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Imbratti le città con manifesti abusivi? Non ti voto. Il ragionamento è molto semplice. La campagna, lanciata dall’apposito blog Abusivonontivoto, sacrosanta. E su twitter l’hashtag #abusivonontivoto si sta sempre più diffondendo. Per segnalare i manifesti abusivi della propria città basta spedire la foto a abusivonontivoto@gmail.com, con una breve didascalia che indichi la città e il partito o il candidato che ha affisso il manifesto.

Ecco una fotogallery che mostra una Roma ricoperta di ogni genere di manifesti.

Diamoci da fare, segnaliamo tutti i manifesti abusivi e fermiamoli!

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Dopo le ormai famose 384 pagine contenenti tante intercettazioni riguardo alla vicenda Ruby (oramai un “Rubygate”), sono state rese note le 27 pagine che contengono le prove che hanno convinto il gip di Milano a mandare Silvio Berlusconi a giudizio immediato il 6 aprile 2011.

Al link sottostante troverete il file pdf caricato sul server de L’Espresso:

Il decreto di rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi

 

Buona lettura.

E’ insopportabile. L’omertà di questa Italia su certi argomenti è scandalosa. Due giorni fa la Corte d’Appello di Palermo ha emesso le motivazioni della sentenza di condanna a 7 anni di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa del 29 giugno scorso (vedi il post “Assolto Dell’Utri!“). In questa motivazione sono scritte delle cose incredibili (non nel senso di cose che non si possono credere o che non si potevano supporre, ma nel senso di cose allucinanti per uno Stato di diritto). Copio e incollo due righe dell’articolo di Marco Travaglio di ieri sul Fatto (“Coso nostro“) che riepilogano le cose più importanti:

“Nella sentenza c’è scritto nero su bianco che: per vent’anni Dell’Utri è stato “il mediatore” e lo “specifico canale di collegamento” tra Cosa Nostra e B. (non è un omonimo del nostro premier: è proprio lui); che “ha apportato un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso” capeggiato prima da Bontate e poi da Riina fino a tutto il 1992, l’anno delle stragi di Capaci e via D’Amelio; che l’assunzione del mafioso Mangano nel 1974 fu suggellata da un incontro a Milano fra B. (sempre il nostro premier) e Dell’Utri da una parte, e i boss Bontate, Teresi e Di Carlo dall’altra; che Mangano non era uno stalliere o un fattore, come han sempre raccontato Silvio e Marcello, ma il garante di Cosa Nostra a protezione dell’“incolumità” di B. (sempre il nostro premier); e che, per vent’anni, fino al 1992 mentre esplodevano le bombe, B. versò sistematicamente a Cosa Nostra “ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai suoi familiari” e della “messa a posto” delle tv Fininvest in Sicilia.”

Aggiungo un’altra frase della motivazione: “E’ valida la tesi di un’adesione spontanea, nel ’94, di Cosa Nostra [a Forza Italia, n.d.r.] convinta che avrebbe avuto da guadagnare dal progetto garantista sulla giustizia del nuovo partito”.

Ora, ci rendiamo conto di cosa significhino queste parole? Della loro portata? Il premier e il suo braccio destro hanno avuto rapporti provati con la mafia. E i giornali come trattano la notizia? Sì, in prima pagina il giorno dopo l’uscita della motivazione. Ma poi? Qualche articolo, qualche commento. Niente di che. Omertà (tranne il Fatto). Questa è una cosa su cui fare titoli di prima pagina, analisi, commenti, interviste per mesi. Tutte le autorità dovrebbero richiedere immediatamente le dimissioni di Berlusconi. Subito. E invece nulla.

I telegiornali poi, lasciamo stare. Quelli che non hanno censurato la notizia, le hanno dedicato un servizietto (doppio senso voluto) da niente. Le radio pure.

Che Paese è questo? Che Stato siamo? Che Paese è quello in cui non succede niente dopo queste rivelazioni? Attenzione, non parliamo di supposizioni o voci. Sono fatti accertati dai magistrati, scritti in una sentenza. E la Cassazione non può cambiarli, perchè si occupa solo di questioni di diritto, non di fatto. Quindi queste parole sono indelebili, incancellabili.

E non succede nulla.

Poi invece Saviano dice una cosa nota a tutti, chiara come il sole, ovvero che al nord c’è la mafia, e tutti lo attaccano. Cari miei, avete scoperto l’acqua calda. Al nord c’è la mafia, ma va là? Come se non si sapesse. E via con richieste di firme contro Saviano, con gli sputtanamenti, le falsità fatte circolare apposta per infangare.

