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Vi proponiamo oggi una riflessione sulle regole, il loro rispetto. È un punto di vista, e per fortuna non l’unico, sulle ultime vicende che etichettiamo come causate unicamente dalla crisi: contribuenti che minacciano impiegati di Equitalia, o che si tolgono la vita per debiti. La crisi.

Si esce dalla crisi con rigore e regole, cercando di riportare tutti coloro che sono fuori della legalità nel campo del rispetto delle leggi: questo vale per tutti e purtroppo sono spesso i più deboli a pagare il prezzo maggiore. Succede però che molti siano causa del loro danno: spesso le cartelle esattoriali più pesanti sono gravate dal calcolo delle more su tasse e multe non pagate.

Buona lettura, questo è un articolo di Stefano Menchini, direttore di Europa.

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IL PAESE CHE NON VUOLE CAMBIARE

Umana pietà e dolore per le persone che decidono di non farcela più, che si uccidono – poche o tante non conta – strangolate dalla crisi.
Solidarietà e comprensione ai contribuenti che sbiancano davanti a cartelle esattoriali che li mettono di fronte ai loro debiti, moltiplicati e improvvisamente drammatici. Sono stato uno di loro, per il vizietto di non pagare le multe stradali.
Diciamo però la verità sul dilagante fenomeno di ripulsa, di rivolta, di rabbia contro Equitalia, Agenzia delle entrate e chiunque si faccia emblema di un rigore fiscale finora sconosciuto.
Può darsi che Monti e Befera possano trovare formule di diluizione del carico, ma il paese che si ribella contro di loro in ogni modo, compresa la violenza, è sostanzialmente un paese che si rifiuta di entrare in un sistema di regole e di legalità.
Per decenni la politica s’è data da fare per garantire protezione ai singoli e alle categorie. La flessibilità fiscale era parte del patto non scritto della Prima repubblica ed è diventata emblema della Seconda, marcata da condoni e berlusconismi. Tanto, benevolenza, maglie larghe, e mancati controlli (da cui il mio vizio, premiato, di non pagare le multe) finivano a carico della collettività, come indebitamento e come pressione fiscale esagerata: una denuncia che è diventata tormentone dei riformisti.
Ora, dopo appena sei mesi di inversione di marcia, rigore e legalità appaiono insopportabili, insostenibili a causa della crisi. Partiti e teorici del laissez faire ripropongono lesti l’ideologia dello stato esattore oppressore. Piccoli, medi e grandi, tutti scoprono l’ingiustizia di dover rispettare (con la mora, purtroppo) regole mai rispettate.
Dietro il velo doloroso dei suicidi si costruisce la rivincita dell’Italia dei furbi, travestita perfino da antagonismo sociale. E si chiude la finestra, anzi lo spiraglio, che miracolosamente si stava aprendo verso un paese civile e normale.

Pubblichiamo oggi un intervento di una nuova collaboratrice, WhatsernaMe, che ci parla di onestà, rispetto e legalità. Buona lettura!

GOD SAVE THE KING

di WhatsernaMe

Il vecchio inno inglese diceva: “God save the King” (Dio salvi il re), sperando che questo re potesse amministrare il suo Paese nel nome dell’onestà, della legalità e del rispetto. Onestà? Legalità? Rispetto? Oh miseriaccia, cosa saranno mai queste parole? Cosa celano dietro il loro oscuro significato?

Apparentemente sono semplici: onestà significa non negare l’evidenza nel momento in cui TUTTI sanno cosa succede; oppure non raccontare menzogne con il solo scopo di pararsi il culo; non accettare compromessi per essere l’uomo più ricco d’Italia; non crearsi leggi ad personam o ad aziendam, non abusare del proprio potere per minimizzare la libertà di stampa, di opinione (solo perché siamo in un Paese democratico, credo).

Legalità, invece, vuol dire attenersi a determinati protocolli creati per contrastare l’abusivismo, le morti bianche e i danni all’ambiente; non comparire negli elenchi di società segrete, non favorire la criminalità organizzata, non accusare magistrati consapevoli delle indagini che stanno facendo.

E il rispetto? Parolona: non imbrogliare i cittadini; agevolare la giustizia; pensare all’Italia come un Paese unito; risolvere le gravi incombenze che attanagliano ogni singolo cittadino; distribuire i soldi in maniera equa e quanto basta alla sanità, all’istruzione e alle pubbliche imprese; dare la possibilità ai giovani di un futuro migliore.

Ma sono altrettanto semplici da essere realmente applicate nella vita quotidiana di tutti noi? Massì, cosa ci vuole.

Però se fosse davvero così facile, non avremmo avuto un Capo del governo che invece di risolvere i problemi di noi italiani, risolve i suoi.

E intanto va, sentendosi addirittura una mano venuta dal cielo che controlla informazione, televisioni, giornali, banche, case editrici e cinematografiche, avvocati pronti a difendere tutte le sue magagne (mentre a noi chi le difende? mi viene da pensare). Come se il suo immenso potere dipendesse da Dio.

Per tutti coloro che apprendono le parole “onestà, legalità e rispetto” sanno che questo è impossibile e che neppure quel Dio che lo avrebbe dovuto guidare nel suo cammino, accetterebbe un tale affronto.

“Un momento, qui i conti non tornano” può pensare il Re dei Cieli, “una persona – continua – non può avvalersi del mio potere se per prima cosa non rispetta il suo Popolo.”

Dio è chiaramente indignato. E anche quei pochi italiani che hanno appreso la gravità della situazione, che hanno già perso una battaglia in partenza, in quanto sono troppo pochi e senza “le armi” adatte a poter combattere il sonno che avvolge le menti delle altre persone.

Ma intanto, “God save the King”.