltanto un brano dell’originale articolo di Roberto Saviano “Per un voto onesto servirebbe l’ONU”, pubblicato su repubblica.it il 20 marzo 2010. Vi riporto nuovamente il link alla pagina di repubblica.it con l’articolo completo.

* * *

“Dov’è finito l’orgoglio della missione politica? La responsabilità di parlare a nome di un elettorato? Dov’è finita la consapevolezza che le parole e le promesse sono responsabilità che ci si assume? E la consapevolezza che un partito, un gruppo politico, senza una linea precisa, non è niente? Eppure proprio questo è diventata, nella maggioranza dei casi, la politica italiana: niente.”

Mai come ora mi sembra che le parole vengano utilizzate a sproposito. Di conseguenza perdono il loro significato, ma non la forza d’impatto. Questa forza viene utilizzata per colpire la pancia dei cittadini molli, quelli che stanno beati nella loro ignoranza (nel senso più totale della parola purtroppo) costruita e imposta da chi sa come controllare e controllarci. Dico sicuramente un’ovvietà parlando di discorsi-slogan, di dichiarazioni da campagna elettorale, ma mi sento di aggiungere anche che il discorso politico è diventato marketing: si vende subito una promessa di “benessere” (o beneficio?) immediato e sicuro, come si venderebbe un detersivo che vi promette il bianco più bianco che non si può!

Ma a me cosa importa di avere la camicia più bianca degli altri? Sembra una stupidata immane, ma non è così. Tanto ci si abitua alle urla delle pubblicità che propongono merci che fanno “di più”, omettendo spesso il termine di paragone, tanto più adagiata diventa la nostra mente: in mezzo al caos regna soltanto il roboante tono delle promesse di fare di più e di più.

Il risultato? Non importa cosa dici, ma come lo dici. Quindi non si prende più niente sul serio. La mia opinione è diametralmente opposta al “chi vivrà vedrà” che molti predicano, sperando che un giorno tutta questa impalcatura marcia di corrotti e dittatori crolli da sola. La storia ricorre e nulla è perpetuo, al limite è duraturo. Ma stare ad aspettare con le mani in mano non è sicuramente dignitoso. Anche io ho la speranza che quest’implosione del sistema avvenga, ma non voglio adagiarmi ad attendere qualcosa che non so nemmeno se o entro quando avverrà. Piuttosto voglio provare a dare una mano affinché ciò si avveri.
Tanto per incominciare, come ho già detto in un altro post, “Arroganza”, continuiamo a documentarci. In questo modo soprattutto voglio fare la mia parte.

Guardiamo quindi i due documenti qua sotto.
Il primo, un video, riguarda una parte di intervista a Corrado Guzzanti proprio riguardo al prendere sul serio le parole: Berlusconi va preso sul serio e merita rispetto, dice Corrado.

 

Il secondo è un’immagine di vari titoli di quotidiani dal 1999 al 2004: il posticipo dell’abbassamento delle tasse continua ancora oggi, e pare che l’argomento non abbia perso la sua presa sugli elettori…

Ovvero come ci promettono di abbassarle da almeno 11 anni!

…fine della seconda parte.

(Vai alla pagina di riepilogo dei “Dialoghi anti-italiani”)