Qual è stata la colpa di Saviano? Ma è ovvio: aver parlato davanti a milioni di telespettatori di cose che non devono passare ad un pubblico così vasto. Per questo sbaglia, in parte, Travaglio : le cose di cui parla Roberto sono stranote a chi bazzica l’ambiente e a chi si informa. La forza di Vien via con me (e quello che fa paura alla politica) è proprio il fatto che la trasmissione si rivolge e parla alla gente comune, a quella che non è abituata a sentir parlare di questi argomenti e non conosce queste notizie, questi fatti.

Quindi ecco il ministro Maroni che strilla. Di cosa si lamenta, di non avere la possibilità di replicare alle accuse di Saviano? Per una settimana è stato intervistato da tutti i TG ed è andato ospite di In Mezz’ora, Matrix, Porta a Porta, L’ultima parola. La maggior parte delle volte da solo, a sproloquiare senza l’amato contraddittorio, nemmeno l’ombra. E alla fine la Rai ha ceduto e l’ha invitato a Vieni via con me. Nemmeno gli ospiti si possono più scegliere, li decide il governo. Quindi Maroni avrà la possibilità di leggere davanti a milioni di persone l’elenco dei mafiosi arrestati. Si prenderà il merito di questi arresti, merito che ovviamente è di poliziotti, carabinieri, magistrati che da anni lavorano a queste indagini e stanno dietro a mafiosi e boss.

Quali leggi del suo governo ha da portare Maroni come esempio di lotta alla mafia? Lo scudo fiscale? La tentata legge sulle intercettazioni? La messa all’asta dei beni mafiosi? I tagli ai fondi per le forze dell’ordine e la magistratura, che lasciano le macchine della polizia senza benzina e le cancellerie dei tribunali senza carta? Davvero dei motivi di vanto.

Quindi per favore, la smettano di gridare in questo modo. Non fanno altro che coprirsi di ridicolo. Anche perchè quanto ha affermato Saviano è la pura verità. Ecco alcuni documenti che lo confermano: il rapporto della Direzione Nazionale Antimafia del 2009, un’inchiesta dell’Espresso, la mappa della ‘ndrangheta in Lombardia, una video-inchiesta del Fatto Quotidiano, un’altra inchiesta dell’Espresso, gli omicidi di mafia al nord dal 2005 al 2010, un’intervista a Caselli. La bontà delle affermazioni di Saviano non è quindi da accettare con un atto di fede. Ma è suffragata da moltissime prove.

Ora mi aspetto da Saviano che parli di questa sentenza. Domani o al massimo la settimana prossima. Deve rompere questo tabù, lacerare la membrana di omertà che ricopre questi argomenti e raccontare in prima serata i rapporti tra Berlusconi e Dell’Utri con la mafia. E’ il momento di farlo. Lui ne ha la capacità e la forza. Verrà attaccato, infangato, delegittimato. Ma deve farlo. Se non lo farà questa volta, non lo si farà mai. Il silenzio rimarrà per sempre.

E allora non potremo più avere scuse. Non potremo più girarci dall’altra parte, fare finta di nulla, che sia tutto una montatura. La televisione, droga della nostra generazione, anestetico della nostra coscienza e del nostro spirito critico può diventare la molla, la scintilla che riaccenda la speranza e la verità.

Come possiamo rimanere inerti? In Francia, In inghiliterra per cose importanti ma infinitesimali rispetto a queste le persone si ribellano, lottano e protestano. Noi no. Restiamo imbambolati, narcotizzati da tette, culi, grandi fratelli, dibattiti inutili. Non ci alziamo. Siamo codardi, ignavi, vili? In parte sì.

Ma penso che ci sia possibilità di cambiare. Che la gente debba sapere per capire. Che stavolta si possa arrivare a quella parte del Paese che di solito è persa, irraggiungibile, avvolta dalla menzogna che le viene propinata. Spero che Saviano lo faccia. Forse è la volta buona, il momento giusto. Perchè si possa iniziare a fare qualche passo verso uno Stato vero. O per lo meno verso uno Stato.


Quarto appuntamento con “Collage”. Oggi proponiamo un articolo di Michele Serra, tratto dalla rubrica “Satira preventiva” che il giornalista tiene ogni settimana su L’Espresso. Il pezzo è stato scritto in seguito agli scandali sessuali che hanno coinvolto il presidente del consiglio, quindi risale ad un po’ di tempo fa. Ma l’argomento, purtroppo, rimane sempre di attualità. Buona lettura!

MA IL PIU’ HARD E’ GASPARRI       (di Michele Serra)

(nella foto Michele Serra)

da L’Espresso del 29/10/2009

Sono depositati presso la redazione di ‘Chi’ filmati e video che documentano gli scandali sessuali più significativi della classe dirigente nazionale. Il premier (che li ha avuti in visione come editore del popolare rotocalco, come distributore cinematografico e come proprietario di quasi tutti gli appartamenti dove si sono svolte le orge) ha selezionato i più eccitanti per proiettarli nei dopocena di Palazzo Grazioli. Una apposita giuria, formata dai suoi ospiti e da lui presieduta, consegnerà il Premio Trimalcione al video più meritevole. Verrà anche assegnato un premio della critica, che adotterà criteri di qualità e non di mera quantità: favorito sarebbe il video ‘Bondi, il mio nome è Bondi’, nel quale si vede il ministro della Cultura che legge ‘Penthouse’ scuotendo la testa e imprecando perché ha dimenticato gli occhiali. Ma vediamo quali sono i filmati in concorso.

Marrazzo Di particolare efficacia i dialoghi. Il presidente della Regione Lazio chiede a un trans, con espressione stupita, come mai una ragazza così carina si fa chiamare Giorgio. In un’altra sequenza osserva con sorpresa un paio di scarpe da donna numero 48 chiedendo a un altro trans, l’ex sollevatore di pesi bulgaro Boris Struvanko, se al suo paese tutte le ragazze da marito hanno piedi così enormi.

Tremonti Docu-film di particolare rilievo sociale per il ministro delle Finanze. Lo si vede, ospite della Confindustria, mentre visita un porno-shop esaminando una lunga serie di falli di gomma prodotti nel Nord-Est, nello stesso comprensorio che esporta in tutto il mondo scarponi da sci. Il ministro commenta con grande favore la capacità di diversificare la produzione, ma suggerisce di accelerare i tempi della riconversione: attualmente i falli escono di fabbrica ancora muniti dei ganci da scarpone, che ne rendono difficoltoso l’uso. Presente anche il fido amico Bossi, che per compiacere Tremonti costringe gli uomini del suo seguito a sperimentare di persona i manufatti.

Santanchè Coproduzione italo-saudita, desta scalpore la sequenza, molto audace, nella quale Santanchè indossa il burqa sfidando un capo beduino a sedurla con l’apriscatole. Polemiche per la pubblicità occulta del tonno in lattina.

Bersani Il nuovo leader del Pd è stato ripreso, senza risparmio di mezzi (erano presenti troupes di Carabinieri, Servizi segreti, Polizia di Stato, Guardia di finanza e Mediaset), alla mostra-mercato della piccola industria di Piacenza. Lo si vede visibilmente eccitato mentre accarezza una mietitrebbia e palpeggia un campione di lamierino ondulato.

Di Pietro Premio per il miglior film in dialetto, una delicata ricostruzione dei costumi sessuali nelle campagne del Molise di inizio secolo. Ambientato in una madia, si intitola ‘Fai attenzione che stai a rompere li uovi!’ e si avvale della vigorosa interpretazione di Tonino Di Pietro e della sorprendente porno-star Bastiana, che anche nelle fasi più concitate del rapporto riesce ad allattare un paio di neonati.

Topolanek Per gli amanti del classico, ecco un vero e proprio kolossal realizzato a Villa Certosa con migliaia di comparse, tra le quali Berlusconi. Il premier ceco Topolanek, affiancato dalla pornodiva Minny, si esibisce nel suo numero più celebre, l’orgia nella piscina: scena ad altissima tensione perché Topolanek non sa nuotare.

Gasparri Autoprodotto, questo video è stato ritenuto troppo choccante perfino dalla disinibita giuria di Palazzo Grazioli, che ha deciso di non ammetterlo in concorso. Secondo indiscrezioni, si tratterebbe di un montaggio che raccoglie, in rapida sequenza, tutte le dichiarazioni di Gasparri ai telegiornali. “Non abbiamo mai visto niente di più osceno”, avrebbero confidato ai giornalisti alcuni giurati che hanno abbandonato sconvolti Palazzo Grazioli.

(Vai alla pagina di riepilogo di tutti i “Collage”)

di L’Albatro

Noemi Letizia si è rifatta. Ha pensato bene di volumizzare un po’ i seni, gonfiare le labbra e rimodellare il naso. La notizia ci arriva dal blog di Novella2000, che ha pubblicato delle foto di Noemi in bikini, che sarebbero apparse su Facebook. Queste sono state prontamente analizzate e commentate dal noto professor Marco Klinger, responsabile dell’Unità di chirurgia plastica dell’Istituto clinico Humanitas di Milano: il professore dice addirittura che il naso pare sia nemmeno riuscito bene. Diamo un’occhiata.

E ora continuiamo. Magari no, perché, diciamocelo, a chi davvero interessa che una ragazzina di neanche 19 anni si sia fatta fare una plastica dorsale e facciale? Magari al suo moroso.

Le questioni eclatanti sono due.

La caduta nel dimenticatoio del “caso Noemi“, cioè la presunta storia di un settantaduenne che va a far la corte ad una ragazzina che compie 18 anni, e che poi il diretto interessato non risponda a domande più che logiche: Presidente, ma che diavolo ci è andato a fare? Presidente, ma perché lei dice una cosa e Noemi, il padre, i giornali ne dicono una diversa a testa? Cercate di confonderci? Con molti ci sono riusciti! Scandalo dopo scandalo, ciò che è scandaloso diventa normale. Come dice Marco Belpoliti in un articolo su L’Espresso di un paio di settimane fa, oramai si è perso il senso del pudore, la capacità di provare vergogna. Cioè è diventato un fatto quotidiano (no, non quello di Padellaro!) l’ostentare e vantarsi di fare delle, scusate, figure di merda, spesso riducendosi alla stessa suddetta sostanza.

La seconda riguarda la tristezza nel vedere qual’è il pensiero troppo spesso dominante in certi/e giovani: Noemi, inondata di notorietà per, torno a ripeterlo, uno scandalo dimenticato, cosa fa? Dichiara di voler fare o la velina o la parlamentare. Un’indecisione non da poco!

Le capacità possono averle tutti, ma queste fioriscono soltanto se sostenute da cultura e determinazione. Cioè consapevolezza. L’idea che passa è che tutti possano fare tutto, indistintamente: possono credere di poter fare tutto ma alla fine, di concreto, non faranno nulla. Dove pensate che sarà questa Noemi tra qualche anno? Potrà anche avere tutte le capacità dell’universo, ma se rimane ferma sul “mi piacerebbe entrare in politica o andare in tv, magari potrebbe pensarci Papi” (Papi è il soprannome con cui appella Berlusconi, cara ragazza!), potrebbe anche riuscirci, ma soltanto mediante doti e virtù non propriamente politiche o artistiche. Lei, assieme alle sue e i suoi cloni, hanno un’idea di cosa siano gli ideali che è lontanissima dal loro significato. Poco tempo fa ho sentito in televisione una velinonzatterinainbikini che, con sguardo vacuo e voce spiritata insultava una compagna di scollatura che l’aveva accusata di non avere degli ideali: “io ne ho, e ne ho tanti”. Naturalmente gli ideali si acquistano, e soprattutto, al peso…

Ma davvero credevate che avrei scritto un vero articolo su Noemi Letizia solo perché si è rifatta le tette e mezzo muso?

UPLOAD: ho modificato un paio di parti, minime; mi ero reso conto che non andavano bene, e non rispettavano a pieno alcuni criteri giornalistici e stilistici (che sto cercando di imparare!). L’Albatro

Nel giorno del 65° anniversario della Liberazione, in attesa del pezzo di L’Albatro che verrà postato più tardi, propongo un articolo di Giorgio Bocca tratto da L’Espresso. Lo scritto risale a un anno e mezzo fa, ma è molto attuale.

PICCOLI GERARCHI CRESCONO     (di Giorgio Bocca)

da L’Espresso del 20/11/2008

(Clicca sull’immagine per ingrandire)

(Vai alla pagina di riassunto di tutti i “Collage”)

Nei giorni scorsi è morto Edmondo Berselli, grande giornalista italiano e persona dotata di grande intelligenza ed ironia. Lasciamo la parola a Riccardo Bocca e Piero Ignazi che, su “L’Espresso”, ricordano il loro collega ed amico scomparso.

Una chitarra per te   (di Riccardo Bocca)

Un marziano a Roma   (di Piero Ignazi)